12 giugno 2007

I racconti della fontana: pioggia e sole




La vecchia Renault 5 si fermò in una nuvola di polvere emettendo un suono di peto dalle gomme che strisciavano sul terreno polveroso. I capi del reparto di Bari seduti al fresco tra gli alberi oltre la fontana guardarono con evidente disapprovazione il Rover che venne fuori di gran carriera dall'utilitaria, seguito presto da altri ragazzi carichi di spesa.
Che fosse un Rover lo si sapeva, dato che il suo Clan era accampato proprio lì vicino il loro campo, ma non sarebbe stato identificabile in nessun altro modo. Niente uniforme, niente fazzolettone, niente sorriso.
Mark, il teppista in questione, era furibondo e in quel preciso istante riteneva che nel fango di Woodstock trent'anni prima si fosse fatto più scoutismo.
Non indossava l'Uniforme perchè aveva paura di insozzarla con l'obbrobrio di quella specie di Route.
Il percorso accuratamente pianificato dalle pattuglie nei boschi del Pollino era stato cassato senza spiegazioni dai Capi Clan. Che avevano proposto un percorso alternativo. In macchina.
Il tutto con un preavviso di circa 15 minuti.
Tutte le fatiche organizzative di Mark, Miriam e Robert erano andate perse nello spazio di pochi secondi quando alla Partenza era stato comunicato il cambio di programma.
Già, perchè invece del Campo Mobile nel Giardino degli Dei, avevano scoperto che La Route si sarebbe svolta nel prato di un affollato rifugio montano, circondati da turisti maleducati. E da quel reparto di ragazzini baresi che non riuscivano ad emettere meno di 80 Decibel di chiasso a tutte le ore del giorno e della notte. Era, ormai, il terzo giorno di Route. Tre giorni trascorsi nel vuoto pneumatico, con gli zaini ad ammuffire negli igloo, con niente di meglio da fare che prendere il Sole o scrivere le risposte a questionari idioti che la Capo Fuoco proponeva al mattino come Catechesi.
Quando la Route era ancora un faticoso cammino di cinque giorni senza toccare centro abitato, Mark si era offerto di portare la sua macchina per raggiungere l'inizio del percorso ad anello, non servito da mezzi pubblici. Invece si era ritrovato a fare da autista per i bagni di sole della Staff di Clan.
Le scorte alimentari, spartane ma adeguate all'impegnativo percorso progettato, erano state considerate inadeguate al nuovo 'itinerario':" Ma perché dovremmo mangiare 'ste pappine? Andate in paese a fare la spesa così mangiamo bene, no?" - Così aveva sentenziato il Capo Clan. Così, la pattuglia Logistica, Mark, Maria e Robert se ne erano scesi a San Severino Lucano a comprare da mangiare. Per dissociarsi formalmente dall'andamento della route aveva deciso di lasciare nello zaino l'uniforme. Ma il suo ascendente non era stato sufficiente a convincere Miriam e Robert a seguire il suo esempio.
La perla della mattinata era stata l'attività: costruzione di un forno trappeur. Per un paio d'ore i ragazzi si erano affannati a cercare e trasportare pietre piatte adatte alla bisogna, poi, verso le 11, quando l'attività era ormai a buon punto, il capo clan aveva deciso di cucinare nell'area attrezzata sfruttando il forno in cemento. Così, quando Robert aveva chiesto:" E tutte le pietre che abbiamo ammonticchiato qui, cosa ne facciamo?" Precedendo il Capo Clan, Mark aveva sbottato acido:" Magari qualcuno vuol divertirsi a trasformare le pietre in pane".
E se ne erano andati in paese.
Gli igloo del Clan giacevano ai piedi di una collina verde, decisamente troppo vicini alla fontana. Così il Clan era spesso disturbato dalle mucche brade e dai loro escrementi:
in pratica si erano piazzati sul tratturo che le mucche abitualmente percorrevano per raggiungere l'abbeverata. Il reparto barese, invece, si era piazzato nel bosco su un fianco della collina, più in basso rispatto alla fontana che li riforniva d'acqua con un lungo tubo di gomma. Ma non bisogna pensare troppo male dei due Capi Clan. La Capo Fuoco non aveva nessuna esperienza di Branca R/S e non era una scout dura e pure: l'idea di passare una settimana di campo mobile non le era mai andata a genio. Il Capo Clan, d'altro canto, aveva tutti i requisiti in regola, sulla carta: esperienza, formazione e competenza. In pratica aveva accettato il ruolo di Capo controvoglia e la mancanza di entusiasmo era stata subito palese fino a sfociare nel rifiuto di fare una vera Route. Dal suo punto di vista era già un grande sforzo rinunciare ad una settimana di ferie, che i ragazzi si accontentassero di quella settimana in montagna, lui già aveva avuto troppa pazienza nel sopportare la Capo Clan che l'aveva stressato tutto l'anno con quiz e bigliettini scaricati da internet. Così, dopo un anno di litigi e rapporti non proprio fraterni, almeno si erano ritrovati daccordo nell'evitare il massacrante percorso proposto da quel rompicoglioni di Mark per ripiegare su una specie di campo di Reparto all'insegna del minimo sforzo e delle massime comodità.
Mark fu accolto da Daniela. Era la scolta più anziana del Clan e aveva dovuto abbandonare presto l'adolescenza per un impiego usurante e mal pagato. Stava sacrificando anche lei le ferie e non apprezzava certo la Route che le avevano propinato. Aveva avuto molti scontri durante l'anno con i capi, proprio a causa della pochezza della loro proposta. Ma, in quel momento, aveva solo tanta voglia di prendere a calci Mark fino a consumare le scarpe da Trekking. Mark era al suo terzo anno di Branca R/S, Daniela al quinto. L'ultimo. A quell'età due anni di differenza tra un ragazzo ed una ragazza sono tanti. Lei era già una donna che lavorava quando Mark, poco più che un bambino, era salito al Clan dal Reparto. Ma aveva avuto subito simpatia per il suo grande entusiasmo, la sua competenza e il suo Humor nero che infilava dappertutto. Mal sopportava, però, gli eccessi del suo carattere, come in questo caso. Che rabbia vederlo andar via in paese senza uniforme, che rabbia vederlo incupirsi e comportarsi come un gatto selvatico perché l'universo non girava secondo i suoi desideri. Non aveva capito un cazzo dello scoutismo. Nessuno, nel Clan, era entusiasta della situazione, nè i ragazzi, delusi e amareggiati, nè i capi,
scoraggiati e confusi. Eppure solo Mark manifestava così platealmente e distruttivamente la sua scontentezza, mettendosi sotto le scarpe Promessa e metà della Legge Scout.
Robert, ad esempio, continuava a strimpellare la chitarra per riempire i silenzi e Miriam si era portata appresso 'Narciso e Boccadoro' e continuava a leggerlo ai ragazzi che si annoiavano sul prato. Invece Mark continuava a mostrare tutta la sua ostilità ad una situazione che non avrebbe dovuto verificarsi, ma che invece era reale. La sua guerricciola privata stava coinvolgendo un po' tutto il Clan. Così, Daniela accolse Mark beffarda:" Sei andato a fare pubblicità al circo con quegli stracci addosso?" Mark non era fesso, ma era sicuro che nella sua piccola guerra contro i capi godesse del pieno appoggio degli altri Rover. Non si aspettava certo questa reazione da parte di Daniela, che idolatrava da sempre e di cui era anche un po' cotto.. Ma aveva la lingua tagliente, affilata e rapida: " Si, il circo agesci scende in città, io faccio l'inserviente delle scimmie in uniforme!!"
Daniela lo afferrò per la maglietta e lo gettò a terra in un fracasso di buste e barattoli. Se fosse comparso B.P. in persona ci sarebbe stato meno sgomento. Robert cambiò espressione, a detta dei testimoni, che mai più rividero sul suo volto quella maschera di dolore. Il comportamento di Mark non gli andava di certo a genio, ma quello...
Quel breve istante di rabbia si dissolse in una nuvola d'imbarazzo e sconcerto. Mentre una solitaria latta di pomodori pelati scivolava sul pendio, Mark si mise a sedere mentre Daniela si allontanava velocemente verso il bosco. Miriam, in silenzio, si mise a raccogliere la spesa, Robert, più alto di Mark di una spanna e più pesante almeno del 50%, sollevò l'amico senza apparente sforzo, ma dovette tenerlo in piedi per un po'. Esistono circostanze in cui la tensione si infrange in un istante, altri in cui si spezza in più tronconi che continuano a galleggiare come icebergs.
L'incidente era stato piuttosto grave e aveva ulteriormente compromesso la situazione generale. Ormai la comunità era in crisi alla sua stessa base. Mark si sentiva come in sogno. Nessuna emozione, tutto sospeso. Se ne andò in tenda nello sconcerto generale. Daniela stava piangendo nel bosco sopra il campo del reparto barese. Non piangeva per quello che aveva appena fatto , ma per quello che le stava succedendo.
Aveva vent'anni e il Clan era stata la sua casa. Ora avrebbe dovuto lasciarla, la Partenza era vicina. Cosa ne sarebbe stato di lei?
Per quanto tempo avrebbe potuto continuare a lavorare nella piccola sartoria nel capannone dietro Via Gravina? Trecentomila lire al mese per dieci ore di lavoro al giorno. Eppure alle Sette di sera c'era sempre qualcuno nel vecchio garage dalla porta blu che faceva da sede scout. E quell'ora lì le toglieva tutta la stanchezza. Ma adesso avrebbe dovuto scegliere. E non c'era una vera scelta. Non si sentiva di entrare in Comunità Capi: troppi litigi si erano riversati su di loro in quei mesi per aver voglia di impegnarsi ancora. E poi questo era solo un problema teorico. Il suo fidanzato viveva da anni a Milano. Si conoscevano da bambini e lui era emigrato appena maggiorenne per sfuggire alla disoccupazione. Ormai, era tempo di raggiungerlo. E lei l'aveva visto già succedere con gli amici del suo ragazzo: grandi promesse di tenersi in contatto che diventavano in pochi mesi solo cartoline per gli auguri di Natale. Tutto il suo mondo stava per scomparire, come se la sua Vita stesse per finire lì, una volta superato il confine tra il Pollino e la periferia di Gallarate. Ma in quel momento non avrebbe saputo riconoscere che questi erano i suoi veri pensieri, in quel momento piangeva sulla fine della più bella amicizia della sua vita che credeva di aver appena ucciso. Mark credeva nelle favole. E l'aver scoperto bruscamente che lo scoutismo non era sempre l'anticamera del Paradiso in terra l'aveva deluso fino alle violenza, fino all'abbandono dei suoi simboli più preziosi. Daniela era la vera Capo Clan e lo sapeva. E sapeva che quello che aveva appena fatto le era insopportabile. E non le riusciva di smettere di piangere, in silenzio, mentre dal fianco della collina i capi del Reparto Barese chiamavano cambusa e i loro ragazzi si preparavano al pranzo.
Alla spicciolata, il Clan si ricompose per mangiare. Il sibilo del gas che bruciava nei fornelli era il sottofondo costante dei pranzi. I capi non avevano notato nulla dell'accaduto ma si insospettirono un po' per il silenzio cupo dei ragazzi. Dal fianco della collina si sentivano chiaramente le grida serene del reparto barese. La preghiera, il pranzo, il lavaggio dei piatti, tutto avvenne sotto una cappa plumbea che faceva a pugni col luminoso cielo estivo.
Daniela si accese una sigaretta seduta col gavettino di caffè. Mark aveva solo voglia di andarsene di lì, di prendere la macchina e tornarsene a Matera. In pratica saltò il pranzo e si rintanò nella tenda mentre la capo fuoco:"....e riposatevi che stasera c'è la veglia alle stelle.."
Un po' alla volta il campo si svuotò e gli igloo si riempirono, salvo quelli di Daniela e Mark che rimasero occupati solo da loro due. Miriam aveva trovato ospitalità altrove mentre Robert si era appartato tra gli alberi con chitarra e una Scolta, Michela, l' amichetta. Giusto in tempo per assistere alla partenza del reparto barese per un'escursione nel bosco.
A dispetto della rabbia e della tristezza sia Daniela che Mark si addormentarono, come quasi tutti gli altri. Mark non aveva la flessibilità per comprendere immediatamente l'accaduto, dentro di lui pulsava la fredda rabbia del preteso tradimento subìto. I capi, lo scoutismo, la sua migliore amica: gli altri.
Daniela aveva già compreso i suoi errori e stava rassegnandosi all'accaduto: la fine dell'adolescenza, la sua mancanza di autocontrollo, la fine di un'amicizia così preziosa, il tradimento dello scoutismo di cui era vittima. Ma la stanchezza di una route, pure se appena un'imitazione, si fa sempre sentire. E si addormentarono nel silenzio.
Furono risvegliati da due eventi e in due momenti diversi. Come spesso capita in montagna, il cielo si era rannuvolato in fretta. Le nubi cariche di pioggia si erano insinuate tra le cime e le avevano nascoste e avevano iniziato a scaricare, sulle montagne, pioggia fulmini e tuoni in quantità.
Ma non fu questo a risvegliarli. Mark e Daniela avevano dormito spesso sotto violenti temporali e consideravano il rumore della pioggia sulla tenda come una dolce nenia. Il loro
sonno divenne più profondo. Qua e là, nel campo, ci si svegliò e ci si preoccupò per la tenuta delle tende sotto il temporale. Tuttavia, un igloo a meno di trovarsi sotto una tempesta tropicale E a meno di essere stato montato da cani, difficilmente lascerà entrare acqua all'interno. E il Clan aveva piantato bene le sue tende. I ragazzi avevano alle spalle una seria preparazione scout basata sullo scouting e restarono all'asciutto. Ovviamente, Robert, dopo aver temporeggiato per qualche minuto, si trovò all'improvviso a correre con Michela verso il campo. Gridava:" Gesù, chiudi l'acqua!!!" E arrivarono alla tenda bagnati ma non fradici. Entrarono senza complimenti strappando Mark dal sonno del giusto. "Cazzo che minchia di pioggia! Non si vedono manco più gli alberi" Robert continuò a parlare più o meno a vanvera mentre Mark si riprendeva dal torpore del sonno pomeridiano. La pioggia continuava incessante. Si raccolse i capelli lunghi con una pinzetta sulla fronte e si scoprì a guardare Michela chelo fissava tra il commiserevole e il disgustato.
Decisamente, era ora di andar via, di andarsene da lì. Sorrise a Robert e iniziò ad aprire le cerniere dell'Igloo. E alla domanda scontata:" Dove cazzo stai andando?" Rispose con la prima cosa che gli era venuta in mente, forse l'unica cosa che desiderava davvero: " A fanculo co' Daniela". Si mise le scarpe da trekking e uscì sotto la pioggia. A onor del vero la sferzata d'acqua fu una medicina salutare: lo raffreddò di colpo e già a due passi dalla sua tenda gli parve davvero una buona idea andare da Daniela.
Così con due salti si ritrovò davanti al suo igloo, aprì le cerniere senza delicatezza ed entrò restando coi pedi fuori.
Daniela si era svegliata mentre Mark apriva la cerniera esterna ed era del tutto lucida quando la pinzetta da capelli con cui Mark si era legato la sua chioma sbucò dentro l'igloo. Rabbia e gioia sono rari da provare assieme. Gli disse:" Togliti le scarpe ed entra ".
Si ritrovarono di fronte, seduti sugli isolanti, Mark ancora gocciolante, coi calzettoni infestati da spine, i pantaloncini e la maglietta del mercato. Daniela indossava una maglietta col giglio e i pantaloncini dell'uniforme ed era a piedi nudi.
Parlarono a lungo, ma non dell'accaduto. Mark esordì dicendo: "Verrò con te a Milano" e Daniela riscoppiò a piangere. Mark si unì a lei per qualche secondo. La vita non gli era mai sembrata tanto ingiusta. L'egoismo non lo abbandonò del tutto ma si rese conto che le sue lacrime erano per la sua pochezza, per aver solo allora scoperto la disperazione della sua amica. Per aver mancato.
E ripetè:" Verrò con te a Milano, farò lì l'università. E poi la conversazione si sciolse, mentre le lacrime si asciugavano e la pioggia batteva. Si ascoltarono frasi come: " l'ho tampinata due mesi e poi mi sono rotto - Ho paura - Luisa ( la capo Clan ) è cretina - ma tra te e Miriam non c'è più niente - detesto Siddarta quasi quanto Narciso e Boccadoro - ho fame - ti voglio bene - sento che - sono proprio trimone - hai una sigaretta? - potresti sfidanzarti e restare a Matera - sei un cretino".
Tornò il sorriso in quell'igloo, una piccola Arca di Noè delle emozioni più pure rimaste sulla Terra.
La pioggia cessò, ma i ragazzi non ebbero modo di ammirare l'arcobaleno. Perché subito giunsero delle voci concitate che chiedevano aiuto.

...continua