24 settembre 2007

I racconti della Fontana: Pioggia e Sole, seconda parte

Superato il primo momento di smarrimento Mark si rese conto che non doveva essere successo nulla di irreparabile perchè le grida si limitavano a degli 'ehi ragazzi, dateci una mano!'. Uscirono in fretta dalle tende sull'erba bagnata. Un capo del reparto barese correve ansimante risalendo il sentiero che proveniva dal suo campo impacciato da un poncho fradicio. Il Clan gli si raccolse attorno: non si fermò a prendere fiato. " Siamo stati sorpresi dal temporale nel bosco, ci siamo completamente bagnati, dateci una mano per favore, il campo è pure tutto allagato, ho trenta ragazzi da strizzare nella foresta!" E lo disse tutto d'un fiato. La confusione si scatenò più abbondante della pioggia appena cessata. Il Clan si precipitò fuori dalle tende ma fu il Capoclan a rimettere ordine in maniera assai poco conforme al concetto di coeducazione: " Ragazzi, mettetevi in macchina e andate a recuperare i bambini, ragazze, andate al campo del Bari e iniziate ad accendere dei fuochi." Così, Mark corse in tenda a prendere le chiavi della Renault e si trascinò dietro Robert dicendo agli altri:" E' inutile che veniate anche voi, se no dove li mettiamo i ragazzi? E poi è Robert che mi serve!" Daniela sbottò:" E che noi siamo inutili?" " Daniè, prima di tutto tu non pesi 100kg, GrazieSignoreGrazie, invece mo mi servono i muscoli, poi sei utile se accendi il fuoco ed utilissima se mi rammendi anche i calzini, cia'!" " Mavaffanculo !" fu l'amabile risposta....
Così, schizzando fango dappertutto, la R5 si allontanò sulla mulattiera.
Daniela radunò le altre scolte e i rover rimasti e si avviarono tutti assieme verso il campo del Bari.
Effettivamente, non c'era da stare allegri. Il largo spiazzo destinato al fuoco di bivacco era una grande pozzanghera. La Cambusa era visibilmente inclinata mentre le tende dei ragazzi sembravano ancora solide, forse non si erano bagnate del tutto almeno all'interno. Il Clan si divise i compiti: accendere i fuochi e recuperare quanti più indumenti asciutti per rivestire gli esploratori. Sopraggiunsero un paio di capi del Bari e iniziò l'opera di soccorso. Per quanto possa sembrare strano, non è impossibile accendere un fuoco con la legna bagnata. Occorre, però, un bel po' di carta asciutta e davvero tanta tanta pazienza. Per prima cosa occorre selezionare la legna meno umida disponibile. Poi bisogna mettere da parte un bel po' di legnetti sottili, anche se bagnati. Infine, armati di carta e di pazienza si inizia ad accendere un fuoco per riscaldare i legnetti sottili che, magari, non prenderanno fuoco, ma si carbonizzeranno in modo da riscaldare i successivi legnetti. Fino a deumidificarli abbastanza da fargli prendere fuoco. Pazienza, pazienza, calma, dopo meno di dieci minuti Daniela aveva davanti a se una fiamma tenue che alimentava con estrema cautela, pian piano. Dopo venti minuti l'aria era satura del fumo e dei sibilii della legna bagnata che si asciugava sulle fiamme. Pian piano il campo riprendeva vita mentre i fuochi si moltiplicavano nelle cucine di squadriglia. I Sacchi a pelo venivano strizzati e stesi ad asciugare vicino ai fuochi su cui i pentoloni d'acqua calda iniziavano a riscaldarsi. E poi arrivò la R5 carica di gente fino all'inverosimile.
Infatti, Mark si era addentrato nel bosco lungo il sentiero fangoso. Aveva raggiunto dopo una decina di minuti il reparto accampato lungo i bordi della pista. I ragazzi erano fradici e sconvolti, qualcuno piangeva, qualcuno si sentiva male. Appena arrivati, Mark e Robert furono avvicinati dalla Capo Reparto, la stessa che aveva guardato storto il nostro eroe quella mattina, completamente fradicia. "Quanti te ne puoi portare?" " Quanti ne entrano".
Ribaltarono i sedili posteriori della Renault in modo da ottenere una specie di furgoncino. Scomodo, ma ben più capiente del solo divano. Mark si voltò, pronto ad accogliere il primo passeggero e si trovò di fronte di nuovo la capo reparto che accompagnava una Caposquadriglia pallidissima e fradicia. Dai capelli castani gocciolava ancora acqua, le labbra erano livide ed era evidente che stesse per svenire. Si appoggiò a Mark che sentì le sue braccia bagnate cingergli il collo. Poi, la ragazza svenne. Mark la strinse forte per non farla cadere
"Sdraiamola a terra" E, per fortuna, si riprese subito. Mark le sorrise e le scostò i capelli dal viso:" Piacere, sono Mark, scusa ti posso conoscere?" E rivolgendosi alla Capo Reparto disse: " E il poncho?" _ "L'ha dato alle piccole della sua squadriglia e si è beccata il peggio del temporale prima che me ne accorgessi." Dal basso, dal fango, venne la risposta alla domanda:" Elena". Mark fu sul punto di chiedere a Robert ,dotato di un adeguato phisic du role, di sollevare Elena da terra, ma decise di provarci lui stesso e la sollevò prendendola in braccio, apparentemente senza sforzo, mentre in realtà gli era immediatamente venuto il fiatone. Sistemò Elena sul sedile del passeggero E le allacciò la cintura. Nel frattempo, Robert aveva stipato nel retro della macchina una mezza dozzina di esploratori intirizziti e, indicando il sedile del passeggero già occupato disse a Mark:" E io? Dove mi metto?" _ " Eh, caro mio, " rispose Mark soggignando, " Ora è il momento di mettere a frutto tutto questo ben di Dio" ...Palpandogli il pancione che debordava sopra la cintura....
Infatti, cinque minuti dopo la spedizione di soccorso era in viaggio col primo carico di naufraghi. Mark guidava, al sui fianco Elena e dietro gli esploratori ammassati nel bagagliaio.... Mentre... Robert era seduto sul cofano, perché, col suo quintale scarso di peso, garantiva che sulle ruote motrici ci fosse sufficiente carico da permettere la trazione, dato che con tutti quei ragazzini nel retro della macchina, il baricentro si era praticamente spostato sulle ruote posteriori...
Robert, ovviamente, bestemmiava allegramente a ogni buca, a ogni schizzo di fango che lo raggiungeva, aggrappandosi al cofano dell'utilitaria tra le risate generali dei passeggeri.
Una volta giunti al campo Mark ripetè la rischiosa impresa di prendere in braccio Elena, nonostante si fosse abbastanza ripresa da camminare. La portò solo per una decina di passi, sia chiaro, facendola sedere davanti ad una tazza di The bollente preparata da Daniela che commentò acida:" E' tornato Don Chisciotte".
Ma sorrise allo stile del gesto.
Mark e Robert fecero altri tre viaggi per riportare i ragazzi al campo e poi si unirono alle squadre di asciugatori che tenevano sacchi a pelo coperte e indumenti sul fuoco per asciugarli in fretta. Nel frattempo gli esploratori si riscaldavano con latte e the e si davano da fare per rimettere in sesto il loro campo. Verso le Sette di sera l'opera era compiuta. Nessuno avrebbe dormito nel bagnato anche se nelle tende ci sarebbe stata un'umidità sufficiente per una coltivazione di funghi. Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito il Clan tornò al campo dove i Capi avevano avuto il buon senso di mettere l'acqua a bollire sui fornelletti.
La Cena fu completamente diversa dal pranzo. Invece di silenziosi mugugni era un continuo scoppiettare di allegria, di racconti di grandi e piccole semieroiche imprese, di gioia per aver trovato un senso alla loro presenza lì, in quella valle. L'essere stati capaci di prestare Servizio aveva dissolto la tristezza, l'essersi infangati assieme aveva rinsaldato i loro legami, l'aver asciugato i ragazzini li aveva resi Grandi.
Dopotutto, la loro Route era servita a qualcosa. Dopo la cena seguì il bivacco che si figurò come una piccola fiesta. Il fuoco scaldò i corpi, ma i cuori erano già vivi e caldi.
Mark sentiva che tutti i sui sbagli gli sarebbero stati perdonati per l'entusiasmo del suo Servizio. Sarebbe troppo pretendere che avesse compreso quanto fosse poco scout il suo comportamento, ma dentro il suo cuore aveva già distinto il giusto dallo sbagliato. Era felice e si sentiva fortunato menter danzavano attorno al fuoco tutti assieme.
Mentre il bivacco raggiungeva il culmine comparvero, all'improvviso, la Caporeparto del Bari che, alla luce di un lamparo a gas, accompagnava Elena. Era completamente imbacuccata in un plaid dai colori caldi.
"La signorina vi voleva ringraziare personalmente e voleva anche lasciarvi un ricordo personale... Beh, su, vai Elena..."
Elena si avvicinò a Mark e gli diede un orsacchiotto di pelouche con una dedica che arrossiremmo a riprodurre qui.
Poi scappò via, precedendo la sua capo reparto sulla via di casa.
Evitiamo di riprodurre i salaci commenti di tutti i presenti, sono facilmente intuibili.
In Autunno Daniela andò a Nord e non fece più ritorno.
Mark, quella notte, dormì con l'orsacchiotto.