21 marzo 2008

Via Crucis, Mario Luzi


Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.

È bella e terribile la terra.

Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto in un suo angolo quieto tra gente povera, amabile e esecrabile.

Mi sono affezionato alle sue strade, mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti, le vigne, perfino i deserti.

È solo una stazione per il figlio Tuo la terra ma ora mi addolora lasciarla e perfino questi uomini e le loro occupazioni, le loro case e i loro ricoveri mi dà pena doverli abbandonare.

Il cuore umano è pieno di contraddizioni ma neppure un istante mi sono allontanato da te.

Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi o avessi dimenticato di essere stato.

La vita sulla terra è dolorosa, ma è anche gioiosa: mi sovvengono i piccoli dell'uomo, gli alberi e gli animali.

Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.

Congedarmi mi dà angoscia più del giusto. Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?

E terrestre l'ho fatto troppo mio o l'ho rifuggito?

La nostalgia di te è stata continua e forte, tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna. Padre, non giudicarlo questo mio parlarti umano quasi delirante, accoglilo come un desiderio d'amore, non guardare alla sua insensatezza.

Sono venuto sulla terra per fare la tua volontà eppure talvolta l'ho discussa.

Sii indulgente con la mia debolezza, te ne prego.

Quando saremo in cielo ricongiunti sarà stata una prova grande ed essa non si perde nella memoria dell'eternità.

Ma da questo stato umano d'abiezione vengo ora a te, comprendimi, nella mia debolezza.

Mi afferrano, mi alzano alla croce piantata sulla collina, ahi, Padre, mi inchiodano le mani e i piedi. Qui termina veramente il cammino.

E debito dell'iniquità è pagato all'iniquità.

Ma tu sai questo mistero.

Tu solo.