20 maggio 2008

Come gettare al vento la pausa pranzo

Come?
Ma scrivendo di filosofia scout.
Of Course.
Il mio stato d'animo, a riguardo, è fisso sul perplesso andante.
La prima trappola da cui salvarsi, parlando di scoutismo in Italia è l'autoreferenzialità.
Ad esempio, se il problema è l'eccessiva complicazione nel vivere da capo in Agesci, non è scrivendo un post spesso come "Guerra e Pace più appendice critica " che si può dare un contributo alla risoluzione del problema.
Pertanto, non vi affliggerò con una serie di analisi più o meno tendenziose, più o meno accurate, più o meno veritiere.
Il nostro fondatore ha costruito un metodo semplice capace di adattarsi alle complessità dell'esistenza. Tale metodo è stato descritto innumerevoli volte nei suoi cent'anni e passa di attività. Richiede che lo si viva all'aria aperta. Purtroppo, nell'Agesci del 2008, per arrivare all'aria aperta, per arrivare a respirare, bisogna davvero faticare tanto.
Sono di buon umore, quindi vi risparmio l'ingegneristica formula del rendimento scoutistico della fatica di un capo, ma vi lascio una domanda: per far si che i ragazzi vivano un'ora di scouting, quante ore di 'preparazione' sono necessarie? Quante ore dovete passare a pensare, scrivere, fare telefonate, parlare, riparlare, riunirvi, ririunirvi, disperarvi? ( E, magari, pure litigare ?)
Sabato abbiamo fatto una bella uscita di Comunità Capi ( le foto, forse domani, forse più tardi ). Ottima idea e anche buona esecuzione ( evviva la ciambella americana eh eh eh) . Dal punto di vista del mio staff, poi, il risultato dell'uscita è un' altra conferma che sarà possibile fare meglio e bene l'anno prossimo, che da quest'anno di rodaggio può venir fuori una macchina affidabile, che i diversi punti di vista non devono per forsa incontrarsi sul campo di battaglia.
Abbiamo respirato all'aria aperta.
Ma, mentre ero lì, una parte di me avrebbe voluto andar via.
Forse perchè non voglio rassegnarmi a dover esultare quando le cose vanno in maniera solo decente?
Forse perché mi rendo conto che mi sono spinto al limite delle mie possibilità fisiche e sembra che non basti affatto?
O Forse perché vedo con orrore di essere incapace di arginare le infiltrazioni del relativismo e forse anche del neonazismo tra le nostre fila?
Magari perché una settimana lavorativa di 55 ore cozza un po' con l'impegno di Maestro dei Novizi?
Oppure perché nonostante le predette 55 ore sono costretto a cercare anche altri impegni professionali giusto per poter immaginare di comprarmi una casetta e di spazi per iniziative estemporanee non ce n'è?
Le cose non sono andate come pianificato, quest'anno. E questi mesi di impegno non previsto stanno facendo il loro effetto negativo. Se volessi semplificare direi che sono stanco e basta. Probabilmente a Settembre sarò pieno di energie e buona volontà. Oggi giro e rigiro attorno al file dell'attività Natura per il Challenge ma l'unica cosa che mi viene in mente ( lo giuro ) è il parcheggio di un Ipermercato...
Eppure lo so, lo sento che il nostro servizio di capi non è futile come sembra ai miei stessi occhi.
Solo che non riesco a ricordarlo ad altri in questi giorni e neppure a me stesso.
Ma basti ad ogni giorno la sua pena.
Domani al posto del parcheggio in cemento ci sarà una "scheda natura" e magari avrò in testa un canto diverso...



PS: Guerra e Pace è un bellissimo romanzo che consiglio caldamente: esistono problemi la cui risoluzione è nella comprensione di 1100 pagine ben scritte...

PS2:
una doverosa conclusione:

Signore, tante volte mi vien la tentazione di andarmene via da solo, di lasciare che gli altri se la cavino senza di me. Sento la fatica di dovermi fermare per attendere chi cammina lentamente o batte la fiacca, mentre io vorrei correre in avanti. La strada da percorrere è tanto lunga, non vedo l'ora di arrivare e mi tocca perder tempo con chi non ha voglia di camminare.
Ma Tu, Signore, mi fai capire che sto sbagliando.
Da solo potrei forse arrivare primo, ma Tu mi domanderesti conto dei miei fratelli, e sarei condannato a retrocedere all'ultimo posto.
Insegnami, Signore, la pazienza di aspettare, la generosità di aiutare gli altri a scoprire la bellezza del cammino, l'umiltà per non ritenermi il più bravo di tutti. Non è importante che uno arrivi per primo, ma che l'ultimo di noi possa giungere al traguardo sostenuto da una comunità di fratelli e sorelle.
Sulla strada non siamo mai soli, non possiamo esser soli, perché Tu cammini con noi, come facevi con i discepoli di Emmaus, e ci insegni a spezzare il pane con i fratelli, per riprendere la strada con entusiasmo e con speranza nuova.