17 dicembre 2009

come evitare propaganda partitica in attività?

Per trasparenza, riporto qui ( rielaborandolo alle circostanze attuali ed ampliandolo ) un topic da me inserito tempo fa nel forum ufficiale dell'AGESCI:

A questo punto, non posso fare a meno di interrogarmi sulle prospettive del Servizio nell'Italia
del 2010. Da un punto di vista Politico o, più precisamente, dal punto di vista del capo che non intenda assolutamente far propaganda partitica in attività scout:
Sono abbastanza certo, ad esempio, che nessuno, tra i ragazzi del noviziato e del clan, possa affermare di sapere per quale preciso partito abbia votato, alle ultime provinciali ed europeee, lo scrivente Capo. Anzi, a ben pensarci, nessuno neppure in comunità capi potrebbe avere tali certezze. La scelta Politica dell'Agesci credo di averla ben capita e spero di aver affrontato,nel mio Servizio, gli argomenti di attualità da un punto di vista della trasmissione dei valori senza nominare neppure una delle scellerate decisioni politico-partitiche ( chiamiamole partitiche da qui in poi per semplicità ) dell'ultimo anno in materia di violazione dei diritti dell'Uomo. Purtroppo, da un lato avverto la crescente difficoltà tecnica nel parlare di Amore per l'Umanità, giustizia e accoglienza, magari organizzando il Servizo RS per persone disagiate continuando a tacere le evidenti responsabilità partitiche e, dall'altro, inizio ad avvertire scricchiolii ben più che sinistri nella socitetà in cui viviamo ed operiamo, in cui gli eventi 'senza precedenti' di violazione dei diritti umani, limitazione delle libertà personali, disgregazione nazionale, e chi più ne ha più ne metta, non possono più essere, secondo me, ignorati a livello associativo. Non fraeintendetemi: non intendo dire che l'agesci dovrebbe pronunciarsi pubblicamente, ad esempio, su atti partitici quali il trattato con la Libia, i respingimenti o le orgette dei politici, ma almeno non fingere che il pianeta partitico dell'emiciclo parlamentare sia un monoblocco unico di nefandezze da cui tener ben lontani i ragazzi. Non è mica vero che sono tutti uguali. Senza cadere nella contrapposizione partitica, ricordo che da Fini alla Bindi, passando per Casini e Bersani, esiste una concreta linea di uomini e donne della Politica, di partiti diversi accomunati dal profondo dissenso con l'operato del Governo. Anche perchè, sarà l'età che avanza, inizio a vedere sulla pelle di miei ex esploratori e rover le conseguenze pratiche della crisi di questo Paese. E' davvero la prima volta, nella mia vita di trentacinquenne squattrinato, che inizio a provare la consapevolezza non più di essere stato fregato dai nostri genitori, ma di essere quasi privilegiato rispetto ai quindicenni di oggi... Senza continuare su sentieri magari affascinanti ma senz'altro dispersivi, pongo un pugno di problemi definiti:

1 - esiste un limite in associazione? Scusate se scrivo qui un esempio pratico: ma è possibile portare l'uniforme e un distintivo tipo "Borghezio Fan Club"? E' possibile essere capi Agesci iscritti su Facebook al gruppo Padre Pio e contemporaneamente a gruppi razzisti innominabili? La domanda è retorica ma nella pratica, una pratica in cui magari la corte marziale la si forma per i capi "in situazioni eticamente problematiche " ma non per chi fa apologia di fascismo in attività, ha, purtroppo, una sua ragion d'essere.
Non ho voglia qui di fare le casistiche di possibili ( od evidenti ) incompatibilità tra la figura di socio adulto agesci e quella di pubbliche prese di posizione partitiche e sociali, non è il caso. Sto apprezzando, sugli ultimi numeri di Proposta Educativa, una maggiore attenzione a queste tematiche, ma è sufficiente?

2 - L'altro mio problema pratico è nel non essere più certo di riuscire a scindere le problematiche Politiche da quelle Partitiche e non perchè mi sia stancato di mantenere la linea associativa, ma perchè sono le sciagurate scelte partitiche ad invadere ogni spazio della quotidianità associativa, dall'ambiente (si veda la scelta nucleare nel paese del Sole o la privatizzazione dell'Acqua ), ai "comportamenti disordinati", passando per la lotta alle mafie ( sarà 'lecito' condividere in Clan le iniziative di LIBERA? ) e finendo al rispetto dei diritti umani dei migranti.
Insomma, se fino ad ora la situazione era controllabile seppure in deterioramento, oggi credo che stiamo superando la soglia di non ritorno e, se siamo, per ora, ben lontani da situazioni 'da Aquile Randagie' ( ricordiamoci tutti da dove veniamo ), inizio ad avere l'impressione di essere incoraggiato, associativamente parlando, a mettere la testa sotto la sabbia: vai a pulire un pezzo di Gravina, dai una mano ai volontari della Caritas e potrai dire di aver fatto la tua parte. Più concretamente, se 10 anni fa un Rover in Servizio presso un'associazione di assistenza ai migranti non aveva troppe probabilità di scontrarsi in coscienza con le leggi del Paese, oggi si trova di fronte il reato di "Immigrazione Clandestina": possiamo correre questo rischio?

3 - I ragazzi non hanno certo bisogno di un altro adulto che vuole manipolarli, solo che, in concreto, come ti muovi sbagli ed il rischio è di danneggiarli sia nell'appoggio ad una fazione che nel contrasto ad un'altra: sono molto contento quando vedo i ragazzi ( troppo raramente purtroppo ) discutere tra loro di politica anche partitica, un po' meno quando iniziative blasfeme come quella del white christmas non sono considerate gravi neppure da un punto di vista della presunta cattolicità dei suoi promotori, ma sono comunque attentissimo a non interferire in una dialettica tra ragazzi che sarei solo sicuro di inquinare. Per non parlare, poi, del campo di battaglia che è l'espressione online dei ragazzi. Ci si aspetterebbe una divisione in fazioni che di fatto non esiste: l'iscritto al gruppo No-B-day, magari, plaude ad un'iniziativa leghista ed un fan dal PDL è contro il ponte sullo stretto. Ma va bene solo così?

4 - Non è che proced(iam)o, in staff, alla cieca: riteniamo di avere strumenti più che validi: la Strada come punto di partenza, il Servizio e le relative testimonianze. Ma sono "armi Strategiche", il cui effetto è certo, concreto, ma assai distante nel Tempo. Insomma, siamo noi adulti, al solito, il problema: un Capo può essere di Destra, Centro o Sinistra, ed identificarsi partiticamente con Fini, Casini o Bersani senza allontanarsi dal Patto Associativo Agesci testimoniando i valori fondativi nel Servizio ai Ragazzi. Giusto? E quando dalla teoria si passa alla pratica?
Voi come vi regolereste, soprattutto in branca R/S, in quest'inverno che si prospetta rovente?

9 dicembre 2009

La Spiritiera, impressioni d'uso


Beh,
questo è un post tecnico.
Se non avete in programma di prepararvi un pasto caldo lontano dai fornelli domestici passate pure oltre.
Ho deciso di provare la Spiritiera quando mi sono trovato di fronte alla prospettiva di cambiare il mio glorioso fornelletto a gas, che mi accompagna dai primi anni '90 del secolo scorso...
La spiritiera non è altro che un fornello ad alcool. Ci vuole un po' per imparare ad usarla al meglio e sono appena in grado di maneggiarla, posso senz'altro migliorare.
Dunque, è composta da un piccolo barattolo in cui brucia l'alcool, un supporto e due coppe che fungono da pentola/ gavetta più un coperchio che fa da piatto piano. Il tutto si incastra alla perfezione occupando un volume di poco superiore a quello di una normale gavetta.
Per la normale Pattuglia R/S di due - tre elementi, i punti di forza rispetto ad un fornelletto sono:

Peso inferiore: una spiritiera fa contemporaneamente da fornello e DUE gavette e pesa all'incirca quanto una sola gavetta.
Sicurezza: l'alcool NON esplode e può / deve essere custodito in un'apposta tramoggia di sicurezza.
Disponibilità: l'alcool si trova dappertutto, le bombolette no.
Resistenza al vento: la spiritiera funziona anche in presenza di vento forte senza problemi.
Stabilità: è pressochè impossibile rovesciarla e resiste a piccoli urti involontari.
Velocità: l'acqua bolle davvero in fretta.


ma ci sono anche i contro:

non è possibile regolare la fiamma e la regolazione del calore può essere fatta solo alzando - abbassando la pentola.
L'alcool tende ad annerire la pentola, ( ma il trucco per evitarlo lo conosciamo tutti no? E poi fa tanto "Reparto" e un po' di nostalgia si lava via assieme al nerofumo... ).
L'accensione e lo spegnimento richiedono una certa pratica: nei climi freddi l'alcool è meno infiammabile e conviene usare fiammiferi invece dell'accendino. Per lo spegnimento anticipato serve un minimo di competenza per spegnere il fornello tappandolo.
Usare alcool profumato o di cattiva qualità appuzzonisce il cucinato, siete avvisati!

Tirando le somme, per usi 'statici' al chiuso, il fornelletto è preferibile. in assenza di vento e con un piano fisso e stabile il fornelletto è un po' più pratico, soprattutto se è stato trasportato a destinazione da un'auto e non dalle gambe ;-) Per una route di strada dove risparmiare peso e far bollire l'acqua in fretta è importante, credo che la spiritiera sia davvero una carta vincente soprattutto per una pattuglia di 2 persone garantendo un risparmio di peso che ora non so quantificare ma che stimo sul 60%. Il mio suggerimento è di provarla, non certo di gettar via i fornelli, ma di introdurla gradualmente in Clan.

29 novembre 2009

Giornata Nazionale della Colletta Alimentare


"Se ognuno farà del Suo Meglio, raccoglieremo il massimo possibile di aiuti. Se non lo faremo, ci saranno persone bisognose a cui presto manchernno il latte, la pasta, il riso che avremmo potuto raccogliere per loro e che non abbiamo raccolto per negligenza. Questo è un Servizio concreto che avrà effetti reali su persone reali". Vabbè, lo so, sono retorico, ma fa parte del ruolo del capo anche il discorsetto di incoraggiamento iniziale.
La Giornata Nazionale per la Colletta Alimentare non è un evento a cui sono nuovo. E' stata un'occasione proposta dalla Capo Guppo e ci ha permesso di iniziare la parte principale del nostro cammino di quest'anno: quella dedicata al Servizio.
Il lavoro è stato svolto da un gruppo di Rover allegri e volenterosi, cortesi con tutti, implacabili coi loro sorrisi. Un Sabato pomeriggio in cui il nostro piccolo sacrificio, il nostro stare in piedi, porterà un beneficio a molti, anche se ancora troppo pochi rispetto alle necessità.
Grazie a tutti quelli che ci hanno donato aiuto,
grazie ai volontari del Banco Alimentare, con cui speriamo di continuare a lavorare nelle prossime settimane,
grazie anche a chi ha tirato diritto perchè ci ha aiutato a definire i nostri Valori,
grazie al Clan Perfecta Laetitia che ha lavorato facendo Onore al suo Nome.



24 novembre 2009

Assemblea Regionale: i limiti del possibile

Questo week end è stato dedicato all'Assemblea Regionale dei capi AGESCI di Basilicata.
Come ho già scritto più volte su queste pagine, è un evento che attendo sempre con piacere., è una festa, un'occasione di gioia e di confronto.
Così, alle 0730 di Domenica 22, ci siamo incamminati verso la sede del Pz2 su una Basentana nebbiosa dopo aver scroccato un caffè alla Capogruppo. L'accoglienza del Clan del Pz2 è stata, al solito, principesca. Dopo un frettoloso saluto agli amici già arrivati, mi sono incollato al bancone delle cibarie e mi sono ingozzato di dolci e caffè. Decisamente, la seconda colazione è stata gradita!
Un po' meno la parte 'istituzionale' dell'Assemblea. Ma è un lavoro che va fatto con attenzione ogni anno, dopotutto non possiamo pretendere che degli scout italici siano immuni dalla burocrazia, croce e delizia del Belpaese... Quindi, dopo le solite ramanzine riguardanti la formazione capi ( ma anche la buona novella di un possibile Campo di Aggiornamento Metodologico R/S che, se potrò, frequenterò ), le attività di Branca, il bilancio, il Progetto Regionale ecc ecc, ci si trova alle 14:00 che non siamo ancora andati a Messa: e pensare che l'odore di pastalforno si diffonde implacabile mentre ci dirigiamo in chiesa...
Piccola nota di colore: mi è stato proposto di candidarmi all'incarico di responsabile regionale di Branca R/S. Ho, ovviamente, declinato: riconsidererò la proposta in caso di istituzione dello scoutedì più volte citato da queste parti...
Dopo la Messa, il pranzo tutti assieme in cortile: c'è il Sole e riesco a procurarmi ( lecitamente ) un paio di bis di ogni portata... Sono anche riuscito a parlare con Eugenio e Monica ( Giulia, grazie!! ) per quanto riguarda qualche programma futuro di attività antimafia... Ma non c'è il tempo di un caffè che subito iniziano le pattuglie. La nostra è orfana di responsabili regionali, per cui, la delega passa ai responsabili del coordinamento metodologico. La novità sostanziale è che ci viene proposto di rinviare sine die l'organizzazione di ogni evento regionale in favore di un'analisi dettagliata della situazione della Branca R/S a livello regionale. Ho espresso la mia unica perplessità a riguardo: personalmente, ritengo che in età R/S i megaeventi che coinvolgono 150 - 200 persone non siano altro che festival del volemosebbene che poco hanno di scout. Pertanto, non mi straccio certo le vesti se Route degli Zaini, di San Paolo, di Pentecoste et similia saltieranno. Anche perchè, non sono certo eventi raccomandati nel regolamento metodologico. Invece, il Challenge lo è: è espressamente previsto e fa parte integrante del cammino di Noviziato. E lo si vive una volta sola nella Vita: gli altri eventi si ripetono uguali per tutti i ragazzi ogni anno, il challenge è un'occasione unica per mettersi alla prova. La sua mancata pianificazione a Novembre non è proprio una certificazione di annullamento ma poco ci manca: è un evento complesso da organizzare e da preparare sia dal punto di vista dei capi che da quello dei ragazzi: se non si inizia adesso non ci sarà verso di recuperare in primavera , nè mi sento di far svolgere ai magnifici tre novizi una serie di attività finalizzate ad un Challenge che non ci sarà. Farlo saltare a priori non mi sembra una buona idea, spero che nel caso riusciremo a coordinarci in tempo per far vivere ai ragazzi ques'importante pezzo del loro anno di Noviziato.
Per il resto la Pattuglia ha animato una discussione produttiva che è stata interrotta più volte dai responsabili regionali dato che abbiamo clamorosamente sforato coi tempi!
Così, con un'ora e mezzo di ritardo ( si fa lo straordinario pure qui ), ci salutiamo tutti in attesa di reincontrarci a Marzo o anche prima, se ci riesce di organizzare qualche bella attività mirata...
Com'è andata?
Beh, non sono sicuro:
da un lato alcuni aspetti di autoreferenzialità intrinseca nella gestione delle cose scout sembrano crescere a dismisura, alcune rigidità che soffocano l'azione sembrano aumentare, dall'altro alcuni segnali di controtendenza, alcune scelte forti e coraggiose ( ad es: l'annullamento de facto delle attività regionali R/S ) sono state fatte: può darsi che i segnali di pericolo quali l'assenza di persone che possano assumersi l'onere di incaricati regionali di Branca R/S siano stati finalmente recepiti. Inoltre, vedo che continua ad imperversare un'idea di "Vocazione al Servizio" in contrapposizione a quella della "Scelta di Servizio", può darsi che mi sbagli ma...
Insomma, un'impressione di chiaroscuro in cui, comunque, mi sembra evidente il tentativo di portare l'associazione oltre la linea d'ombra...

18 novembre 2009

Benvenuto Matera 3

Benvenuto, Matera 3

Che gioia è stata tenerti a battesimo.
Che gioia vedere un Gruppo AGESCI gemmare e non separarsi.
Contribuire ad un progetto di crescita, veder concretizzare gli obiettivi uno dopo l'altro, partecipare alla costruzione della Nave e poi spingerla al largo dopo il Varo.
L'augurio di Buona Strada non è al Nuovo MT3, ma a tutti noi, che la percorreremo assieme, più agili ma sempre affiancati.



PS: vedere il Clan che, a Testuggine, assale il bancone del bouffet per riportarti poi un piatto di dolci non ha prezzo...

9 novembre 2009

Perfetta Letizia


Il cielo limpido e stellato della notte d'autunno mi copre di luce. La Via Lattea è visibile distintamente oltre la croce illuminata di LED un po' albero-di-natale. Mi rilasso un po', mentre li rumori delle chiusure lampo delle tende mi annunciano che il Clan si ritira negli igloo.
Dopo una lunga preparazione da parte dello Staff, siamo a metà dell'uscita con pernottamento. Grazie al lavoro ed all'impegno di tutti siamo riusciti ad arrivare qui, a questa serata magnifica.
Non è stata un'uscita eccezionale.
Nel senso lato del termine.
Ci siamo visti in sede alle 1530, siamo partiti con solo un piccolo ritardo e siamo giunti a destinazione con il sole ancora alto. Purtroppo, per motivi logistici, in auto. Quindi, siamo stati costretti a fare un po' di su e giù in modo da avere le auto già a destinazione. I ragazzi hanno marciato per 15 minuti circa senza di me e, quando siamo ritornati da loro con un passaggio, qualcuno si è meravigliato che avessi sulle spalle zaino e tenda: " Visto che c'eri potevi lasciarla su...". Misunderstanding... Il Sole è tramontato, ma canti e risa hanno rischiarato i nostri passi in salita, come non ricordavo da tempo.



Così, dopo un bel po', si arriva caldi di sudore e, senza indugi, si montano le tende. I 4 igloo spuntano in pochi minuti, dove c'era un piccolo giardino ora c'è un campo scout.



Fornelli alla mano, le pattuglie iniziano a cucinare ed anche la pattuglia capi si cimenta con la solita spiritiera. Ma, se risa e gioia traboccano dalle pattuglie che man mano si mettono a mangiare, noi capi siamo un po' preoccupati per l'imminente Veglia Rover. Proporremo qualcosa di nuovo, una veglia di preghiera, testimonianza di servizio, spunti di riflessione e, soprattutto, corriamo un piccolo rischio: quello di spostare l'attenzione dal Servizio in se ai Testimoni. Ci preoccupiamo, ne discutiamo, siamo pronti. Iniziamo.



Della Veglia non esistono immagini, nessuno ha avuto modo di distrarsi per scattare foto. Nè c'è stato modo di scattare foto al seguito: infatti, Don Angelo ci ha fatto l'immenso dono di venire apposta da Matera alle 22 per celebrare una Santa Messa di cui conserveremo memoria. Non potrò mai ringrazioarlo abbastanza per questo Servizio che ci ha donato, sia per la valenza della FUnzione sia perchè, altrimenti, avremmo non solo perso l'incanto dell'incontro col Signore in tali circostanze meravigliose, ma saremmo stati costretti a 'mutilare' l'uscita anticipando la conclusione delle altre attività e tornare alla base per la Messa.
La Veglia è stato il cuore dell'uscita, il momento in cui è stato possibile aprirsi, farsi conoscere, stabilire un legame. Non è stato il prodotto della volontà di un singolo, ma dei contributi di un Clan, di ragazzi ed adulti, che, nei rispettivi ruoli ha fatto passi su strade nuove.
Poi, i saluti a chi è tornato a casa ed un'animazione di canti ed esilaranti scenette, quasi non posso pensarci che mi scappa ancora da ridere. Ma mi sono anche commosso per un canto d'Amore che ha ricordato a tutti i presenti quanto siamo stati fortunati...
La notte è stata serena, con sogni lievi, il risveglio un po' brusco al latrare dei cani e gli spari dei cacciatori.
Colazione con calma e ho netta la sensazione del mio cervello che si svegliava man mano che il profumo del caffè si spargeva nell'aria.
Abbiamo tirato a lucido chiesetta e canonica, smontato le tende e pulito il campo ( e devo testimoniare che qualche insospettabile lavativo si è prodigato davvero nel lasciare il mondo un po' migliore di come l'aveva trovato ).
E poi? Beh, la parte facile: steso il programma annuale. Ognuno ha i suoi compiti assunti volontariamente e le sue scadenze. Ogni attività, proposta dai ragazzi, sarà organizzata da una pattuglia, in questo modo per ogni riunione il Clan potrà discutere di un'attività e portare avanti il programma contemporaneamente ottimizzando il tempo disponibile. E poi?
Beh, una fantastica sfida a palla scout in cui ( miracolosamente ) la mia squadra è riuscita a pareggiare nonstante le mie scarse capacità.
E poi?
Beh, a parte la pastalforno domenicale, poi...
Poi c'è la Route Invernale ad attenderci, e nel frattempo, un tempo tutto nostro per crescere assieme in letizia.
In Perfetta Letizia.


25 ottobre 2009

Linux Day 2009



Una decina di giovani si intestardisce per il terzo anno di seguito. Impara dai propri errori, investe, punta in alto. Si scopre Comunità. Si scopre Comunità Efficiente. Ancora una volta, in poco meno di un mese di lavoro e collaborazione piena e sincera, è stato organizzato un Linux Day a Matera. La crescita della comunità, la maturazione dei singoli e della capacità di lavorare in sinergia si è vista sin dalle prime battute. Il ricco programma è consultabile sullo splendido Portale che potete raggiungere qui, dove è possibile trovare le presentazioni dei seminari, un forum e le fotografie dell'evento. L' install fest è riuscito nel senso letterale: ubuntu 9.10 RC è ora su molte macchine, assieme a Mandriva e a non so quante altre distro portate dagli organizzatori. Certo, non siamo ancora riusciti a far funzionare la stampante di Marco e il Wireless dell'Asus Z8100 di Amoramaro, ma c'è speranza... La giornata è andata magnificamente, ma non sta a me dirlo. Forse la cultura del software libero non è maggioritaria nè diffusa, tuttavia non si arrende, resiste e pian piano si diffonde. La giornata del Linux Day 2009 di Matera è stato un paradigma della collaborazione comunitaria. Ciascuno, secondo le proprie possibilità, ha dato. Ed il risultato è la somma di tali possibilità. Come potrei dire:" Il mio seminario, " Quando ogni parola, ogni tavola proiettata è stata condivisa a priori da tutti? Quando la mia esposizione è stata avallata ed arricchita di suggerimenti e critiche da parte dell'intera comunità? E come potrei non legare la mia esperienza comunitaria nascente con la banda di materalinux.inin.com con quella della Mia Comunità Capi? Oggi, a pieno cornamento di un week end che si può solo definire "d'assalto", c'è stata l'uscita di Co.Ca. Strada, pioggerella, splendidi prati ed una chiesetta di campagna. Discussioni, canti, risotto e salsiccia cotti sulla spiritiera ( e per fortuna il Capogruppo ha trovato del'altro alcool ché ne avevo portato troppo poco ... ). Dal Programma di Comunità Capi, al Progetto Educativo di gruppo passando a quello Regionale abbiano messo su un'impalcatura che permetterà di lavorare assieme ad una Comunità nuova, tutta da costruire, da far crescere accanto alla nostra sorella gemella. E' stata una splendida giornata, uno splendido week end di lavoro, di fatica, di tenacia. Grazie a tutti!


18 ottobre 2009

spiritiera, SushiMaki ed una tisana alla Cannella


Una porzione di Maki-sushi, una tisana alla cannella, la cioccolata fondente. Il vino bianco sul sashimi, le gocce di pioggia che rimbalzando dai rovi sulle gambe, l'odore di alcool bruciato che si diffonde dalla spiritiera. Rino Gaetano che canta " Metà Africa Metà Europa ".
Ecco, in poche parole, le ultime ventiquattro ore.
Dopo una sana sbafata di sushi, pollo alle mandorle e torta, come digerire meglio l'indomani se non con una bella uscita di Noviziato?
Bisogna preventivare tanta fatica per districarsi da problematiche passate superandole in un nuovo slancio per costruire una base di appoggio su cui tutti potranno fare affidamento in seguito. Si devono fare sacrifici per non venir meno a se stessi, anche quando si tratta, tutto sommato, di scarpinare tra le colline nostrane su sentieri già battuti nel tempo passato. Valeva la pena sfidare il tempo incerto per respirare un'aria nuova con nuovi compagni di strada. Mentre la domenica finisce ed un po' di malinconia entra nel cuore attraverso la musica, vedo altri giorni pieni farsi incontro: il linux day, lo staff, l'uscita di Comunità Capi, il nostro prossimo pernottamento, non come minacce, compiti gravosi, ma attimi di vita da accogliere in pieno. Ho un po' sonno, ora, di sicuro i ragazzi saranno ben più vispi di me. Il Seminario per il Linux day è ancora da preparare, ma basti ad ogni giorno la sua pena.

PS: la spiritiera funziona!!!


16 ottobre 2009

Take off

Si,
abbiamo decollato.
Non si può dir nulla dopo una sola riunione di Clan.
Io sono contento, e la serenità è stato il sentimento con cui sono uscito dalla Sede. Un primo passo, piccolo ma importante, leggero, colorato come le maschere che abbiamo costruito, quasi con l'intenzione di esorcizzare quelle che portiamo addosso. Il calendario è di nuovo fitto di impegni: Uscita di Noviziato, Linux Day e relativa preparazione, Uscita di Comunità Capi... Si prospettano due settimane interessanti, del tipo orlo di una crisi di nervi: sarà divertentissimo. Intanto un po' di sana pubblicità anche su queste pagine:


12 ottobre 2009

Partire, Salire, Rispondere alla Chiamata


Questa giornata dei Passaggi non è stata standard. In verità, nessuna lo è. I cambiamenti che in teoria coinvolgono altri in realtà ti riguardano direttamente quasi sempre. La giornata dei passaggi segue un copione consolidato. La Messa, il gioco, la pioggia sul più bello, le urla e i canti e...
...E le Partenze.



Assistere ad una Partenza, per un Capo Agesci è il perfetto incrocio tra un Addio, un Arrivederci, ed una sfolgorante vittoria. La Partenza ti da quel senso di missione compiuta così raro ,di questi tempi, da trascendere la sua oggettiva pochezza: il vero gioco inizia ora ed è prematuro lanciarsi in festeggiamenti.
La Partenza è un Addio: mai più la persona che era affidata a te potrà esserlo allo stesso modo. Il ragazzo se ne va, si trasmuta nell'Uomo della Partenza, che non ti saluta più con un: 'Ciao Capo'! E' andato via, lasciandoti con gli stessi dubbi di quando l'hai conosciuto, magari visto nascere, chiedendoti se hai avuto davvero tutto il coraggio necessario per offrirgli quello che lo Scoutismo, sulla carta, avrebbe avuto da offrirgli.
La Partenza è un Arrivederci, soprattuto in questo caso. Io so già che ci incontreremo spesso lungo la Strada e che se, il Signore vorrà, capiterà che la percorreremo assieme nel Servizio. Nella speranza che loro siano più fortunati coi loro ex-capi di me e di altri che con me hanno preso la Partenza in un altro Secolo, in un altro Mondo.
Così, mentre ieri sentivo le parole della cerimonia farsi strada tra la pioggia e trattenevo con facilità le lacrime ma non l'emozione, mi veniva in mente che invece di essere lì, avrei voluto trovarmi sulla Strada, immerso nella Neve o sotto il Sole, in compagnia di persone per cui il domani è lontanissimo ed il presente è solo fatica ed amore.
Ma, mentre le Partenti ancora erano in vista nel loro cammino solitario, è stato il tempo per un altro evento. Il Cambio della guardia alla guida del Clan, che mi ha visto diventare CapoClan assieme a Franca, Michele e... una piccola sorpresa che sveleremo pubblicamente in settimana...
"Non ci sono parole" è spesso usata come frase fatta per tagliar corto. Invece io conto di trovarle, le parole, per ringraziare chi si è fatto un mazzo così per offrire a dei perfetti sconosciuti così tanto di se, del proprio tempo, delle proprie energie: Mino, Floriana, Ornella, che hanno portato a termine una dura missione di servizio!
Poi, abbiamo chiamato i Novizi dai reparti.
Ho potuto osservare i loro volti mentre correvano su, salendo le scale bagnate per la pioggia, forti e determinati. Come io mi sentivo debole ed indeciso. Pur agendo con forza e serenità. Il fatto è che la responsabilità di giovani così brillanti è un peso di cui farei volentieri a meno: diventare Capo Reparto era un sogno del passato, degli anni universitari, un sognoche la triste realtà lavorativa ha rimosso dall'insieme delle possibilità pratiche. E anche il ruolo di Capo Clan è straripante se commisurato alla disponibilità di Tempo, ma, a volte, non si può fare diversamente e occorre accettare qualche rischio di troppo e accollarsi compiti gravosi dietro una semplice richiesta. Ma non potrei sopportare di far perdere ai ragazzi delle opportunità a causa dei miei spigoli, angoli acuti ed ottusi.
In ognuno dei Rover e delle Scolte del Clan c'è la stoffa dell'Uomo e della Donna della Partenza. Io la vedo distintamente, per ciascuno di loro.
Nei prossimi giorni mi aspetta lo Staff, la riunione organizzatrice del Linux day numero 3, la prima riunione di Clan e le prime battute di un autunno colmo di imprese.
Abbiamo tutti una seconda opportunità.
A voi tutti deidco questa fotografia, in cui un fiore che a me pare ora perfetto è comparso davanti ai miei occhi alla fine della giornata dei passaggi.




6 ottobre 2009

organizzazione

L'organizzazione del Linux Day 2009 procede benissimo. Lei.
L'organizzazione dei passaggi di Branca di domenica va anche meglio
L'organizzazione della prossima sushiata zoppica ma è solo questione di tempo.
L'organizzazione del compleanno di Mamma è quasi completata.
L'organizzazione dei prossimi eventi scout è a livello delle ferrovie di stato a Matera.
L'organizzazione delle mie finanze è sotto il livello delle ferrovie di stato a Matera.
L'organizzazione della grigliata di pesce del pranzo di domenica è ferma a orate, seppie e polipi.
L'organizzazione del resto della settimana lavorativa è in balia degli elementi.

Mi serve un'organizzazione di supporto.

4 ottobre 2009

4 Ottobre 2009

Fa’, o Signore, che io ti conosca.

E la conoscenza mi porti ad amarti,

e l’amore mi sproni a servirti

ogni giorno più generosamente.

Che io veda, ami e serva te in tutti i miei fratelli,

ma particolarmente in coloro che mi hai affidati.

Te li raccomando perciò, Signore,

come quanto ho di più caro,

perché sei tu che me li hai dati,

e a te devono ritornare.

Con la tua grazia, Signore,

fa’ che io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo:

che essi in me vedano te,

e io in loro te solo cerchi:

così l’amore nostro sarà perfetto.

E al termine della mia giornata terrena

l’essere stato capo mi sia di lode e non di condanna.

Amen.

29 settembre 2009

Quando la Mafia non esiste

Credo in Don Marcello Cozzi.
Io so ed ho le prove che la mafia locale esiste
E che è anche di gran lunga più efficiente ed efficace di quella sicula, campana e calabrese messe assieme. Perchè?
Perchè prospera senza sparare.
Comanda senza sfoggiare armi.
Fa affari senza intimidazioni.
Il malaffare descritto da Don Marcello nel suo lungo ed esauriente volume è portato avanti da menti avide e concrete che hanno costruito nell'ombra un sistema perfetto.
Perfetto perchè di rado richiede aggiustamenti a mano armata.
Gli affari prima di tutto.
Meglio se invisibili.
Ma vi sembra possibile che che in Basilicata, nell'intera Basilicata, pare non esista neppure una prostituta?
Per non parlare delle 'navi dei veleni' che oggi paiono balzare all'onore delle cronache ma di cui Don Marcello parla da anni e chesono ben descritte nel testo?
La Mafia siciliana è quella Classica, la colombiana è atroce, la russa rozza, la giapponese senza mignoli, la calabrese militare, la campana arrogante.
La lucana invisibile.
E vorrebbe restar tale per sempre.
Ma io, grazie a Don Marcello, ne ho visto un pezzo.

23 settembre 2009

Spero che questo non sia retroattivo: il canzoniere della messa dimagrisce

Già.
La controriforma musicale è in atto.
Ricordo una commovente messa al crepuscolo di un giorno di Primavera al Challenge 2008. Non ho mai suonato un "Resta qui con noi" più coinvolgente ed intenso, circondato dai miei fratelli in Cristo e dai ragazzi che abbiamo promesso di servire. O le ultime battute del Campo di Reparto di Sasso di Castalda, con un Padre Nostro cantato sulle note di Bob Dylan che lasciò una traccia di speranza tenue e mai più interrotta.
Ed il Laudato Sii di Forza Venite gente che mi scopro a canticchiare con l'ultimo fiato prima di arrivare in cima alla montagna.
Mi si suggerisce che non sono più canti adatti alle celebrazioni.
E, anche in queste ore di ansia e dolore, in cui il sonno non arriva, scoprire con una specie di incredulo stupore che nell'Italia del 2009 alcuni signori che dovrebbero essere pastori di anime si prendano la briga di compilare un indice dei canti inammissibili a Messa mi lascia di stucco.
Anni di tradizione, di amore e passione di tanti giovani cancellati con un tratto di penna.
Io non posso cantare le melodie che più i ragazzi amano e poi VOI ammetterete ancora in prima fila a Messa l'inventore della teleprostituzione che impesta le menti di questa incredibile nazione.
Credo che non mi disturberò più di portare la chitarra alle Messe in cui l'indice sarà applicato, non per altro: il canto gregoriano mi riesce male, non vorrei dovermi scusare anche di questa mia manchevolezza.
Ma non avete niente di meglio da fare?

18 settembre 2009

riprendere a scrivere

E' tempo di tornare a scrivere più assiduamente su queste pagine.
Non riesco a visualizzare un argomento preciso da cui iniziare.
Il nuovo anno scout?
L'Afghanistan?
Il lavoro?
Il tempo?
Non so.
Avrei parecchio da scrivere su tutti questi argomenti, ma inizio con una fotografia:


E inizio proprio da qui, in omaggio ad una splendida serata che ci siamo concessi a base di sushi e allegria tra amici. Ci siamo divertiti molto e contiamo di ripetere l'esperienza quanto prima.
Diciamo Venerdì o Sabato?
E per il resto?
Per il resto vorrei capire perchè fossilizzarsi su "missionedipace o missionediguerra"? La domanda è, secondo me, mal posta: "Talebani si anche in Pakistan potenza nucleare o Talebani nei libri di storia?"
Perchè non so, davvero non so, ma so che non mi piacerebbe affatto rivedere donne in burka lapidate negli stadi dall'indo al mediterraneo ed oltre... Poi, fate voi, come tutto il resto...

25 agosto 2009

Istanbul, un nuovo mondo


Le ferie ad Istanbul sono state uno spettacolare successo.
Nonostante la disavventura myair e il relativo incremento calcistico dei costi, siamo pienamente soddisfatti della scelta fatta. La città, immensa ( 13 milioni di abitanti ), affascinante, pulita ed accogliente, ci ha conquistato. La sua gente, la sua ospitalità, la sua cucina e i suoi monumenti ci hanno rapito. Nove giorni non sono stati sufficienti per saziarsi dei suoi vicoli, del suo fascino, dei suoi odori, dei suoi tesori.
Certo, abbiamo visitato la Splendida Moschea Blu, il palazzo di Topkapi, ma abbiamo visitato anche i quartieri popolari lontani dai monumenti in prima pagina sulle guide turistiche. La vita brulicante nelle stradine affollate ci ha colpito, l'efficienza e la puntualità dei servizi pubblici meravigliato, i sapori delle spezie ( e anche quello della cipolla cruda ) saziato.
Una città da vivere, non da visitare!

7 agosto 2009

Ferie in VPN

Beh, con un pensiero al Clan in Route, un altro pensiero, decisamente meno piacevole, alla Sala Macchine, con una mano sulla valigia ed un'altra sulla tastiera del netbook che non si sa mai, Chiudo per ferie lavorative, non mi cercate fino al 16 sera, buon riposo e buon divertimento...

3 agosto 2009

il Daltonismo, la pillola del giorno dopo e Don Peppino Diana ( per tacer del Papi)

L'Onorevole Pecorella dice quello che dice su Don Peppino Diana, martire della Fede.
Silenzio.
Pillola del giorno dopo:
feroce reazione.
Il Papy fa venir fuori dei suoi sollazzi.
Silenzio.
Il Papy da trent'anni sta modellando l'Italia a sua immagine.
Silenzio.
Ce li compriamo un paio di occhiali decenti?
Altrimenti, sarebbe meglio chiudere tutti e due gli occhi piuttosto che vivere come se quello che ci rifiutiamo di vedere non esistesse.
Che dire, magari solo per evitare brutte figure coi fedeli di altre nazioni...

30 luglio 2009

Materadown: tagliamo gli alberi invece di rifare l'asfalto.

A Piccianello il comune ha tagliato tra maestosi e grandi alberi.
Le loro radici provocavano dei dossi sull'asfalto, dossi "pericolosi" per gli automobilisti, motociclisti, ciclisti, carrozzine ed affini.
Pare che un sacco di gente abbia avuto incidenti a causa delle radici.
Però mi sorgono un po' di dubbi:

  1. non sarebbe stato più semplice ripristinare l'asfalto con un dosso e lasciare lì gli alberi?
  2. Come mai i miei concittadini sentono l'esigenza di viaggiare a velocità sostenute in perfetta corrispondenza con un incrocio? Il Comune spende denaro per piazzare dossi artificiali per rallentare gli automobilisti e toglie quelli naturali a ridosso del quadrivio di Piccianello con annessa immissione dal benzinaio...
  3. Ovviamente, i bellissimi alberi non ci sono più da giorni, i dossi causati dalle radici sono ancora lì a ' mettere a rischio l'incolumità dei cittadini '... L'asfalto non si sono degnati di ripristinarlo.
  4. Nel migliore dei casi, gli alberi sono stati tagliati inutilmente... C'è chi il deserto ce l'ha nel sangue.

24 luglio 2009

Le Benevole, di Jonathan Littell

In realtà, io lo sapevo già.
Come tutti, avrei voluto non sapere.
Come tutti, diciamo, piuttosto, come molti.
"Le Benevole" è un romanzo storico ambientato nei primi anni Quaranta. E' l'autobiografia di un ufficiale superiore delle SS sopravvissuto alla guerra che è riuscito a farsi una nuova vita. La Shoà raccontata dalla parte del Demone. Il brutale dettaglio con cui sono narrate le vicende del nostro eroe rende la lettura a tratti fisicamente nauseante. Intendiamoci, credo che il romanzo sia bellissimo ed avvincente, la nausea non è causata da deficienze letterarie ma dalle terribili e sinistre implicazioni nel raffronto tra la realtà romanzata, quella storica e quella del mio piccolo vissuto quotidiano.
Chi di voi ha visto Schindler's List?
Pensateci.
Rivedetelo se occorre.
Il comandante delle SS assieme ai suoi accoliti è descirtto come un folle sadico ed amorale a capo di un sistema di insensata e selvaggia crudeltà come l'umanità non ha mai visto prima e dopo.
Schindler's List ti fa tirare un sospiro di sollievo: per quanto gli uomini siano perversi e malvagi, qualcuno si alzerà ad affrontarli e terrà viva la speranza.
E già qui casca l'asino.
Perchè, dal 1945 in poi, non è che le cose siano andate tanto tanto meglio da queste parti dell'universo.
Le Benevole è centrato su un'estensione di quanto espresso da Hannah Arendt ne " la banalità del male": nessuno si sente responsabile del mucchio di cadaveri che dalle camere a gas va nei forni: ognuno fa solo il proprio lavoro: a prartire da chi, con gli ebrei, neppure entra in contatto: il poliziotto che alza la sbarra della caserma per far passare il camion con gli ebrei rastrellati, il macchinista che guida il treno blindato, il capostazione che regola l'orario dei treni, l'addetto alla catena di montaggio che sforna il gas zyclon B. Senza di loro lo sterminio non è possibile, ma tutti questi uomini collaborano senza fiatare. L'Autore porta parecchi esempi, nel suo romanzo, sul funzionamento della macchina di morte nazista. Le SS si disgustano a fucilare a migliaia donne e bambini, si deprimono, si suicidano, dopotutto sono persone normali! Ed ecco che volenterosi burocrati propongono le camere a gas, proprio per alleviare le sofferenze di vittime e carnefici assieme. L'industrializzazione della morte come progresso per l'umanità ferita dalla 'necessità' dell'abominevole sterminio. Il caso stabilisce chi, in quella particolare giornata, sia vittima, sia complice, sia assassino.
Il perfetto carnefice non è un sadico assetato di sangue, ma è un uomo disposto ad ogni sacrificio per il bene di sua moglie e dei suoi figli, ligio alle leggi del suo paese ed indifferente al destino altrui.
Tutto qui.
Il dramma non è che sia successo, ma che succede tutt'ora continuamente. Ogni giorno. Ogni ora che passa. E non solo in paesi lontani: mai sentito parlare di quello che succede a Lampedusa e dei respingimenti? del G8 a Genova? Della Diaz?
La figura di SS ' demone incarnato ', contrapposta a quella di SS ' persona comune che commette atrocità per caso' esce perdente dal romanzo. Purtroppo. Ed anche dall'analisi storica del passato e della contemporaneità.
Che vi sia sovrabbondanza di sadici criminali è fuor di dubbio. Che vi sia una prevalenza ottusa di persone disposte al peggio in cambio di nulla lo è ancor meno.
"Le Benevole" non è un romanzo la cui lettura possa lasciare indifferenti, se non altro perchè contiene una valida dimostrazione che la Shoà non è un caso isolato. Ma il primo caso, il primo maligno frutto di un'umanità che si prodiga ad emulare l' Obersturmbannfuhrer Maximilien Aue qui, in Italia, come in tutto il resto del mondo.

14 luglio 2009

15 giugno 2009

La Bellezza e L'Inferno: siamo tutti coinvolti.

Ho acquistato il libro per solidarietà a Roberto Saviano. Generalmente, non sono attratto dalle raccolte di articoli giornalistici. Quindi, ho preso il libro con l'intenzione di porlo direttamente accanto a Gomorra e lì lasciarlo. Mi son detto: leggiamo almeno l'introduzione... E invece...
Pagina dopo pagina sono arrivato fino in fondo in una sola domenica di mare...
Gli articoli di Roberto non sono pezzi di cronaca, ma veri e prorpi minisaggi indipendenti in cui con poche righe l'argomento viene affrontato organicamente, dimostrando che, se la camorra assedia tutti gli aspetti della società, è in tutti gli aspetti della società che va combattuta, dallo spettacolo allo sport, dalla musica al teatro.
Passando per eventi ed incontri di cui le parole di Roberto hanno, per me, un sapore di testimonianza Cristiana prima di ogni altro punto di vista.
Perchè, purtroppo, la coerenza tra la fede praticata e i comportamenti reali, tende ormai a zero. L'andare a messa tutte le domeniche quanto ti rende cattolico se, pubblicamente, esalti il Papy e le ronde, la mercificazione del corpo della donna, l'adulterio istituzionalizzato, i respingimenti dei migranti in Libia e chi più ne ha più ne metta? Gli italiani si sono assuefatti a non scandalizzarsi più delle menzogne evidenti negate il minuto dopo che sono state pronunciate. Infatti, come diceva Mario Silvestri:" Il fascismo è la menzogna che crede di essere Verità ". Ma, se Papy può anche permettersi il comportamento che adotta, tanto i suoi corrispondenti sono quello che sono ( gli elettori italiani ), ben più rischioso è imitare il suo esempio nella lotta alla criminalità che avvelena l'intera Comunità. Perchè la Camorra, la Mafia e compagnia bella nascono anche dall'incosciente capacità di dire una cosa e poi contemporaneamente negarla senza turbamento alcuno. Germinano nel parcheggiare in doppia fila anche se i parcheggi liberi sono due posti più in la. Si rafforzano nella debolezza dell'impegno civile.
Libro bellissimo, indipendente da gomorra, vale la pena di possederlo e leggerlo.
Ma, soprattutto, vale la pena rendersi conto che il fatto di vivere a Matera, non ci rende immuni da quanto capita a due passi da casa nostra.

9 giugno 2009

La bellezza e l'inferno: la Verità Esiste

Scrivere, in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere e se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Ho scritto in una decina di case diverse. Tutte piccolissime e buie. Le avrei volute più spaziose, luminose, ma nessuno me le fittava.
Non potevo girare per cercarle e nemmeno decidere da solo dove abitare. E se diventava noto che io stavo in quella via ero subito costretto a traslocare. E' la situazione di molti che vivono nelle mie condizioni. Ti presenti a vedere l'appartamento che con fatica i carabinieri hanno selezionato, ma appena il proprietario ti riconosce, la risposta è sempre la stessa: "La stimo moltissimo, dottore, ma ho già molti problemi. Capisce, qui la gente ha paura". Però accanto a questa paura, copertura vile per non voler essere ascritti a una parte - alla mia - , ci sono stati anche i gesti di molti che non conoscevo, che mi hanno offerto un rifugio, una stanza, amicizia, calore. E anche se spesso non ho potuto accettare le loro proposte, ho scritto pure in quei luoghi ospitali e colmi di affetto.
Molte delle pagine riunite in questo libro non le ho nemmeno scritte in una casa, ma in camere d'albergo. Buie, senza finestre da poter aprire, senza aria. All'estero è capitato anche che non vedessi nient'altro che quelle camere e il profilo della città dietro i vetri oscurati di una macchina blindata. Non si fidavano a lasciarmi uscire e spesso non si fidano nemmeno a lasciarmi nello stesso albergo per più di una notte. Più la criminalità e le mafie sembrano lontane, più ti trattano come qualcosa che potrebbe esplodergli sotto gli occhi. Con dei guanti che non sai se sono da cerimonia o da artificieri. E tu non capisci se sei più un pacchetto regalo o un pacco-bomba.
Più spesso ancora ho scritto in caserma. Nel ventre quasi vuoto e immobile di una grande, vecchia balena fatta per operare. Mentre fuori intuisci movimento, c'è il sole, è già estate. Sai che se potessi uscire, in due minuti passeresti davanti alla tua vecchia casa, la prima dove ti dissero "Finalmente te ne stai andando!", e in altri cinque saresti al mare. Ma non puoi farlo.
Però puoi scrivere. Devi e vuoi continuare. Il cinismo che contraddistingue molta parte degli addetti ai lavori lascia intravedere sempre una sorta di diffidenza per tutto quello che non ha uno scopo preciso. O il distacco di chi vuole solo fare un buon libro, limare le parole sino a ottenere uno stile bello e riconoscibile. E' questo ciò che deve fare uno scrittore? Questa è letteratura? Allora, per quanto mi riguarda, preferirei non scrivere.

Il bisogno di distruggere tutto ciò che possa essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. E' l'armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Che vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un'ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. Nulla può essere tolto a questi signori diffidenti e perennemente con il ghigno di chi sa già che tutto finirà male, perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Ma nel privilegio delle loro vite disilluse e protette, non hanno idea di che cosa possa veramente voler dire scrivere.
Scrivere è il contrario di tutto questo. E' riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un'informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere: appallottolandolo, mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è fare resistenza.
La mia vicenda di questi anni mi ha permesso di incontrare molte persone che non potrò mai dimenticare. Mi ha dato la possibilità di trovarmi con Enzo Biagi, di capire che quell'uomo anziano aveva ancora tanta voglia di interrogarsi e di capire il mondo.
E poi Miriam Makeba, la grande "Mama Africa", la voce che cantava la libertà di un continente e invece è morta a Castel Volturno, dopo un concerto per ricordare sei fratelli uccisi dalla camorra e per esprimere la sua vicinanza a me, che non aveva mai incontrato, bersaglio di un nemico di cui lei non conosceva nemmeno il nome.
Nello stadio del Barcellona ero scortato dai Mossos, i corpi speciali della polizia catalana che volevano portarmi a vedere la partita circondato da un cubo di vetro antiproiettile e che poi, mossi a compassione, mi hanno risparmiato quel nuovo tipo grottesco di prigione. Lì ho incontrato Lionel Messi, l'attaccante argentino del Barça, che è riuscito a rifare, identico, il gol più bello di Diego Armando Maradona. Faccia da bimbo che non dice nulla delle sofferenze che ha patito, delle cure dolorose che gli hanno permesso di crescere e divenire il più grande giocatore dei nostri giorni.

A volte però mi trovo a guardare indietro. E allora so a chi questo libro non è destinato. Non va a tutte quelle persone con cui sono cresciuto, che si sono accontentate di galleggiare, di tirare a campare in giorni tutti uguali. Non va ai rassegnati, fermi a scambiarsi le fidanzate, scegliendo tra chi è rimasto spaiato come le scarpe dentro scatole impolverate. A chi crede che per diventare adulti bisogna caricarsi in groppa i fallimenti di un altro, piuttosto che rilanciarsi insieme in una sfida. Io non scrivo mandando lettere verso un passato che non posso né voglio più raggiungere. Perché se guardo indietro so che rischio di finire come la moglie di Lot, trasformata in statua di sale mentre guardava la distruzione delle città di Sodoma e Gomorra. E' questo quel che fa il dolore quando non ha nessuno sbocco: ti pietrifica. Come se i tuoi pianti, a contatto col tuo rancore, si rapprendessero in tanti cristalli divenendo una trappola mortale. Allora, quando mi guardo indietro, l'unica cosa in cui mi riconosco sono le mie parole.
Questo libro va a chi ha reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra. A chi ha assimilato le sue parole, a chi si è ritrovato nelle piazze per leggerne delle pagine, testimoniando che la mia vicenda e le mie parole erano diventate di tutti. Senza di loro non ce l'avrei fatta a continuare a esistere pensando a un futuro. Sapendo che la mia vita blindata era comunque una vita. Senza i miei lettori non avrei mai avuto le prime pagine dei giornali, le telecamere in prima serata. Devo a loro se ho compreso l'importanza del confronto con i media. Quando dietro non ci sono il vuoto, la trama di finzioni che non fanno altro che distrarre e consolare, ma ci sono la voglia e il desiderio di tanti di sapere e di cambiare, perché non possono essere usati tutti i mezzi di comunicazione possibili per unificare le forze? Perché averne tanto sospetto o paura?
Paura. In tutte le interviste, in tutti i Paesi dove il mio libro è stato pubblicato, mi chiedono sempre se io non abbia paura che mi possano ammazzare. "No" rispondo subito, e lì mi fermo. Poi mi capita di pensare che chissà quanti non mi crederanno. Invece è così. Perché la peggiore delle mie paure, quella che mi assilla di continuo, è che riescano a diffamarmi, a distruggere la mia credibilità, a infangare ciò per cui mi sono speso e ho pagato. Lo hanno fatto con chiunque abbia raccontato e denunciato.
C'è una frase di Truman Capote, vera e terribile: "Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte". Se ho avuto un sogno, è stato quello di dimostrare che la parola letteraria può ancora avere il potere di cambiare la realtà. La mia "preghiera", grazie ai miei lettori, è stata esaudita, ma sono anche divenuto altro da quel che avevo immaginato. E questo è stato difficile da accettare, finché non ho capito che nessuno sceglie il suo destino. Però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro. E per quanto mi riesca, voglio provare a fare il mio lavoro nel migliore dei modi, senza sconti e semplificazioni, perché è questo ciò che sento di dovere a tutti coloro che mi hanno sostenuto.
Il titolo di questo libro vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall'altro esiste la loro negazione: l'inferno che sembra continuamente prevalere. Ad Albert Camus appartiene una piccola frase apparentemente senza peso. Per me, invece, ne ha molto perché mi ricorda quanto Giovanni Falcone diceva a proposito della mafia e del suo essere un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani delimitato da un inizio e da una fine. Ecco allora quel che scrisse Camus: "L'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia".

E' quello che credo, spero, voglio e desidero anch'io.

© 2004-2009 by Roberto Saviano
Published by arrangement with Roberto Santachiara
Agenzia Letteraria
© 2009 Arnoldo Mondadori Editore S. p. A., Milano.

4 giugno 2009

Il Vento - Litfiba: Piazza Tienammen, 20 anni fa

L' orizzonte e' nello specchio
l' orizzonte e' dentro me
ho distrutto tutto il tempo
perche' il tempo e' solo mio
cielo basso sui capelli
l' orizzonte e' dentro me
ho scolpito sulla pelle
che chi piange ridera'.
Sono libero, come il vento sono libero
Questo mostro ha cento occhi
cento occhi come spie
ma quei bastardi ridono
mi hanno tolto mani, bocca e occhi,
occhi... occhi, occhi... occhi, occhi...
occhi, occhi...
Sono il vento, sono libero come il vento,
senza fine ah ah ah
sono libero, sono libero
Con il cuore in quella piazza
tiene a mente Tienammen
la morte la porta la liberta' e la violenza perdera'
e ogni gabbia uccide un uomo ma la rabbia fa' resistere
e ha scolpito sulla pelle che chi piange ridera'.
Sono il vento, sono libero come il vento, senza fine
sono il vento, sono libero come il vento, seno libero ah ah ah.

Rispetta la mia scelta rispetta la mia scelta.

Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera.
Libero, libera, libero, libera libero, libera, libero, libera.

Sono libero

Per un'etica condivisa, di Enzo Bianchi

" Il permanere di questo patrimonia di idee e di ideali che hanno saputo tradursi in azioni concrete e quotidiane, la solidità di queste radici che hanno alimentato piante rigogliose capaci di dare frutti mi paiono stridere tragicamente con sentimenti, ragionamenti, disposizioni amministrativfe o legislative che presentano un quadro palesemente in contrasto con un'identità cristiana proclamata verbalmente. Si assiste, giorno dopo giorno, a una progressiva criminalizzazione del diverso, dello straniero, del povero, del debole: impronte digitali prese a bambini di un'etnia minoritaria, classi speciali che ostacolano quell'integrazione che dicono di voler promuovere, schedatura di chi vive senza fissa dimora, allontanamento dei mendicanti dai luoghi dove la loro vista turberebbe chi non li degna nemmero di uno sguardo, ronde private non necessariamente disarmate, introduzione del reato di presenza in Italia, messa in discussione della gratuità e universalità delle cure di pronto soccorso...."
Enzo Bianchi, Per un'etica condivisa, pagg 90 - 91, Einaudi
.

Enzo Bianchi interviene con lucidità, amarezza, senza paura ma, purtroppo, con meno speranza di quello che mi sarebbe piaciuto trovare in queste righe. L'analisi è concreta, mai banale, mai discostante da una visione d'Amore radicata nel Vangelo paziente, tranquilla. La tranquillità di una Fede esplicitata nei pensieri, nelle parole scritte che non si sottomettono all'obbligatoria oscenità del linguaggio contemporaneo.
Tuttavia, se da un lato mi sarebbe piaciuto, (servito?) trovare chiare indicazioni di un percorso diverso, migliorativo, dall'altro non posso che annotare quanto la situazione sia eticamente assai peggiore di quanto descritto in queste righe. Suggerirei questa breve lettura non solo ai milioni di cattolici di facciata che circondano gli ultimi nidi di resistenza, ma anche a chi credente non è. Nnon per fare proselitismo, ma come mera prova di vitalità di una Chiesa reale che non si appiattisce su diktat televisivi e bianchi e sterili templi vuoti.
Purtroppo, infine, non posso che rilevare l'assoluta insufficienza delle parole in ogni campo della Vita. Le nostre relazioni sono così fragili, conflittuali e consumistiche da incoraggiarmi a limitarle per quanto possibile: in tempi di barbarie, forse, ci salverà ancora il Benedettino Hora et Labora: il di più proviene dal demonio.

il santo protettore

3 giugno 2009

un fiore sul bilancio


Marco mi ha richiamato alla realtà ieri sera, inviandomi via mail un saluto e qualche immagine.
Se c'è un po' di tristezza per alcune decisioni che si fanno imminenti, foto come questa spazzano via ogni sovrastruttura lasciando intatte solo la coscienza della Verità e la volontà di continuare sulla Strada intrapresa.
Che altro aggiungere?

2 giugno 2009

Due Giugno 2009

"Ma come? Un sottosegretario che va a mangiare con un mafioso del calibro di Franco Sinagra?"

" E figurati che scandalo, che vrigogna! Qualisisiasi cosa fanno, i nostri onorevoli oramà sinni fottono dell'opinioni pubblica! Si drogano, vanno a buttane, arrobbano, 'mbrogliano, si vinnino, spergiurano, fanno affari con la mafia, e che gli può succediri? Massimo massimo che ne parlano i giornali per tri jorni. Po' tutti si scordano di loro. Ma loro, di tia, che hai sollevato lo scandalo, no nsi scordano, puoi essere sicuro, e te la fanno pagare".


Andrea Camilleri, La danza del gabbiano, Sellerio Editore Palermo, pagg. 250 - 251

27 maggio 2009

Leggi Ad Personam ( in attesa della nuova edizione CEI delle Scritture )

Secondo Monsignor Mariano Crociata, segretario generale dei vescovi italiani:

"Di questioni morali ce ne sono tante, oggi, ieri, noi non andiamo ad esprimere giudizi su questo o sugli altri casi. Ognuno ha la propria coscienza e capacità di giudizio. La formula questione morale non mi piace perché è riassuntiva di una realtà più complessa. Sappiamo, in passato, come formule semplificatorie hanno lasciato poi riemergere questioni drammatiche, quindi non entriamo in questioni individuali. Il richiamo del presidente della Cei Bagnasco alla responsabilità degli adulti di fronte all’emergenza educativa ha un valore generale, che non può essere sottovalutato né evaso, né strumentalizzato o legato ad aspetti di cronaca quotidiana. La sottolineatura del ruolo degli adulti, non autorizza a massimalismi semplificatori per cui le responsabilità stanno solo da una parte."

Ma vale anche per i PACS, i gay, i DiCo, Welby, Eluana, o solo per Papino il breve?

25 maggio 2009

Tempèra, BAS35 e un compleanno.

La sera del 18 Aprile 2009 percorrevamo la Bradanica deserta in direzione Matera. Eravamo fortemente scossi ed emozionati.Ma con qualche risposta in più.
A distanza di più di un mese da quegli eventi che per me non sono ancora conclusi, figuriamoci per chi li vive in questo stesso istante, posso permettermi di scrivere qualche considerazione più precisa. Ora so perchè sono partito per Tempèra, ad esempio. Nessun particolare desiderio di riscatto, ben poco egoismo da autoaffermazione. Le motivazioni sono particolarmente banali, temo: una semplice conseguenza dei lunghi anni di scoutismo, ed un profondo desiderio di mantener fede agli impegni costi quel che costi, un desiderio quasi infantile, purtroppo. Assai meno infantile è la scelta di servizio che si dimostra concreta, incarnata irreversibilmente nel mio quotidiano.
Ma vedo che sto divagando, ultimamente ho troppi cattivi esempi eh eh eh.
Sono andato a Tempèra per lo stesso motivo per cui mi sveglio la domenica alle sette del mattino e mi metto i calzoni corti per stare appresso al più prezioso bene che conosca.
Ritengo che aggiungere tentativi di spiegazione sia inutile. Chi non lo capisce non lo capirà certo con la mia eloquenza. Mentre le ultime curve della Bradanica si illuminavano fiocamente per la luce della Città in avvicinamento riflettevamo su quello che avrebbe significato per il futuro del gruppo questa esperienza.
Ora, con lucidità, spero che non ne abbia alcuna.
Ogni pensiero, ogni sentimento utilitaristico pur finalizzato a gesti d'Amore, non può che ritorcersi contro il Servizio che si vorrebbe migliorare.
Siamo andati a Tempèra perchè quell'atto è la normale conseguenza della Partenza successiva ad una Promessa che sentiamo valida e viva tutt'oggi. Alla fine di quest'anno scout posso solo confermare la mia disponibilità a continuare in un Servizio compatibile con la situazione lavorativa e a portare dei ragazzi sulle cime, lì dove attraverso le difficoltà della Strada lo scoutismo riconquista tutto il suo senso.
Il Servizio non può essere soggetto a compromessi.
Ecco perchè, giunto, oggi, ad un'età in cui ho ancora una volta rischiato e raccolto in ambito lavorativo, assunto responsabilità di ben altro peso, non vedo ragioni per indugiare anche nell'ambito del Servizio tollerando il proliferare di situazioni che con l'Agesci non dovrebbero aver nulla a che vedere. Ci sono molti piccoli mondi racchiusi in questo, ci sono molti tempi nella vita, non bisogna aver paura di cambiare per restare fedeli a se stessi ed alle persone che in concreto ricevono il nostro servizio.
Il mio nuovo modo di lavorare toglie tutte le certezze in cambio di nuove opportunità, il mio modo di offrire Servizio spero si perfezionerà analogamente nel tempo. Soprattutto, mi preme scansare tutto quello che ruba ai ragazzi opportunità di crescita attraverso la fatica dello zaino in funzione di sterili vaniloqui autoreferenziali.
Spero davvero di cuore che tutti assieme riusciremo ad incastrarci tra noi per restare saldi, riconoscendo i propri punti di forza ed i propri limiti, adeguando il Servizio alle opportunità e non il contrario, ricordando il passato per migliorare presente e futuro.
Credo che l'Operato di BAS 35 ( e della successiva BAS 204 ) vada ricordato e raccontato come assoluto paradigma di normalità. Credo che tornerò a Tempèra anche fisicamente, prima o poi. Credo che l'impegno verso l'Abruzzo continuerà. Credo di aver incontrato degli uomini e delle donne che non dimenticherò mai, sia tra le vittime che tra i soccorritori. Credo di non aver fatto ancora abbastanza. Credo che ignorerò ulteriori appelli alla ragionevolezza.
Credo nella sete in cima alla montagna e nella forza di chi mi sta accanto.
Credo sia abbastanza per oggi.
Grazie, grazie di cuore a tutti.


23 maggio 2009

ninna i ninna o questo challenge con chi lo fo?

Prima di scrivere queste righe ho fatto un breive ripasso del regolamento metodologico e dei volumi "manuale della branca rover e scolte "/ ed "il tempo del novziato". Come già sapevo, l'unico evento extra-gruppo esplicitamente ed implicitamente nominato in questi documenti riguardante la branca R/S è il Challenge. Proprio quello che è saltato ieri con meno di 24 ore di preavviso.
Che sia stato proprio l'evento regionale R/S fondamentale a saltare non mi stupisce più di tanto. Ho una lunga esperienza di situazioni in cui l'Agesci prescrive una cosa e i ragazzi si trovano a farne un'altra. Anche in questo caso, tuttavia, continuerò a seguire il principio che ha ispirato il mio ritorno in servizio attivo: non usare nemmeno un minuto del tempo che potresti adoperare per far fare ai ragazzi le attività da manuale per invischiarti in polemiche sterili.
Sta di fatto che alle 11:00 di venerdì 22 Maggio il Challenge era ai blocchi di partenza, mentre alle 16:45 era annullato e sepolto. Il mio zaino era già pronto e per fortuna i ragazzi non avevano ancora fatto la spesa.
Organizzare un evento simile costa tantissimo in termini di impegni e sacrifici. Nel mio caso ho dovuto comunque rinunciare ad un impegno familiare. I ragazzi avevano preparato qualcosa di davvero originale per la gara di cucina trappeur ( No, non lo scrivo, lo riproporranno l'anno prossimo eh eh segreto!!!). E immagino quanta fatica inutile per Mario e gli altri organizzatori diretti. Io mi sono limitato alla prova natura, ma loro?
Ma non è questo il senso del Post: scrivo ora, in giardino mentre avrei dovuto essere alle falde del Vulture, perchè è ormai chiaro che esiste, all'interno dell'Associazione, una fronda che, con vari livelli di consapevolezza, sacrifica puntualmente le attività di scouting sull'altare di attività accessorie.
CFM, CFA, Proposta Educativa, Manuali di Branca, sta scritto a chiare lettere dappertutto: lo scoutismo si gioca all'aperto con carta e bussola, cordino e paletti, fuoco e pentolone, sudore e scarponi.
Se un Challenge salta per mancanza di ragazzi interessati vuol dire che c'è qualcosa di gravemente errato nell'applicazione del metodo scout. Vuol dire che siamo arrivati, anche nell'Agesci, alla realizzazione del mondo alla rovescia.
Mala tempora currunt...

22 maggio 2009

Cronache di BAS 35, Venerdì 17 e Sabato 18 Aprile 2009



Sveglia presto, colazione rilassata in una comunità che è proiettata alla fine del Servizio. Forse in serata riusciremo a fare la Fiesta. La Fiesta non è una festa d'addio, ma un punto centrale delle comunità scout che arrivano alla fine di un'impresa. E coi ragazzi di Chieti abbiamo trovato davvero una bella intesa, peccato aver dovuto lavorare separati per la maggior parte del tempo.
In mattinata ho avuto una piccola disavventura: mentre ero chiuso nel WC chimico a fare i fatti miei,, mi sono accorto che dividevo l'intimità con una vespa. Già, le solite vespe persecutrici... Ormai mi sono abituato ad irrigidirmi nell'immobilità: ho fatto fino in fondo quello che ero andato a fare, sono uscito ed ho fatto uscire la vespa.. Il lavoro al magazzino ormai scorre con facilità: ho steso dei cordini tra i pali della tenda a cui appendere le scarpine da bimbo ed altri ogggetti colorati tipo le borse per ravvivare un po' l'ambiente. In mattinata siamo visitati da una fotografa e abbiamo inizato a passare le consegne ai Carabinieri sulla gestione del magazzino.
Subito dopo pranzo mi collego ancora al server aziendale per spedire i modelli, il tutto senza difficoltà. Ad un certo punto, nel primo pomeriggio, ho una sensazione stranissima: come se, dovendomene tornare io a casa, tutti quanti potranno farlo assieme a me. Pe rpochi istanti penso che assieme a noi tutti torneranno nelle loro case, che la tendopoli si svuoterà. E invece...
Mi ritrovo in macchina con un senso di malessere fisico crescente, stiamo tentando di arrivare al CSS per ritirare gli attestati di partecipazione, ma non ci decidiamo, giriam oa vuoto e poi torniamo al campo: al CSS ci vanno solo i capi squadra. Noi torniamo giusto in tempo per ricominciare la cernita di altri scatoloni che soccorritori ' improvvisati' ci hanno scaricato davanti al magazzino pieni di roba inutile. Passo il pomeriggio un po' in coma, non mi sento davvero troppo bene, Rocco m itira su: " Siamo stanchi, nonsiamo più perfettamente lucidi, è giusto tornare a casa e cedere il testimone a chi ha forze fresche ".
Chiudiamo il magazzino per l'ultima volta e, stanchi, andiamo a cena. Usciamo dalla sala mensa e ci sediamo lì di fronte in attesa della verifica. Mi copro, fa freddo e ho ancora mal di pancia.
Arriva Marco, Marco Rufini e si unisce al nostro cerchio allegro. Ci parla come se fosse un'altra faccenda di magazzinaggio. Ci parla della notte del terremoto. Ci racconta del fragore, delle tenebre, del terrore della sua famiglia, dell'ansia per i bambini. Il suo lavoro è nel soccorso alpino, è abituato a prendere decisioni, ma le grida di dolore ed orrore che si levarono da Tempèra alle 03:27 di quel nefasto Lunedì l'hanno sconvolto ed intorpidito. Ma subito mette al sicuro moglie e figli in giardino, accende il fuoco per dare luce e calore ad un paese immerso nelle tenebre. Scende verso il paese buio e dolente. Ci racconta l'episodio di una coppia di anziani che si p ritrovata a testa in giù nel letto tra le macerie della casa crollata. Riesce a salvare solo la donna. Ci racconta di corpi estratti, del sangue, del salvataggio di un uomo ferito nel suo letto al secondo piano di una casa crollata. Arrampicandosi come in alta montagna. Calando i lferito legato ad una scala, mentre una nuove forte scossa faceva tremare la terra e crollare il resto della casa. Ci racconta i lterrore di non poter rivedere i suoi cari mentre laa seconda scossa faceva crollare pietre lì dove era un istante prima. Ci racconta dell'arrivo dell'alba. Della luce del nuovo giorno sulla tragedia.
Noi lo ascoltiamo commossi, mi alzo, lo abbraccio, gli regalo il mio cappellone scout.
Ciao, Marco, tornerò nella tua nuova casa.
Inizia la verifica delle pattuglie agesci. Non abbiamo scritto certo la storia, ma non è stato un momento banale. Le mie considerazioni in un altro post ;-)
Ci siamo presi una piccola rivincita: per sfottere un po' i veneti che sulla segreteria in cui prestavano servizio hanno innalzato la loro bandiera invece dell'usuale Italia - Europa - Agesci, abbiamo confezionato un "Gran Pavese" fatto di mutande e reggiseni provenienti dagli scarti di magazzino e l'abbiamo attaccato sulla porta...


Poi, la fiesta nella tenda mensa: abbiamo fatto fuori le ultime scorte di salsizz ed amaro lucano al suono di scouting for boys, è di nuovo route ed al cader della giornata. Siamo andati a nanna e mi sono ritrovato subito al mattino di Sabato facendo colazione con uno stato d'animo che non saprei descrivere. Ovviamente, è arrivato un intero TIR di materiale della protezione civile, quindi tutta roba scelta e preziosa. E anche un camion con roba meno preziosa: un intero carico di scarpe da donna con tacco di 15 cm, leopardate e verniciate. Ma cos'ha la gente nella testa? Per forza, poi, il nostro Primo Ministro si fa chiamare pubblicamente papy tra gli applausi della maggioranza degli italici..
Meglio lavorare che pensarci.
E così facciamo anche in quel sabato mattina: lavoriamo.
Finchè, all'improvviso, tra uno scatolone ed un altro, arriva il cambio.
Già. La squadra mandata a sostituirci. Con tanto di fazzolettone arancione della pattuglia nazionale protezione civile. Anche se lo aspettavamo, siamo colti di sorpresa. Passiamo le consegne, facciamo gli zaini, carichiamo le macchine e andiamo ancora una volta a mensa. Poi i saluti, qualche lacrima, tante foto.
Tutto si spegne velocemente. Scendiamo al magazzino ma ci fermiamo in lontananza. Non siamo più lì e mentre piove i ragazzi della nuova squadra agesci lavorano. E non siamo più noi dietro i pacchi, a scherzare con la gente, ad ascoltare, a stringere mani, a parlare.
Niente andrà smarrito.
Buona Strada.

11 maggio 2009

Cronache di BAS 35, Giovedì 16 Aprile 2009

A un certo punto ti accorgi che il tempo passa. E' giovedì, questo vuol dire che dopodomani si torna a casa. Ma non è un 'finalmente!' la parola che appiccichi subito dopo il tuo pensiero del mattino. Proprio no... Non sai se il conto alla rovescia è verso un evento desiderato o temuto. Ormai sei parte della Comunità, non ti senti un passeggero. Ci svegliamo presto, ma riusciamo a fare con calma. Sono a colazione con Raffaele quando avvertiamo una lieve scossa di terremoto. Per fortuna è davvero leggera e quasi passa inosservata.
Ho i capelli all'olio, unti e bisunti. Approfitto di Maddalena per farmi fare uno shampo a secco seduto in un vecchio passeggino riciclato come poltrona da barbiere. Per qualche minuto mi sono visto già canuto, uno shampoo a secco non è proprio il massimo ma almeno mi sono sgrassato ben bene chè già sono in tanti a sostenere che ho una capa di sivo!
La mattina è abbastanza pesante tra arrivi e sistemazioni e consegne, il tutto è aggravato dalla richiesta di servizio in mensa. Si serve dove serve, è vero, ma da professionista sono contrario alla prassi tutta italica di azzoppare un servizio efficiente ed efficace per dirottare risorse su un altro servizio che non ne trae giovamento significativo o, peggio, come in questo caso, che non ne necessita punto. Ma mi secca che siano altri ad andare al posto mio e assieme a Raffaele abbiamo partecipato alla distribuzione di pane, posate, tovaglioli e frutta. C'è di bello che ho potuto vedere una ad una in viso tutte le persone che abitano il campo e davvero ne è valsa la pena. Non credo di aver ricevuto tanti sorrisi nella mia vita concentrati in così poco tempo, davvero un servizio fatto per bene non ha prezzo.
Dopo pranzo si torna di corsa in magazzino: a parte la sistemazione dei nuovi arrivi che si sono accumulati mente ero in mensa, ci siamo trovati anche con un metro cubo di bottiglie d'acqua da spostare... La risposta è la solita, olio di gomito. Purtroppo oggi siamo stati categorici per quanto riguarda l'orario di 'apertura' del magazzino. Mi spiego. In teoria, il magazzino è aperto al pubblico tra le 10 e le 12 e dalle 17 alle 19. Il senso di questi orari è nel consentire di scaricare ed ordinare gli aiuti. In pratica gli orari sono stati sempre tpleonastici: dal mattino a sera ingresso libero. E non può essere altrimenti dato che lo scopo della nostra presenza non è la mera distribuzione di beni materiali, ma, soprattutto, la capacità di offrire sorrisi e comprensione al di là degli orari. Oggi, però, a causa dell'impegno in mensa, mi sono trovato completamente sommerso dal lavoro e ho lasciato le tende chiuse mentre cercavo di materializzarmi, come tutti gli altri di BAS 35, in due posti diversi contemporaneamente. Ecco a cosa mi riferivo poche righe fa quando parlavo di zoppie organizative.. Ma ce la siamo cavata, tra una distribuzione di coperte ed una ricerca di scarpe 8 sempre numero 42 ). L'ora di cena, quindi, si avvicina in fretta. E, salvo una piccola disavventura che ho avuto con una carriola senza gomma, recuperata in mensa, portata al magazzino e ritrascinata in mensa senza che si sia capito chi e per quale scopo l'abbia richiesta in magazzino, il resto della giornata è stato senza storia. Ma il tempo e la distanza iniziano a fare il loro effetto. Dopo cena finiamo in 4 in sala mensa a scroccare grappa ai volontari friulani della protezione civile. Ma, con Raffaele, Rocco e Maria Pia i discorsi sono altii: l'Associazione, la Chiesa, i ragazzi....Piove e fa freddo, la tendopoli è ormai illuminata e l'aria ha quasi sapore di casa, mentre piove a scrosci nella notte.

Gott mit uns

Esistono posti peggiori in cui vivere rispetto al meridione dell'Italia Berlusconiana: il mare tra l'Italia e la Libia. La CEI protesta, ma sembra che i cattolicissimi governanti del Bel Paese lo prendando un po' come atto dovuto e non ne abbiano alcun vero timore: tanto, poi quello che conta è quello che diranno i parroci dal pulpito sotto elezioni, no?
Dell'enormità dell'accaduto non trovo quasi traccia nelle mie frequentazioni online.
E non riesco più ad immaginare modi pacifici di combattere il culto della violenza che ci asfissia.

5 maggio 2009

Cronache di BAS 35, Mercoledì 15 Aprile 2009

Felicità è ricevere uno scatolone pieno di scarpe da ginnastica nuove numero 42.
Ho rifornito il magazzino che si è, conseguentemente, svuotato in fretta.
Alle 11:43 ho ricevuto una telefonata dall'ufficio.... cinque secondi di panico. La solita 'emergenza' bloccasistema.... E' arrivato il momento di verificare il mio piano. Servo gli ultimi ospiti del magazzino, salgo in tenda, accendo il netbook e ci collego il Nokia. La connessione è 3G, Ubuntu parte in fretta: avvio skype, accedo via client per terminal server al mio sistema remoto e risolvo tutto: sblocco l'account, installo i softwares richiesti sui PC, configuro un account di posta elettronica, scrivo una mail di rapporto e chiudo tutto: certo, su un monitor lcd da 8,9" non è proprio semplice, ma il piano è riuscito e me ne vado a pranzo sereno. Missione Compiuta.
Il nostro pranzo, come al solito, è supersonico. ancor prima delle 14 siamo di nuovo in linea per confezionare pacchi. Infatti, tra tendopoli ci si aiuta ovviamente: se qualcuno ha necessità di un certo bene lo chiede agli altri e chi ne ha in più lo mette a disposizione. Mentre lavoravamo, gli ineffabili volontari dell'AEM Piemonte portavano la corrente nella tendopoli bassa e anche nei magazzini. Mi sono ritrovato due prese elettriche e due lampade sull'uscio. Abbiamo potuto ricaricare i cellulari, finalmente e con noi preticamente tutta la tendopoli. In realtà, la corrente nella nostra tenda sarebbe arrivata solo pochi minuti prima della partenza ma ci siamo arrangiati benissimo così. Come spesso accade, dopo un paio di ore di frenetica attività seguono alcuni minuti di calma assoluta. Approfitto della ritrovata indipendenza energetica per fare qualche telefonata un po' più lunga e rassicurare tutti. Poi, mi posso sedere un po' con Rocco a parlare.
Più tardi avverto un po' di stanchezza ed il tempo si guasta. Piove ma non fa freddo. Approfitto della relativamente scarsa affluenza per fare un po' di 'restyling' delle tende magazzino. Abbiamo notato che è importante dare alle persone un'idea di normalità in divenire, di ricostruzione giornaliera delle vite e delle quotidianità di ognuno. La giornata si conclude con una novità: invece che al buio, la tendopoli è parzialmente illuminata dai lampioni. E la differenza è stata notevole per le persone.
Cena e dopocena sono stati un tutt'uno, interrotto solo dalla mia telefonata al Clan in riunione. La fratellanza col Chieti si consolida tra chitarra e cioccolata. Ma non è tempo da notti brave: alle 2230 già dormivamo, senza freddo e facendo sogni d'oro...