24 luglio 2009

Le Benevole, di Jonathan Littell

In realtà, io lo sapevo già.
Come tutti, avrei voluto non sapere.
Come tutti, diciamo, piuttosto, come molti.
"Le Benevole" è un romanzo storico ambientato nei primi anni Quaranta. E' l'autobiografia di un ufficiale superiore delle SS sopravvissuto alla guerra che è riuscito a farsi una nuova vita. La Shoà raccontata dalla parte del Demone. Il brutale dettaglio con cui sono narrate le vicende del nostro eroe rende la lettura a tratti fisicamente nauseante. Intendiamoci, credo che il romanzo sia bellissimo ed avvincente, la nausea non è causata da deficienze letterarie ma dalle terribili e sinistre implicazioni nel raffronto tra la realtà romanzata, quella storica e quella del mio piccolo vissuto quotidiano.
Chi di voi ha visto Schindler's List?
Pensateci.
Rivedetelo se occorre.
Il comandante delle SS assieme ai suoi accoliti è descirtto come un folle sadico ed amorale a capo di un sistema di insensata e selvaggia crudeltà come l'umanità non ha mai visto prima e dopo.
Schindler's List ti fa tirare un sospiro di sollievo: per quanto gli uomini siano perversi e malvagi, qualcuno si alzerà ad affrontarli e terrà viva la speranza.
E già qui casca l'asino.
Perchè, dal 1945 in poi, non è che le cose siano andate tanto tanto meglio da queste parti dell'universo.
Le Benevole è centrato su un'estensione di quanto espresso da Hannah Arendt ne " la banalità del male": nessuno si sente responsabile del mucchio di cadaveri che dalle camere a gas va nei forni: ognuno fa solo il proprio lavoro: a prartire da chi, con gli ebrei, neppure entra in contatto: il poliziotto che alza la sbarra della caserma per far passare il camion con gli ebrei rastrellati, il macchinista che guida il treno blindato, il capostazione che regola l'orario dei treni, l'addetto alla catena di montaggio che sforna il gas zyclon B. Senza di loro lo sterminio non è possibile, ma tutti questi uomini collaborano senza fiatare. L'Autore porta parecchi esempi, nel suo romanzo, sul funzionamento della macchina di morte nazista. Le SS si disgustano a fucilare a migliaia donne e bambini, si deprimono, si suicidano, dopotutto sono persone normali! Ed ecco che volenterosi burocrati propongono le camere a gas, proprio per alleviare le sofferenze di vittime e carnefici assieme. L'industrializzazione della morte come progresso per l'umanità ferita dalla 'necessità' dell'abominevole sterminio. Il caso stabilisce chi, in quella particolare giornata, sia vittima, sia complice, sia assassino.
Il perfetto carnefice non è un sadico assetato di sangue, ma è un uomo disposto ad ogni sacrificio per il bene di sua moglie e dei suoi figli, ligio alle leggi del suo paese ed indifferente al destino altrui.
Tutto qui.
Il dramma non è che sia successo, ma che succede tutt'ora continuamente. Ogni giorno. Ogni ora che passa. E non solo in paesi lontani: mai sentito parlare di quello che succede a Lampedusa e dei respingimenti? del G8 a Genova? Della Diaz?
La figura di SS ' demone incarnato ', contrapposta a quella di SS ' persona comune che commette atrocità per caso' esce perdente dal romanzo. Purtroppo. Ed anche dall'analisi storica del passato e della contemporaneità.
Che vi sia sovrabbondanza di sadici criminali è fuor di dubbio. Che vi sia una prevalenza ottusa di persone disposte al peggio in cambio di nulla lo è ancor meno.
"Le Benevole" non è un romanzo la cui lettura possa lasciare indifferenti, se non altro perchè contiene una valida dimostrazione che la Shoà non è un caso isolato. Ma il primo caso, il primo maligno frutto di un'umanità che si prodiga ad emulare l' Obersturmbannfuhrer Maximilien Aue qui, in Italia, come in tutto il resto del mondo.