21 settembre 2010

La Fine è nota

Oggi sono stato invitato alle cerimonie di commemorazione per ricordare la rivolta antifascista della mia città ( Si, Matera è stata la prima città del Sud ad insorgere contro i Tedeschi ).
Non credo che vi parteciperò.
Al 99,999% per abietti motivi di impossibilità lavorativa. Altrimenti avrei partecipato volentieri. Al 99,999%.
Allo 0,001%, percentuale degna della divisione dei profitti tra zio Paperone e Paperino, no.
Perchè non riesco a vedere più le lotte partigiane come qualcosa di fondativo dello Stato in cui vivo, come una Memoria da conservare per evitare il ritorno di certe bestialità.
Inizia ad insinuarsi in me la certezza che quanto era stato abbattuto sia già tornato, o, meglio, che non sia mai stato sconfitto.
Sento che, invece di ricordare le altrui e passate gesta di coraggio ed umanità, dovremmo incominciare a prepararci a ripeterle, se ne siamo capaci. Cosa di cui dubito:
non siamo stati capaci di farci pagare dagli imprenditorucoli locali per il nostro lavoro,
non siamo capaci di far valere i nostri titolie competenze di medio - alto livello.
non siamo capaci di imporre neppure la banale quotidianità della legge della domanda e dell'offerta sul prezzo delle case superando nel ridicolo la tragedia di una città con 3 case vuote per abitante o giù di lì con prezzi capitolini,
non siamo capaci neppure di impedire il parcheggio selvaggio nel centro storico.
E vorremmo difenderci dal berlusconismo, ribellarci alla barbarie del trattamento disumano dei migranti, allo sconcio della mignottocrazia, all'orrore di Bolzaneto e Diaz?
Magari pure alle centrali nucleari nel Salento.


O a Marchionne ed i suoi. 
Ecco perchè, forse è meglio un aventino incruento, lontano e soffice, sganciato dall'angoscia della lotta continua senza speranza e senza paura.
Di che, poi, dato che la fine è nota?
Le alternative utili implicano scelte amare e dure, piuttosto improbabili in chi non ne ha fatte di più dolci in passato.
E, poi, se permettete, quando penso a quei ragazzini di 17 - 20 anni che si sono fatti ammazzare risalendo l'Italia con gli Alleati o nelle valli di Appennini ed Alpi per qualcosa che a stento trattengo nel mio quotidiano, mi viene da piangere ed è meglio non farlo in pubblico.