13 gennaio 2011

Una direzione senza direzione ( la testa sotto la sabbia )

Va bene, la direzione del PD è andata come è andata.
Cioè, se non fosse per le circostanze, mica è andata male.
Purtroppo, le circostanze, ci sono.
Un tentativo senza precedenti di schiacciare il concetto di lavoro per come è inteso in Occidente dal primo dopoguerra ad oggi è attualmente in corso.
Si progetta spudoratamente di succhiare ulteriori energie al Paese in cambio della possibilità per le classi dirigenti di mantenere i propri privilegi.
La crisi del Paese peggiora costantemente mentre a pochi chilometri fenomeni simili portati alle estreme conseguenze sono già sfociati in rivolta.
E cosa fa il PD?
Complessivamente, nulla.
Le relative fazioni, invece, oscillano tra prese di posizione costruttive e puntuali e la simpatica uscita dei Sindaci di Firenze e Torino a favore di Marchionne.
Da buon lavoratore autonomo che certi diritti se li sogna ( che so, un mese di ferie all'anno o la malattia: sì e no se di ferie all'anno posso fare 8 giorni e con la febbre a 38 confermo che si lavora alla grande ), potrei francamente fottermene, tanto, per me, tanto peggio tanto meglio.
Invece, questa è la fase cruciale.
Non è tanto importante che vinca il Sì o il No.
E' importante che si riesca a fare una scelta di campo:
dobbiamo inseguire la Cina ( Dottrina Marchionne ) o dobbiamo inseguire la Germania e la Scandinavia ( Opzione Giordano & Soci ) ?
La Questione è che la Dottrina Marchionne è un falso storico: con l'incidenza del 7% del lavoro operaio sui costi di produzione delle auto, concentrarsi con tutto 'sto po' po' di guerra su una componente ridicolmente bassa della faccenda è oggettivamente un pretesto di controllo sociale che poco ha che vedere coi rendimenti finanziari di una multinazionale.
Ecco perchè sono parecchio seccato con dirigenti e rottamatori, macchinisti ed affini:
Il PD NON deve suggerire di votare Sì o No agli operai che sono anche adulti e vaccinati e vivono in una realtà impermeabile al pensiero di questa dirigenza.
Il PD avrebbe dovuto urlare non all'attentato ai diritti, per quello ci sono i sindacati, ma alla mistificazione del governo e dei poteri economici incapaci di costruire una strategia vincente per il Paese e determinati a mantenersi lì, in cima, a discapito di tutto.
Invece, ci si lascia colpevolmente attrarre nel falso gioco a perdere degli investimenti qui, dei posti di lavoro lì, mentre si fa finta di dimenticare che un'impresa seria gli investimenti li fa e basta se vuol sopravvivere.
Passi il Sindaco di Torino, ma rilevare un'ulteriore convergenza tra la leadership del movimento dei rottamatori con Berlusconi è un triste segnale di fallimento genetico del Partito.
Eppure, gran parte del PD un progetto di rilancio del Paese, di ricostruzione di una forza comunitaria di rinnovamento nazionale, ce l'ha, coerente ed efficace.
Peccato che non abbia voce, né spazio.
Peccato davvero.