4 maggio 2011

la ragazza che zombava col fuoco

Attenzione. 
Spoiler: le parole che seguono contengono parte della trama de " La ragazza che giocava col fuoco " di Stieg Larsson che ho testè finito di audioleggere mediante la melodiosa voce di Claudio Santamaria. Apprezziamo l'iniziativa della Marsilio, anzi, tifiamo per tutte le case editrici capaci di sfruttare i nuovi sistemi editoriali: ebook ed audiolibri in primis!
Dunque, spero di essere breve, al contrario della buonanima di Larsson.
La ragazza che giocava col fuoco non è un brutto romanzo.
E' un bel giallo, diciamo discreto.
Ecco, per farvi un paragone io generalmente non riesco ad indovinare i colpevoli dei romanzi di Camilleri.
Anche in questo secondo romanzo ( come nel precedente Uomini che odiano le donne ) sono riuscito ad indovinare, come dire, l'assassino e relativo meccanismo.
Ma questo è il meno.
Avrò avuto un ( altro ) colpo di fortuna.
No, il guaio di questo romanzo è che è scritto per qualcuno che NON ha letto il precedente.
Pertanto, gran parte delle indagini di polizia, ad esempio, contiene descrizioni di fatti già noti e Larsson non riesce ad innescare, nel lettore, un meccanismo mentale tipo: "No, idioti, non è come sembra, ma... ".
Nel mio caso, ha innescato un meccanismo mentale del tipo: "Sì, lo so, vai avanti".
E, questo, per un bel pezzo del romanzo.
In quanto al complotto contro la povera Lisbet, beh, si vede che Larsson è svedese, letto in un paese in cui nei commissariati della Polizia della Repubblica sono esposti pubblicamente e con orgoglio simboli di organizzazioni eversive  antirepubblicane il progetto di Larsson merita un'esposizione in Topolino e non in un romanzo che vorrebbe essere di denuncia eccetera.
Che dire, se devo leggermi romanzetti d'evasione prolissi e ripetitivi preferisco di gran lunga Tom Clancy: almeno lui scrive di cose che si avverano ( attentato terroristico usando volo di linea in 'Debito d'Onore' o la fine di Bin Laden nel recentissimo 'Vivo o Morto'). 
E, poi, i personaggi di Tom Clancy sono ordinari cowboy vecchio stile, non donne che lasciano i fidanzati senza una riga di spiegazione e si rifanno le tette appena hanno due lire trattando a pezze da piedi amici e benefattori.
Sarò all'antica.
E magari sarà per le tette finte che Lisbet sopravvive a 3 proiettili calibro 22 sparati a bruciapelo di cui uno nel cranio con inclusa sepoltura nel bosco: dentro ci aveva aria!!
Che dire, poi, del povero coprotagonista, il giornalista: sembra un incrocio tra un boy scout di Bernard Show ed un Walker Texas Ranger dei poveri. Ma rispondere al cellulare? No, eh!
Il personaggio più figo è proprio Paolo Roberto: non per niente è un Pugile vero eh eh eh!
Confido che l'ultimo volume della trilogia non contenga per il 40% un riassunto dei due precedenti romanzi.
In conclusione, è un giallo di quelli che leggevo con piacere in treno sulla tratta Torino Bari comprati a cinquemila lire all'edicola della stazione. Nè più, nè meno.