4 ottobre 2011

Vogliamo i Colonnelli !!!!


Quando il pane toccò il prezzo di quattro euri quattro al chilo e la disoccupazione superò il 50% degli abitanti, centenari e lattanti inclusi,  il silenzio scese sulla Città.
Ormai la fame non bussava più alle porte, si era accomodata in cucina e si magnava tutto lei.
I Materani avevano sopportato l’aumento della frutta secca e quello dei parcheggi senza fiatare e c’era stato qualche mugugno solo quando i fuochi d’artificio alla Bruna erano stati annullati   per risparmiare.
Ma, in quel secondo autunno dal fallimento dello Stato Repubblicano, mentre da Roma ci si impegnava per stabilire un ordine nuovo, nella piccola Matera la situazione stava sfuggendo di mano ai maggiorenti e le contestazioni erano ormai aperte.
Correva voce che un pitale fosse stato rovesciato in testa al comandante dei pretoriani urbani mentre, come ogni giorno alle 10 del mattino,  chiacchierava al tavolino del bar  incurante dell’  ingorgo nella trafficatissima zona pedonale!
Ed è qui che entro in scena io: Eustachio Montemurro, ispiratore dei primi gesti di resistenza ( no, il pitale non l’avevo rovesciato io, ma avevo contribuito al suo riempimento ) e che, grazie ad una sapiente campagna sul Web ero diventato l’icona del ‘nuovo-che-avanza’.
Mi ero preparato accuratamente per mesi, tessendo le fila di una ragnatela che componeva tutte le associazioni ed organizzazioni di volontariato e di cittadini di buona volontà schifati dal marciume della nostra classe politica, stremati dall’impoverimento del Paese e ormai pronti a tutto per sottrarsi alle angherie dei Potenti di turno e dei loro sgherri.
Materatown sarebbe insorta e, al grido “Pane e Libertà”, il Popolo si sarebbe ripreso i suoi diritti e la speranza in un futuro migliore.
L’ora x era imminente e i capi della congiura si erano riuniti per verificare gli ultimi dettagli ed appianare i pochi disaccordi residui.
Il luogo del convegno era il garage del mio più vecchio amico, Michele, che aveva condiviso con me lotta, soddisfazioni e precariato. Cioè, io il precariato lo vivevo ancora, lui era stato ‘stabilizzato’ alla Provincia l’anno prima grazie allo zio usciere.
Il garage era illuminato crudamente da una lampadina, ma era arredato come una garconierre  con un assurdo divano in pelle rossa e gialla
“Sai - mi disse Michele,  - me lo so’ fatto fare con gli scarti di magazzino da Antonio, quello che lavorava al Salottificio, a nero è quasi gratis!”
“Per giocare a carte la sera”
Si sentì in dovere di precisare.
Gli ospiti stavano iniziando ad arrivare alla spicciolata, uno alla volta e da strade diverse, quando la porticina interna si spalancò ed entrò la mamma di Antonio con una guantiera di focacce e panzerotti: “Permesso?”
E inondò in più riprese la tavola di panzerotti caldi, pizze, focacce, rustici, bottiglie di birra gelata e di vino nostrano.
“Ho avvisato mammà che avrei avuto qualche ospite stasera e sai com’è, non ha voluto lasciarci digiuni, dice che è maleducazione...”
Alla faccia della riunione segreta...
Non hanno pane ? Perché non mangiano focacce?
Iniziavo a spazientirmi, perché la riunione era alle 21 e alle 2130 non eravamo neppure la metà.
Squilla il cellulare: mi prende un colpo, è il collettivo femminista, se mi contattano per telefono vuol dire che è questione di vita o di morte: “Pronto? Che succede?”
“Ehi, senti, ci eravamo dimenticate che oggi c’è il Cineclub “Da Donna a Donna” e non possiamo mancare, ci aggiornate dopo di quello che avete deciso?”
Click.
Mentre guardo sbigottito il cellulare si avvicina il capo dei boyscout: “ Carissimo, siete pronti? Purtroppo noi il prossimo Week End proprio non possiamo, abbiamo il pellegrinaggio in ginocchio a Picciano, sai, Sua Eccellenza il Vescovo ritiene che sia il modo migliore per motivare i giovani e fare penitenza dei nostri peccati, chiamaci dopo la rivoluzione, faremo volentieri da servizio d’ordine per l’insediamento del nuovo governo.”
E, senza proferire parola, si avvicinò al tavolo, si prese due panzerotti ed una bottiglia di birra ed uscì dal garage.
Nel frattempo, però, gli altri erano arrivati e stavano chiacchierando tra di loro servendosi generosamente.
Io, ostentando tutta la mia irritazione mi avvicinai al tavolo e dissi secco:
” Allora, cominciamo? E' mai possibile che non si possa mai essere puntuali? Ci eravamo messi d'accordo per le nove!!”
“Eh, ma tu alle nove le proponi le riunioni, io prima delle dieci in genere non esco di casa...”
Sorvolai.
Era meglio.
Carlo, il leader riconosciuto del movimento ambientalista lucano, gesticolando e col boccone di focaccia in bocca, mi rispose: “Sci, mh fin, - glom - ceppeccat che si raffredda tutto se no” completando la frase dopo aver deglutito.
Così, seccato ma rassegnato, presi un panzerotto superstite e iniziammo la riunione attorno alla tavola imbandita.
“Uaglio'!” Momento di silenzio significativo “ Adesso ricapitoliamo il piano che pscre' è il Giorno”.
“Ecco”, interruppe subito Ciccio, il Leader di MateraMena, “Se il Podestà non lo rapiamo in via del riscatto noi non partecipiamo: sarebbe un oltraggio alla memoria collettiva cittadina”
Angora co' 'sta storia? “Ma ragiona, Ciccio, quando cavolo vuoi che ci passi quello per via del riscatto? Il prossimo megaconvegno alle Monacelle è tra 1 mese”.
“Ho una parola sola: il gesto deve essere simbolico per resuscitare il defunto orgoglio dei materani! !”
E, con un rustico ripieno in una mano, una bottiglia di birra nell'altra, si andò a sedere offeso sul divano.
“Andiamo avanti: gli ambientalisti ...”
Arrivò, puntuale, l'interruzione di Damiano, il neoeletto ( con primarie a doppio turno e uninominale secca ) leader degli ambientalisti: “ Noi ambientalisti occuperemo il Parco della Murgia e lo terremo per Sempre, se necessario.”
Silenzio.
“Scusami Damiano, ma voi nel piano avreste dovuto occupare il municipio infiltrandovi con la scusa della verifica dei certificati verdi della cementeria!”
“Appunto: è inaccettabile che noi si macchi la nostra immagine accettando la bufala dei certificati verdi della cementeria, queste sono pagliacciate inutili e poi dove vuoi che si esprimano al meglio le nostre capacità: nel cemento del comune o nel meraviglioso Parco della Murgia?”
“Ma se non occupiamo il Comune, non rapiamo il Podestà che cosa concludiamo? Almeno, l'associazione dei fornai ce la occupa la camera di commercio?”
“Uaglio' e che ti credi? Certo che la occupiamo, gli spacchiamo la faccia a quelli, però arriviamo alle 15 e ce ne andiamo per le 19 sennò u pen ci lo fesc?”
“Ma la Camera di Commercio allora è chiusa!”
“E questi siamo noi!”
“Ma così ci rimangono solo i Comunisti e l'Azione Cattolica”
“Noi ci siamo!” Confermò subito il segretario del PCI Materano: “ Noi rispetteremo il piano alla lettera: prenderemo e terremo Palazzo Lanfranchi e difenderemo i quadri di Carlo Levi fino alla morte! Noi comunisti non ci tiriamo indietro!”
Bella soddisfazione, peccato che siete solo in sette...
Pensai senza permettermi di dirlo ad alta voce.
“Anche l'Azione Cattolica farà la sua parte, ma invece della manifestazione potremmo fare una Processione? Sai, Sua Eccellenza il Vescovo ci terrebbe tanto che facessimo anche noi qualcosa in parallelo ai Boysc...”
“BASTA!” Gridai. “MA VI RENDETE CONTO? E' UNA FARSA!!!”
Così, dopo 10 minuti supplementari di grida ed insulti incrociati, la riunione si sciolse con due punti fermi: la rivoluzione era rimandata sine die e la tavola imbandita era stata completamente svuotata di cibi e bevande.
Ora era il mio turno di accasciarmi, sconsolato, sul divano assemblato in nero dall'ex operaio del salottificio.
Michele stappò una raffo e me la porse.
Ne bevvi metà, pensando, invece che al fallimento della serata, a quante femmine si fosse fatto Michele su quello stesso divano.
Ripulimmo il garage ed uscimmo nella notte materana, umida e gelida.
Michele mi salutò ricordandomi che l'indomani ci saremmo visti in palestra.
Uscito dalla stradina mi trovai di fronte due auto che un tempo erano state dei vigili urbani
“Scappa, scappa!” Gridai: ”Gli sgherri del Podesta’ ”
Per fortuna Michele era già in casa al sicuro ed io mi sentii doppiamente fesso: prima perché gridando avevo confermato che non ero solo e che stavamo facendo guai, poi perché mi ero fatto fregare per niente: avessimo almeno concluso qualcosa...
I podestini erano troppi e sia la fuga che la resistenza parvero subito inutili.
Senza tanti complimenti fui buttato in auto ma non ci fermammo né al palazzo del comune né ai carabinieri né in questura. Dopo che sorpassammo pure via Cererie iniziai a preoccuparmi: dove cavolo mi portavano?
L’auto percorse tutta la Città fino alle sue estremità settentrionali, arrampicandosi per la stretta stradina della Collina di Serra Rifusa e fermandosi, finalmente, davanti ad una villa apparentemente diroccata.
Ci fermammo nel piccolo giardino incolto ed io fui invitato ad uscire dall’auto e fui accompagnato all'ingresso.
Con titubanza entrai nella villa.
L’interno era completamente differente: un grande salone, arredato elegantemente, mi accolse col calore e la luce di un festoso caminetto acceso.
La rivelazione della Realtà mi schiaffeggiò in pieno volto:
era, quindi, questo il famoso caminetto dove si decidevano le sorti della Città.
Non era un luogo metaforico, ma un oggetto concreto.
Seduti in poltrona, il Podestà ed il precedente Podestà, pubblicamente avversari acerrimi.
“Benvenuto, dottor Montemurro” Esordì l’ex Podestà.
E pensare che l’avevo pure votato a suo tempo! Decisi di ignorarlo, tanto ormai...
“E’ davvero un piacere”, continuò invece il Podestà, sorridendomi mentre si alzava dalla poltrona.
Io, spavaldo, risposi: “ Grazie, ma se avesse tardato ancora un po’ a mandarmi contro i suoi uomini i ruoli sarebbero invertiti.”
Il Podestà allargò ancor di più il suo sorriso.
“Ah, giovanotto, iniziamo male, guardi che c’è un equivoco”
“Equivoco? Lo chiamate così un arresto illegale?”
“Macché arresto, avevamo urgenza di parlarle soprattutto per congratularci con lei per aver portato a termine un’impresa così impegnativa!”
Ormai non c’erano dubbi: giocavano con me come gatto e topo. Mi prendevano per il culo.
“Davvero?” Risposi caricando la singola parola di tutta l’ironia di cui ero capace.
Invece, il Podestà smorzò il sorriso e rispose seccamente:
“Certo. Lei ha coordinato al meglio un’operazione clandestina confidando esclusivamente su materani, costringendoli quasi a prendere impegni precisi, ad essere quasi puntuali, ad assumersi quasi delle responsabilità. Ma si rende conto? Noi, che governiamo la Città da sempre, riusciamo solo raramente ad arrivare a simili risultati!”
“Non capisco, ma che sta dicendo? Mi sta sfottendo?”
Intervenne l’Ex Podestà.
“Mi scusi, dottore, ma lei perché si è messo a progettare questo colpo di stato? Mi risponda sinceramente.”
“Perché siete degli incompetenti ladri, strettamente nell’ordine! Non riuscite neppure a capire che se faceste qualcosa per la gente lì fuori campereste pure voi assai meglio! Noi non ne possiamo più di questo schifo di situazione: ci avete portati alla fame! Pure il Pane ci avete tolto!”
Serafico, l’ex Potestà continuò” Certo, Lei ha perfettamente ragione. Ma Lei ha un problema.”
“Certo che ho un problema: ho fallito!”
“No, no, non quel problema. Il suo problema è che è solo. Non qui.
E’ solo nelle intenzioni, negli scopi e negli strumenti. E’ solo perché chi l’ha seguita l’ha fatto per secondi fini, l’ha fatto per incoscienza e forse per noia.
I più, mi dispiace affermarlo, per autocommiserazione: non potendo essere, scelgono un eterno tentare.
E non dia solo la colpa a noi: se l’avessero seguita noi domani saremmo fuori gioco e Lei e i suoi al comando.
Ma due cose le devo raccomandare di ricordare.
La prima è ovvia: non l’hanno seguita.
La seconda è meno ovvia. Se avesse avuto successo a spodestarci, è proprio sicuro che avrebbe avuto successo nel risollevare le sorti di questa Città?”
Gelido, risposi: “ Ci sono teorie gettonatissime sul fatto che se si demolisse il Comune e non ci fosse più nessuno al comando le cose andrebbero comunque meglio”.
“Non mi sono spiegato: Lei è sicuro che una volta al comando i suoi amici non la tradirebbero all’istante per interesse personale? Non con cattiveria. Diciamo che inizierebbero a far togliere la sacrosanta multa al parente che ha gettato la monnezza per terra. Ma non c’è bisogno di arrivare a tanto: diciamo che le farebbero quello che le hanno combinato stasera! Lei è sicuro che sia possibile far meglio di noi?
Lei si  ricorderà senz’altro  che, due anni fa, quando lo Stato fece Default, e questa Città si trovò a dover trovare il modo di racimolare trenta milioni in poche settimane, il meglio che i suoi co-rivoluzionari seppe fare fu una campagna di stampa perché si tagliassero i costi della Politica? Una specie di barzelletta: a noi servivano trenta milioni per la luce, la monnezza, le scuole e i vecchietti e passammo un mese a leggere sui giornali che se avessimo licenziato l’addetto stampa avremmo risolto i nostri guai, per non parlare di quei rompicoglioni che pensavano di risolvere tutto con quella cosa sui computer, pinux, tinux o com'era”.
“E allora, certo non è razionale ma a questo baratro ci avete condotto voi che rifiutate qualsiasi innovazione!”
“Oh, ma io non discuto questo, io vorrei capire da Lei come intende uscirne contando su questa metodologia che neppure l’ha portata a sostituirci”.
O intende risolvere i problemi dei rifiuti per strada con la bacchetta magica? Non è che siccome Lei è indubbiamente onesto e capace i 6 milioni necessari le pioveranno nelle tasche. Non è che i suoi concittadini smetteranno di lamentarsi della sporcizia nello stesso istante in cui buttano i pacchetti di sigarette vuoti per terra!”
“Ma noi...”
“Ma voi fareste senz’altro meglio, se vorreste davvero farlo. Ma mi dica la verità: ha qualche indizio di una precisa volontà di cambiamento? Di miglioramento? Parlo di atti concreti, non di divagazioni e sfoghi sui siti internet. Mi risponda, per favore, sulla pratica: i suoi cosiddetti sostenitori si comportano come tedeschi laconici, puntuali e concreti, o come perfetti materani che parlano più o meno in italiano su internet invece che in dialetto piazza?”
Il discorso mi sembrava assurdo, ma non mi veniva in mente niente da ribattere.
Effettivamente, i risultati pratici non erano dei migliori.
“E quindi? Che volete da me?”
Provai a cambiare discorso.
“Da Lei?” Disse il Podestà stupito.
“Beh, da Lei vorremmo una collaborazione, è ovvio.”
“Credete che mi faccia comprare?”
“No, ma crediamo che si lascerà assumere!”
L'Ex-Podestà prese la parola: “ La sua impresa ha suscitato notevoli interessi in certi ambienti che hanno riconosciuto le sue capacità e che, francamente, ritengono siano sprecate all'esterno delle vigenti istituzioni.”
“Per esempio? A cosa e a chi si riferisce?”
Notai, mio malgrado, che il tono della mia voce si era notevolmente raddolcito.
Il Podestà si era alzato e stava componendo un numero sul cellulare. Pochi secondi dopo parlò brevemente, si avvicinò e mi porse il telefono, dicendo con un gran sorriso: “ Dottore, c’è Sua Eccellenza Emilio...”
“..Buccico?” Dissi io, ingenuamente.
La faccia melliflua del Podestà si deformò in una smorfia seccata:
“Ma quale Buccico!!!”