13 febbraio 2012

Buona Strada, Arco Sicuro.

Un uomo, privo del braccio sinistro, riceve un grosso pacco via posta.
Lo apre: contiene una grande borsa termica.
Dentro la borsa termica, tanto ghiaccio e...
un braccio sinistro chirurgicamente spiccato dal busto.
L'uomo annuisce, riempie di ghiaccio fresco la borsa termica, reimballa il tutto e lo spedisce via corriere espresso ad un altro uomo.
Anche questo destinatario è privo del braccio sinistro e, ricevuto il pacco, annuisce soddisfatto per il braccio che ha trovato nella borsa termica e compie le stesse operazioni del mittente: lo reimballa e lo rispedisce... ad un altro uomo senza braccio sinistro.
Il tutto si ripete altre quattro volte. In totale, quindi, sei uomini privi di braccio sinistro hanno ricevuto il pacco.
L'ultimo della serie, ricevuto il pacco, lo seppellisce in giardino.
Sapreste riscostruire la storia che c'è dietro queste righe?
Ecco.
Io ho scolpito in mente il suo volto che riluceva, sotto i nostri sguardi di quindicenni, mentre ci proponeva questo indovinello, una serata di fine anni '80, durante una riunione di Alta Squadriglia, nella vecchia sede del Reparto Sagittario, Matera 1Noi, che ci accalcavamo in quantità inverosimili nella sua R4 rossa e pendevamo dalle sue labbra quando parlava.
Gino Palumbo che ci ha lasciato in punta di piedi, anche se solo fisicamente.
Il suo è stato il volto di un uomo che ha fatto sorridere il mio cuore e lo ha colmato di tristezza nel giorno del commiato.
Gino è stato non solo il mio Capo Reparto, ma un amico di tutta la vita. 
Certo, come è ovvio, ci incontravamo di rado data la differenza di età.
Ma non importava quanto raramente potessimo vederci, è sempre stato come se fossero passati pochi giorni dall'ultima volta. Ad esempio, ricordo un pomeriggio ci incontrammo casualmente in un'azienda ed improvvisammo lì per lì la solita scenetta del Treno di Totò, scenetta che avevamo più volte messo in opera in varie occasioni passate.
Gino ha continuato a seguirmi negli anni del Clan e dell'Università ed è stato il mio punto di riferimento per gran parte della mia giovinezza.
Era il Capo Reparto.
Che mi ha accolto, incoraggiato, spronato.
Nel pensiero e nell'amore, oltre che nella cucina trappeur e nelle legature.
Gino mi ha insegnato a leggere le stelle e ha fatto del suo meglio per farmi capire come fosse importante leggere se stessi.
Mi ha insegnato ad accendere il fuoco con la legna bagnata e quanto sia fondamentale attaccare di sorpresa nei grandi giochi allo scalpo.
Non mi ha mai fatto sentire di troppo ed ha avuto una pazienza ed una capacità di relazionarsi con me e con gli altri che ritengo ineguagliabile:
quando, da esploratori, dopo il Silenzio, tentavamo di uscire dalle tende per continuare a divertirci in 'notturna', la piccola brace della sua sigaretta accesa nella notte di fronte alla sua tenda poteva essere un impedimento seccante, ma già allora, a 15 anni, ci sembrava chiaro quanto fosse importante che Gino vegliasse su di noi ed eravamo orgogliosi di un Capo a cui 'non la si fa'.
Eravamo felici che fosse lui a vegliare nella notte. 
Poi, quando anni dopo è toccato a me vegliare nella notte su quaranta ragazzini, la sigaretta accesa nella notte di Gino è stata la prima cosa che mi è sempre venuta in mente durante le notti di campo.
E sento viva e chiara la Sua voce, dirmi ancora:" Uaglio', ma piccè devi fare sempre massimo sforzo e minimo risultato?"
Ah, non è che mi sono dimenticato la soluzione dell'indovinello, io la so bene: le cose a cui si arriva con fatica ed entusiasmo non si dimenticano...
Buona Strada, Arco Sicuro, saperti nella Casa del Padre è consolazione grande, ma non sufficiente.