18 aprile 2012

La Solitudine del Militante

E' da un po' che rimando la pubblicazione di queste mie riflessioni.
Rimando perchè la situazione politica sembra in continua involuzione e faccio fatica a centrare il bersaglio delle mie considerazioni.
Scrivo, ma manco sempre il punto, che si è regolarmente spostato in peggio.
Dagli scandali e dalle catastrofiche decisioni prese a livello nazionale.
Quello che mi sconcerta non è assolutamente l'ascesa di Grillo.
Voglio dire: in Italia si prendono fior di voti esternando omofobia, qualche sprazzo di xenofobia, contraddizioni ed espulsioni di liberi militanti e tanto tanto tanto bacchettamagicismo.
Poi, però, la passione civile di gran parte dei militanti a 5 stelle è fuori discussione ed è completamente ammirevole, non è certo colpa loro se si trovano a seguire un comico che ogni tanto deborda nel Borghezio style. 
La cosa sconcertante è il silenzio di tutti i livelli del Partito Democratico.
Meglio il silenzio che certe affermazioni, direte voi.
Fino ad un certo punto, ribadisco io.
C'è sempre la speranza che le cavolate dette  portino alla caduta di certi personaggi.
Il Partito Democratico, inutile nasconderselo, a livello nazionale è in forte difficoltà, una balena arenata il cui primo problema sta nel continuare a credere di star ancora galleggiando in acque profonde seppur affollate di predatori.
Da queste parti i problemi mi coinvolgono direttamente ed a livello personale.
L'ultimo mese è trascorso nel limbo di un'assenza di notizie sul destino del PD Materano che mi lascia senza parole.
Dopo aver speso non poche energie nella Segreteria locale credevo almeno di avere il diritto di essere informato sullo status quo.
Non mi sto 'lamentando' del fatto che ad un mese dal Direttivo del 19 Marzo tutto taccia perchè la situazione generale è così grave da rendere superflui anche i paragoni retorici del caso.
Io non vorrei, in questa sede, parlare dell'Amministrazione Comunale, ma restare al tema del Partito.
Anzi.
Dei militanti del Partito.
Delle persone di Sinistra.







Ognuno resta nel suo intimo, come se si avesse paura di rivendicare con orgoglio la militanza coerente con idee e proposte pratiche 'di sinistra', come se si avesse paura di rispondere anche a muso duro, ad esempio, che i fondi per la mobilità sostenibile non si possono usare per costruire una tangenziale o che la raccolta differenziata va male perchè ci manca almeno il 50% delle risorse minime.
Quando si parla della situazione politica  è il fatalismo della catastrofe a farla da padrona: 


" Il Piddì crollerà, i grillini faranno man bassa ed il PDL rivincerà le elezioni".


Ecco, la profezia è già scritta e ci si affanna per realizzarla.
Se  non fosse per le circostanze economiche sarebbe un film già visto ai tempi della caduta di Prodi.
Durante la campagna elettorale del 2010 avevo l'impressione di far parte di un tentativo di riscatto, di rinnovamento, di essere un elemento di un progetto realistico, calcolato con cura per risolvere i problemi senza aspettative miracolistiche.
Ora mi sento un po' isolato, laggiù in trincea.
In altre parole: dove siete tutti?
Elettori, sostenitori, direttori e collaboratori?
Cosa state pensando?
O siete paralizzati dallo sguardo del cobra, la catastrofe della stessa portata di quella di novant'anni fa, stessa spiaggia stesso mare?
No, perchè, io, invece, paralizzato non mi sento affatto.
Se per la politica non ho talento, con assoluta supponenza ne ho per cose come il Linux Day, ad esempio, per tacere dello Scoutismo a cui non posso più dedicarmi per esclusive motivazioni economiche.
Più modestamente, un certo talento per le cose politiche devo pur averlo, numeri elettorali alla mano.
A tutti piacerebbe che il PD avesse in TV gente che parla come Civati e nelle assemblee elettive persone efficienti come il team organizzativo di Materalinux.
Peccato che così non sia.
Ora, io non mi illudo assolutamente che raccontare quanto sia spiacevole la realtà smuova le cose: chi ha deciso che non glie ne frega niente di niente non cambierà certo idea, dopotutto ha tutte le sue buone ragioni per aver smesso di lottare nell'arena pubblica.
Nè mi illudo che la frammentata dirigenza del Partito possa, ormai, dar corso effettivo a qualsivoglia tentativo di rinnovamento.
Neppure per autoconservazione.
Ma ci tengo a testimoniare questo ennesimo Otto Settembre della nostra storia in cui le prime linee sono abbandonate più che dai generali dalle retrovie.
Io credo che sia arrivato il momento di lasciar cadere tutte le foglie di fico della ragionevolezza interna.
Tanto delle due l'una: o ci si da una mossa e chi non è in grado di portare avanti un progetto sensato si fa da parte (io per primo) o si verrà travolti semplicemente dall'inedia.
Anche per l'Italia è arrivato il tempo per tutti di misurare le cose in giorni e non in mesi.
Se questo Partito Democratico deve sopravvivere è bene che inizi a dare segni di vita quanto prima.
Nel frattempo, io spero di non smarrire la rotta e continuare a vivere facendo più cose di sinistra possibile.
Come oggi, come ieri.