2 febbraio 2013

Di (A)social network e di Antidoti

Il mio esperimento di sospensione dell'account Facebook è terminato.
Sono arrivato alla conclusione che, esserci o non esserci, per me è irrilevante, quindi ho ripristinato il mio account, più che altro per semplicità logistica.
L'importanza delle cose ha assunto nuovi significati in questi mesi.
Il nuovo disco dei Baustelle, le Elezioni, un romanzo di fantascienza, una nuova serie TV, un articolo su 'Proposta Educativa', la neve, un collega che ti ringrazia per avergli fatto un favore gratuito, due calici di vino che si svuotano assieme, la sveglia che suona al mattino e una preghiera recitata in luogo ed orario che non ti aspetti, tutto ha un sapore definitivo, in questi mesi.
Questi anni di crisi sono così lunghi e prolungati da farmi sospettare di essere vittima, singolo tra milioni, di una Sindrome di Stoccolma collettiva che ci fa amare i nostri carcerieri.
Sapete quando avete una parola sulla punta della lingua ma non riuscite a pronunciarla?
Ecco, io vivo da settimane con questa sensazione, solo che non sono parole quelle che non riesco a pronunciare, ma antidoti.
Antidoti per tutto questo.