15 giugno 2013

War Sport: l'ignoranza degli italiani vs l'arroganza degli italiani (nel mondo reale)

La Politica Estera non è nelle corde degli italiani.
Non glie ne può fregare di meno, in fondo al cuore. Per un Italiano, la Politica Estera è un proseguimento con altri mezzi della lotta per bande che, da queste parti, passa per Politica Interna.
Nel corso del tempo ho assistito alla proliferazione di vari movimenti pacifinti che hanno difeso Saddam Hussein, Gheddafi, Noriega, Milosevic, ultimamente, con mio raccapriccio, pure il 'caro rispettato leader' Kim Jong Un e la teocrazia iraniana (per tacere del silenzio assordante sulle stragi siriane).
Ma fin qui, ci sta: dopotutto, superficialmente, il motto nazionale in questo genere di cose, fino almeno alla caduta del Muro di Berlino è sempre stato il noto: 


"Francia o Spagna, purché se magna".

Purtroppo, l'imbarbarimento delle italiche genti ha portato anche l'incapacità di adottare, nei fatti, il suddetto efficacissimo motto.
La posizione geopolitica dell'Italia è gravemente peggiorata negli ultimi anni.
La sponda Sud del Mediterraneo è praticamente in fiamme ed i nostri cugini in prima linea, Spagna e Grecia, non se la stanno passando troppo bene, come noi, del resto.
Ma la domanda retorica del pubblico, sugli F-35, per esempio, resta: "Ma chi volete che ci attacchi?" Come se l'Italia fosse al posto della Danimarca, circondata da paesi stabili ed omogenei.
Come se le guerre mediterranee degli ultimi due lustri siano capitate tra Nuova Zelanda ed Antartide.
Per la cronaca, come la penso sugli F-35 l'ho già scritto qui.
Per non parlare del bispensiero in perfetto stile berlusconiano che affligge la Sinistra da lustri:rendersi indipendenti dagli USA senza sostituire l'ombrello militare americano con uno nazionale.
Surreale, poi, il 'dibattito' sull'Afghanistan, in cui si sentono affermazioni del calibro "La Terra è piatta", coi Taliban confusi coi Mujahidin e con il Pakistan completamente ignorato  nel suo ruolo, probabilmente a causa del perdurante mito del 'buon selvaggio': una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti NON può essere uno stato indipendente, devono per forza essere tutti quanti burattini della CIA, no?
E non mi si ripeta la favoletta del disarmo come incipit dell'età dell'oro: il disarmo è qualcosa che funziona solo in circostanze specifiche: ve l'immaginate, voi, il Belgio che invade il Lussemburgo? 
No, certo.
E la Corea del Nord che lancia due granate su Seoul? 
Non credo che il disarmo sia un'opzione per i sudcoreani, magari lo è per i lussenburghesi...
La vocazione al martirio, cari ragazzi, è personale. 
Se ritenete che la non violenza funzioni anche con Hamas (ed è stato piuttosto complicato e lungo farla funzionare con gli inglesi della seconda metà del XX secolo ) sono fatti vostri.
Io, invece, non mi sento al sicuro con casa mia a portata di MiG (o copia cinese) nelle mani dei Fratelli Musulmani, Assad, clan libici ed altri figli dell'imminente inverno arabo.
Preferirei che fosse l'AMI (possibilmente con una forza un po' superiore a quella di quattro aquiloni) e non l'USAF a fare il lavoro (anche perchè Ustica e Cermis sono parole che non mi ricordano niente di buono) ma bisogna saper fare di necessità virtù.
A suo tempo, ho trovato 'francamente sconcertante' la passeggiata di D'Alema sottobraccio con un bel tomo di Hezbollah, organizzazione oggi allegramente impegnata nel fronte pro Assad nel massacrare il Popolo Siriano.
Ma, almeno, quella passeggiata aveva un senso pratico in piena continuità con la tradizionale politica andreottian democristiana dei passati 40 anni: noi italiani non vi rompiamo le palle e voi gli attentati li andate a fare da un'altra parte.
Invece, ultimamente, si è persa anche la capacità di seguire l'istinto di conservazione, superando anche la tradizione calcistica dell'unico Paese al mondo con 60 milioni di commissari tecnici (meno me).
Insomma, quando si parla di F-35, di ritiro dall'Afghanistan, di basi NATO, di Palestina, di Libia, Siria, di Pace, di un Mondo Migliore, di Geopolitica, bisogna saperle, le cose.
Si deve saper distinguere un M1 da un T55, un SU-27 da un Hercules, capire l'importanza di una diga come quella in costruzione in Etiopia sul Nilo nei rapporti tra gli stati interessati, comprendere che un caccia leggero non è un bombardiere strategico, che un sottomarino lanciamissili serve ad uno scopo diverso da un sommergibile, distinguere tra l'ISI e la CIA, tra Mujahidin e Taliban, tra marines e guardie forestali.
Ecco perchè io non dico nulla, in proposito. 
Perchè non sono sufficientemente informato per nutrire granitiche certezze.
E, poi, mica io siedo in Parlamento.
Quindi, attendo.
Attendo che chi vuole il ritiro dall'Afghanistan spieghi come intende gestirne le implicazioni pratiche (dalla costituzione di una base per le cellule jihadiste alle lapidazioni ecc.).
Attendo che chi non vuole comprare gli F-35 spieghi come mantenere le capacità operative dell'AMI (e magari che spieghi anche come usare gli stessi soldi per fare da moltiplicatore per economia e tecnologia avanzata e non per stipendi per pubblici dipendenti, tanto per non fare business as usual).
Ecco, francamente quando sento i vari "Senza Se e senza Ma" senza alcuna proposta consequenziale mi viene in mente Berlusconi che parla di Libertà e Giustizia.
"Se e Ma": sono cose di tutti i giorni.
Fate voi.
Io non voterò mai (e non sarò mai membro di ) un partito che non sia in grado di  dare una risposta a queste domande e che non abbia una Politica Estera coerente con gli interessi nazionali.
In breve: no agli F-35 MA?
Ci ritiriamo dall'Afghanistan MA?
Rispondere, prego.
O tacere.
Le parole ad cazzum in questi campi ammazzano gente.

PS: no: non esistono molti paesi peggiori dell'Iran in cui vivere, soprattutto per le donne.