20 agosto 2013

Scontro di civiltà per un amplificatore in via Fiorentini

La campagna elettorale tarda ad iniziare e per riempire i vuoti gli abitanti di una delle più antiche città del mondo hanno scoperto un nuovo passatempo:
insultarsi a vicenda sulla questione dei rumori notturni e della burocrazia associata alla musica dal vivo.
In apparenza i partiti del caso sono evidenti:
avventori e gestori di bar da un lato, residenti nei dintorni dall'altro.
I primi vorrebbero poter proseguire la movida fino alle ore piccole, i secondi cercano di impedire che si svolga del tutto.
A lamentarsi sono soprattutto residenti e parte dei gestori dei locali nei Sassi.
I toni sono quelli delle peggiori puntate di portaporta.
La battaglia, purtroppo, è destinata ad uno stallo sterile:
i residenti hanno dalla loro la Legge, avventori e gestori il numero (ma solo localmente).
Il mio interesse per la vicenda è esclusivamente culturale, vivo in una zona abbastanza tranquilla e non frequento la movida materana.
Anticipo subito la soluzione al problema, non secondo la mia modesta persona, ma secondo quanto mi è capitato di vedere in ricche città dell'Europa Settentrionale:
iniziare presto, finire presto.
Purtroppo, l'idea di incontrarsi per la serata attorno alle 21 e concluderla tra le 23 e la cenerentolesca mezzanotte pare che vada di traverso ai gggiovani materani.
E' possibile che la birra bevuta dopo mezzanotte, piuttosto che le ragazze/i rimorchiate dopo quell'ora, piuttosto che un assolo di chitarra ascoltato alle ore piccole abbiano un effetto di gran lunga più gradevole delle stesse identiche esperienze assaporate all'ora di cena?
Io dico di no, ma è un mio parere personale basato sull'esperienza: mai mi capitò in vita mia che le ore piccole portassero birra gratis.
E se analizziamo un po' meglio la questione scopriamo una curiosità mica da poco:
la 'guerra' sul rumore nei Sassi non è solo tra gestori e residenti, ma anche tra gestori di Hotel e B&B contro quelli dei pub.
Si arriva all'assurdo di carabinieri che intervengono su chiamata di un gestore di un B&B per 'schiamazzi notturni' provocati da un vicino Pub alle ore 22:00...
Questo dovrebbe essere indicativo ...
Tanto per dirne una, non è vero che a far silenzio a mezzanotte si danneggi automaticamente il turismo: magari una fetta (che non so valutare) di turismo se ne va in fumo causa schiamazzi notturni.
La questione, al di là della soluzione banale, è complessa e sottende vari fattori:
dall'immancabile burocrazia necessaria per far suonare dal vivo gli artisti nei locali a cosa la Città di Matera voglia farsene dei Sassi:
Devono essere fruibili per i residenti come uno dei moderni quartieri del piano?
Devono essere svuotati degli abitanti e trasformati in bomboniera?
Io credo che chi abita nei Sassi debba essere disposto ad accettare alcune limitazioni dettate dallo 'status' di Patrimonio dell'Umanità.
Che so, le antenne paraboliche, o le auto sotto casa...
E anche qualche fastidio dovuto al turismo.
Ma ritengo che i Sassi vadano abitati.
Scindiamo il problema nelle sue componenti.
Fare o non fare rumore con le attività ricreative?
Fare o non fare rumore con le attività ricreative dopo mezzanotte?
E' lecito supporre che nei Sassi i limiti di legge possano essere ignorati in quanto zona turistica?
Ci vuol poco a capire che la battaglia non è tra chi vuole il turismo e chi no, tra chi ama la musica e chi no, tra chi vuole i Sassi vivi e chi no.
E' una questione di 'mentalità'.
Proprio quella lì, quella virgolettata, quella a cui sono attribuiti tutti i mali del Sud.
Più o meno della stessa specie del diffuso fenomeno materano del tizio che non ti da la precedenza allo stop e poi si piazza a 15 km orari con braccio fuori dal finestrino ignorando la fila di macchine che si forma dietro di lui.
Quella dell' "Io so' io e voi non siete un cazzo" così permeante le italiche genti in generale e quelle materane in particolare.
Immaginatevi una Città in cui non serve burocrazia per fare un concertino, in cui un ragazzo di 16 anni alle 23 del giovedì sera è più probabile che si trovi a casa sua a dormire piuttosto che stia entrando a quell'ora in un pub, in cui si sia liberi di vedersi alle 2030 per iniziare una serata tra amici anche facendo casino all'aperto e magari di proseguirla fino all'alba senza rompere i timpani a chi dorme andando in uno degli ennemila locali sotterranei...
Vi piace di più o di meno di quella reale che abbiamo sotto gli occhi oggi?
Se alle 23 di un Giovedì sera feriale io esco da un locale del centro e incrocio un liceale minorenne che, invece, ci entra, sono io ad essere sbagliato a provare disagio per il fatto o no?
Secondo me no: il tutto si riduce ad una banale incapacità di cambiare abitudini.
Un sintomo di vecchiezza mentale che davvero fa guadagnare a Matera il titolo di città di morti di sonno, di zombie (e di vampiri aggiungo io) secondo le piacevolezze che ho letto sulla rete in queste settimane.
Verrà il giorno, quando il leone giocherà con l'agnello, in cui il lavoratore potrà dire tra se: "Quei simpaticoni mi hanno fatto star sveglio fino alle tre, pazienza, mi sveglio alle 11 e vado al lavoro a mezzogiorno".
Ad oggi, ciò, non è possibile.
E' possibilissimo, invece, compiere tra le 21 e le 24 quello che si tenta di spacciare come necessario e imprescindibile che sia fatto tra le 23 e le due del mattino.
Conviene, quindi, che sulla pubblica via si faccia silenzio a mezzanotte.
E basta.
Non si spacci il desiderio di disporre arbitrariamente della salute altrui come lotta di libertà.
Questo non vieta che si attrezzino locali insonorizzati per nottambuli e non implica coprifuoco, quindi non lede nessuna libertà di chi, legittimamente, non deve svegliarsi al mattino come gran parte dei suoi concittadini.
E magari verrà, invece, il giorno in cui un gestore di pub ed un gruppo di artisti decideranno di iniziare il loro concerto alle nove di sera.
Magari la prima volta andrà deserto, poi, se sono bravi, attireranno tutta quella fetta di persone che proprio non può uscire alle 23 ma che alle 23 a casa ci vorrebbe tornare.
E che, per come stanno le cose ora, non esce proprio.
Un po' per scherzo, un po' sul serio, sulla base delle mie esperienze al Nord e all'estero ho disegnato questo grafico:




Dal mio punto di vista, un'empirica e drammatica realtà.
Dormite, quindi, se potete. 
Meglio a letto a casa vostra, ma se vi capita, anche in piedi al bancone del bar.







16 agosto 2013

Alessio.


C'era una volta un agnellino di poche settimane di vita.
Camminava dietro la sua mamma nei dintorni di Tricarico, ma era così piccolo da non riuscire a raggiungere l'abbeveratoio dove le altre pecore si dissetavano.
Si accampo', lì vicino, un Reparto.
Un Ragazzo si accorse dell'agnellino in difficoltà.
Dei suoi tentativi disperati di raggiungere l'acqua.
Così, nel corso di tutto il campo, scavò con martello e scalpello, in un blocco di tufo, un piccolo abbeveratoio per l'agnellino.
Così, quando il Reparto se ne tornò a casa, tutti gli agnellini del gregge potevano abbeverarsi alla fontana.
Perchè un Ragazzo aveva avuto compassione di un solo essere vivente e aveva lavorato duramente per dargli sollievo.
Poi, il 13 Agosto del 2013, quel Ragazzo è tornato alla Casa del Padre.
Ciao, Alessio.

1 agosto 2013

Repetita Juvant: una storiella di aerei ed industria

Ho avuto modo di visitare, di recente, il Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana, in quel di Vigna di Valle, sulle rive del Lago di Bracciano.

F-104, in secondo piano F-86, F86k e Tornado ADV


Il museo, di per sé, merita una visita, non raggiunge le eccellenze dei musei aeronautici  anglosassoni, ma, per gli standard del Bel Paese, può andare.
Fanno bella mostra di sé, tra altri sessanta aerei, i caccia italiani della Seconda Guerra Mondiale.
A pochi metri di distanza si possono incontrare il FIAT CR-42 “Falco”, il FIAT G-50, l’Macchi 200 “Saetta”, il Campini-Caproni C.C.2 ed i Macchi 202 e 205.
Ok, se non si è storici od appassionati di aviazione sono solo sigle astruse con poco significato pratico:
traduciamole.
Eccetto il Campini-Caproni C.C.2, si tratta di Caccia utilizzati dall’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
Come al solito, sfruttiamo Wikipedia come fonte.
Il CR-42 Falco è stato il nerbo della Regia Aeronautica praticamente per tutta la guerra e...
Ed era un biplano...
Già.
La stessa formula costruttiva dei primi aerei, quelli della PRIMA Guerra Mondiale.

CR-42 Falco

E voi mi direte: “Massì, si sa, gli italiani avevano armi antiquate...”
Sì, avevano armi antiquate.
Ma perchè?
Torniamo al nostro CR-42.
Scarsamente armato, lento, addirittura privo di radio, fu facile preda degli Spitfire inglesi.
Certo, era molto manovrabile ed agile, ma era come mettere una ballerina a scansare proiettili di mitragliatrice...
Un po’ meglio si comportavano i Macchi MC 200 “Saetta” ed i Fiat G 50 “Freccia”.

MC-200



Erano monoplani, come tutti i loro omologhi dell’epoca, manovrabili e robusti, anche se dotati di armamento penosamente insufficiente: mitragliatrici leggere mentre gli inglesi ed i tedeschi impiegavano devastanti cannoncini a tiro rapido.
Tuttavia, sempre meglio dei biplani.
Già.
I biplani.
Uno, a settant’anni di distanza dai fatti, potrebbe pensare che la povera Italia Fascista si fosse arrangiata con quello che aveva.
Sfortunatamente, le cose non sono andate così...
Il discreto e moderno MC 200 fece il suo primo volo il 24 Dicembre 1937.
Il suo diretto concorrente, (era stato indetto un concorso per scegliere il nuovo caccia monoplano) il FIAT G50, volò per la prima volta il 26 Febbraio 1937, 10 mesi prima.
E il vetusto, obsoleto, antiquato FIAT CR-42?
Indovina indovinello?
Il 23 Maggio 1938.
1 anno e mezzo dopo il FIAT, 5 mesi dopo il Macchi.
Se, cari lettori, voi foste tedeschi, saltereste sulla sedia.
Invece siete italiani e credo che il fatto non vi abbia sorpreso più di tanto.
Pur disponendo GIA’ di due caccia non eccezionali, ma comunque validi (MC-200 e G-50), l’Italia mise in produzione un terzo velivolo obsoleto già in partenza e lo mantenne in produzione per tutta la durata del conflitto.
Facendo ammazzare un sacco di bravi ragazzi, abili piloti, tecnici del volo, mandati al macello contro Spitfires e Mustang ben armati, veloci e corazzati, esattamente come i loro fratelli della fanteria con le scarpe di cartone o della marina con le navi, cieche, senza radar.
Per tacere delle complicazioni logistiche di avere tre diverse linee di manutenzione e supporto.
Manca ancora un elemento al nostro ragionamento.
Il primo aereo a reazione mai costruito, il secondo a volare, nell’agosto del 1940.

CC2

Due Italie.
L’eccellenza, l’avanguardia della tecnica, la competenza degli uomini, ingegneri e tecnici di prim’ordine, ecco il CC2.
A cui l'Italia non diede nessun seguito pratico...
E anche nei MC-200 e G-50 si legge la stessa competenza.
Non erano aerei eccezionali, ma erano adeguati al momento.
L'Italia aveva la capacità di produrre aerei all'altezza dei loro concorrenti, anche se non aveva la capacità industriale di costruirne tanti.
L’Italia costruì ‘solo’ 400 G-50 e 1000 MC-200, (la Germania, per dirne una, costruì 35mila caccia Me-109 durante la guerra).
E ben 1800 CR-42 biplani.
L’altra Italia.
Quella della speculazione industriale sulla pelle della gente.
Lo sapete perchè la FIAT ha potuto costruire 1800 obsoleti CR-42?
Perchè il CR-42 era un’evoluzione di un precedente caccia biplano, il CR-32, di cui la FIAT non aveva nessuna intenzione di smantellare le linee di produzione che potè riciclare per il CR-42 grazie alla compiacenza di generali e funzionari.
Più o meno lo stesso motivo per cui alla FIAT fu consentito di costruire 400 G-50, l’aereo PERDENTE del concorso per la costruzione del nuovo caccia, concorso vinto, invece, dal Macchi MC-200.



Pensate a quei giovani piloti di caccia bruciati vivi nei CR-42, la meglio gioventù nei peggio aeroplani ...
Pensate alle vittime dei bombardamenti sulle città italiane, praticamente indifese.

Siete giovani, siete grintosi, qualificati, istruiti, ma lo Stato Italiano vi fotte e l’industriale di turno incassa.
E magari si lamenta pure.
Ma così vanno le cose.
O, almeno, così andavano, in Italia, sotto il regime fascista, nella prima metà del  secolo XX.

O no?