14 ottobre 2013

Forma è Sostanza: Papa Francesco non è marketing.

Sta andando di gran moda, nell'italico mondo anticlericale, definire il Papato di Francesco I una pura operazione di marketing di facciata.
Il leitmotiv è più o meno costante:
ad ogni iniziativa del Papa si commenta generalmente con uno standardizzato "ma pensino a pagare le tasse in Italia".
Cosa auspicabilissima, ci mancherebbe.
Le tasse della Chiesa, tuttavia, sono un argomento che ha ben poco a che fare con il messaggio evangelico: Nostro Signore ha esplicitamente invitato tutti a pagarle, Chiesa inclusa.
E se la Chiesa si discosta dal suo stesso insegnamento è perchè è e resta un'organizzazione fatta di uomini, pertanto, fallace sulle questioni temporali.
Fa specie che persone generalmente 'di sinistra' adottino lo stesso metodo dialettico tipico dei "Sallusti & Feltri": ti chiedo della Corruzione e tu mi rispondi sui Comunisti che mangiano i bambini, per intenderci.
Il fenomeno è reso ancor più grave dalla pretesa dei Non Credenti di fissare i paletti in cui possa muovesi una "Chiesa buona" secondo loro.
A parte, poi, gli strafalcioni dottrinali che si leggono in giro (ricadendo, dolorosamente spesso, nel caso di pesone degnissime che nello specifico fanno a gara con la Gelmini del tunnel Svizzera - Gran Sasso a spararle grosse):
"Se il Papa cambia la dottrina non è una cosa seria, è relativismo".
Certo, occorrono un po' più dei canonici cinque minuti di ricerca su google per arrivare alla conclusione che, per chi ci crede, Gesù è venuto a salvare tutti gli uomini.
Quelli che credevano che la schiavitù fosse legittima, che la terra fosse piatta, che le malattie fossero una punizione divina e che si potesse guarire cavando sangue.
Quelli che credevano che le donne non avessero anima e che il Sole girasse intorno alla Terra.
E' venuto pure per quelli che credono in Darwin e nella fisica quantistica ed anche per chi, tra mille anni, riderà degli uomini del XXI secolo e delle loro antiscientifiche e rozze credenze sull'Universo:
il Sabato è fatto per l'Uomo, non l'Uomo per il Sabato.
Quello che era 'vero' per una società in cui le ragazze si sposavano a 14 anni non lo è per un tempo in cui le famiglie si formano 20 anni dopo.
L'Uomo resta tale ma le sue Società mutano col tempo ed il Cristianesimo, scusatemi se vi chiedo un attimo di concentrazione in più su questa frase, dicevo, il Cristianesimo non è un qualcosa che si eredita dai padri e su cui si costruisce strato su strato come una Città.
Ma va scoperto e praticato da ogni generazione in maniera differente.
Se il Cristianesimo fosse statico, scolpito nella pietra da uomini, sarebbe finito da tempo.
Il Cristianesimo è fatto per l'Uomo ed ogni generazione di uomini deve imparare il suo significato perchè ogni generazione di uomini vive differentemente.
Bene fa Papa Francesco a sforzarsi di portare la Chiesa all'Uomo, tutto qua.
Certo, la diffidenza iniziale è sacrosanta, quasi logica.
Anche io ho considerato gli inizi del Pontificato di Francesco I con un certo scetticismo legato alla possibilità che nelle azioni del Papa vi fosse più marketing che sostanza.
Ma, pian piano, la sostanza inizia a prendere forma.
Partendo da un po' di pulizia nello IOR, poi dalla riforma della Curia Romana passando per il viaggio a Lampedusa e l'impegno serio sulla Siria e alla 'faccenda Priebke' fino a quella che altro non è che un accento maggiore su un qualcosa che è il Cuore del Cristianesimo: la Misericordia dell'Uomo verso l'Uomo.
Che, 'stranamente', agli occhi di molti, sostituisce il giudizio.
"Lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono". Ecco, questa frase del Sommo De Andrè mi sembra calzi a pennello non più sul Clero, ma su coloro che guardano con terrorizzato sospetto alla possibilità che la Chiesa sia sul punto di riformarsi ancora una volta per soccorrere l'Umanità ferita.