27 ottobre 2013

Linux Day 2013, tutti giù per terra.

E così anche questo Linux Day ( 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2013, quindi il mio sesto ) è andato.
Nelle passate edizioni l'Organizzazione è riuscita a proporre un costante crescendo di quantità e qualità:
più macchine, più postazioni, più sottoeventi. Conferenze anche intercontinentali via web, seminari di un certo spessore tecnico a livello delle migliori iniziative italiane.
Insomma, rileggendo i programm idelle passate edizioni trovo  qualcosina un zinzino più evoluto del classico 'come si installa ubuntu': i nostri seminari sul GIS, il google summer code, programmazione, firewall e quant'altro.
Pure i gadget avevamo: dai cd originali di ubuntu alle borse in stoffa alle mitiche magliette a tema.
Ma poi?



Cosa ha portato tutto quello sforzo di un pugno di persone per tanti anni?
Le amministrazioni pubbliche hanno continuato a tagliare i servizi e a comprare licenze software proprietarie.
Meno posti negli asili, più disoccupati, più profitti per i soliti noti.
I cittadini hanno continuato a usare software pirata e a regalare i propri dati al cybercrimine.
E dei Fondi Europei utilizzabili per migrazioni e implementazione di sistemi open data si son perse le tracce.
Quindi, nulla di fatto?
Io credo di no.



Certo, quest'anno abbiamo deciso di ricominciare da zero.
Dosando con attenzione le risorse disponibili.
Il che ha portato comunque ad un'offerta limitata ma rigorosa (stallmaniana, è stata definita) per i pochi utenti intervenuti.
Eppure, anche quest'anno il numero di utenti Linux è aumentato.
Eppure, anche quest'anno è stata festa.
Anche quest'anno non ci si è rassegnati al "Le cose vanno così, è inutile che ci proviamo".
Anche quest'anno è stata fatta testimonianza.
Facciamo la cosa giusta, in tre o trenta.
Resta giusta.