1 aprile 2014

Wild Turkey


Ho amato Istanbul, la seconda volta.
Una città ospitale e mistica.
Abitata da gente sorridente, allegra, efficiente.
Potrei ricordare tanti episodi, di allegria, sapore, colori.
Il venditore di tappeti, con cui abbiamo intavolato una trattativa allo zio paperone condita da "Mamma litaliani!" vari e durante la quale non è stato troppo doloroso farsi fregare.
L'impossibilità di parlare inglese in una Città in cui tutti gli addetti al turismo parlano Italiano.
Il the pagato 20 centesimi in un mercato privo di turisti.
E un signore gentile, da cui ho acquistato il mio attuale portafoglio, che, di fronte all'immancabile tazza di the, mi diceva, anni fa: "Putin, Berlusconi ed Erdogan: mafiosi e basta" In un italiano quasi privo di accento.
Ricordo il negozio colmo di colori caldi dei lavorati in pelle, il profumo di menta e kebab e gli occhi tristi di un uomo disilluso.
Il primo ed unico turco che non mi aveva dato l'impressione di una straripante vitalità.
Il portiere dell'albergo ci prendeva in giro per la tirchieria e Berlusconi.
Il cameriere del ristorantino a cui ci eravamo affezionati non aveva che sorrisi per premiare la nostra fedeltà.
Un anziano custode di una moschea di pietra, piccola e lontana dai circuiti turistici, che ci offre acqua fresca circondato dai suoi gatti, mentre l'improvviso silenzio, un dono di Allah, ci inebriava il cuore a due passi dal caos del traffico.
Una piccola counità di cristiani (tra cui una ragazza iraniana che ci ha consigliato un ristorante iraniano spettacolare... Ehm, sapete com'è, a buona tavola prima di tutto...
Ho amato Istanbul, ma Istanbul non è la Turchia.
La Turchia è un'Anatolia aspra in cui il dogma laico di Ataturk è ormai agonizzante.
La Turchia trasmette in televisioni video di cantanti bellissime e addirittura sit com sul potente esercito turco.
Ma ha un cuore di ferro dal lago di Van all'Egeo.
La Turchia delle proteste di piazza è minoritaria.
Le elezioni le vince Erdogan, nonostante la corruzione, repressione, violenza e clientelismo: forse è per quello che Istanbul mi piace tanto, mi ricorda casa...
Ma la Turchia non è Istanbul, meraviglia dell'Umanità.
E' manganellate, proiettili, bombardamenti sul Kurdistan, censura e repressione. Malaffare, corruzione, crescita economica, sperequazione, islamismo strisciante.
Poi, basta appoggiare le varie freedom flottilla che le bombe sul Kurdistan vengono dimenticate, così come i lacrimogeni gli arresti e i morti.
Ah, Turchia, che hai letto la verità e l'hai seppellita in un'urna. Il signore da cui ho comprato il mio portafoglio lo vedo ancora, sconsolato, seduto in poltrona con il the nel bicchiere di vetro sul tavolino i tek.
A subire, come me, l'azione della banda dei tre.