5 novembre 2017

Mathera: qualcosa di solido tra quello che non c'è

Quando ho avuto notizia di questo progetto editoriale non ho avuto esitazioni nel decidere di acquistare il primo numero.
Durante le mie ferie d'autunno ho avuto modo di provvedere e mi sono preso tutto il tempo per poterne leggere le 82 pagine senza saltare un rigo.
Sono soddisfattisimo sia del denaro che, soprattutto, del tempo impiegato.
La pubblicazione mi pare di altissimo livello scientifico e culturale.
Uso il limitativo 'mi pare' perchè gran parte dei contenuti esulano dalla mia competenza e mi devo giocoforza fidare degli autori.
La sensazione è di un progetto solido, concreto, avulso dalle logiche openfuffarie dell'approccio vigente a #Matera2019 che hanno portato scarsissimo reddito al di fuori del segmento turistico.
Sto valutando l'abbonamento (ma, sfortunatamente, le mie esperienze con le riviste in abbonamento attraverso il servizio postale italiano sono estremamente negative), di sicuro, durante la prossima visita a Matera, comprerò il secondo numero.
L'unico mio dubbio è nel sempre minore interesse nelle questioni materane.
Ma un lavoro ben fatto è un lavoro ben fatto!





21 ottobre 2017

1987-2017

Di farlo passare sotto silenzio non mi va.
Ma neppure di imbastire il solito logorroico pippone.
Vediamo se mi riesce una via di mezzo.
Quest'autunno, per me, sono trent'anni di scoutismo.
Così, mentre mi accingo ad accogliere le Cocci nel cerchio dei Ciclamini, qui a Villanova, penso tante cose.
Ma qui mi limito a ricordare e testimoniare l'accoglienza.
Chi ha accolto me nel Reparto Sagittario del Matera 1, tutti i gesti di accoglienza di cui sono stato destinatario, testimone, attore.
Oggi, scoutismo per me è accoglienza. 
Della Vita, dell'Altro, della Fede, dell'Umanità imperfetta.


Giovinezza

Scoutismo e Mangiare: mi viene naturale
Trenta anni di scoutismo meritano, probabilmente, qualcosa di più: magari un Punto della Strada.
Pertanto, non è detto che non riesca a ritagliarmi il tempo per una riflessione adeguata.
Oggi, però, ricordo semplicemente l'accoglienza ricevuta quell'Ottobre mentre le Cocci si avvicinano al cerchio.

23 settembre 2017

Gli Incidenti dei Ciclisti: di chi è la colpa? Raccolta di link di statistiche

Il fatto che la mobilità ciclabile sia una forma di mobilità efficace ed efficiente non in base a criteri soggettivi e personali ma in base ad analisi matematiche ed economiche sfugge ai più.
In termini semplici non ci si dovrebbe spostare in città in bici perchè è bello, naturale, rilassante.
Ma perchè la collettività risparmia un mucchio di denaro e la qualità della vita aumenta (inclusa quella degli automobilisti che trovano più parcheggi e meno code).
Secondo il Comune di Bologna (attualmente di certo non bike friendly), nel 2016 sul territorio comunale il costo degli incidenti stradali è stimato in oltre cento milioni di € (118, per la precisione).
Vedete voi.
Ora, sui benefici di andare in bici ci sono fonti documentate serie e non un po' ovunque.
Su quanto sia pericoloso andare in bici, pure.
Ma non è così facile individuare dati affidabili sulle responsabilità degli incidenti che coinvolgono i ciclisti.
Definiamo prima di tutto un dato collaterale: le infrazioni stradali dei ciclisti e il raffronto con le infrazioni stradali degli automobilisti.
La mia impressione irrilevante è che i ciclisti facciano infrazioni più o meno allo stesso modo di quando invece che in bici vanno su un'auto.
Un dettaglio: i ciclisti urbani non possono violare i limiti di velocità, quindi direi che la possibilità di infrangere il codice della strada è minore della casistica degli automobilisti.
L'eccesso di velocità è causa diretta almeno dell'11% degli incidenti automobilistici, il che vuol dire che è concausa di un'altra percentuale di certo non piccola nè lieve.

Prima di tutto, non è vero che i ciclisti non sono controllati:
sono poco controllati, esattamente come gli automobilisti.
E' vero che sono meno sanzionati? 
Non lo so: non ho trovato dati ma a quanto pare non è vero neppure questo.

Poi, nemmeno per gli automobilisti esistono statistiche sulle 'mancate sanzioni' nè sui 'mancati incidenti', ossia quelle situazioni di pericolo che, ad esempio, sono registrate on campo aeronautico.
Pertanto, dato che gli unici dati (difficilmente) reperibili sono sugli incidenti, non ha matematicamente senso preoccuparsi delle infrazioni dei ciclisti che non si  traducono in incidenti.
Infatti, un comportamento pericoloso si traduce in un certo numero di incidenti.
Quindi, non sappiamo esattamente quanti automobilisti viaggino a 60 km/ora in città, sappiamo che il viaggiare a 60 km/ora si traduce in una maggiore incidentalità (misurabile).
Pertanto si torna alle premesse: quanti incidenti coinvolgono i ciclisti per loro colpa? 
Questo dato (misurabile) ci da anche una possibile indicazione sulla loro indisciplina.

Detto in matematica, se a è l'idice di responsabilità degli automobilisti in caso di incidente con un ciclista e b è lo stesso indice per i ciclisti, quindi con a+b = 100, i dati (sotto riportati) dimostrano incontrovertibilmente che a > b.
Mi piacerebbe dimostrare matematicamente che il mancato rispetto delle regole del codice della strada che provocano incidenti è maggiore tra gli automobilisti pur essendo ciclisti ed automobilisti (s)corretti allo stesso modo.
Di fatto, è molto probabile che ai fini della sicurezza stradale collettiva tali violazioni (non rilevate e a maggior ragione non sanzionate) siano di basso impatto.
Perchè mi spingo ad ipotizzare?
Perchè, secondo i dati che intendo raccogliere in questo post 'aperto' a contributi ed evoluzioni future, in caso di incidente tra auto e bici è quasi sempre l'automobilista il responsabile.
In aggiunta, la facilità con cui in città si superano i limiti di velocità rende quasi sempre l'automobilista corresponsabile.
E il cerchio si chiude: in media, le infrazioni dei ciclisti non hanno conseguenze pratiche e non sfociano in incidenti, tutto qua.
Questo non vuol dire che non si debbano sanzionare comportamenti dei ciclisti quali girare di notte a luci spente, ad esempio. 
Significa che multare 100 ciclisti ha un impatto sulla sicurezza collettiva di gran lunga inferiore a usare le stesse risorse per multare 100 automobilisti.
E che se l'obiettivo dei controlli non è solo il rispetto della legalità ma soprattutto la salvaguardia della Vita Umana si dovrebbero controllare (e multare) sistematicamente gli utenti della Strada che provocano rischi per la Vita Umana perché controllare e multare i ciclisti indisciplinati in maniera sistematica è matematicamente uno svantaggio per la sicurezza in quanto tali controlli sono necessariamente a scapito di quelli efficaci (ossia sui mezzi a motore).

Se è possibile fare k controlli al giorno, e questi k controlli salvano v vite umane, è possibile che spostare una quota di questi k controlli al monitoraggio mirato delle infrazioni dei ciclisti porti ad una diminuzione del numero di vite umane salvate dai controlli.
Del resto è quello che è successo a Bologna nel 2017 secondo i dati del Comune: raddoppiate le multe ai ciclisti, doppiati gli incidenti del 2016 già ad Agosto 2017.
CVD. O quasi.

Chiedo, pertanto, il soccorso di qualche matematico di passaggio che mi aiuti a dimostrarlo in maniera rigorosa.




La premessa è fin troppo lunga, quindi procediamo alla sostanza del post.
Intendo raccogliere una serie di link in primo luogo a studi  scientifici e in secondo luogo a notizie di stampa riconducibili ad altri studi scientifici.
Se possibile, scaricherò e conserverò per poterli fornire a richiesta eventuali pdf di documentazione.
Intendo, quindi, fornire i dati sufficienti per rispondere velocemente alla domanda posta nel titolo.

Divido sommariamente i link per tipologia soggettiva con un breve sommario.
Aggiornerò costantemente il post man mano che rintraccerò nuovi dati.


Blog e siti specializzati

L'insostituibile Benzinazero:  https://benzinazero.wordpress.com

"Nei social network di fronte a questo post molti osservano: “Sì ma è a Toronto…”, “Sì, ma è il 1998…” Ciononostante, l’indagine è attendibile e molto indicativa in ogni caso. 1. Si tratta di 2.572 incidenti *verbalizzati* dalla polizia, e quindi rilevati con particolare attenzione; 2. I comportamenti automobilistici sono molto standardizzati in tutto l’occidente: i codici della strada, pur differendo nei dettagli, hanno forti analogie. 3. Eventuale “maggiore disciplina” degli automobilisti in un dato paese vengono compensati da analoga maggiore disciplina dei ciclisti, e viceversa. 4. Siccome i ciclisti in genere non sono assicurati, in caso di contenzioso c’è un forte incentivo delle assicurazioni a dare loro il torto… quindi se risulta che hanno ragione, è perché hanno ragione. 5. Se i ciclisti fossero causa di sinistro in modo particolarmente elevato, le assicurazioni si darebbero da fare per un’assicurazione obbligatoria. Insomma: se a Toronto risulta che il 90% degli incidenti auto-bici sono causati da comportamenti incauti degli automobilisti, difficile che in un altro paese risulti esattamente il contrario."
https://benzinazero.wordpress.com/2014/09/21/studio-90-degli-incidenti-auto-bici-sono-causati-dallauto-toronto-1998/

e

https://benzinazero.wordpress.com/2017/05/01/incidenti-auto-bici-di-chi-e-la-colpa/


Siti Istituzionali Italiani:


Regione Lombardia

"In Lombardia, dalle analisi sulle circostanze per le quali avvengono gli incidenti e in cui muoiono ciclisti risulta come, nella maggioranza dei casi, chi si trovava in sella alla sua bicicletta procedeva regolarmente e senza svoltare."




Siti Istituzionali Stranieri



Siti Universitari


Università di Bologna:



Stampa


"Most of the crashes occurred at intersections across popular cycling routes and were deemed not to be the fault of the cyclists"



"While motorists often accuse cyclists of being the cause of bike-car accidents, a Toronto analysis of 2572 police collision reports (Table 1) demonstrates that this is actually not the case. The most common type of crash in this study involved a motorist entering an intersection controlled by a stop sign or red light, and either failing to stop properly, or proceeding before it was safe to do so. The second most common crash type involved a motorist overtaking unsafely. The third most common type of crash is a motorist opening a door onto an oncoming cyclist. In fact, cyclists are the cause of less than 10% of bike-car accidents in this study "




11 settembre 2017

La Giustizia per Regeni non è alla portata dell'Italia

Ho letto (via Internazionale) il complesso reportage di Declan Walsh del The New York Times Magazine sul Caso Regeni.
Lo consiglio a tutti gli interessati: ritengo sia il testo più accurato e solido che abbia mai letto in merito.
E se non avete voglia di leggere, vi riassumo in una sola frase quello che è di nostro maggior interesse: 
No, Walsh non ha scritto nulla contro il Governo Italiano che non ha commesso i grossolani errori che ci si potrebbe attendere.
Parliamo, quindi, di altre cose fondamentali che nell'articolo non ci sono.
Perchè il governo egiziano può serenamente ignorare l'accaduto e le richieste di Verità e Giustizia sia della Repubblica Italiana che dell'Opinione Pubblica Occidentale?
Perchè la Repubblica Italiana ha ceduto e ha rinunciato a chiedere Giustizia?
Ecco, di questo, nel reportage non di parla.
L'affaire Regeni ha avuto ampia eco anche all'estero è non è (stata) una questione solo Italo Egiziana.
Ma, quando gli interessati (fatevene una ragione: siamo molto pochi) manifestano la propria indignazione (sui social) parlano al vento.
E' del tutto evidente che un funzionario del governo egiziano (non sappiamo quanto importante, potrebbe anche essere di livello medio) ha ordinato il rapimento, la tortura e l'esecuzione di un cittadino italiano che non stava facendo nemmeno niente di particolarmente pernicioso per la sicurezza della dittatura militare egiziana.
E' assai probabile che costui non vedrà mai l'aula di un tribunale.
Perchè?

E' molto semplice: il governo Egiziano fa finta di nulla e ci prende pure per il culo perchè può farlo.
Il Governo Italiano ha rimandato l'ambasciatore al Cairo perchè deve farlo.




Non voglio scrivere un trattato sulla maggior rilevanza geopolitica di una Dittatura Mediorientale che ha un peso economico del 25% della maggior Democrazia del Mediterraneo.
Gli egiziani si sentono tranquilli perchè sanno bene che l'Italia ha molto più bisogno dell'Egitto che l'Egitto dell'Italia.
O, almeno, pensano che sia così.
La nostra intelligence, oggettivamente efficace nel proteggerci da ISIS e sodali, ha bisogno che l'Egitto (sul cui territorio ISIS et similia conducono quotidianamente una feroce azione di guerriglia e terrore) continui a collaborare.
I buoni uffici egiziani sono anche richiesti in Libia per via di quella faccenduola dell'Immigrazione.
E', ovviamente, anche una questione di soldi ma, anche se i 5 Miliardi di € di interscambio annuo possono sembrare una cifra enorme, il nostro guaio è la debolezza militare e strategica:
L'Egitto combatte l'ISIS e voi non lo volete supportare?
Apparentemente, quindi, la ragion di Stato mista alla nostra debolezza ci costringe far buon viso a cattivo gioco.
Io penso che sia la nostra debolezza militare e politica a contare.
Non è affatto detto che si debba noi cessare la collaborazione con l'Egitto in tema di antiterrorismo.
Si possono emettere sanzioni mirate contro i nostri sospettati principali con tanto di sorriso sulle labbra.
Emettere mandati di cattura internazionale.
L'Egitto è un paese molto debole (che è bene non indebolire ulteriormente) ed è fondamentale lasciare ai suoi dirigenti almeno modo di salvare la faccia.
Quindi un govero egiziano sufficientemente motivato da azioni precise e fredde da parte italiana potrebbe anche decidere di sacrificare i responsabili.
Ma noi non siamo in grado di fare niente di tutto questo perchè ci mancano le basi culturali per decifrare le posizioni di forza.
E nei palazzi dei nuovi faraoni ci si sente molto più forti di quanto si sia in realtà, può darsi, ma si è molto più forti geopoliticamente parlando che lungo le rive del Tevere.
La realtà è sconfortante e la mia desolata opinione è che non ci sarà mai giustizia per Regeni, almeno non secondo i nostri parametri che vorrebbero mandanti, esecutori materiali e complici condannati a pene detentive proporzionali alla responsabilità.
I miei pensieri vanno alla sua famiglia ed ai suoi cari che non possono certo dimenticare o smettere di soffrire per la terribile perdita che un pezzo dello Stato Egiziano ha inflitto loro.
La mia raccomandazione finale per chi ha a cuore questa ed altre cause simili è meditare su un dato di fatto: se la tua nazione ha 200 carri armati e quella oggetto del contendere ne ha, magari, 3500, degnati di inserire questo piccolo squilibrio nei tuoi calcoli in merito.
Magari certi fatti inesplicabili si spiegano facilmente.

27 agosto 2017

Peppone batte Left venti a zero. Anzi, a zero virgola.

Un naufrago della Sinistra si aggrappa dove può.
Uno di questi era la rivista Left.
Mi piacciono i temi  e gli approfondimenti sul mondo del lavoro, sui migranti, sui diritti.
Insomma: Sinistra.
Ultimamente, la deriva anticattolica della rivista ha superato il mio personale livello di guardia (chè è piuttosto alto).
Da sostenitore fattivo della Laicità dello Stato (ma non del laicismo di Stato) non ho particolari problemi a leggere critiche anche sopra le righe alla Chiesa Cattolica.
Left ha iniziato una campagna di stampa contro Papa Francesco con articoli ripetuti e mirati.
L'articolo che mi ha convinto a ragionare su questa offensiva è questo.
La lettura contestuale della voce dedicata al Papa è un utile confronto rispetto al testo di Left.
A Left riesce di mettere sullo stesso piano l'azione politica e quella del magistero e si diletta in voli pindarici associando brani del Vangelo alla tragedia dei desaparecidos.
Già arrivato a questo punto nella lettura ho iniziato ad avere i miedi dubbi sull'articolo di Left tanto che la posizione e le azioni di Bergoglio durante la dittatura argentina è ben documentata e le insinuazioni dell'articolo sul tema sono del tutto gratuite.
Inoltre, le posizioni più tradizionaliste della dottrina cattolica, la cui critica è sicuramente legittima e che comunque dovrebbero riguardare i soli fedeli, vengono adoperate per definire Papa Francesco "punta di diamante di una mentalità patriarcale che vorrebbe la donna inchiodata al ruolo di moglie e madre."
I fatti legati a questa affermazione, sono, tuttavia, accuratamente omessi.
Cito direttamente perchè credo che questi due esempi parlino da soli:

"Nel mondo ideale di papa Francesco i ricchi rimangono ricchi e i poveri rimangono poveri. È questa la nuova idea di uguaglianza a sinistra? Bergoglio lo ha detto chiaramente, basta leggere questa frase. «Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione»"

E l'ancora più grave:


"E sempre a proposito di superamento delle disuguaglianze, è forse laica e di sinistra la frase pronunciata da papa Bergoglio l’8 gennaio 2014? «Un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino non battezzato» disse nell’udienza generale a Santa Marta. Queste parole possono essere declinate in diversi modi, basti citarne uno per tutti: un bambino battezzato non è lo stesso che un bambino ebreo."

Ecco il punto.

"E' forse laica e di sinistra?"

Prima di tutto, è una assunzione del tutto arbitraria che Francesco e la Chiesa desiderino che esistano persone povere.

La seconda citazione è grottesca.
Oggi non sono andato a Messa e non ho fatto la Comunione. 
E' o non è lo stesso?
L'aver fatto la Comunione mi rende diverso e maggiormente meritevole di vivere rispetto ad un Giapponese Shintoista?
Una questione prettamente religiosa viene sbandierata addirittura come antisemitismo.
Io potrei anche continuare a confutare rigo dopo rigo questo ed altri articoli.
Ma il succo è che il Papa non è di Sinistra. 
E' il successore di Pietro.

E Left non ha gli strumenti per comprenderne le implicazioni pratiche fino a questo genere di dichiarazioni di non-collaborazione con altre forze praticamente affini perchè ideologicamente non compatibili.
Eppure dovrebbe essere palese come Papa Francesco stia dando impulso pratico e concreto alle azioni sociali dei Cattolici.
Un articolo (ed una linea editoriale) da dimenticare.
Eccetto sulla Pedofilia, dove Left ha, comunque, torto: nessun Papa può "fare abbastanza" su un crimine mostruoso come questo.
Nessuna Nazione sulla Terra investe "abbastanza" nella lotta contro il Cancro o per la ricerca scientifica in generale.
E la Chiesa di sicuro non potrà mai fare abbastanza perchè il problema è strutturale e gli sforzi generici e palliativi  delle gerarchie saranno sempre della classe di rendere asciutta l'acqua finchè non metteranno mani alle cause strutturali di questa atrocità.
E finchè Left si mantiene nell'ambito dei fatti (e il resto dell'articolo non concede molte speranze in merito all'interpretazione dei fatti esposti) su questo tema meglio un eccesso di zelo che la sottovalutazione.
In conclusione, probabilmente, più delle mie parole, sono significative le parole stesse di Left con l'uso ripetuto di interlocuzioni quali "ingerenza di un capo di Stato straniero".
Riferirsi alle parole del Papa (in ambito sociale e dei diritti) come "capo di Stato straniero" è qualcosa che era sberleffato già dagli anni '40 del secolo scorso.


Insomma, a Left non hanno mai letto neppure Don Camillo?
Oppure hanno intenzione di scriverne una involontaria brutta copia comica?
Cari ragazzi, una società Laica non è una società Laicista. Non scambiate (e non spacciate) la Seconda con la Prima.
E la via delle percentuali elettorali dello zerovirgola è nota.

13 agosto 2017

Un Samsung Galaxy val bene un Kim

Torno ai miei lettori con un breve (almeno nelle mie intenzioni) post di aggiornamento sulla situazione NordCoreana.
Qualche settimana fa la Corea del Nord ha lanciato il suo primo ICBM, il Hwasong-14.
ICBM sta per Intercontinental Balistic Missile.
E', in soldoni, un missile a lungo raggio il cui scopo è trasportare un'arma nucleare.
E, seppur con tutti i dubbi del caso, pare che i Nord Coreani siano arrivati ad implementare la necessaria miniaturizzazione.
Che non è roba particolarmente complicata, serve solo un po' di esperienza, dopotutto è una tecnologia degli anni '60.
A quanto pare, Kim ha fra le mani un aggeggio in grado di minacciare almeno l'Alaska il che implica che, entro pochi anni sarà in grado di minacciare gli USA interi.
Non è questo il punto.
Il regime Nordcoreano ha un unico obiettivo.
La propria sopravvivenza.
Non la 'liberazione' dei poveri sudcoreani vittime dell'imperialismo nè tanto meno l'incenerimento della nazione imperialista per antonomasia: gli USA.
No, la dinastia Kim  vuole solo tirare a campare, possibilmente per sempre.
Non è suo interesse che si spari sul serio da quelle parti.
Quindi, tra Kim che minaccia orrori atomici da visi sempre sorridenti e Trump che invoca bellicosa retoricità chi la spunterà?
Ma, cari, ovviamente i dollari.
In pratica, non succederà proprio niente.
Se avete pazienza leggetevi questo post del New York Times di cui condivido pienamente l'analisi (anche se tenderei a diminuire leggermente l'efficacia della potenza di fuoco Nordcoreana motivando la mia bassa stima con l'esperienza storica della generale scarsa efficacia di armate da parata alla '8 miloni di baionette').
Anche questo articolo è estremamente efficace nel descrivere la probabile realtà.
Gli USA hanno le mani legate.
Non si può pensare di trattare la Corea del Nord come l'Iraq di Saddam: la Corea del Sud sarebbe mezza distrutta anche nelle migliore delle ipotesi e la Cina non permetterebbe mai la caduta del suo stato cuscinetto.
A meno che...
Devo sottolineare un fatto tecnico ma di importanza cruciale: durante la Guerra Fredda URSS CINA USA ecc erano stati razionali e ci vuol poco (se si ha voglia di studiare, ovviamente) a rendersi conto che i loro arsenali e i loro schieramenti (per tacere delle rispettive dottrine operative) erano esclusivamente difensive e di deterrenza. La Corea del Nord, fatevene una ragione, sta dispiegando una dottrina operativa e fa esercitazioni mirate al First Strike.
Il suo arsenale nucleare non è di deterrenza e la dottrina risultante dai test di lancio da sottomarino e l'imminente 'test Guam' di lancio multiplo ne sono la prova.
Qui una precisa analisi del caso.
E cosa potrebbero fare gli USA?
Nulla.
Non si può fare niente.
I Coreani del Nord hanno già missili con testate nucleari.
Hanno un sacco di artiglieria in grado di spianare interi quartieri di Seoul.
Possono colpire il Giappone.
Duramente.
Non c'è modo per gli USA di distruggere tutte le armi nucleari Nordcoreane e nemmeno di distruggere l'artiglieria in tempo utile per evitare che Seoul somigli ad Aleppo.
La crisi Coreana è gravissima anche per le sue conseguenza di secondo livello: che cosa succederà quando anche gli altri stati dell'Asia si arrendereanno alla proliferazione? Il Giappone accantona da anni materiale fissile, ad esempio. La Corea del Nord si è abilmente infilata tra le maglie della debolezza degli USA di Obama (ricordiamoci anche i milioni di vittime del suo 'capolavoro' siriano) e sarà molto difficile far rientrare il genio nella bottiglia. Il regime nordcoreano ha tutt'ora attivi gulag e campi di sterminio e non sarà politicamente possibile effettuare un first strike stile Iraq per le ragioni di cui sopra. La minaccia di un test missilistico plurimo verso le acque di Guam, (CVD: la dottrina del First Strike Nordcoreano) poi, potrebbe fungere da casus belli ma la Corea del Sud è troppo esposta e ha già ingoiato l'affondamento di una sua nave ad opera di un sottomarino nordcoreano senza reagire.
In caso di First Strike NordCoreano anche solo convenzionale, però, la Cina potrebbe defilarsi e una volta messo in conto di perdere le vite di migliaia di civili sudcoreani e qualche centinaio di Giapponesi la Corea del Nord avrebbe i giorni contati.
Ovviamente, in caso di First Strike Nordcoreano Nucleare si aprono scenari orrorifici su cui non intendo indugiare.
Quindi?
Quindi business as usual: ignoriamo che quando il faccione sorridente del Kim compare in TV dietro c'è la sofferenza, lacrime e sangue che il popolo della Corea del Nord paga per i nostri telefonini da due soldi.
Insomma, invece di stare appresso a gente del genere suggerisco vivamente di iniziare ad interessarsi al riscaldamento globale.




Oh, poi se siete tra quelli che non trovano troppo male l'idea di un breve inverno nucleare per rimettere a posto tante cose io non posso aiutarvi, vi serve l'esorcista e la psichiatria.
La Crisi Nordcoreana è la classica dimostrazione di come le vie dell'inferno siano lastricate di buone intenzioni. L'appeasement si è spinto troppo oltre ed ora non c'è nient'altro da fare che sopportare Kim e il sangue grondante dal suo regime. NordCoreano e SudCoreano, tanto per cominciare.


EDIT del 20170824: trovo questa intervista a Brian R. Myers, docente di relazioni internazionali alla Dongseo university di Busan, in Corea del Sud, particolarmente preziosa.

18 luglio 2017

Il Consiglio Generale AGESCI 2017 e la Rottamazione del Caposestiglia

Questo è il classico caso in cui ci si deve fidare.
All'ultimo Consiglio Generale AGESCi è stato deciso di abolire le strisce gialle di Caposestiglia e Vice-CapoSestiglia.
Ecco il testo della proposta di modifica approvata:

"È emersa la necessità di valutare l’eliminazione dei distintivi identificativi i capi e vice sestiglia nelle coccinelle e nei lupetti.
La questione è stata affrontata dal punto di vista metodologico dagli Incaricati nazionali, dalla Pattuglia nazionale e dagli Incaricati regionali di Branca L/C.
In particolare è stata considerata l’accessorietà della struttura della sestiglia rispetto a quella della comunità di cerchio e branco anche a seguito delle modifiche del Regolamento metodologico del 2015.
Le sestiglie rimangono strutture importanti, ma non fondamentali e possono essere considerate anche flessibili e dinamiche nel corso dell’anno.
Il principale e più incisivo strumento per la cura dei grandi di cerchio e branco rimane il consiglio degli anziani, oggetto di rilettura proprio in questo periodo.
Attualmente non esiste alcun riferimento a tali distintivi all’interno del Regolamento metodologico, mentre sono citati solo nel Regolamento AGESCI all’art. 75, lettera A4 che, trattando di uniformi, ne prevede l’esistenza senza però descriverli nella forma. 
Si propone quindi una modifica del Regolamento AGESCI con abrogazione dell’art. 75, lettera A4."


Prima di proseguire una piccola nota tecnica per chi non ha dimestichezza con la branca L/C.
Le Sestiglie non vanno pensate come plotoni di fanteria e nemmeno come le squadriglie della branca E/G.
Il bambino investito del ruolo di Capo Sestiglia non ha una responsabilità pratica (come invece gli capiterà 4 anni più tardi negli E/G).
Sono più strumenti di gestione logistica che altro per i giochi, i pasti, gli spostamenti.
In Agesci, poi, la responsabilità è di chi se la sa prendere.
Quindi, se sei il musicista/atleta/attore/cuoco/infermiere ecc più figo del momento bravo, siam contenti, ma non è solo per questo che sarai Capo Squadriglia.
A parte che si cerca di far provare l'esperienza di resposnsabilità al maggior numero possibile di ragazzi, si deve dare la priorità alla capacità di cura verso i più piccoli.
Quindi, per quanto riguarda le sestiglie, la comprovata capacità di prestare attenzione ai più piccoli è senz'altro requisito fondamentale per la scelta del relativo capo.
Ergo, le strisce di Capo e Vice non significano "Sei il più bravo o quello che si impegna di più" ma "hai dimostrato di voler bene e di saper fare del tuo meglio verso i più piccoli".
Per la file di medaglie alla Qui Quo Qua ci sono le specialità e il famigerato nuovo sentiero LC.
Torniamo a noi.
Sono molto dubbioso su questo provvedimento che ne segue molti altri a cui ho dato fiducia pur non concordando. Per esempio, l'iter di formazione, ma anche, restando nel tecnico, la nuova Progressione Personale in branca L/C che non mi pare proprio funzionare nè secondo lettera nè secondo spirito. Il Cambiamento, l'innovazione, la frontiera, in AGESCI ci vedono giustamente all'avanguardia: abbiamo introdotto la Diarchia e la Coeducazione negli anni '70 e ci sono anche segnali di slancio verso il superamento delle residue discriminazioni sessuali. 
Lo scoutismo è dinamico ma in un processo di idea azione concrete. 
Possiamo e dobbiamo cambiare se è il caso.
Ma cosa c'era di sbagliato in quei distintivi?
Che danno producevano nei bambini che li ricevevano pubblicamente?
Se mantengo, per l'ennesima volta, la fiducia  in questo provvedimento, al momento piuttosto oscuro nell'intenzionalità educativa, alle Coccinelle che dico: 
"Carissima, è passata la mozione 16.2017: niente più strisce?"
Alle bambine interessano poco i ragionamenti degli adulti: hanno i loro sogni e il loro universo che mal si sposa con le argomentazioni del documento.
Io/(Babbo Scoiattolo/Arcanda/Mi/Shibà) ho il problema di una azione educativa verso delle bambine che si aspettano le strisce di capo/vice in quel di ottobre 2017.
Ovviamente, vale anche il viceversa: se iniziamo a farci ognuno il 'nostro' scoutismo  poi dove si va a finire?
Se l'Agesci introduce delle novità decise dalla Democrazia Associativa (e non) come modifiche a uniforme o sentiero (il passaggio delle tappe EG da 4 a 3? Il nuovo sentiero L/C che sa tanto di #buonascuola? Gli atti del convegno sull'Omosessualità farciti di luoghi comuni?) Io posso dissentire, anche pubblicamente, ma, poi mi adeguo e cerco di svolgere il mio Servizi al meglio anche se non concordo con la forma dello strumento.
Tuttavia, anche accettando la deresponsabilizzazione e la sensazione di inefficacia, appiattimento generale e burocratizzazione nei nuovi sentieri L/C ed E/G, non mi sento di lasciar correre così su questo provvedimento che cancella i distintivi tanto ambiti dalle bambine come riconoscimento pubblico di un impegno altruistico verso le più piccole.
E' vero che B.P. non dice nulla a riguardo nel manuale dei lupetti, è vero che "abbiamo sempre fatto così" è una frase letale, ma questo genere di cambiamenti così impattanti devono avere comprovati validi motivi.
Adeguarsi al regolamento è sbagliato, non adeguarsi è sbagliato lo stesso.
Qui, secondo me, il singolo non può prendere da solo una decisione.
E vien fuori la forza dello scoutismo in cui le persone si sorreggono a vicenda anche quando non concordano.
Forse non sono sufficientemente formato per apprezzare i benefici di questa novità.
Di sicuro, qualunque cosa succederà durante la cerimonia di nomina dei Capi Sestiglia, quest'autunno, non solo sarà comunque il frutto di un attento processo di valutazione dell'impatto educativo ed emotivo sui bambini, ma sarà frutto di una decisione collegiale.
Resta il mistero di questa 'necessità' di cui non si trova facilmente traccia nel sito agesci (se qualcuno mi sapesse indicare un link glie ne sarei grato):
chi ha sollevato la questione dell'abolizione?
Che esperienze sono state portate per giustificarla?
Dove se ne è discusso?
Dove sono i relativi resoconti?
Soprattutto: l' intenzionalità educativa di questa azione?






11 luglio 2017

Ciao, Pina

La mia prima, vera, discussione Geopolitica l'ho avuta con te all'alba della mattanza Yugoslava.
Ce ne sono state tante altre in quella casa, porto sicuro.
Il mio piccolo omaggio, unito al pensiero per chi lasci ma anche per chi hai ritrovato lassù, è legato a quella conversazione in cui mi hai mostrato un livello intermedio tra i libri di storia ed i telegiornali.
Quello della Complessità.
Buona Strada, Pina, Vera Donna della Partenza, ben tornata a Casa.



13 giugno 2017

3 anni di bike to work e... La Turbinosa Mk3

Questa settimana completo il mio terzo anno di bike to work.
Sono circa centro km al mese di pedalate (runtastic alla mano) .
Per tre anni.
Ci tengo a questo piccolo appuntamento annuale con i mei lettori perchè, dal mio punto di vista, andare a lavorare in bicicletta rappresenta, anche se solo parzialmente, un Servizio Pubblico.
Significa progresso, nel senso scientifico del termine.
Ed un favore agli automobilisti: il mio andare in bici rappresenta un parcheggio in più ed un'auto in meno in coda davanti a loro.
E poichè la loro velocità media è inferiore alla mia sono anche costretto a tollerare il loro intralcio, ma lo faccio con spirito di solidarietà.
Certo, sono anche egoista: risparmio un botto e tengo la panza sotto controllo e posso rilassarmi invece che innervosirmi.
Sono ripetitivo, ma i fondamenti matematici e scientifici della mobilità individuale moderna sembrano repellenti alla maggioranza degli italiani esattamente come i vaccini lo sono per la gigantesca minoranza dei novax.
E temo che la faccenda dovrà essere risolta allo stesso modo.
La novità di quest'anno è un regalo di mia Zia, una nuova bicicletta che si va ad affiancare alla Turbinosa Mk2.
La Turbinosa originale andrà in dono ad una mia amica, a breve.
Ho scelto una bici con telaio da donna, cambio e dinamo al mozzo specificatamente pensata per il bike to work, piena di lucette per farmi vedere, pensata apposta per poter scendere e risalire di sella velocemente e frequentemente sugli accidentati percorsi che mi tocca fare ogni mattina.
Ah, tra gli accessori indispensabili ho inserito le borse da applicarsi ai lati della ruota posteriore: sono comodissime per trasportare un robusto antifurto, equipaggiamento antipioggia e attrezzi di prima necessità: molto meglio che portarli in zaino!
Quindi: benvenuta Turbinosa Mk3!
Ma cosa ho imparato in questi tre anni?
Ad equipaggirami, non solo per la pioggia, il vento, le forature (consiglio a tutti di sacrificare un po' di prestazioni in cambio di copertoni e camere d'aria antiforatura) e... gli automobilisti.
A parte il casco (non lo uso sempre: quando vado in centro è praticamente tutta ciclabile) ho una piccola go pro tarocca che, con rammarico, devo dire funziona piuttosto bene come incentivo per gli automobilisti a rispettare un minimo di regole.
Non sempre eh:


Ecco un esempio di attraversamento ciclabile (l'equivalente delle strisce pedonali) su cui il ciclista ha la precedenza e gli automobilisti hanno l'obbligo di fermarsi.
E' piuttosto raro che gli automobilisti rispettino i passaggi ciclabili, quindi si deve essere molto prudenti, tanto che spesso sono costretto a farli a piedi.
Ah, nel caso ve lo domandaste, sulle normali strisce pedonali si può attraversare in bici ma dando la precedenza a pedoni ed automobilisti.
In genere, ai rari passaggi pedonali, scendo e vado a piedi eccetto quando la strada è deserta.
Ed ecco cosa vuol dire voler andare sulle ciclabili, anche nella civile e moderna Bologna:



Quindi, se permettete, io scelgo sempre i percorsi più sicuri nel mio tragitto bike to work senza mettere in pericolo il prossimo. 
E facciamo così: io mi tengo le mia pagliuzze di sopravvivenza, per gli haters: vedete di toglervi le vostre travi omicide.
C'è molto da fare ancora.

12 giugno 2017

Ingegneri che vorrebbero fare gli ingegneri ma soffrono di Materite

Ieri, immagino per pura coincidenza, un paio di amici hanno avuto un attacco di Materite.
E' un a bella domenica di fine primavera, le ferie si avvicinano, ma, anche se sei un giovane dotato di talenti brillanti tra cui capacità di analisi per cui sei anche lautamente stipendiato (o prendi tanti 30 e lode), la Materite è implacabile.
Voglio collegare questi piccoli, insignificanti, episodi, ad alcuni segnali di limitata inversione di tendenza (segnalo questo simpatico anche se parziale post e questa noticina in cronaca) nel mercato del lavoro delle professioni tecniche.
Intendiamoci subito: in Italia essere ingegneri non implica la sicurezza del lavoro, quindi mi riferisco ad alcune nicchie molto specializzate della Professione.
A quanto pare anche in Italia certi settori lavorativi languono manodopera, fondamentalmente perchè le imprese del settore non intendono pagare oltre un certo salario (da fame) per la prestazione lavorativa e... Sorpresa: nessuno vuol fare quei lavori.
Dagli stagionali in riviera ai tecnici IT nelle PMI Emiliane, per esempio.
Si sta verificando (lo ribadisco, sempre limitatamente a settori lavorativi ben specifici) una vera e propria inversione di tendenza: "Mi offri una paga e condizioni lavorative fuori mercato? Tieniteli!"
In questo clima di simbolica rivincita la Materite ha fatto passare malinconici momenti ai miei amici.
Torniamo a loro.
E al loro sentimento di Solitudine e Frustrazione, così, in due parole.
Poitrei anche chiuderla qua, ma io sono logorroico e poi ai miei amici gli potrò dare un po' di soddisfazione, no?
Tornare a vivere a Matera è un sogno per molti ma si deve guardare in faccia alla realtà.
La Città è sbilanciata, ormai irrimediabilmente per molti lustri, sul turismo di massa mordi e fuggi.
Anche a trasferirci una impresa tecnica profittevole si troverebbe a pagare un botto di tasse sui rifiuti lasciati dai turisti (coi profitti intascati da albergatori & affini, of course)
Ma questa è una cattiveria gratuita.
Di fatto, non c'è praticamente mercato per le professioni tecniche, al di là del minimo richiesto all'industria del turismo di massa mordi e fuggi.
Quindi, per sviluppatori, ingegneri, fisici, tecnici, matematici, macchinisti, fuochisti & affini, non c'è trippa per gatti.
Questo ognuno lo sa.
Però la materite è implacabile e si vorrebbe tornare lo stesso.
Ecco, non è solo una faccenda di 'cosa fare'.
Consoco laureati in materie scientifiche di prim'ordine che hanno saputo trasformare un proprio talento per arte ed artigianato in un lavoro vero, concreto, ma sempre inquadrato nell'ambito del turismo.
Ma è soprattutto una questione di prospettiva.
Cosa vuol dire vivere a Matera con un reddito inferiore al valore del tuo lavoro (e di gran lunga)?
Cosa vuol dire adattarsi ad una città dal traffico caoticamente irrazionale dopo aver vissuto in posti dove addirittura si può andare a lavorare in bicicletta?

Ma, forse, il punto non è nemmeno solo nelle differenze materiali egoistiche.
Cari ragazzi che vorreste tornare a Matera, disposti anche ad adattarvi alle condizioni economiche locali, che ne dite dei vostri figli?
Pensate alle opportunità che l'economia semiparassitaria del secolo scorso vi ha fornito: credete che con il reddito probabile che avreste a Matera potrete mandare i vostri figli all'Università al Nord?
Se siete al Nord o (meglio) oltralpe un motivo ci sarà.
E lasciate perdere le cause, le responsabilità, la questione meridionale, i Sassi, l'Unesco e la Capitale Europea.
Oggi non parliamo di Politica, ma di felicità o, più esattamente, quella forma di felicità somma algebrica tra lavoro, qualità della vita, solitudine e nostalgia.
Vi lascio una pulce nell'orecchio:
lo scorso week end a Bologna si è svolto il G7 sull'ambiente e ci sono state le debite contestazioni.
Quando, poche settimane fa, gli equivalenti personaggi del G7 finanziario hanno sfilato per Matera, sono stati, invece, applauditi.
Io credo che non siano necessari altri esempi per ricordarvi la concretezza della realtà a cui anelate ritornare.

Insomma, la frustrazione di avere talento e capacità sfruttabili solo in esilio è maggiore o minore di quella di vivere castrati e con le ali tarpate a casa propria?
Personalmente, devo ammettere di rifare i calcoli fin troppo spesso man mano che le vicessitudini buone e cattive della Vita si fanno avanti.
Fino ad un paio di anni fa per tornare avrei anche accettato una decurtazione del 20-30% del reddito. Oggi penso che per tornare vorrei una sostanziosa fidejussione bancaria ed un reddito almeno del 50% superiore a quello bolognese. 
Come indennità di rischio.
Alla fine, c'è da scegliere tra un dolore ed un altro.
L'importante, secondo me, è scegliere quello che non ti avvelena, quello che ti mantiene vivo, quello che ti lascia la Speranza.
E non è molto difficile calcolare il proprio.

8 giugno 2017

Messaggio in una bottiglia

Non credo che saranno molti i destinatari di queste parole che capiteranno su queste pagine e leggeranno queste righe.
Ma anche se solo fosse una sola persona spero di potergli essere di aiuto.
Mi rivolgo a tutti i ragazzi e le ragazze dell'Agesci (e di altre associazioni scout cattoliche) in qualsivoglia modo turbate da incaute dichiarazioni pubbliche che potrebbero essere interpretate come segni di discriminazione sessuale e chiusura nei loro confronti.
Non vi spaventate, non perdete fiducia nello scoutismo, andate oltre e soprattutto andate oltre questi pur dolorosi incidenti con serenità perchè questo cammino è fatto sicuramente assieme a qualcun altro, in Cielo e in Terra.
Ho già affrontato varie volte l'argomento, potete trovare qui i miei vecchi post a riguardo e molto francamente, come voi, non ne posso più.
Quindi, perchè ritornarci su?
Credo di avere un compito più urgente.
Se  almeno il 2,5 % della popolazione si dichiara omosessuale secondo i dati Istat (che, però,  sottolinea che 'solo' il 77% della popolazione si dichiara eterosessuale: e il 20% riestante?) è ovvio che nei nostri Reparti e soprattutto nei nostri Clan vi sia una naturale e consistente percentuale di ragazze e ragazzi omosessuali.
Non siete soli.
Non siete abbandonati da chi vi ha visto crescere dalla Promessa magari fino ad una imminente Partenza.
Non vi mentirò: non è che tra i Capi troverete sempre un sostegno unanime.
Ma almeno un Capo che non considererà come rilevante un differente orientamento sessuale, lo troverete.
Qualcuno che vi accolga non come ragazzi omosessuali, appunto, da 'accogliere' con 'simpatia e commiserazione' ma come tutti gli altri ragazzi, ci sarà sempre.
Ma non abbiate paura se sui media ogni tanto qualcuno si lascia andare a spargere parole farisee.
Quelle parole sono solo sue.
E a pronunciarle sul web possono anche essere in tanti, ma non saranno mai abbastanza.
Fidatevi, invece, dei gesti di molti altri che non si mettono i calzoncini corti fino ed oltre i sessant'anni per far male a nessuno di voi, giudicare nessuno di voi, ma solo amarvi tutti.
E, credetemi, è faticoso amarvi tutti.
E nessuno ha voglia di sprecare la propria fatica ripudiando i frutti del proprio amore.
Quindi, anche se solo puntaste sull'egoismo, sareste certi di camminare assieme a quasi tutti i vostri fratelli.
Ognuno di noi è prezioso agli occhi del Signore che ci ha dimostrato quanto ci faccia bene porgere l'altra guancia.
E voi porgetela a chi vi cataloga, giudica, pesa, scarta.
Le sentenze di scarto, però, non portatele da soli dentro il cuore.
Condividetele lungo la Strada, i vostri Capi saranno ben lieti di portarne con voi il peso come una croce al merito.
Non siate nè tristi nè angustiati e abbiate comunque una parola ed una preghiera per chi vi teme e spreca la sua vita nella paura inseguendo una realtà superata più che dal progresso dal semplie e banale Amore.
Questa meravigliosa avventura nell'avventura, lo Scoutismo, è per tutti voi, fino all'ultimo sorso.
Un po' di amarezza ne fa parte, ma tutto il resto è ebrezza di gioia e fratellanza, tra noi e in Cristo.
E siete tutti invitati, fino all'ultimo respiro e non un minuto prima.
Quindi, perchè vi siete fermati a leggere e a piangere su sciocchezze?
Andiamo avanti.