7 gennaio 2017

Va bene, fondiamo pure un nuovo Partito, purchè non sia nazionale come piace a te e socialista come piace a me

"E allora chi dobbiamo votare?"
La domanda mi viene rivolta piuttosto spesso, ultimamente, da parenti e amici.
Considerando gli scarsi successi che ho mietuto nel ramo trovo la domanda mal posta, sicuramente nel destinatario.
Poi anche a Radio Tre intervistano Di Battista e tutto riacquista un senso.
Visto che non ho la più pallida idea di chi votare, inventiamocelo un partito che valga la pena di votare.
Inventiamocelo in base al Programma, tanto per restare nell'ambito dell'arecheologia, visto che oggi non si usa più parlarne.
Ragioniamo per macroaree, senza presunzione di completezza.
Ad esempio, iniziamo dalla Politica Estera, così non ci pensiamo più.
Io non voterò mai più un partito antisemita.
Come si riconosce un partito antisemita? 
Facile: ad esempio, i suoi militanti hanno taciuto per anni sulla mattanza siriana e pensano che Hamas sia una forza di resistenza.
Oppure i suoi dirigenti non hanno orecchie per le ripetute pubbliche e documentate dichiarazione genocide dei preti iraniani.
Ci sono molti indicatori simili a nostra disposizione, ma uno solo di questi due è senz'altro pubblica e sufficiente confessione di antisemitismo.
Tornando a faccende serie, invece, un Partito che volesse dare un contributo serio a fattivo alla Pace in Terra Santa dovrebbe partire non dai torti e dalle ragioni, ma dalle responsabilità europee ed italiane nella genesi del Conflitto.
Fino a prova contraria l'Italia è in Europa e le leggi razziali antisemite sono state promulgate qua, non a Mosca o a Pechino.
E l'Olocausto è stata una faccenda europea, non sudamericana.
Ergo, prima ancora di iniziare a pensare alle soluzioni (che ci sono, complesse più del problema, ovviamente) un Partito del genere dovrebbe dichiarare quali responsabilità intende accollarsi in merito.
Traduco dalla complicta lingua dei miei pensieri: non è tanto difficile tracciare una linea su una carta e tenere Palestinesi da un lato ed Israeliani dall'altro.
E' difficile gestire gli estremisti di ambo gli schieramenti.
E un Partito che non fosse disposto ad assumersi, ad esempio, la responsabilità di distruggere le postazioni di lancio missili di Hamas ed Hezbollah per difendere la popolazione civile israeliana a valle di un accordo di pace "due popoli - due stati" sarebbe appena al di sopra della qualifica di antisemita.
La Politica Estera di questo Partito dovrebbe prevenire sciagure come la recente gestione della faccenda libica foriera di lutti su scala siriana (anche se al momento poco pubblicizzati).
Questo Partito dovrebbe parlare molto chiaramente agli alleati europei: o ci difendiamo tutti assieme o ci facciamo proteggere dagli USA.
Tertium non datur.
E, questo Partito, dovrebbe rassegnarsi alla consapevolezza che il peso Geopolitico è funzione di quello militare.
Proseguiamo, visto che il tema è strettamente collegato con la Politica Estera con quella della Sicurezza.
E' davvero un peccato che l'Italia non occupi la posizione geografica della Germania e viceversa.
I tempi richiederebbero che la posizione geografica più esposta fosse occupata da una Nazione con una economia ed una coesione sociale e culturale di un ordine, appunto, tedesco e non italico.
La nostra economia è quel che è, la capacità di agire come Collettività è sicuramente inferore alla nostra economia.
C'è poco da stare allegri.
Ci servirebbero più aerei, più cacciatorpediniere, più sottomarini, più compagnìe di fanteria.
Non ci sono i soldi, non c'è la relativa volontà.
Ma, se davvero vogliamo evitare nei fatti oscenità come quelle di Aleppo, dobbiamo guardare in faccia alla realtà.
Che, per quanto riguarda la Sicurezza Esterna si traduce in una rivoluzione nel campo degli investimenti materiali mirati ad una autosufficienza europea senza dover dipendere neocolonialisticamente dagli USA: No agli F-35, ma sì agli Eurofighters Typhoon. No alle velleitarie portaerei (per gli F-35 e che costano così tanto da non poterci permettere di tenerle in mare) e sì a un maggior numero di fregate corvette e cacciatorpediniere indispensabili per il controllo della nostra immensa frontiera marittima.
Sì ai carri armati e se per acquistarli dovremo smettere di mandare in giro gente a fare da auxilia gratis per l'Impero Americano e per l'ONU pazienza, o le mandiamo in giro in cambio di compensazioni industriali miliardarie o ce le teniamo a casa equipaggiate di tutto punto secondo Interesse Nazionale oggi ed Europeo domani.
Ricordo che Civati aveva ben chiaro che la soluzione era una difesa comune europea slegata dalla Nato ma non altrettanto chiaro il relativo percorso.
Una compiuta difesa europea slegata dalla Nato trasformerebbe l'Europa in una superpotenza militare che costerebbe ai suoi cittadini molto meno di quanto spendono ora per ritrovarsi travolti dall'ansia da terrorismo e revanchismo post sovietico. 
Per compierla, questa difesa europea, servono sforzi economici e politici mica da poco, ma è l'unica strada possibile.
Passiamo, quindi, ad una riflessione sulla sicurezza interna.
Abbiamo fin troppi uomini, frammentati e scoordinati.
Ma questo è solo un lato del problema.
La corruzione e le mafie dilagano, no?
E come si combatte la corruzione?
Come si combatte la mafia?

Ah, a saperlo.
Quello che è certo, quello di cui sono assolutamente certo è che la cultura della legalità si costruisce dal basso, dal piccolo verso il grande.
Iniziamo con guardare in faccia alla realtà:
fatevene una ragione, abbiamo troppe persone in divisa che si occupano di sicurezza interna: i dati del 2009 Eurispes ci assicurano che "con 571 addetti all'ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l'Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227)".
L'elefantiasi delle forze dell'ordine ci rende molto difficile affrontare il problema della microcriminalità che, si intende, non credo che si possa risolvere riempiendo le patrie galere di gente.
Anzi, visto che ci siamo, meno si mette gente in gabbia meno gente formiamo come delinquenti abituali.
La politica di sicurezza nel XXI secolo non può essere la stessa di 100 anni fa.
Nuove tecnologie e braccialetti elettronici potrebbero evitare un sacco di guai a tanta gente.
Abbiamo bisogno di molti meno agenti pagati ed equipaggiati molto meglio e dislocati sul territorio, non in uffici.
La lotta alla microcriminalità e alla cattiva educazione non va intesa come una forma di tolleranza zero all'italiana in cui alla fine i più deboli finiscono per fare da capro espiatorio.
Dobbiamo passare da un'ottica di punizione ad una di risarcimento del danno.
Prima di passare all'economia, credo che questo nuovo partito dovrebbe decidersi a riformare la giustizia civile.
Se una causa civile non si chiude definitivamente entro un anno, dal punto di vista dell'Economia, siamo fottuti.
Non credo sia necessario argomentare più di tanto questo cruciale punto del programma.
Immaginatevi di poter avere giustizia per le angherie e i torti quotidiani sul posto di lavoro, nel condominio, per la vostra impresa.
E' difficile, vero?
Nemmeno vi riesce di pensare al fatto che in Italia uno vi faccia un danno e pochi mesi dopo venga costretto a risarcirvi completamente.
Ma è fondamentale che le cose vadano così.
E' anche più fondamentale del fatto che gli inquirenti responsabili di clamorosi errori giudiziari o anche semplicemente di teoremi fantasiosi (un esempio a caso: il Processo ad  Erri De Luca) vengano inviati a trovarsi altro modo di guadagnarsi da vivere.
Beh, per ora credo sia abbastanza: 'sto nuovo partito deve poter dire qualcosa anche su Lavoro, Scuola, Cultura, Ricerca Scientifica e Sanità.
Un passo alla volta e appuntamento alla prossima.