4 giugno 2009

Per un'etica condivisa, di Enzo Bianchi

" Il permanere di questo patrimonia di idee e di ideali che hanno saputo tradursi in azioni concrete e quotidiane, la solidità di queste radici che hanno alimentato piante rigogliose capaci di dare frutti mi paiono stridere tragicamente con sentimenti, ragionamenti, disposizioni amministrativfe o legislative che presentano un quadro palesemente in contrasto con un'identità cristiana proclamata verbalmente. Si assiste, giorno dopo giorno, a una progressiva criminalizzazione del diverso, dello straniero, del povero, del debole: impronte digitali prese a bambini di un'etnia minoritaria, classi speciali che ostacolano quell'integrazione che dicono di voler promuovere, schedatura di chi vive senza fissa dimora, allontanamento dei mendicanti dai luoghi dove la loro vista turberebbe chi non li degna nemmero di uno sguardo, ronde private non necessariamente disarmate, introduzione del reato di presenza in Italia, messa in discussione della gratuità e universalità delle cure di pronto soccorso...."
Enzo Bianchi, Per un'etica condivisa, pagg 90 - 91, Einaudi
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Enzo Bianchi interviene con lucidità, amarezza, senza paura ma, purtroppo, con meno speranza di quello che mi sarebbe piaciuto trovare in queste righe. L'analisi è concreta, mai banale, mai discostante da una visione d'Amore radicata nel Vangelo paziente, tranquilla. La tranquillità di una Fede esplicitata nei pensieri, nelle parole scritte che non si sottomettono all'obbligatoria oscenità del linguaggio contemporaneo.
Tuttavia, se da un lato mi sarebbe piaciuto, (servito?) trovare chiare indicazioni di un percorso diverso, migliorativo, dall'altro non posso che annotare quanto la situazione sia eticamente assai peggiore di quanto descritto in queste righe. Suggerirei questa breve lettura non solo ai milioni di cattolici di facciata che circondano gli ultimi nidi di resistenza, ma anche a chi credente non è. Nnon per fare proselitismo, ma come mera prova di vitalità di una Chiesa reale che non si appiattisce su diktat televisivi e bianchi e sterili templi vuoti.
Purtroppo, infine, non posso che rilevare l'assoluta insufficienza delle parole in ogni campo della Vita. Le nostre relazioni sono così fragili, conflittuali e consumistiche da incoraggiarmi a limitarle per quanto possibile: in tempi di barbarie, forse, ci salverà ancora il Benedettino Hora et Labora: il di più proviene dal demonio.