20 luglio 2023

L'Aquila d'Acciaio








Chissà chi si ricorda questo vecchio film anni '80 su un ragazzino che ruba un F-16 e va a liberare il padre pilota prigioniero dei libici.

Protagonista assoluto, lui: l'F-16.

Il Jet occidentale per antonomasia dagli anni '80 in poi.

Ne sono stati costruiti poco meno di cinquemila.

Anche l'Italia ne ha noleggiati alcuni per qualche anno quando il vetusto F-104 è andato in pensione.

La macchina, negli anni, si è evoluta parecchio: l'F-16A iniziale era un caccia leggero, diurno, armato di cannone e un paio di missili aria aria a breve raggio AIM-9 Sidewinder (nella versione L, ossia la prima che funzionava bene come sostenevano i depliant pubblicitari ... della versione B).

L'F-16V (Block non so manco più dove sono arrivati) dei giorni nostri, invece, è un sofisticato cacciabombardiere ognitempo medio dotato di missili aria aria e aria superficie a lungo raggio con tanto di radar ad apertura sintetica.

Insomma, la differenza tra una spider biposto  degli anni '80 e una berlina moderna.

L'F-16 ha anche un lusinghiero record di combattimento di 76-1-5, ossia ha abbattuto 76 aerei nemici, ne è stato abbattuto uno solo (turco) in combattimento aereo ad opera di un Mirage 2000 greco. E cinque sono stati abbattuti dalla contraerea.

Veniamo, quindi, ai colori di questo modellino.

Che rappresenta un aereo che non esiste: l'Ucraina, infatti, non ha in servizio F-16.

Potrebbe averne in futuro e avrebbe dovuto già averne, se i popoli occidentali si meritassero le libertà e gli agi di cui godono.

Una cinquantina (o un centinaio) di F-16, da soli, non risolverebbero un gran che.

La guerra aerea moderna è estremamente complessa e il singolo aereo da combattimento è solo la punta dell'iceberg di un sistema logistico e di supporto elettronico che non può essere improvvisato.

Qundi, avremmo dovuto provvedere per tempo.

E dotare l'Ucraina di una difesa aerea dagli attacchi terroristici russi sarebbe dovuta essere una priorità per delle nazioni amanti della pace e rispettose della vita umana come, a sproposito, si vantano di essere quelle occidentali in generale e la loro frazione delle opinioni pubbliche che pensano di essere pacifiste, in particolare.

Ma così, evidentemente, non è.

In Italia, secondo recente sondaggio, solo il 30% degli intervistati è decisamente avverso all'operato della Russia.

Il 18% le è esplicitamente favorevole. Non l'1,8: il 18. In pratica una persona su cinque è a favore di guerra, aggressione, omicidi, torture, stupri e massacri oltre alla fine della libertà.

Fate voi.

Quindi, è per scaramanzia che mi sono deciso a realizzare questo F-16 coi colori che potrebbe indossare nell'aviazione ucraina.

Meglio tardi che mai, oserei dire.

Non credo che la configurazione che ho scelto sia realistica: le bombe a guida laser sono di troppo e probabilmente sarebbero sostituite da serbatoi ausiliari o missili aria superficie standoff. Il 4 Aim-120 e i 2 Harm, invece, sono plausibili.

Il modellino  mi è venuto così così (non ho la possibilità di dipingere camo pixellate) ed è stato particolarmente odioso da assemblare perché la Revell ha avuto la bella alzata di ingegno di spargere i pezzi tra i 4 sprue in maniera completamente casuale: non ce ne sono 2 contigui e ho passato più tempo a cercare il pezzo successivo che a montarlo.

Questo modellino rappresenta una sconfitta: perché gli ucraini la loro guerra per la libertà l'hanno già vinta.

Noi occidentali in generale e quelli italiani di sinistra in particolare, la battaglia per la difesa di pace e diritti umani, l'abbiamo già persa.

Nota.

A tal riguardo un esempio a caso: è doloroso ma necessario 'realizzare' che non è stata la tenera e commovente marcia di Don Tonino Bello a metter fine all'assedio di Sarajevo ma sono stati gli F-16 della NATO.

16 luglio 2023

F-19A Ghostrider, ehm: F117A Nighthawk

 











Germania, fronte avanzato

La scena avrebbe spaventato chiunque. Le nubi si ammassavano dense a milleduecento piedi d'altezza. Stava volando attraverso acquazzoni che udiva, più che vederli, nella notte nera; i profili scuri degli alberi sembravano protendersi ad afferrare l'aereo. Solo un pazzo avrebbe volato così basso in una notte come quella. Tanto meglio, si disse, sorridendo dietro la maschera a ossigeno.

Il colonnello Douglas Ellington accarezzò con la punta delle dita la cloche del caccia d'attacco F-19A Ghostrider, mentre l'altra mano restava posata sui doppi comandi del gas alla sua sinistra...

... La Lockheed chiamava Ghostrider - Cavalcafantasmi - l'aereo F-19A, ma per il pilota era "Frisbee". Il caccia d'attacco Stealth era stato elaborato segretamente. Non aveva angoli né profili squadrati che potessero consentire un netto riverbero dei segnali radar.

I turbogetti ad alto by-pass erano stati progettati in modo da emettere tutt'al più una segnatura infrarossa confusa. Le ali, viste dall'alto, sembravano imitare la forma di una campana. Viste di fronte, esse apparivano stranamente curvate verso il basso, giustificando l'affettuoso nomignolo di Frisbee. Benché le apparecchiature nell'abitacolo fossero dei gioielli di tecnologia elettronica, di solito non venivano usate nel modo attivo. Le radio e i radar producevano rumori elettronici che il nemico avrebbe potuto captare, mentre il concetto fondamentale del Frisbee era di sembrare del tutto inesistente.

A bordo del Sentry E-3A che volava sopra Strasburgo, i tecnici radar notarono con soddisfazione che tutti e cinque gli aerei radar sovietici erano stati abbattuti in due minuti: funzionava proprio, l'F-19 li aveva veramente stupiti...


Così, nel 1986, in Red Storm Rising (Uragano Rosso), Tom Clancy introduceva al grande pubblico un cacciabombardiere stealth.

Ossia, invisibile ai radar. 

Che poi, più che invisibile ai radar, stealth significa a bassa osservabilità sia radar che infrarossa che  ottica (infatti il modellino è dipinto di nero come i bombardieri notturni della Seconda Guerra Mondiale) dato che per ovvie ragioni questo aereo sarebbe stato usato solo di notte.

Quello che il grande pubblico all'epoca non sapeva (e chissà se lo sapeva Tom Clancy) è che un cacciabombardiere Stealth esisteva davvero, operativo sin dal 1983.

E non somigliava affatto all'F-19 descritto dal compianto scrittore.

L'F-117, infatti, è squadrato al limite del cubismo picassiano.

Non è supersonico ed è stato progettato per il ruolo aria suolo.

In combattimento ne è andato perduto uno solo ad opera dei Serbi.

E' indubbio che la cinquantina di F-117 operativi avrebbero potuto fare una discreta bua alle infrastrutture critiche del Patto di Varsavia: ponti, centri di comando, depositi di munizioni.

Tuttavia, devo ricordare che questi aerei erano 'a servizio' di una gran massa di jet assolutamente non stealth.

Vedete, io credo ben poco alle Wunderwaffen.

Ossia a quel tipo di superarma che  dovrebbe poter ribaltare da sola una situazione militare compromessa.

Le Wunderwaffen erano le armi segrete su cui Hitler contava per ribaltare l'esito della Seconda Guerra Mondiale.

Con gli esiti che sappiamo.

La singola Wunderwaffen è immancabilmente potentissima e fa strage dei suoi nemici. Ad esempio: "Per affrontare un Carro Tigre servono 5 Carri Sherman con la prospettiva di perderne 3" Così era scritto sul manuale del carro americano Sherman. 

Il fatto è che del Wunderwaffen  supercarro Tigre i tedeschi ne costruirono poco più di mille, gli americani, invece, del loro dignitoso Sherman, circa 35mila. 

E lo stesso, temo, vale per gli aerei; finché si costruiscono 50 costosissimi aerei stealth che accompagnano 5000 jet moderni è un conto, ma quando si rinuncia ai 5000 jet moderni per avere 800 costosissimi aerei stealth forse i conti non tornano più.

Insomma, non sono del tutto convinto che una forza aerea modernissima dotata di pochi aerei invisibili e numericamente modesta sia meglio di una forza dotata di moltissimi aerei moderni ma visibili ai radar.

Ma, se anche l'AGESCI sposa le basi teoriche delle Wunderwaffen puntando costantemente al Capo Superuomo capace anche di far sorgere un ottavo giorno della settimana, lo scoutedì, chi sono io per contestarlo?

Chiudo con un'ultima citazione tratta da Uragano Rosso:

"ma no, solo i dilettanti possono discutere di tattica, pensò Alekseyev contrariato. I militari professionisti studiano la logistica". (Che a sua volta è una citazione del Generale Bradley).

E non sarebbe male che la Logistica (della vita utile di un Capo formato in servizio) la studiassero anche al Consiglio Generale dell'AGESCI.

9 luglio 2023

Balcani in Fiamme, di Francesco Dei


"Recensisco" con piacere e soddisfazione questa Storia Militare della Guerra Russo Turca del 1877-1878.
Francesco Dei (di cui ho già letto la 
STORIA MILITARE DELLA GUERRA RUSSO - GIAPPONESE 1904 - 1905), ci porta nei Balcani e nell'Asia Minore della seconda metà dell'800 raccontando in dettaglio una guerra dimenticata che, temo, sia ormai solo un paragrafetto nei manuali di Storia dei licei.
Ma che è stata un anello fondamentale della catena che ha portato alla contemporaneità che è diretta espressione dei conflitti mondiali il cui gigantesco incendio ebbe origine proprio nei Balcani a seguito della catastrofica guerra descritta nel saggio.
Più di mezzo milione di persone morirono in dieci mesi di feroci combattimenti tra il Danubio e le Sorgenti di Tigri ed Eufrate.
Mi ha colpito particolarmente la figura del Generale russo Michail Dmitrievič Skobelev, il Generale Bianco (o anche detto il Garibaldi russo), ritratto nella copertina del libro.
D'altro canto, le varie figure di molti coraggiosi e validi generali ottomani mi hanno fatto compassione: da italiano medio ma assolutamente aderente a principi scientifici capisco bene la frustrazione di chi sa e ha le capacità ma è soggetto all'inerzia di chi non sa e millanta capacità che non ha.
Di un saggio appassionante si scrive spesso che 'scorre come un romanzo'.
Ma la scrittura di Francesco Dei non ha bisogno di questo paragone perché rende avvincente la storia basata su dati di fatto senza necessità di trucchi letterari.
Concludo con alcune chicche:
prima di tutto è stato un vero sollievo trovare le note a piè pagina... A piè pagina e non ammucchiate tutte assieme in fondo al volume.
E le cartine! Il testo è arricchito da ben 29 cartine a colori che dettagliano  l'azione e permettono al lettore di seguire i movimenti degli eserciti sul terreno.
Deliziosa, poi, in appendice, la paginetta dedicata ai wargames.
Insomma, questo volume è una rarità culturale in lingua italiana dato che, in Italia, si fa vanto dell'ignoranza di cose militari e su questo vanto poi ci si permette anche di sproloquiare sulle guerre, passate e presenti, contribuendo, con l'ignoranza, a fomentare quelle future.
A questo punto lancio una sfida a Francesco Dei: la logica conseguenza di questo libro sarebbe la trattazione delle Guerre Balcaniche.
Ma io mi permetto di suggerire un argomento a noi più vicino ed ancora più dimenticato: la Guerra Italo Turca del 1911/12...


8 luglio 2023

Alto Adige

 

E chi infila il chiodo nel legno col martello cavo... beve ;)

Le vacanze sono finite, è vero.

Ma l'Alto Adige mi è rimasto dentro.


Aria pura, limiti di velocità (anche i 30) rigorosamente rispettati, pulizia a livello giapponese e accoglienza professionale e cordiale.

E si mangia pure bene (come, del resto, ovunque in Italia)!

Quest'anno abbiamo scelto la Val Passiria e abbiamo pernottato qui in uno splendido maso con una vista meravigliosa:




Silenzio, cortesia, correttezza, splendidi paesaggi e pace.




E le fragoline di bosco sono solo un bonus