24 giugno 2018

Non stancarti di andare

No, qui non recensirò il bellissimo fumetto di Teresa Radice e Stefano Turconi che sto leggendo da un po'.
Ma ho bisogno di raccogliere le idee su quello che è il mio compito.
Il Paese si è smarrito, avvitato in una spirale retrograda che si autoalimenta.
Tutti i progressi sociali degli ultimi lustri sono a rischio.
Non intendo affrontare qui le cause di un dato di fatto:
al momento in cui scrivo circa il 60% degli italiani si colloca su posizioni xenofobe con spunti antiscientifici, razzisti e trasversali: anche un elettore del PD su 3 approva la chiusura dei porti ai migranti.
Bisogna rassegnarsi all'evidenza.
E anche prendere coscienza che non c'è una posizione neutrale tra l'approvare le sparate del Governo contro migranti, rom, vaccini, intellettuali ed oppositori e l'essere contrari.
Chi non è contro il razzismo, l'intolleranza, l'antiscientificità ed il bispensiero è a favore.
Quindi ognuno deve decidere cosa fare.
La gravità della situazione è tale che ci si trova a difendere gli ultimi dai penultimi.
Arrendersi e sperare che questa seconda onda nera passi senza troppi danni per sè oppure lavorare per ridurre prima ed annullare poi i danni di questo odio irrazionale.
Io cosa faccio?
Continuo a fare Babbo Scoiattolo nelle Coccinelle qui a Villanova?
Aderisco ad un partito politico?
Aderisco e passo al relativo attivismo di base?
Torno ad occuparmi di diffusione di Software Libero nell'accezione del libero accesso al Web?
Passo dall'aderire ad una associazione di cicloattivismo (salvaciclisti) ad un attivismo di livello superiore?
Di sicuro ho intenzione di continuare il Servizio in Agesci nei modi e nei tempi definiti dalla mia Comunità.
Ma mi sento a disagio: temo non basti in queste circostanze.
E ne ho le prove.
Con sgomento ho dovuto leggere sui Social il pieno accordo con Salvini e Di Maio da parte di Ex Scout (e l'Ex se lo sono appiccicati da soli), ma anche da parte di Capi in Servizio.
Quindi, per quanto profondamente convinto dell'utilità civile di testimoniare anche di fronte a bambine piccole un insieme di valori che hanno tutto il tempo di rinnegare da grandi, credo che si debba fare uno sforzo in più.
Ma non so quale.
Non ci sono partiti a cui potrei aderire a cuor leggero.
Tutta la galassia della Sinistra è affetta da più o meno grave antisemitismo.
E la conseguenze debolezza del progetto politico non mi ispira tanta fiducia (Se nel cuore e nei fatti sei antisemita anche se nel pubblico manifesti una posizione antirazzista ai miei occhi sei un po' deboluccio, no?)
I Social hanno una importanza relativa e non possono sostituire una azione diretta.
Tuttavia, non possono nemmeno essere abbandonati allo stridor di denti dei dannati travolti dal terrore generato dalla propria ignoranza.
Per ora, quindi, oltre al mio Servizio in Agesci, resta la determinazione di affrontare con serenità e dati alla mano, senza paura ma senza speranza, le non poche occasioni di resistenza al dilagante razzismo con accompagnamento antiscientifico.
E mi pare poco.
Tuttavia, invito tutti a considerare un impegno di Servizio di qualche tipo:
Farsi goccia contro la sete e non restare sabbia.




17 giugno 2018

Io, l'intollerante della porta accanto

Sono molto intollerante, sì, ma non in base al colore della pelle, la lingua, la religione,  o la condizione economica.
Considero  esseri umani pericolosi quelli che vanno a 50 km/h in zona 30, che guidano usando il cellulare, o che guidano da assassini in generale, che non fanno la differenziata, che tentano di saltare le code, che buttano rifiuti per strada, che disprezzano la scienza che gli consente di sopravvivere (#novax e complottari da due lire tipo quelli che non credono che siamo mai andati sulla Luna e gente che odia i vegani). 
Eccetera.
E quanti saranno in percentuale?
Saranno di più o di meno del 59% degli italiani (e del 33% degli elettori del PD) favorevoli all'angosciante decisione di chiudere i nostri porti?
E sono più pericolosi quelli che odiano i ciclisti o questi ultimi?
Sicuramente, scientificamente, questi ultimi.
Io non provo nessun particolare affetto per gli estranei, bianchi, neri, magrebini, atei, sedicenti cristiani eccetera.
Quindi, non è che io desideri che in Italia arrivi gente diversa solo per il gusto di mangiare la loro cucina e risolvere tutti i gravi problemi che ciò comporta.
Perchè c'è un equivoco.
La nostra ricchezza, gli ospedali, la macchina, la doccia in casa, internet, i voli low cost, mangiare al ristorante sono basati su una concezione sociale dei diritti umani che è nata nel XVIII Secolo e che ha prodotto, nell'Occidente, il luogo spaziotemporale più prospero e pacifico di tutta la Storia dell'Umanità. Non è mica detto che la cosa sia irreversibile. E' il diritto dell'uomo a generare la libertà e la prosperità per gran parte della popolazione. Se tu, uno del 59%, decidi che questo diritto può venir meno senza nemmeno sforzarti di leggerti due carte sullo stato scientifico della situazione la cosa migliore a cui puoi aspirare per i tuoi figli è una situazione dispotica alla cinese con una piramide della prosperità rovesciata che schiaccia la maggior parte della popolazione a vantaggio di una esigua minoranza. Cosa, del resto, già in atto in Italia parallelamente alla faccenda dei migranti, sul fronte economico (Flat Tax, occhiolini ammiccanti agli evasori eccetera). Non è una questione di essere buoni, cattivi, cristiani o atei, accoglienti o meno. E' una questione egoistica: vogliamo che tutto questo bel mondo occidentale libero, prospero, pacifico e poco violento resti in piedi? 
Se la risposta è sì non si può agire che secondo l'insieme di valori e principi legali che hanno portato a questa prosperità.
Quando ci si discosta gravemente da questi principi succedono disastri.
Tanto per fare un esempio, gli USA hanno subìto la cocente sconfitta in Vietnam proprio perchè hanno abbandonato questo sentiero appoggiando corruzione, compiendo atrocità e, tecnicamente, usando un esercito progettato per difendere gli USA dai Sovietici per azioni di controinsurrezione.
Gli americani hanno perso perchè non hanno fatto gli americani.
(Al netto di tutte le nefandezze ordinarie tipiche di uomini e stati).
In due parole: 
La gente in mare va salvata per mantenerci prosperi e liberi, non santi.

16 giugno 2018

Un Mondo d'Amore

Sto serenamente pensando di non andare più in bici al lavoro e di smettere di far servizio in Agesci.
Perchè vivo in un posto in cui queste cose sono controproducenti.
Sì, controproducenti.
Gli Italiani desiderano pagare salata in termini economici la mobilità autocentrica.
Desiderano gli incidenti stradali, il cancro da inquinamento, le malattie cardiovascolari da sedentarietà.
Desiderano passare ore in coda, desiderano passare molti momenti della propria vita immersi nella rabbia e nella frustrazione del traffico e odiano tutti quelli che si oppongono ai loro desideri.
Gli italiani desiderano pagare più tasse e avere mero servizi, nel migliore dei casi perchè sognano di diventare quell'uno su mille di privilegiati che pagheranno molte meno tasse e che non hanno bisogno di servizi.
Gli italiani desidderano credere di vivere in una Nazione pericolosa e priva di lavoro a causa dei migranti esattamente come desiderano ignorare le evidenze scientifiche su vaccini, lavoro, diritti, criminalità, mobilità urbana e alimentazione.
Gli italiani desiderano giovani conformi a questo pensiero, violenti come sono violente tutte le persone terrorizzate da un ignoto che si costruiscono da sole un po' come gli inquisitori che si rifiutarono di guardare nel telescopio di Galileo per constatare coi propri occhi di avere torto.
Vale, poi, la pena di affannarsi tanto per sostenere i giovani su un Cammino di Fede e Libertà quando poi si troveranno spiazzati nè più nè meno di come si troverebbe Burioni all'epoca della Peste di Milano?
Ora dovrei trovare le ragioni per continuare, insistere e perseverare.
Come le aquile randagie, come i pochissimi dissidenti mandati al confino.
I buoni esempi non mancano e neppure la compagnìa.
Ma vorrei una strategia.
Canzone del giorno:

Un Mondo D'Amore

23 maggio 2018

la vita quotidiana di chi vorrebbe essere di Sinistra ai tempi di Salvini e Di Maio

Una persona a me molto vicina mi scrive:
"Ma secondo te esiste un modo, che non sia il pd lucano, per non subire o per arginare quello che ci sta per arrivare addosso?"
E quello che ci sta per arrivare addosso è il governo M5S - Lega.
La risposta è: No.
E neppure il PD servirebbe.
Non c'è proprio niente da fare per evitare le conseguenze del governo M5S-Lega, almeno a medio termine:
ci si doveva pensare prima.
Quando?
Mah, è sempre stato troppo tardi ed è sempre stato appena in tempo.
Direi che, dal referendum costituzionale in poi era già troppo tardi per scansare 'sto disastro.
Ma, prima, sì.
Ci si poteva iscrivere a un partito, rompersi la testa e le palle alle riunioni, si poteva diventare maggioranza da qualche parte in maniera democratica e competente.
L'aventino della Sinistra, il 'mangiare popcorn' non è roba di queste settimane.
E' iniziato molti anni fa, quando i cineclub, i campi di calcio, la movida  e pure il fashion blogging ha preso il posto dei luoghi di aggregazione politica.
Intendiamoci, non ho nulla contro il cinema, ma forse andare vedere "Padre Padrone" a cui segue dibattito su sfruttamento del lavoro minorile, diritti e scuola è un zinzino più utile di un film poetico, bellissimo, a cui segue birretta in centro e piacevole chiacchiera.
Nel frattempo, i diritti evaporavano (l'argomento ideale di cui lamentarsi con la birretta di cui sopra), i partiti che si votavano (ma alla cui vita/rinnovamento non si partecipava) diventavano sempre più autoreferenziali.
L'emigrazione portava via qualche compagno di bevute ogni tanto, l'immigrazione gestita a cazzo portava qualche voto alla Lega ogni mese.
Si dice che Lega ed M5S siano vincenti perchè in contatto con il Popolo e di questo diretta espressione
Bellissimo, anzi: purtroppo.
Lo rappresentano così com'è:
Senza spingersi ad elencare tutti i mali del Bel Paese figli degli elettori e solo figliastri dei cattivi amministratori, prendiamo in considerazione solo la mobilità urbana come perfetta cartina di tornasole del livello di questa rappresentatività:
la scienza e le buone pratiche tecniche puntano sulle biciclette, sull'abbassamento dei limiti di velocità e tante altre faccende che non vanno 'sperimentate' ma semplicemente applicate.
E invece no: gli italiani vogliono i morti, i feriti, gli invalidi, le ore passate nel traffico, i polmoni devastati dall'inquinamento, il corpo piegato dalla sedentarietà.
E i sindaci/deputati/amministratori (anche del PD) si guardano bene dallo scontentare i propri elettori.
Il corto circuito diventa irreversibile ed eccoci qua: la filosofia #novax applicata alla cosa pubblica.
Quindi, in parole povere, un governo M5S Lega non è un accidente, una cosa innaturale. 
E' qualcosa di matematico e, francamente, se i disastri che ne verranno sono imputabili in primis ai suoi elettori, i suoi elettori non vengono dal nulla.
Provengono da una scuola scadente, da lustri di amministrazione locale, regionale, nazionale, ancora più scadenti.
Provengono da una resa con successivo collaborazionismo della Sinistra alla distruzione del mercato del lavoro.
Provengono da un ventennio di televisione succhiacervello che ha imposto prima l'equivalenza tra opinione e fatti e poi tra delirio ed opinione.
E, nel frattempo, ci si sentiva 'migliori' perchè non si guardava striscia la notizia.
Certo, avendo tentato nel mio piccolo (ed avendo anche assistito al fallimento di gente più preparata di me) di riportare il PD al suo ruolo di partito riformatore e strapparlo a quello di balena clientelare potrei sentirmi assolto, ma anche se così fosse non mi sento molto intelligente in merito: megli oavrei fatto a bermi qualche birra in più o, più precisamente, ad emigrare da Matera qualche anno prima.
Sono pessimista sull'invertire questa tendenza.
Anche oggi, mentre si urla che i barbari sono alle porte, si urla ancora più forte contro i nemici di sempre: la Chiesa, gli ebrei e il solito Renzi.
Per carità: la Chiesa  chiude gli occhi su troppi orrori, Israele è quello che è e Renzi non è De Gasperi, solo che, mentre ci si diletta (anche nel Maggio 2018) su questi pericoli mortali,  ecco qua, di soppiatto, il Governo M5S Lega.
Solo un paio di esempi: che fine farà la legge sui Diritti Civili? E se Minniti era l'uomo nero  con che colore più scuro si descriverà Salvini? Gli 80 € di Renzi che hanno fatto tanto schifo svaniranno sotto la scure della Flat Tax che si prospetta la prima norma di macelleria sociale in cima al famoso contratto di governo ma su Left editoriali in merito non risultano.
Insomma, io vedo tanta voglia di mantenere una autoreferenzialità di fondo.
Tanta voglia di continuare a prendersi una bella birra dopo il cinemino d'autore, finchè ci saranno i soldi per farlo, ovviamente.
Vedo, anche, timidi segnali di ripresa a Sinistra ma non sono ottimista in merito:
di un progetto per arrivare ad una formazione unitaria capace di risultati elettorali decorosi non c'è traccia da nessuna parte.
Sono, inoltre, pessimista perchè il M5S ci ha messo 10 anni ad arrivare dove è arrivato ed è notoriamente più facile distruggere che costruire: immaginatevi quanto tempo ci vorrebbe per metter su un partito  serio con valori elettorali del 2x percento.
E allora?
E allora andiamo a letto presto.
Con pazienza, bisogna guadagnarsi la credibilità sufficiente a convincere chi ha un reddito di 15mila € che ha appena votato per tagliare le tasse a chi ha un reddito sopra i 50mila € (e indovina chi colmerà la differenza?) che 2+2 deve tornare a fare 4.

Io ho poca fiducia, a breve termine, che emergano, dalle macerie della Sinistra, formazioni sia politico partitiche che culturali capaci di segnare un cambio di passo, una inversione di tendenza.
Tuttavia, sono persuaso che non sia nè il momento dell'aventino e nemmeno quello dei popcorn.
Se la Sinistra europea è ridotta in briciole schiacciata tra neoliberismo e populismo alla #novax allora si riparta dalle briciole.
Personalmente, ritengo che il punto di partenza debba essere nel Servizio al Prossimo secondo le proprie attitudini ed aspirazioni.
Magari, quando non potrò più in Agesci sarà la volta della mobilità urbana ciclabile o di nuovo del Software Libero.
L'importante è fare una Scelta di Servizio e di impegno Politico.
Se davvero  tutta questa indignazione si tramutasse anche solo in gruppi di lettura e comitati civici per far sistemare il parco sotto casa si inizierebbe a creare una base di cellule attive, all'inizio isolate, ma che potrebbero tornare a fare da substrato per un partito di sinistra di massa.
Semplicemente, perchè sarebbero cellule politiche e non passatempi.
Se la rabbia ha portato un sacco di gente ad organizzarsi e a diventare il primo partito d'Italia non sia la paura a suscitare una reazione uguale ed opposta.
Mi piacerebbe che fosse di cuore ma anche di testa andrebbe bene.
Canzone del giorno: Eskimo, bisogna saper scegliere in tempo non arrivarci per contrarietà





E giusto per incominciare dall'ABC della Politica, un film che andrebbe usato come primo step di un cineclub dedicato alla rinascita della Sinistra: I Due Deputati. Dateci un occhio!

13 maggio 2018

Muoia Israele di Giulio Meotti: Le origini del neoantisemitismo della Sinistra Europea

Dopo aver letto "Palestina e Israele: che fare? Di Noam Chomsky e Ilan Pappè"  ho voluto anche leggere un testo completamente opposto.
Avevo una idea sommaria del livello di neoantisemitismo in circolazione e questo libro me lo ha chiarito.
E' spaventoso.
Il saggio non lo analizza: lo elenca.
In ogni capitolo vengono elencati alcuni episodi di antisemitismo a livello europeo a livello politico, culturale, sociale.
Non è difficile recensire questo libro perchè c'è ben poco da dire sul libro:
è un testo di parte, anzi: partigiano.
Ed è solo un elenco di fatti.
Non posso affermare di essere pienamente soddisfatto dalla lettura ma non perchè il libro sia mal scritto.
Semplicemente, perchè un testo sulla questione Israelo Palestinese parziale non mi soddisfa più.
Io non voglio essere partigiano.
Io non voglio affermare una ragione.
Io voglio che si faccia la Pace.
Quindi, un testo che racconta la verità ma ne omette grandi parti non suscita il mio particolare interesse.




Come per il libro di Chomsky che omette completamente il piccolo dettaglio sulla minaccia mortale che incombe sugli israeliani, anche Meotti non fa nessun cenno ai crimini dell'Occupazione.
Che sono reali.
Il fatto è che "Muoia Israele" non ha la pretesa di raccontare il conflitto ma riesce efficacemente a dimostrare l'esistenza di un vero e proprio neoantisemitismo violento e pericolosissimo.
Il peggio è che il fenomeno non è confinato ai neofascisti/neonazisti ma è largamente diffuso tra le forze progressiste e tra le elites culturali.
In termini semplici, non intendo affrontare qui la questione del Conflitto nè l'influenza del neoantisemitismo  sul medesimo ma quella delle conseguenze dell'antisemitismo sulla popolazione europea.
L'antisemtismo è un male assoluto e chi lo pratica non può che portarsi in grembo le conseguenze del male.
Anche se vegano, ghandiano, fruttariano, eccetera.
Un partito o un movimento pur improntato al Progresso Sociale, ai Diritti, al rispetto dell'ambiente, incapace di guadagnare una visione complessiva sul problema fino a scadere nell'antisemitismo non potrà che fallire miseramente tutti i propri obiettivi.
Dato lo stato delle forze di sinistra europea questa affermazione è, al momento, dimostrata in maniera piuttosto netta.
Anche il perchè da un generale supporto alla causa Israeliana si sia passati ad un neoantisemitismo generalizzato è, secondo me, legato all'insufficiente diffusione di una coscienza collettiva scientifica alla pari con le cause dei fenomeni #novax, complottisti & affini.
Non per niente, al fallimento sono condannati anche i movimenti politici che tra queste fila hanno reclutato gran parte della propria militanza attiva.
E non è una previsione ma un dato di fatto:
Il fascismo è la menzogna che crede di essere la verità ed è ormai dimostrato che chi mente inconsapevolmente, a medio termine, è molto meno efficiente di chi mente sapendo di mentire.
Il ragionamento complessivo ed in formato, mirato a costruire una Pace effettiva è molto raro.
Quanto a me, ritengo che ci sia un criterio piuttosto efficace per distinguere tra la legittima critica ad Israele e l'antisemitismo:
applicare alle azioni dell'IDF un criterio differente rispetto a quello che si applica alle azioni di Hamas/Hezbollah/Assad.
E' da un po' che mi ci attengo e non mi sono trovato male.



4 maggio 2018

Palestina e Israele: che fare? Di Noam Chomsky e Ilan Pappè





Sono in difficoltà nel recensire questo libro perchè contiene molte terribili ed atroci verità accompagnate da qualche decisa menzogna ed a molte ingiustificabili omissioni.
Anche se il mio pensiero sul testo non è positivo non posso negare che la lettura di un testo come questo sia utile in quanto il punto di vista contenuto in queste pagine è reale e per quanto sia parte del Problema e non della Soluzione bisogna tenerne conto.
Posso comprendere la frustrazione di chi ha assistito agli orrori di una guerra lunga Settant'anni e si trovi a ragionare su una situazione in cui Oppresso ed Oppressore sembrano ormai delineati senza incertezze.
Comprendo ma non trovo che sia utile alla Pace rimuovere alcuni piccoli dettagli.
Non esiste una questione circoscrivibile al territorio Israelo Palestinese ma quello che succede a Gaza o in Cisgiordania è anche funzione di quello che si dice a Teheran, Istanbul e compagnia bella.
La mutata situazione militare sul terreno (un fatto già evidente 3 anni fa) e, soprattutto, la mutata situazione geopolitica ed il drammatico incremento dell'antisemitismo in Europa sono completamente ignorati nel testo.
Magari scopriremo, in una futura opera di questo stampo, che nel '47/48 gli eserciti arabi (armati dagli occidentali) sono stati sconfitti non da poche migliaia di disperati male armati ma direttamente dagli Stormtroopers di Star Wars!
Nel frattempo, bisogna ricordare che gli eventi non possono essere tagliati con l'accetta: molti palestinesi sono stati cacciati dalle loro terre e questo è innegabile.
Ma non mi stancherò mai di condividere una tavola di Joe Sacco che, nella sua splendida opera "Palestina" rappresenta la tragedia della pulizia etnica ebraica così:

con civili in fuga da un villaggio bombardato da aerei.
Aerei da bombardamento che, nel 1947, avevano solo gli eserciti arabi...
Nel libro vengono avanzate delle proposte che mi sembrano assai poco realistiche sulla necessità di 'rovesciare' il governo israeliano e creare un unico stato per Israeliani e Palestinesi.
Alla fine sono contento di aver letto il libro: per quanto non concordi con il metodo e con il merito riconosco che le realtà di sofferenza descritte sono reali e richiedono una urgente soluzione.
Ma che porti alla Pace.


1 maggio 2018

1° Maggio 2018: gli industriali italiani si scoprono abbandonati

Confindustria piange miseria:
non si trovano lavoratori qualificati.
Gli imprenditori non si spiegano come mai, in una economia di mercato, dopo 20 anni di precariato spinto, Ingegneri, Sviluppatori e Tecnici si spostino dal Sud al Nord e dall'Italia all'estero per stipendi almeno doppi se non quadrupli di quelli (sud)italici.
E' solo la cartina di tornasole della pochezza della Classe dirigente di questo Paese ben rappresentata dagli attuali leaders che hanno raccolto la maggioranza dei voti alle elezioni.
E, nel frattempo:




LAVORATORI!!!

26 aprile 2018

Un Generale Piccolo Piccolo, di Vittorio Silvestrini: educazione alla Pace

Questo è stato il mio libro di lettura della Prima Media.
Sono riuscito a recuperarne una copia e ho scoperto di ricordarmelo alla perfezione.
Il testo è breve ed è poco più di una favola per bambini, ma scritta in maniera tale da non lasciar dubbi sulla sua valenza educativa.
La trama è lineare ma originale: in un Paese evidentemente ispirato agli USA degli anni '80 un ragazzino di 10 anni diventa Capo di Stato Maggiore Generale dell'Esercito.
Si trova a gestire l'aggressivo complesso militare industriale sempre sulll'orlo di una guerra nucleare ma ben intenzionato ad arrivare alla Pace senza lasciarsi intimidire ed ingannare dai generali e dagli industriali.
L'Autore è categorico nel definire la conoscenza della realtà come primo irrinunciabile passo per un percorso di Pace efficace e duraturo.
Nelle note a piè pagina, in fatti, sono fornite spiegazioni semplici ma precise e complete sui principali armamenti citati nel testo e l'Autore ritiene opportuno anche per i bambini di dieci anni saper distinguere tra una bomba a neutroni ed una all'idrogeno, proprio perchè solo la competenza può portare ad un processo di Pace vero.
Notevoli, poi, le tracce di riflessione alla fine di ogni capitolo: l'Autore stimola ragazzini ad acquisire competenze e a porsi interrogativi che, è desolante constatare, non sono più alla portata nè di parlamentari nè di adulti laureati.
Durante la recente crisi siriana mi è capitato di ascoltare dichiarazioni di persone con importanti (e meno importanti) responsabilità letteralmente vaneggiare: di missili lanciati da sottomarini ancorati nei porti italiani o degli USA/UK/Francia dotati di un loro supposto (ma inesistente) arsenale chimico.
Invece, Silvestrini ritiene perfettamente normale chiedere a ragazzini di undici anni di informarsi su quanti generali aveva l'Italia nel 1985 e sulla proprietà dei grandi giornali nazionali...
Sbandierare una perniciosa ignoranza è sempre un fattore negativo anche per i più puri e pii desideri di armonia.
La Pace non si costruisce sul desiderio, ma su una razionale disamina dei fatti in cui alla perenne fog of war che rende difficile razionalizzare va contrapposta la maggior competenza tecnica e umanistica possibile.





Questo libro è stato, per me, fondamentale.
Mi ha spinto alla ricerca.
La ricerca degli altri punti di vista, della competenza tecnica, degli interessi nascosti.
La ricerca della complessità e dell'approccio critico e laico basato sui fatti.
Penso che questo libro dovrebbe essere aggiornato e riproposto come testo di lettura scolastica perchè l'approccio profondamente empatico verso i bambini ne fa un tramite educativo prezioso per una educazione alla Pace laica e, soprattutto, efficace.









La Pace va difesa ma l'ideologia, le credenze e l'ignoranza sono le peggiori armi per farlo.






20 aprile 2018

Guida a Materatown negli anni da Capitale Europea della Cultura

Mi è giunta voce di una furiosa lite tra stanziali riguardo alberi e rotatorie.
Come da ferrea tradizione, diventa impossibile appurare i fatti  in quanto, a Materopoli, che un albero sia morto o vivo non è un dato scientifico ma un dato partitico.
Ovviamente, io non so se gli alberi siano vivi o morti, ma ancora una volta il dibattito è se realizzare o meno una infrastruttura che aggraverà in ogni caso il problema dato che più strade = più traffico come scientificamente dimostrabile.
In termini più semplici, a XXI Secolo inoltrato si ragiona (e si agisce) come a metà XX.
Colgo l'occasione, quindi, per riproporre un mio raccontino su come si guida a Matera: ora che sono di nuovo un fuorisede e dato che il sito in cui il racconto è pubblicato è ormai defunto da tempo mi è sembrato carino riproporlo in chiave rivisitata ed aggiornata alle condizioni del traffico e delle usanze automobilistiche della vigilia del famigerato 2019.

Ecco a voi, quindi "Guida a Materatown negli anni da Capitale Europea della Cultura"





Come fuorisede prima taurinense poi bolognese, posso azzardarmi ad una descrizione ragionata del modo di guidare dei residenti, un modo di guidare peculiare nel cosmopolita universo della guida meridionale. Il modo di guidare nelle città e nelle nazioni in cui la guida è disciplinata è uguale in tutto il mondo, il modo di guidare male è peculiare per ogni città, borgo o paese. Anche se, lo ammetto, agli occhi di un integerrimo automobilista svizzero, il modo di guidare messicano, barese, napoletano o materano, deve apparire più o meno identico. Ma, per le orecchie di uno stanziale pochi insulti sono peggiori che vedersi accomunati allo stile di guida dei cugini baresi, ad esempio. Anzi, una macchina targata BA è vista come fonte di possibile pericolo da cui è meglio star lontani. Ovviamente, tanta supponenza è del tutto fuori luogo: per non tediarvi ci limiteremo all’analisi di poche circostanze.
Lascio volentieri ad altri stabilire cosa sia davvero un’automobile in Materatown. Posso affermare con ragionevole certezza, tuttavia, che cosa, un’automobile in Materatown, NON è:
NON è un mezzo di trasporto per andare nel minor tempo possibile in sicurezza dal punto A al punto B. L’automobile viene spesso usata per fare “un giro”. Ossia, due o più persone, in auto, parlano tra loro come se stessero passeggiando assieme. Solo che, appunto, lo fanno in auto. Ovviamente, quando fai “un giro”, possibilmente senza meta alcuna, l’attenzione dell’autista è concentrata sulle chiacchiere con gli amici piuttosto che sulla guida. Con tutte le conseguenze immaginabili. Inoltre, mentre fai ” un giro “, è considerato lecito e sacrosanto, da tutti gli occupanti dell’auto, un po’ meno da chi la segue, procedere a non più di 15 Km orari al centro della strada.
Mentre a Bologna l'eccesso di velocità è una piaga mortale, a Matera, in cui comunque non mancano automobilisti che pensano di essere in autodromo percorrendo certe vie cittadine a cent'all'ora, è molto diffuso l'intralcio alla circolazione, intralcio dettato dalla prudenza: se vuoi fare una conversazione telefonica al cellulare mentre guidi ti metterai mai a correre? Ingrani la prima, non superi i 15km l'ora e prosegui nel percorso del Giusto. E dietro di te il mondo in paziente coda.
Altra peculiarità di Materatown è la possibilità, sicuramente altrove sconosciuta, di condurre conversazioni con altri automobilisti. Lo so bene che, in altitalia, gli automobilisti comunicano con altri via cellulare possibilmente mediante auricolare. Ma io intendo la pratica comune di parlare con altri automobilisti direttamente. Lo so, in moltissime città gli automobilisti parlano con altri automobilisti direttamente, ma esclusivamente per scambiarsi considerazioni sulla moralità delle rispettive madri, sorelle o sulle proprie ed altrui tendenze omoerotiche ed altre piacevolezze. A Materatown è prassi comune incrociare un conoscente, fermarsi in mezzo alla strada e chiacchierarci amabilmente tra un finestrino e l’altro. E' considerato reato punibile con le percosse dai conversatori clacsonare  per chiedere di spostare la conversazione in salotto.
Ma non si deve essere troppo pessimisti: dopotutto la guida a Materatown è abbastanza tranquilla e sicura: i semafori sono rispettati e le strisce pedonali pure. Anzi, mentre a Bologna se ti fai investire sulle strisce pedonali l'assessore al traffico dichiarerà pubblicamente che è colpa tua, se questo succede a Matera l'assessore al traffico è anche capace di sguinzagliare i vigili in borghese per fare multe a chi non si ferma prima delle strisce pedonali Tuttavia, la precedenza viene violata sistematicamente e per fini oggettivamente irrazionali. Infatti, per lo più, il violatore del segnale di stop si piazzerà al centro della strada evitando accuratamente di ingranare marce superiori alla seconda. La scena si svolge tipicamente così: siete in ritardo ma la via è libera nella vostra corsia e procedete speditamente senza esagerare. Da una via laterale, con tanto di stop, un altro stanziale giunge in auto, rallenta, si ferma, vi vede sopraggiungere di gran carriera, fa finta che non esistiate, si butta, vi fa inchiodare, dopodichè resta in prima marcia dalla Madonnina fino al passaggio a livello.
Anche il parcheggio, complice il flusso di turisti, è diventato problematico.
Tuttavia a Materatown imperversa tutt'oggi un peculiarissimo e mai visto altrove modo di parcheggiare male: doppia e tripla fila? Marciapiede? Passaggio Pedonale? Aiuola? Ciclabile?
'Nzè, dilettanti: a Materatown si parcheggia anche così come nel resto d'Italia ma in nessun'altra parte del mondo si parcheggia in doppia fila con posti auto disponibili  lì a fianco. Mi è personalmente capitato più volte di assistere a questo modo di parcheggiare: il parcheggio libero ci sarebbe pure, ma lo stanziale preferisce bloccare in doppia fila un'altra auto parcheggiata che prendersi la briga di parcheggiare correttamente. Il mio personale record è quando sono stato bloccato in doppia fila in un parcheggio a spina di pesce da una signora che... aveva anche bloccato l'accesso al parcheggio vuoto.
L'ultima peculiarità  con cui saluto gli automobilisti stanziali è la brevità dei percorsi per cui si giudica indispensabile adoperare l'automobile. Senza tema di smentite, ho misurato (per miei familiari, eh) anche  percorsi inferiori ai cinquecento metri di pianura. Se la media nazionale degli spostamenti in auto inutili è del 30% è probabile che a Materatown si batta questo bel record.
E come non citare i pedoni di Materatown in questa piccola esposizione?
Come si attraversa la strada a Materatown (fuori dagli attraversamenti pedonali)?
Facile: si voltano le spalle alle automobili incipienti,  non si guarda se arrivano auto e si attraversa rigorosamente in diagonale in modo da massimizzare matematicamente il tempo di attraversamento ed ingombrare il più possibile la sede stradale.
Pare che sia diffusa una leggenda secondo cui guardare prima di attraversare porti sfortuna…
Altra peculiarità dei pedoni di Materatown è nel camminare sulla sede stradale snobbando costantemente il marciapiede. E’ vero, i marciapiedi di Materatown ospitano cacche di cane, piante infestanti, cassonetti dell'immondizia, automobili, tavolini dei bar e buche di ogni profondità ed ampiezza: ma, cari pedoni, non è che le strade siano molto diverse…



Ed ecco qui, per gli archeologi della cattiva scrittura, la versione originale, vincitrice del prestigioso premio letterario "Materatown":


“Da stanziale ma ex fuorisede taurinense, posso azzardarmi ad una descrizione ragionata del modo di guidare dei residenti, un modo di guidare peculiare nel cosmopolita universo della guida meridionale. Il modo di guidare nelle città e nelle nazioni in cui la guida è disciplinata è uguale in tutto il mondo, il modo di guidare male è peculiare per ogni città, borgo o paese. Anche se, lo ammetto, agli occhi di un integerrimo automobilista svizzero, il modo di guidare messicano, barese, napoletano o materano, deve apparire più o meno identico. Ma, per le orecchie di uno stanziale pochi insulti sono peggiori che vedersi accomunati allo stile di guida dei cugini baresi, ad esempio. Anzi, una macchina targata BA è vista come fonte di possibile pericolo da cui è meglio star lontani. Ovviamente, tanta supponenza è del tutto fuori luogo: per non tediarvi ci limiteremo all’analisi di poche circostanze.
Lascio volentieri ad altri stabilire cosa sia davvero un’automobile in Materatown. Posso affermare con ragionevole certezza, tuttavia, che cosa, un’automobile in Materatown, NON è:
NON è un mezzo di trasporto per andare nel minor tempo possibile in sicurezza dal punto A al punto B. L’automobile viene spesso usata per fare “un giro”. Ossia, due o più persone, in auto, parlano tra loro come se stessero passeggiando assieme. Solo che, appunto, lo fanno in auto. Ovviamente, quando si fa “un giro”, possibilmente senza meta alcuna, l’attenzione dell’autista è concentrata sulle chiacchiere con gli amici piuttosto che sulla guida. Con tutte le conseguenze immaginabili. Inoltre, mentre si fa ” un giro “, è considerato lecito e sacrosanto, da tutti gli occupanti dell’auto, un po’ meno da chi la segue, procedere a non più di 15 Km orari al centro della strada.
Altra peculiarità di Materatown è la possibilità, sicuramente altrove sconosciuta, di condurre conversazioni con altri automobilisti. Lo so bene che, in altitalia, gli automobilisti comunicano con altri via cellulare possibilmente mediante auricolare. Ma io intendo la pratica comune di parlare con altri automobilisti direttamente. Lo so, in moltissime città gli automobilisti parlano con altri automobilisti direttamente, ma esclusivamente per scambiarsi considerazioni sulla moralità delle rispettive madri, sorelle o sulle proprie ed altrui tendenze omoerotiche ed altre piacevolezze. A Materatown è prassi comune incrociare un conoscente, fermarsi in mezzo alla strada e chiacchierarci amabilmente tra un finestrino e l’altro. Peccato che gli altri automobilisti in coda dietro i due conversatori nelle rispettive corsie non possano unirsi al simposio.
Ma non si deve essere troppo pessimisti: dopotutto la guida a Materatown è abbastanza tranquilla e sicura: i semafori sono rispettati e le strisce pedonali pure. Tuttavia, la precedenza viene violata sistematicamente e per fini oggettivamente irrazionali. Infatti, per lo più, il violatore del segnale di stop si piazzerà al centro della strada evitando accuratamente di ingranare marce superiori alla seconda. La scena si svolge tipicamente così: siete in ritardo ma la via è libera nella vostra corsia e procedete speditamente senza esagerare. Da una via laterale, con tanto di stop, un altro stanziale giunge in auto, rallenta, si ferma, vi vede sopraggiungere di gran carriera, fa finta che non esistiate, si butta, vi fa inchiodare, dopodichè resta in prima marcia dalla Madonnina fino al passaggio a livello.
E come non citare i pedoni di Materatown in questa piccola esposizione?
Come si attraversa la strada a Materatown?
Facile: si voltano le spalle alle automobili incipienti e si attraversa rigorosamente in diagonale in modo da massimizzare matematicamente il tempo di attraversamento ed ingombrare il più possibile la sede stradale.
Pare che sia diffusa una leggenda secondo cui guardare prima di attraversare porti sfortuna…
Altra peculiarità dei pedoni di Materatown è nel camminare sulla sede stradale snobbando costantemente il marciapiede. E’ vero, i marciapiedi di Materatown ospitano cacche di cane, piante infestanti e buche di ogni profondità ed ampiezza: ma, cari pedoni, non è che le strade siano molto diverse…”