5 marzo 2026

La Strada per Bologna

 




«E quella chi è?»

La mia domanda aveva tutta l’impazienza e l’irritazione che avevo accumulato durante quel giorno infernale.

Il mio battaglione, il XXXIII, era quello di punta del 4° bersaglieri e avevamo passato la giornata a giocare al gatto e al topo coi tedeschi in ritirata.

A volte il gatto erano i nuclei di mitragliatrici tedeschi, le loro mine e le loro trappole esplosive, a volte erano i nostri mortai, i nostri bersaglieri e gli osservatori d’artiglieria del V corpo d’armata inglese.

Io mi sentivo sempre il topo.

Feci un respiro profondo e mi calmai.

Il maresciallo Sabino non si meritava quell'asprezza.

Aveva l’età e le conoscenze per imboscarsi nelle retrovie ma non aveva voluto saperne di abbandonare il battaglione. Si dannava per cercare di portarci in linea tutto quello su cui riusciva a metter le mani: dalla minestra calda che si stava distribuendo, sotto i miei occhi, alla 12a Compagnia Bersaglieri, a elmetti, armi fuori ordinanza, ricambi, veicoli e perfino biancheria e vestiario di cui eravamo cronicamente a corto.

Il maresciallo la prese alla lontana:

«Maggio’, vi ricordate la moglie del vostro predecessore?»

Me la ricordavo.

Me la ricordavo in tempo di pace quando il Colonnello Guazzaloca era Capitano ed io Tenente. Una bambolina tutta compita nella quasi uniforme da giovane italiana che portava per far pendant con la divisa del marito.

Orgogliosa e fiera del suo ufficialetto appena tornato dalla Spagna promosso e decorato per merito di guerra.

Come me, del resto.

Me la ricordavo quando avevo incontrato una donna completamente diversa, ingrigita, stanca, ma con negli occhi l’ira per quello che aveva dovuto sopportare in guerra e soprattutto dopo l’8 settembre. 

Un’ira che l’aveva trasformata nella vera attendente del marito.

Avevamo scambiato solo poche parole di circostanza quando suo marito mi aveva passato il comando del Battaglione durante l’unica serata che avevamo trascorso insieme.

L'avevamo passata in una stalla ripulita alla meglio, in un borgo senza nome al centro di un Appennino lugubre e nebbioso. 

Una grottesca imitazione del lustro salone riccamente decorato in cui la moglie di un capitano di un altro esercito, di un’altra Italia, di un altro mondo, teneva il suo salotto.

In quella stalla, la cui mensa era costituita da una porta appoggiata su due barili, avevo visto la moglie del tenente colonnello Guazzaloca versarmi del vino acetoso da un fiasco coperto di vimini nel mio gavettino sporco.

Era davvero l’allegoria, neppure troppo velata, della nostra Patria invasa da nazisti, alleati e  occupata pure dagli eterni fascisti che si annidavano di fronte, alle spalle e pure dentro di me.

Che non ero certo stato un oppositore della prima ora: in Spagna c’ero andato volontario, io.

«Ebbé, ‘a Signo’ aveva raccolto una povera sbandata, insomma, una di quelle, mi so’ spiegato?»

Si era spiegato.

Una di quelle.

«E la ragazza l’aveva aiutata assai alla Signo’ a raggiungere il marito a Brindisi a Settembre. Che la Signo’ non è che si raccapezzava da sola coi bagagli a Settembre!»

E chi si era raccapezzato?

Si era raccapezzato il Re?

Si era raccapezzato Badoglio?

Si era raccapezzato il Capo di Stato Maggiore, si erano raccapezzati i comandanti d’Armata e cento e cento generali?

Si erano squagliati e io ero stato fortunato a trovarmi in Corsica da dove avevo cominciato una dolorosa anabasi fino a ritrovarmi, di nuovo vestito di stracci, ma con un elmetto e un fucile inglesi, ben deciso ad arrivare a Milano.

A piedi.

Partendo dal Sud.

Io e altri 400 poveri cristi che non stavano aspettando di essere liberati dagli americani.

«E da allora sono rimaste assieme e la ragazza si è fatta benvolere da tutti».

Accorgendosi dell’ambiguità del termine usato, il maresciallo si affrettò a precisare:

«Ha fatto l’infermiera, la sarta, la sguattera, le pulizie, voi ‘sti giorni non l’avevate ancora incrociata perché siete stato sempre in linea, ma la uagnedda è stata irreprensibile».

«E come mai la moglie del Colonnello non se l’è portata con lei?»

«Eh, lei voleva, eccome se voleva, anche se sarà solo qualche anno più grande della uagendda l’aveva iniziata a trattare come una figlia, ‘na sorella, perché a settembre ne hanno passate assai assai, e pure quando il reparto si è  costituito… Insomma, si è sempre portata bene».

400 fessi, uno scemo di guerra come me al comando e una puttana.

Che bell’Italia potevamo ricostruire.

«Ma la ragazza è di Bologna e si trovava al Sud per un fatto di famiglia quando arrivò Settembre e si è trovata bloccata qua, ma vuole tornare a casa sua!»

E chi no?

Il Maresciallo mi guardava speranzoso ma non era certo per quegli occhi di una fedeltà canina che presi la decisione.

La ragazza aveva un fazzoletto in testa e indossava una strana combinazione di giubba inglese, gonna lunga e stivali immersi nel fango.

Non stava servendo alla cucina da campo, ma era poco più in là e aiutava a fare l’inventario dei rifornimenti arrivati.

Non rideva.

Lavorava e basta.

Mi avvicinai.

«Marescia’!»

«Comandi!»

«Mettete  a posto le carte per la signorina!»

La ragazza si voltò e capì.

Capì chi ero e si spaventò.

Si mise anche sull'attenti ma non osò fare il saluto.

«Signori’, è vero che va a Bologna?»

«S… Sì. Sì eccellenza, io …»

«Signori’ state tranquilla: se si fida e ci da una mano, a Bologna ce la portiamo noi. A piedi però».


Tutti i diritti riservati


1 marzo 2026

Decreto Sicurezza 2026 e coltelli scout: per stazioni (in)sicure come prima ma merende di coccinelle sicurissime

A sinistra un coltellino svizzero Victorinox con lama di 6 cm, a destra un Coltellino Opinel con lama bloccabile da 8 cm


 

DISCLAIMER: le informazioni qua riportate sono il sunto di quel che ho capito io sullo stato dei fatti ma sarebbe davvero opportuno che l'AGESCI (o direttamente la FIS) ci inviasse tempestivamente un vademecum su come gestire la questione validato da un legale.

Un'ottima guida sulla faccenda è qui.

Veniamo a noi: fino a ieri si poteva star certi che uno scout in uniforme in attività con un coltello in tasca potesse circolare serenamente avendo dalla sua un più che giustificato motivo da opporre ai controlli delle forze dell'ordine.

E no, non è vero che non ci controllano: ricordo bene un paio di episodi in gioventù in cui, uniforme o no, il controllo ci fu.

Ma cos'è questo giustificato motivo?

In sostanza, se sei un elettricista hai giustificato motivo per avere un cacciavite lungo ed affilato mentre apri un quadro elettrico sulla pubblica via.

Se sei un elettricista, ma sei allo Stadio per il derby Matera Potenza, NON hai un giustificato motivo per portare con te lo stesso identico cacciavite lungo ed affilato.

Idem se stai raccogliendo funghi e sei, appunto, uno scout su un sentiero boscoso o in un Campo Scout.

Il Decreto Sicurezza 2026 (decreto legge, vedremo se sarà confermato in toto dal Parlamento) cambia le carte in tavola.

Prima di tutto, scompare completamente per gli Opinel con lama >= 5cm il giustificato motivo in quanto dotati di meccanismo di bloccaggio.

L'Opinel come quello in figura è, pertanto, fuorilegge al di fuori di casa propria proprio per la presenza del meccanismo di bloccaggio: si va in galera e non c'è giustificato motivo che tenga.

Anche se siete sorpresi dai carabinieri forestali mentre lo usate per affettare il pane alla Route Nazionale in alta uniforme sotto la bandiera della Patria.

Peccato, l'Opinel è il miglior coltello scout che abbia usato: costa poco ed è estremamente versatile. 

L'ho usato durante il mio percorso di Capo per farci di tutto: una volta ci ho anche tagliato un cordino eh, ma solo una volta, giuro: mi serviva per rimpiazzare il laccio dello scarpone.

In genere, con l'Opinel da dieci euro ho cucinato/tagliato il pane, inciso il legno ed aggiustato cose.

Poi, quando ho fatto due lire, sono passato al classico coltellino svizzero: in realtà per lo più per tagliar torte e ciambelle per le merende delle coccinelle e ho usato le sue pinzette per estrarre spine da manine eccetera.

Glu altri utensili li ho usati molto raramente in uscita e durante le riunioni.

Ma anche il coltellino svizzero, con lama < di 8cm ha qualche problema: il giustificato motivo, ora, implica che lo si può usare per tagliare il pane durante le attività scout, certo, ma se in quel momento non state tagliando il pane NON potete tenerlo in tasca (o, nel nostro caso, appeso al moschettone della cintura dell'uniforme) ma dovete tenerlo "in modo non immediatamente disponibile".

Che è il legalese per 'nello zaino, in bagagliaio, meglio se in una custodia chiusa'.

In pratica, secondo la nuova legge, i coltelli di tipo consentito vanno portati nello zaino. 

E tenuti lì eccetto che per il tempo strettamente necessario ad usarli.

E non è tutto.

In branca LC il problema non si pone, almeno nel mio gruppo: da tempo l'uso del coltellino è stato prima limitato ai bambini dell'ultimo anno e poi proibito: in effetti non è uno strumento utile per le nostre attività.

Ma per la branca E/G c'è una bella limitazione: i minorenni NON possono, semplicemente, avere un coltello. 

Nemmeno un Victorinox  come quello in figura con lama non bloccabile minore di 8 cm.

Ne è vietata la cessione anche tra privati, figuriamoci la vendita.

Diciamo che se le mie figlie volessero continuare il sentiero scout fino alla branca R/S un coltellino svizzero potrebbe essere un ottimo regalo di 18 anni.

Però gli E/G potranno usarlo sotto supervisione del Capo.

In teoria, quindi, i nostri E/G (ed R/S minorenni) potranno usare il loro coltello solo per eseguire il compito specifico, prima e dopo quel compito il coltello... deve essere custodito dal Capo. 

Comodo, no?

Già lo vedo il Capo Clan con sette, dieci coltelli nello zaino, arrancare sulla strada con quel peso supplementare.

E, contemporaneamente, ce li vedo i maranza a spaventarsi per questa nuova norma. 

Ce li vedo proprio.

In compenso, per noi poveri scout, è una bella seccatura: non è roba esiziale ma capirete che è l'ennesima goccia di fiele che ci cade addosso.

Inoltre, volete scommettere due cose?

La prima è che in parlamento non si troverà nessun sostenitore della mejo gioventù cattolica per modificare un minimo 'sta norma (non entro nel merito tecnico) e inserire dentro il decreto un codicillo salvascout (ma anche salva artigiano/raccoglitore di asparagi).

La seconda è che, se dopo le prossime elezioni andasse al potere l'opposizione,  non ci sarà la corsa a rivedere 'ste norme in senso razionale e libertario.

Ed educativo.

Semplicemente, non ho ancora visto una 'legge speciale' istituita dalla destra venir abolita dalla sinistra.

E quindi?

Beh, state attenti: fare il Capo è già sufficientemente complicato e non è il caso di infilarci dentro pure il rischio gabbio.

Io, alla prossima riunione, lascerò il coltello (il victorinox, si intende) in macchina e, quando si tratterà di tagliare la ciambella della merenda, lo andrò a prendere dall'auto.

Sarà una merenda per coccinelle molto sicura, quella.

Almeno la merenda.


due fazzoletti di carta


 


Ci si può ritirare rattristati da una bella riunione con le Coccinelle?

Sì.

Anche se è andato tutto bene.

Proprio perché è andato tutto bene.

Il caos delle vite dei Capi che si riconcilia nel Servizio non è mica una roba triste.

I giochi, le risate argentine, le domande, le riflessioni più inaspettate, l'entusiasmo più cristallino possono rattristare?

Sì.

Se, mentre porgi un fazzoletto a una bambina, ti assale la certezza della futilità del tuo gesto.

Perché ti basta distogliere lo sguardo dal tuo piccolo, soddisfacente, compito per incontrare quello di chi, vicino o lontano, avrebbe bisogno di ben altro che un fazzoletto di carta.

La Buona Azione, anche se ben coordinata con altre, resta isolata, impotente di fronte all'avanzare della violenza causata dall'ignoranza e dall'azione del caso che colpisce innocenti e non con uguale crudeltà.

Sì, malattie, problemi familiari seri, qualche guerra qua e là, un po' di riscaldamento globale, l'aria della Pianura Padana irrespirabile da giorni.

Cose così.

Poi, a Messa, serve un fazzoletto di carta.

Un altro.

Serve lontano, in un altro banco.

E Babbo Scoiattolo, si sa, ha sempre una scorta di fazzoletti di carta.

E quel fazzoletto di carta passa di mano in mano. 

Coccinella, lupetto, rover, scolta, capo, destinatario.

Un altro fazzoletto di carta dello stesso pacchetto del primo.

Solo che, se il primo mi è sembrato insufficiente, il secondo, proprio perché passato di mano in mano, mi ha dimostrato che è sempre possibile tracciare una sottile, anche se flebile, linea di speranza, labile quanto un fazzoletto di carta.

Ed è con la consapevolezza che una piccola speranza c'è sempre che sono tornato a casa con una malinconia insolita.

Perché la speranza tiene solo in vita la speranza.

Non scalfisce la malinconia.

Solo un sollievo, un sollievo per tutti, potrebbe farlo.

E il solo sollievo che oggi ho offerto è usando un fazzoletto di carta.

Troppo poco per tornare a casa allegri e soddisfatti.

Perché non è questione di fare di più, ma di non farlo da soli.

E, a un certo punto, quella catena di mani in Servizio, si interrompe.

O, peggio, diventa impotente.

22 febbraio 2026

22 febbraio 1926 - 22 febbraio 1943 - 22 febbraio 2022 - 22 febbraio 2026








Il 22 febbraio di cent’anni fa il primo Thinking Day.

Il 22 febbraio del 1943 il Martirio di Sophie Scholl, la Sofì de “Il coraggio nei piedi” di Mattia Civico, per intenderci tra scout.

Il 22 febbraio 2022 le avanguardie della feccia pacifinta rossobruna portavano avanti l’atroce maskirovka di Putin assicurando gli italioti che non ci sarebbe stata invasione. E vorrei avere parole più precise per definire i servi, consapevoli e no, delle bestiali autocrazie che appestano il pianeta.

Il 22 febbraio del 2026 da qualche parte, da tante parti, dalla mia parte, incuranti ma consapevoli di tutto ciò, c’è stato il centesimo Thinking Day. Al nostro TD siamo arrivati con fatica ma vedere lupetti e coccinelle di due gruppi diversi giocare insieme all’unisono l’ha ripagata tutta.

Forse, serve proprio quella fatica per salvare davvero ciò che inferno non è.

E fargli spazio.

Ma basterà?

27 gennaio 2026

La memoria è il presente, la memoria è totale. O non è.

da Il Nazista e lo Psichiatra di Jack El-Hai


Scottarsi da bambini è una buona assicurazione contro ustioni gravi da grandi.

Memoria.

Fare Memoria non è un esercizio scolastico con cui dimostriamo di aver 'imparato'  una bella poesia.

Fare Memoria non è neppure un vaccino, ma è azione quotidiana perché il 'mai più' sia tale nel presente, tutti i giorni.

Ma, se si fallisce, non c'è memoria che tenga.

Allora quello diventa solo un ricordo.

Oggi sarà il giorno dei paragoni e non sprecherò tempo ad elencare le prove della loro oscena falsità.

La catastrofe in corso, però, ne sono sicuro, è frutto di amnesie selettive più che di memoria mal formata.

L'amnesia sul 7 Ottobre non è la prima, anzi, il 7 Ottobre è anche frutto di tante altre amnesie precedenti che non sto qua ad elencare, amnesie selettive che partono da quello che fece l'Armata Rossa in Europa Orientale in generale ed in Germania in particolare (con il suo paio di milioncini di stupri tanto per cominciare) e finiscono con la rimozione di tutto quello che le autocrazie hanno fatto ai propri e terzi cittadini negli ultimi cent'anni.

Ecco gli effetti della mancanza di memoria: l'incapacità di razionalizzare, contestualizzare ed agire per un fine banale nella sua inflazionata disponibilità sulle bocche di tutti, quelle bocche così impegnate ad urlare una volontà di pace che porta, nella pratica, alla scorta di Liliana Segre e alle aggressioni squadriste agli ebrei.

Il pensiero critico non è tale se non è universale: se ciò che vale per Gaza non vale per Kyev non vale per Gaza.

Se ciò che è successo a Stalingrado o sulle montagne tra Bologna e Firenze o a Gaza viene spacciato per ciò che è stato ad Auschwitz nulla è successo ad Auschwitz. 

E a Gaza.

La Pace la si costruisce nel presente avendo memoria che la fanno i Churchill, i Truman e non i Chamberlain e i dibattstravagliati. 

La pace, però, la costruiscono soprattutto i piccoli, a patto di non soffrire mai di amnesie selettive.

E a patto di fare memoria sempre, in maniera totale e non solo quando conviene secondo l'ideologia di turno.

16 gennaio 2026

La ricostruzione: prequel o sequel?


 


Un dubbio amletico: completare e pubblicare prima il prequel o il sequel de "La Ricostruzione"?

Il lavoro sul sequel è a un ottimo punto: sarebbe pronto per essere consegnato alle amorevoli cure di un editor, se non fosse che non c'è nessun editor in attesa. Quindi, in pratica, è quasi pronto per l'autopubblicazione.

Il prequel è relativamente più indietro: ho appena finito il porting su file delle correzioni apportate alla prima revisione su copia cartacea.

Tuttavia, se a scrivere e pubblicare "la Ricostruzione" ci ho messo diversi anni, la scrittura del sequel (titolo provvisorio: Un Inverno di Due Stagioni) mi ha impegnato per metà del tempo rispetto al primo romanzo. E la scrittura del prequel (titolo provvisorio: Splitting Marta) mi ha impegnato per la metà della metà.

Con un risultato qualitativamente crescente. 

Intendiamoci: non sto sostenendo che i libri successivi al primo siano migliori (cosa che potrebbe anche essere possibile). Perché non ho assolutamente modo di dimostrarlo: non me la sento di scocciare chi mi ha aiutato leggendo le bozze de "La Ricostruzione" a far lo stesso.

Voglio dire che la qualità soggettiva percepita del testo a cui sono arrivato nei due romanzi è stata raggiunta con rapidità crescente: il livello di Splitting Marta raggiunto con una revisione è infinitamente superiore a quello del "La Ricostruzione" a meno di un anno dall'inizio.

Splitting Marta è stato cominciato il 27 Marzo 2025 e oggi è pronto per un'ultima revisione prima di poter essere consegnato ad un inesistente editor.

Insomma, ci ho messo meno di un anno ad arrivare, con il terzo romanzo, agli stessi risultati che per il primo mi hanno impegnato per, tipo, tre anni.

Quindi, considerando che devo riprendere la promozione del "La Ricostruzione", ritengo che, tra qualche mese, prequel e sequel saranno pronti entrambi per la pubblicazione.

Chissà i miei venti lettori cosa preferirebbero leggere prima (a messo e non concesso di aver voglia di proseguire).

Il sequel, in cui Marta deve affrontare sfide inaspettate e bivi dolorosi.

O il prequel, in cui Marta lupetta, novizia, scolta, costruisce la sua resistenza mentre il mondo attorno a lei la deforma quasi irreversibilmente.

Non so.

Proprio non so.

E voi che dite?






15 gennaio 2026

Tapum, di Leo Ortolani




La mia formazione sulla Prima Guerra Mondiale è cominciata dalla lettura di un libro e dalla visione di un film:  Un anno sull'altipiano di Lussu e Uomini Contro, che dal libro è tratto.

Se il romanzo è crudo il film aggiunge alla crudezza (mai sufficiente, dato che si tratta di guerra) la politicizzazione che va di moda in Italia sin dal 1945 e ancor non ci abbandona.

Col tempo ho avuto modo di approfondire un po' l'aspetto storico ma, anche depurando gli aspetti ideologici l'assurdità del massacro resta tutta.

La nostra guerra di cent'anni fa mi lascia profondamente perplesso: checché ne dica la storiografia britannica, ostile all'Italia più o meno come i laziali lo sono verso i romanisti, i rossobruni alla pace, l'Italia l'ha vinta sul serio quella guerra. Non come la Francia la Seconda Guerra Mondiale, per intenderci, ma come l'Inghilterra.

E io non me lo spiego.

Mi spiego le catastrofiche conseguenze della vittoria, le catastrofiche implicazione dei costi umani, sociali ed economici del conflitto (in una parola: il fascismo), ma non mi spiego la Vittoria.

Non mi spiego come quella nazione di contadini analfabeti guidati da una classe dirigente ciuccia e presuntuosa abbia potuto non solo resistere all'Imperal Regio esercito e a un po' di tedeschi (dopo aver preso un sacco di botte [trad: centinaia di migliaia di morti, mutilati, prigionieri, feriti] si intende).

Ma, addirittura, prevalere.

Forse, la Prima Guerra Mondiale dell'italietta è una classica dimostrazione del fatto che un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno.

O, forse, scavando anche tra i disegni di questa struggente graphic novel di Leo Ortolani, qualcosa si intravede, si intuisce, filtra oltre l'orrore.

Forse, come popolo, eravamo migliori. 

No.

Mi correggo.

Eravamo un popolo.

E abbiamo vinto, se la parola vittoria ha un senso rispetto al macello e alle conseguenze della Prima Guerra Mondiale.

Poi, il popolo fu corrotto dal Fascismo e oggi non so se quel virus terribile ci ha lasciati tramortiti ho ha definitivamente ucciso il popolo italiano.

Di cui, francamente, non penso resti un gran che.

L'opera di Leo Ortolani mi ha tenuto incollato alle pagine fino alla fine, dalla prima all'ultima.

Ecco, senza fare spoiler, il messaggio che uno dei personaggi trasmette al lettore è che certi NO andrebbero urlati prima.

Urlati e concretizzati, perché se poi l'idea porta ad un'azione contraria...



PS: Anche 'la Grande Guerra' e i primi due 'niente di nuovo sul fronte occidentale' hanno lasciato il loro bel segno.

13 gennaio 2026

79 libri in un anno: bilancio del 2025

 



Nel 2025 ho letto 79 libri per un totale di 27818 pagine (la media è 352 pagine per volume).

Nel 2024 erano stati 82.

In genere mi limito a riportare il dato statistico e rifuggo ogni tentazione critica.

E' stato un anno complesso che mi ha lasciato fisicamente esausto.

In pratica non vado in ferie, vere ferie, quelle in cui ci si riposa, dal 2024.

E' stato l'anno del trasloco e della ristrutturazione di casa nuova con noi dentro e questo sarebbe già abbastanza.

Ovviamente c'è stato altro ma concentriamoci sulle cose che danno soddisfazione:

i libri.

Almeno quelli letti.

Già, devo decidermi a riprendere la promozione del mio romanzo e a stabilire come pubblicare sequel e prequel.

Ma torniamo ai libri del 2025.

Menzioni d'onore per Delitto a Tokyo e Delitto al mercato dei fiori di Tokyo di Higasino Keigo. Molto giapponesi, avvincenti e capaci di teletrasportarmi a Tokyo.

In cima al podio dei libri di storia metto i saggi di Anthony Deevor  e ritengo che sarebbe utilissimo per troppi dei miei concittadini leggere il Manuale del Pacifista Dilettante di Franz Gustincich: poche pagine, tanto contenuto. Per quanto riguarda, diciamo la 'letteratura' cito Una campanella silenziosa di  Shimazaki Aki e Demon Copperhead di Barbara Kingsolever.
Per la fantascienza in cima al podio metto Madre Athena di Cameron Miles mentre tra i gialli spicca L'uomo marchiato della Rowling.

Beh, in realtà ognuno dei 79 che ho letto libri meriterebbe una recensione ed un po' di pubblicità, ma il 2025 è stato anche l'anno in cui mi sono reso conto che le uniche parole che sui social si è disposti ad ascoltare sono parole d'odio.
E io non ne so scrivere.




10 gennaio 2026

2025: l'anno dell'Alto Tradimento




Mettiamo che pensi che la Sanità debba essere Pubblica e possibilmente gratuita per tutti.

Mettiamo che pensi che lo stesso debba essere per la Scuola, tra l'altro, improntata più a fornire educazione che istruzione.

Mettiamo che tu sia per incentivare il più possibile trasporto pubblico e mobilità sostenibile con le biciclette, tanto per fare un esempio. Perché, magari, secondo te  la gestione dei mutamenti climatici e l'ambiente secondo te sono LA priorità dell'umanità.

Mettiamo che vorresti 1 anno di maternità dopo la nascita, 2 anni di asilo nido e 3 anni di scuola dell'infanzia gratuiti.

Mettiamo che sei per usare tutte le leve possibili per spostare la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie;

Mettiamo che sei per il salario minimo a 10 € l'ora, per un recupero dell'inflazione reale sui salari, per il matrimonio ugualitario e pure per la Laicità dello Stato.

Tu sei per tutte queste cose e calcoli di esserlo coerentemente in base ad evidenze oggettive misurabili. Per esempio, non sostieni le pari opportunità e "l'aiuto in casa da parte dei maschi" contemporaneamente. Non sostieni la questione ambientale mentre ti piace sgasare in moto, magari installi un impianto fotovoltaico ed una pompa di calore invece di comprare un SUV. Non sei a favore dell'educazione alla Pace e poi vai a caccia e magari fai il capo scout invece di partecipare a scontri tra tifoserie calcistiche.

Ecco, il 2025 è stato l'anno in cui mi è diventato chiaro il tradimento di troppi compagni di strada, noti e sconosciuti, con cui mi sono illuso, sin dai tempi del Liceo, che fosse possibile migliorare il mondo in una Sinistra progressista e scientifica capace di mettere il benessere umano davanti ad ogni ideologia novecentesca.

Ormai non è più il caso di usare mezzi termini: il tradimento sull'Ucraina va di pari passo con la resa culturale ad un antisemitismo che non si nasconde e nemmeno finge più di travestirsi da altro.

Da Putin a Maduro, passando per gli Ayatollah (che hanno "il merito" di essere contro gli ebrei il che comporta indulgenza plenaria sul loro abominevole regime), non c'è un singolo caso in cui tutta la papparedella di cui sopra sui diritti sia stata messa in primo piano rispetto alla necessità fisiologica di favorire le autocrazie del caso.

Il Tradimento di quella che è l'essenza dell'essere di sinistra, ossia difendere i diritti umani e diffondere il benessere materiale e morale è inoppugnabile. L'odio antisemita, sintomo palese di un antioccidentalismo viscerale ed autodistruttivo, ha superato la linea rossa dell'indistinguibilità rispetto al nazismo.

Non resta poi molto dopo aver realizzato di essere stato ingannato per quasi tutta la vita da compagni di strada rivelatisi agenti del caos.

Cui prodest?

Putin, Xi, Hamas, Kim, Hezbollah (e proprio oggi gli Ayatollah) traggono vantaggio dalle vostre azioni o omissioni.

A chiacchiere per gli asili nido e le biciclette, nei fatti per gli stupri, le invasioni, la polizia segreta e le celle di tortura.

E io questo non lo posso più tollerare, nemmeno a livello personale.

Figuriamoci nelle urne e nella testimonianza.

Non puoi servire Dio e mammona.




8 dicembre 2025

The life of Chuck e le storie di Marta

 



The life of Chuck è un bel film tratto da uno dei tantissimi piccoli capolavori che sono i racconti ed i romanzi di Stephen King.

Chissà, magari tra 200 anni gli storici scaveranno tra le macerie e riconosceranno proprio nel misconosciuto Stephen King il profeta del suicidio dell’Occidente.

Il racconto prima ed il film poi mi hanno leggermente turbato.

In senso positivo.

Sento forte, dentro di me, la forza di ogni incontro, di ogni pensiero, di ogni interazione che la mia coscienza ha con tutto il resto dell’universo sia a livello coscio che, beh, come dire: quantistico.

Le cose che scrivo fanno parte della mia coscienza?

Perché questi personaggi e non altri?

Dove esistono Marta, Giulia, Raffaele, Annalisa ed Edward (spoiler del mio 4° romanzo)?

E quei pochi lettori che li hanno incontrati nella loro vita dove incaselleranno nella moltitudine di meraviglia questo incontro?

Chi è Marta per una cara amica e chi è per un perfetto sconosciuto?

In cosa ha cambiato l’universo una pagina a caso dei miei romanzi?

Quel pezzo di me che è dentro Giulia o Raffaele, dentro Akela o il papà di Marta cosa diventerà dopo essere entrato nei neuroni di un lettore sconosciuto?

L’eternità, l’infinito, ha posto anche per le mie parole?