5 settembre 2026

Ttra un mese esce "Un inverno di due stagioni": ecco la copertina!


 

Eccovi la copertina del mio romanzo "Un inverno di due stagioni" in uscita il 4 ottobre 2026.

E' disponibile qui per la prenotazione in ebook, dal 4 ottobre sarà disponibile anche in cartaceo.

E' il seguito de "La Ricostruzione".

Marta si muove tra due mondi. 

E deve fare i conti con due anime e due inverni:

quello degli affetti più intimi e quello della violenza che minaccia da vicino il suo Gruppo Scout.

Tra un mese, il 4 ottobre, si torna a camminare sulle Murge e nel cuore della Basilicata, mentre anche l'amicizia più consolidata è immersa nel gelo e  Marta è di fronte al bivio più complesso della sua vita.



3 settembre 2026

la verità sul convitato di pietra delle nostre Comunità Capi: indaghiamo sul turnover



La bolla spaziotemporale che ha racchiuso otto giorni e sette notti di perfezione è andata.

E' alle spalle, nel passato.

Nessuno può farci nulla.

Il Campo Scout è cominciato, è durato, è finito.

Ed è già passato un mese.

Come al solito, quell'esperienza così forte e pura mi lascia in circolo nel sangue frammenti del puzzle che il Campo è stato.

Il catalizzatore per ragionarci e parlarne è il ritrovamento del mio quaderno di Caccia con allegati quello del CFA.

Più precisamente, ho trovato parecchio interessante (per me, si intende) la rilettura delle mie riflessioni scritte durante la notte del mio ultimo (per ora) Hike in solitaria.








Già a quei tempi il convitato di pietra era il turnover dei Capi.

E a riguardo penso che sia arrivato il momento di trasformare le idee in azioni.

Beh, per prima cosa, una volta tanto, lasciatemi festeggiare.

Se penso al Capo di (quasi) 20 anni fa raffrontato al Capo delle VDBC 2026 ritengo di potermi ritenere soddisfatto.

E a pensarci bene mi sembra quasi un miracolo che io sia ancora in uniforme con quelle premesse.

E devo ricordare che tra me e quegli anni c'è di mezzo il trauma dell'emigrazione e la trasformazione del matrimonio, sfociata nel completamento della genitorialità.

Eppure, eccomi qua, 20 anni dopo il mio CFA.

Però non vorrei tediarvi con anniversari, parliamo per l'ennesima volta del turnover dei capi.

Invece di continuare a ripetere soluzioni (che ho ma che se non sono adottate ufficialmente non servono a nulla) vorrei proporre un metodo.

E' un problema scout.

Affrontiamolo con gli strumenti che ci siamo dati.

Qualcosa tipo PEG (Progetto Educativo di Gruppo, per chi non è dei nostri).

Facciamo una bella indagine.

Gruppo per gruppo.

Cioè. 

Prima facciamo una mozione, sia chiaro.

Ma, gruppo per gruppo, chiediamo agli ex capi scout, a mente fredda, di spiegare in un breve questionario cosa li ha spinti ad andar via, cosa servirebbe per tornare e quale sia il livello di impegno accettabile, espresso, magari tanto per restare sul pratico, con un numero massimo di serate mensili tollerabile.

Prima di andare oltre, un dettaglio:

Questo turnover dei capi è una catastrofe umana ed educativa.

E' proprio la trave nel nostro occhio, non la pagliuzza.

Ecco, io penso che si dovrebbe fare una bella analisi dei dati ricavati da qualcosa del genere:

Bozza di Sondaggio sulla Sostenibilità del Servizio e Turnover dei Capi


Per quanti anni hai fatto servizio come Capo?

In quale branca presti (o hai prestato per la maggior parte del tempo) servizio?

Oltre al servizio, come definiresti il tuo attuale carico di impegni quotidiani (lavoro, studio, famiglia)?

In una settimana "tipo", quante ore stimi di dedicare allo scautismo (incluse riunioni e preparazione)?

Soglia Massima di Impegni secondo te.Qual è la frequenza MASSIMA sostenibile per le riunioni di Co.Ca. (escluse le riunioni di staff)?

Qual è la frequenza MASSIMA sostenibile per le altre riunioni/attività (escluse le riunioni coi ragazzi, di staff e di Co.Ca.)?

Pensando alle uscite di unità (esclusi campi estivi/invernali), qual è il numero MASSIMO di weekend fuori casa in un anno scout?

Indica i maggiori Fattori di Criticità:

Mancanza di tempo per la vita privata/famiglia
Difficoltà di conciliazione con gli orari di lavoro/studio
Clima teso o mancanza di supporto all'interno della Co.Ca.
Dinamiche faticose all'interno dello Staff di unità
Eccessivo carico logistico e burocratico (censimenti, privacy, ecc.)
Sensazione di inadeguatezza o mancanza di strumenti educativi

Soluzioni (opzionale): quale di queste soluzioni aiuterebbe maggiormente a rendere il Servizio più sostenibile?

Divisione più netta dei compiti tra educazione e logistica;
Pianificazione annuale più rigida per evitare imprevisti;
Riduzione del numero di riunioni extra Staff e Co.Ca.;
Riunioni di Co.Ca. più brevi e con ODG strutturato;
integrazione con eventuale eliminazione dei duplicati educativi nelle attività parrocchiali e con terzi;
...

Le 'soluzioni' sono qui per eleganza: in realtà dovrebbero derivare da una analisi seria delle problematiche e non proposte apriori.

Chissà se qualche statistico serio potrebbe aiutarci a individuare le domande giuste e, poi, dati alla mano, gli elementi su cui intervenire.

Perché dobbiamo intervenire.
E non per i capi che vanno via.
Pazienza, sono adulti.
Dobbiamo intervenire per i ragazzi e le ragazze che restano.
In condizioni diverse da quelle non dico ideali ma almeno ragionevoli.
Per non parlare di quelli che non entrano.
E' troppo comodo scaricare il problema sui capi 'che non amano abbastanza i ragazzi' (sic.).
Scopriamo la verità, no?



28 agosto 2026

Quando Cervello Meccanico fallisce

 



«Io sono tutta una menzogna: ma perché non riuscii a spararne un’altra a caso?»


Fin da piccola, Marta ha imparato che calcolare la mossa giusta prima degli altri è il modo migliore per sopravvivere. Ma cosa succede quando Cervello Meccanico si inceppa proprio mentre la maschera di perfezione scivola e la verità, cruda e non filtrata, decide di uscire allo scoperto nel momento in cui sarebbe servita l'ennesima, salvifica bugia?


Manca poco più di un mese al 4 ottobre.


Un Inverno di due stagioni sta arrivando.


https://www.amazon.it/gp/product/B0HF5FQ1V7


23 agosto 2026

La strada in discesa (verso il 4 Ottobre 2026)


Dopo "La Ricostruzione" per Marta si aprono nuove vie e potrebbero essere più pericolose di quelle che si è lasciate alle spalle:


«Dopotutto, anche una strada in discesa può essere faticosa e, se non si sta attenti, il burrone è letteralmente ad un passo di distanza.»


Così inizia "Un Inverno di Due Stagioni", disponibile dal 4 Ottobre 2026



18 agosto 2026

Non puoi scappare dai tuoi personaggi (e perché una saga scout ha senso oggi)


 

Un anno fa mi stavo preparando alla pubblicazione del mio primo romanzo.

Pensavo che, una volta finita la storia di Marta, avrei finalmente potuto dedicarmi ad altro.

Mi sbagliavo.

Arrivare in fondo alla scrittura de La Ricostruzione ha avuto per me un significato preciso:




La pubblicazione del romanzo ha praticamente coinciso con la mia vittoria all'edizione 2025 del Concorso Racconti Intorno al Fuoco e anche questa grande soddisfazione sembrava puntare  a sospendere la narrativa scout e  andare avanti nella scrittura su altri fronti.

Insomma, le storie di Marta sembravano complete ed io mi sono sentito in dovere di  cambiare argomento.

Avrei solo dovuto attendere i tempi giusti per pubblicare gli altri due romanzi di Marta praticamente già pronti.

E, nel frattempo, dedicarmi ad Altro.

Altro che è concreto e che per qualche mese ha fatto progressi, ma, poi ... Le storie di Marta gli si sono messe di traverso.

La scrittura, per me, non è qualcosa che posso pianificare nella sua interezza.

L'Altra storia ha la sua bella scaletta, il foglio di lavoro coi personaggi, la trama dettagliata, pure un po' di libri di documentazione recuperati su ebay.

L'Altra storia ha pure un bel mucchio di pagine già scritte.

Ma non decolla (piccolo spoiler per il futuro: il termine decolla non è usato a sproposito).

Ci ho messo un mesetto a individuare la causa di questa stagnazione.

Pesa una settantina di kg, è alta 1,88m e si chiama Marta.

Vabbé, alla fine mi sono detto: che cosa ti sta chiedendo Marta?

Due cose:

dare continuità alle tre storie già scritte e lasciare spazio alla quarta storia.

Quando l'ho capito mi sono adeguato: ask the boy, diciamo agli scout. 

Non scappare dai tuoi personaggi, mi sento di scrivere io.

Ho deciso di rivedere i tre romanzi per controllarne la coerenza interna alla saga.

Contemporaneamente, mi sono dedicato ad una revisione completa dei testi e, a riguardo, c'è, importantissima, la questione dell'uso dell'AI nella scrittura.

Mi sono già imbattuto in situazioni in cui un testo mi è stato spacciato per 'originale' ma che era evidentemente frutto degli algoritmi di una AI.

Quindi ci tengo a chiarire come la uso io

1 - la generazione delle immagini, sia quelle di copertina che quelle per i vari rilanci social.

2 - la correzione dei testi.

Mentre il punto 1 è piuttosto intuitivo (ho capacità grafiche inferiori a quelle di un bambino di 2 anni e non c'è budget per pagare un professionista), il punto 2 merita qualche precisazione.

Se scrivo la frase

la capraaa saltò lo steccato

qualunque correttore automatico mi aiuterà a correggere la parola capraaa in capra.

Ma se scrivo la frase

la carpa saltò lo steccato

nessun correttore ortografico rileverà l'errore.

L'AI lo fa.

E non vi potete immaginare la quantità di refusi in più che l'AI è in grado di individuare rispetto al correttore automatico.

Ma non è il caso di aspettarsi la perfezione: il tasso di errore resta piuttosto elevato.

In pratica, attualmente le AI non sono in grado di sostituire gli esseri umani come editor: non hanno spirito critico e non sono nemmeno troppo utili per rilevare incongruenze, ad esempio se al mattino, in Route, Marta si fa il caffè sul fornelletto e a pranzo se lo fa sulla spiritiera l'AI non se ne accorgerà a meno che tu non gli chieda esplicitamente.

Sono strumenti di una certa utilità e penso che, evolvendosi, potranno aumentare l'efficacia del processo creativo proprio risparmiando a chi scrive un pezzo (ma non tutto) del noioso processo di revisione.

Ci tenevo a condividere la mia esperienza in questo campo: tutti i miei testi sono farina del mio sacco, nel bene e nel male.

Ma torniamo a noi: è arrivato il momento di lanciare gli altri romanzi dell'Universo di Marta.

Il 4 ottobre, a un anno esatto dall'esordio di Marta ne La Ricostruzione, uscirà Un Inverno di due stagioni.

Avrò modo di scriverne parecchio nelle prossime settimane, ovviamente senza anticipare troppo della trama.

L'anno prossimo, di sicuro molto prima del 4 Ottobre 2027, uscirà anche il prequel de La Ricostruzione:

Scissione.

Ora, che senso può avere una 'saga scout' in questo momento?

Per come la vedo io è proprio in questo momento di crisi multifattoriale che la lettura di questi romanzi ha un senso preciso:

Oggi ci sentiamo tutti traumatizzati.

Ne siamo convinti.

Ed è tutto un fiorire di disperati tentativi di guarirsi, debitamente pubblicizzati via social. 

Le storie di Marta ci parlano del contrario: a volte non si guarisce mai. 

Ma lo scautismo offre una Cura. 

Lo scautismo ti dimostra  che puoi essere una persona "rotta", imperfetta, perfino con lati oscuri e inconfessabili, ma puoi comunque essere fondamentale per la vita di qualcun altro.

Inoltre, nell'epoca del virtuale che tanti danni cognitivi fa a vecchi e giovani (rendendo difficilissimo, per l'uomo comune, distinguere tra un Churchill e un dibattista), la saga di Marta è profondamente fisica, proprio come lo sono il sesso e il dolore, ma lo sono anche il fango sugli scarponi, la puzza di sudore, la moka del caffè su una spiritiera e la schiena curvata dallo zaino. Lo scautismo riporta l'essere umano a misurarsi con i propri limiti fisici e relazionali, senza filtri e senza scappatoie... 

Siamo in un momento storico in cui scappiamo dalle responsabilità e la cosa più ironica è che cedendo alla propaganda delle autocrazie in troppi si illudono anche di essere 'responsabili'. 

Ancora una volta, nella saga di Marta la responsabilità verso il prossimo è centrale anche quando è un fattore negativo.

Gli  "Eccomi" dei vari personaggi dei romanzi non sono mai gratis perchè c'è sempre un prezzo dietro l'uniforme azzurra: prendere su di sé il peso delle vite degli altri. E, badate bene, non sto parlando di etica, cosa per cui non sono attrezzato.

Non parlo, anzi, scrivo, di grandi numeri, racconto di rapporti singoli, uno ad uno, che si propagano nelle varie vite, nella pratica sempre troppo poco e troppo tardi, ma, potenzialmente, fino a cambiare la nostra società.

Ecco, magari questa è una faccenda utopica, lo riconosco (anche perché fino a quando le associazioni scout non si porranno come obiettivo strategico la propria diffusione capillare tra i giovani stiamo freschi).

Ma non è affatto utopico essere pieni di cicatrici, sentirsi divisi a metà, incasinati fino al midollo, eppure decidere di mettersi lo zaino in spalla e camminare per non lasciare indietro nessuno.

Leggete le storie di Marta se la pensate così o sperate che il mondo possa diventare così (spoiler: in entrambi i casi siete voi a cambiarlo ... così).

Nel frattempo, non vi sentirete mai soli .

10 luglio 2026

Messia di Bracciano

 


«Hanno i requisiti».  

Quelle tre parole potevano cambiare tutto.  

La donna aveva un’aria stanca ma nei suoi occhi brillava una luce di pura gioia.  

L’altra donna esitò prima di parlare.  

Ogni parola sarebbe stata banale dopo quella affermazione…  

Ma doveva chiederlo:   

«Sei sicura?»  

«Sono discendenti di tre nostre generazioni: i nonni paterni. Per tutti e due e, soprattutto,

sia Paolo che Francesca hanno entrambi i genitori che sono dei nostri.

E anche loro sono stati accoppiati da chi è venuto prima di noi. Sono loro, lo sento. Lo so».  

Io non osavo dir nulla, travolto dallo stupore e dalla trepidazione.  

«Allora si devono fidanzare, devono sposarsi e generare\!»  

Attorno al tavolo, eravamo tutti d’accordo.  

Io non osavo nemmeno pronunciare le parole della Profezia.  

Del resto, era cosa più da donne che da uomini.  

Noi uomini non potevamo far altro che obbedire.  

L’unione tra Paolo e Francesca doveva essere agevolata con ogni mezzo e poi la profezia,

o, meglio,

la natura, avrebbe fatto il resto.  

Da lì a qualche anno, sarebbe tornato tra noi!  

Ma chi?  

Il Bippireincarna’!  

Il nostro Messia!  

Sarebbe tornato a guidarci, a salvarci, se non dall’FSE, almeno dal CNGEI!  

E mentre sognavo la fine di tutti i nostri travagli, le riunioni inutili, la burocrazia che a confronto

Kafka ce spiccia casa, non mi accorsi in tempo che entrambe le donne mi guardavano

con sguardo

ferino:  

«E ora il sacrificio umano: è scritto che il Bippireincarna’ tornerà bagnato dal sangue di Capo

che ha fatto il CFA, ha completato la tessera a punti degli eventi di zona ma non gli è ancora

arrivato il Gilwell\!»  

Avevano già in mano i vietatissimi Opinel lupetto e…  

Mi svegliai di botto e mi guardai attorno spaesato.  

Claudia, senza togliere lo sguardo dal volante mi disse: «Oh, bell’addormentata, bentornato

tra noi\! E vabbé che il Consiglio di Zona è una rottura di coglioni, ma addormentrasi

subito dopo essersi seduti in macchina mi sembra un pochino esagerato.

Allora ci fermiamo al pub o vuoi proseguire il tuo sonnellino di bellezza?

Noi dobbiamo ancora decidere di quei due piccioncini di Paolo e Francesca:

li mettiamo o no in staff assieme? Che poi se si lasciano sai che rottura?»  

Sospirai prima di rispondere:  

Bippireincarna’!   

Vieni presto a salvarci!

6 luglio 2026

La mia intervista a WebRadioScout!





Qui potete ascoltare la mia intervista a WebRadioScout.

Abbiamo parlato del Concorso "Racconti intorno al fuoco", scautismo, Scout Proposta educativa e, ovviamente, anche delle storie di Marta. 

Grazie di cuore a Paolo Maria Grossholz per l'opportunità.

Buon Ascolto!

5 luglio 2026

La V2U è maschio



Sette anni fa condividevo questo pensiero di Steven Pinker sull'intelligenza artificiale:

Non c’è alcuna legge dei sistemi complessi che dica che gli agenti intelligenti devono trasformarsi in spietati conquistatori. Anzi, conosciamo una forma altamente avanzata di intelligenza che si è evoluta senza questo difetto. Sono chiamate «donne».

Quindi, la V2U è maschio.

Eh.

Ma che cappro è la V2U?

In due parole: la nonna (ma, forse e purtroppo, solo la sorella maggiore) del T-800 di Terminator.

E' una loitering munition russa.

Apertura alare 1,2 metri, carico bellico di 3,5 kg, velocità di 60 km/h, motore elettrico (silenzioso) e autonomia di circa un'ora.

Di macchine di morte con queste caratteristiche ormai ce n'è un'infinità.

Vengono lanciate, via catapulta e dirette sul campo di battaglia.

Da uomini e donne che scelgono il bersaglio e lo attaccano con la munizione che non è altro che un proiettile di mortaio telecomandato.

La V2U no.

Non ha un pilota.

A bordo, ha un'AI.

Un'AI basata su tecnologia Nvidia (già, quella delle schede grafiche per videogiochi) Jetson Orin: su Amazon la potete trovare a meno di 500 €. La Mainboard è cinese: LEETOP A603 che l'A603 si trova "sui migliori store" a meno di 200 €.

Non scendo ulteriormente in dettagli tecnici, ma, se volete approfondire, andate in edicola a comprare il numero di RID di luglio 2026, fonte primaria di questo post, dove c'è tutto.

La V2U lavora in uno sciame di 6/7 unità che AUTONOMAMENTE selezionano i bersagli e le modalità di attacco.

L'AI della V2U è stata programmata per  evitare di distinguere tra veicoli civili e militari e tanto meno tra civili e militari.

Questo strumento, in pratica, consente di condurre attacchi terroristici deliberatamente mirati ai civili in piena autonomia a un costo irrisorio rispetto all'uso di missili o bombardieri.

Si lancia l'arma, poi nessuno vede, nessuno sente, nessuno prende la mira, nessuno si preoccupa.

Dall'altra parte: si muore.

E si vive nel terrore di saltare in aria senza preavviso e indipendentemente dal ruolo o dal comportamento.

Senza regole.

L'AI dei russi va a caccia, si apposta in cielo, silenziosa ed invisibile e uccide a caso.

Su ordini precisi: di se stessa.

Dato che non prende ordini da remoto, è praticamente invulnerabile alle contromisure elettroniche della difesa ucraina.

Ora, le implicazioni dell'uso militare ed autonomo dell'AI sono terrificanti.

Quanto meno, una volta varcata la soglia, si dovrà mettere in campo un'altra AI per gestire la difesa aerea automatizzata.

E così a cascata.

Una soglia che non avremmo mai dovuto superare come specie.

E che, esattamente come quelle legate al riscaldamento globale, non interessa a nessuno.

L'odio antisemita occupa già tutto lo spazio disponibile.


3 luglio 2026

La Messe è molta ma gli operai sono pochi: 1 scout su 40 giovani non cambiano il mondo




In Italia vivono circa 7,2 Miloni di giovani tra gli 8 e i 20 anni.

Di questi, 6,4 Milioni sono cittadini Italiani (ma è davvero solo un dettaglio).

L'AGESCI ha appena pubblicato il suo bilancio sociale.

E' un documento destinato a chi scout non è.

E' giusto che l'Associazione spieghi per bene chi siamo e cosa facciamo.

A livello di numeri, progetti, strumenti e metodo.

E' un bel documento, leggetelo.

Comunque, parlavamo di numeri e i nostri sono così così: perdiamo gente.

Come dire: benino ma non bene. 

E tutt'altro che benissimo.

Ma non è il numero assoluto degli scout a preoccuparmi.

In soldoni,  poco meno di 35mila adulti si prendono cura di circa 150mila giovani.

Ossia, uno scout (AGESCI) ogni 45 giovani tra gli 8 e i 20 anni. 

Se consideriamo le associazioni sorelle, il rapporto sale di poco: il rapporto reale è di circa 1:40.

Ecco, io di giovani adulti che hanno completato il percorso scout ne conosco un po': per certi versi sono italiani medi, per molti altri, no.

Diciamo che ho fondati sospetti che un ventenne alla soglia della Partenza è poco probabile che sia novax, negazionista dei mutamenti climatici, violento e incivile e non mi spingo oltre.

Anche perché non serve essere scout per essere una brava persona.

Il problema è che non è necessario essere una cattiva persona per contribuire alla catastrofe incombente.

Di sicuro i filohamas che infestano le nostre piazze sono per lo più inconsapevoli, vittime più o meno innoecenti della guerra ibrida delle autocrazie.

Ma veniamo a noi: io direi che il minimo sindacale per poter avere qualche effetto sulla società è ...

Uno scout in ogni classe.

Beh, ovviamente sarebbero meglio due perché se due o più sono uniti nel Suo Nome ... insomma, ci sarebbe un bel moltiplicatore di forze al loro fianco.

Ora, non parlo per esperienza personale perchè io come scout al Liceo non sono mica stato tutto 'sto gran che.

Infatti penso ai miei R/S di questi anni che hanno fatto servizio in L/C e ... 

Cavolo se ragazzi così non fanno la differenza!

Come ci si potrebbe arrivare?

Volendolo.

Ponendoselo come obiettivo.

I miei lettori sanno quanto io sia allergico ai "Basterebbe che".

Ho le mie  proposte in merito, ma non è questo lo scopo di questo post.

Lo scopo è quello di raccontare un sogno:

un gruppo scout in ogni parrocchia e magari un giovane su dieci negli scout.

Magari non servirebbe più un controllore ogni mezza persona in 'sto paese per far rispettare un minimo di norme della convivenza civile.

Magari l'odio non si respirerebbe col caffé.

E potremmo iniziare a combattere sul serio il riscaldamento globale pure noi.

Beh, so volare alto pure io, che credete.


 



17 giugno 2026

Ma hanno anche dei difetti: tipo cinque, sei cose che non mi piacciono degli scout!



Dieci cose che non mi piacciono degli scout! 

Ehm ...

No, dai, un po' di meno.

Sì, ci sono cose degli scout in generale e dell'AGESCI in particolare che non mi piacciono.

Sostanzialmente sono due ma, da queste due faccende, ne derivano altre.

La prima cosa che non mi piace degli scout è il rifiuto conscio e inconscio di affrontare il tema del turnover dei Capi.

La seconda cosa che non mi piace degli scout è l'incapacità di approfondire molte tematiche, anche banalmente metodologiche e quindi separare con il bisturi  o, nel nostro caso, l'accetta le cose sbagliate da quelle giuste.

Da questi due filoni nascono i problemi più gravi che mi fanno storcere la bocca, il naso e sospirare di rassegnazione.

Rassegnazione in senso buono: quella che provi non mentre ti arrendi ma mentre decidi di portare avanti il tuo Servizio pur ostacolato dalle faccende di cui sopra.

E che vado a dettagliare un po' meglio qua sotto.

L'indifferenza rispetto al turnover dei Capi è il convitato di pietra di ogni riunione associativa, dallo Staff per decidere le sestiglie al Consiglio Generale per decidere se gli omosessuali possono fare i capi.

Non mi lancio in un trattato (che prima o poi scriverò perché su questo blog c'è n'è già circa il 95%, tipo romanzo epistolare a puntate iniziato nel 200x e mai concluso), basti sapere che il percorso educativo scout completo dura circa 12 anni e la durata media del servizio di un Capo è di tre anni scarsi.

I conti non tornano.

Il turnover è così elevato perché il Servizio è insostenibile ma di certo non per gli impegni diretti ed indiretti coi ragazzi.

Insomma, non sono le riunioni, le uscite, i campi e neppure i campi di formazione a uccidere i capi.

La burocrazia associativa vuole la sua libbra di carne e tutti gli extra (di provenienza in primis dalle parrocchie e dai vari livelli associativi, ma anche 'i territori' non scherzano) ti capitano tra capo e collo senza preavviso o soluzione di continuità. Per farvi un esempio concreto, un gruppo scout medio pianifica le attività standard con tipo 3 mesi di anticipo e i campi anche di più.

Il resto del mondo ti comunica che è richiesta la tua partecipazione con pochi giorni di preavviso ad eventi che poco hanno a che fare con lo scouting e che vanno a sovrapporsi senza pietà a quel che resta della tua vita dopo le regolari riunioni di staff, comunità capi e branca.

<<E' importante esserci>>.

Te lo dicono ad libitum il Capo Unità, il Capo Gruppo, te lo ripete Baloo, la catechista, il Responsabile di Zona, il canale Telegram dell'AGESCI e per fortuna almeno Proposta Educativa non ti fa sentire in colpa se non leggi la rivista dalla prima all'ultima riga.

Ed è proprio questo il punto: la sensazione è quella di essere costantemente in difetto, sentirsi sempre uno scansafatiche imboscato anche se, quella settimana, hai già fatto staff, Co.Ca. e Caccia/Volo.

Nemmeno il tempo di postare le foto su instagram dell'ultima uscita che in chat arriva il fatidico: <<C'è qualcuno che ... - Martedì ricordatevi che ...>> E ti si forma un nodo allo stomaco speciale, diverso da quello dei problemi di lavoro o che nasce dal naufragio della nostra democrazia sugli scogli dell'antisemitismo.

E' quel nodo che ti fa sbottare, che ti fa sporcare la lingua con bestemmie laiche e non e che alla fine ti corrode e ti consuma.

Li ricordo tutti i compagni di strada che ho perso 'spolpati' (sic.) da questo modus operandi.

Uno per uno.

Da quel nodo c'è una sola difesa: la vaccinazione.

E' capitato anche a me, negli anni verdi.

Poi, ho sviluppato i miei anticorpi e penso che non mi sia ancora capitato di rispondere a muso duro "Il capo scout lo faccio gratis, l'assistente sociale/psicologo/vigilante di bambini/badante/comparsa ad eventi, invece a 200 € netti per ora e frazione di ora".

Semplicemente, tutto quello che, a mio insindacabile giudizio, (già, quello che viene dal guida da te la tua canoa, proprio lui) è poco utile al mio servizio di Capo, finisce in /dev/null.

Il cestino, per intenderci.

Per chi non si è vaccinato, invece,  capisco quanto sia dura: dopo un po' ci si stanca di farsi il mazzo e sentirsi pure in difetto.

E si va via.

Il turnover dei capi, quindi, viene considerato come parte del gioco e non come l'ostacolo che impedisce una diffusione dello scautismo tale da cambiare la società italiana.

L'altra faccenda a cui facevo riferimento è l'incapacità di andare fino in fondo.

Prendiamo, come esempio, l'uniforme.

No, non quella di una Guida ribelle o di un Esploratore sciatto e neppure quella di un Lupetto particolarmente distratto.

Ne ho già scritto qui (un post, tra l'altro, che ebbe anche un discreto successo di pubblico).

Parliamo dell'uniforme dei Capi!

Alla Route Nazionale del 2024 ne ho viste di tutti i colori.

E non mi riferisco ai fazzolettoni.

Calzettone bianco;

Pantaloncino jeans;

Bermuda verde;

Camicia fuori dai pantaloni;

Camicia aperta;

Distintivi di specialità del Reparto;

Per (non) tacere dell'enorme cumulo di bottiglie di alcolici e superalcolici accatastato sotto i punti di raccolta del vetro.

Ma le stesse cose le vedo anche alle assemblee di Zona.

E agli altri eventi in cui mi imbatto in altri capi Agesci.

Ecco, l'uniforme dei ragazzi in disordine non mi turba: l'uniforme è uno strumento educativo e il percorso scout finisce ben dopo la preadolescenza: c'è tempo.

Ma un capo con l'uniforme in disordine mi manda in bestia: e non perché dia una cattiva immagine dell'AGESCI e solo parzialmente perché non sta dando un buon esempio ai suoi ragazzi.

Mi manda in bestia perché lui, adulto, sceglie consapevolmente di mettersi sotto i piedi un gran bel pezzo del Metodo Scout.

E questo è solo un esempio di situazioni piuttosto spiacevoli in cui mi imbatto regolarmente e che riconduco alla stessa tipologia di problema: <<Io faccio il Capo Scout ma questi pezzi dello scautismo decido che non mi piacciono e ne faccio ostentatamente a meno>>.

E l'uniforme è solo il primo esempio.

Ben più gravi sono le diffuse infiltrazioni della propaganda delle autocrazie, roba da far rivoltare nella tomba le Aquile Randagie, sintomo di una problematica di fondo sulla scelta Politica dei Capi.

Infatti, apparentemente, nella sigla AGESCI, la lettera più critica dovrebbe essere la C di 'cattolici'.

La C di qua, la C di là, Cristo o la Chiesa (tutti con la C) eccetera eccetera.

Ma, soprattutto come dimostra il recente documento sull'Identità di Genere, l'Agesci cammina con e dentro la Chiesa.

No, la vera criticità è la scelta Politica, soprattutto nei tempi di Guerra, Catastrofe Climatica e cancrena sociale che viviamo.

Nel migliore dei casi, le scelte dei capi sono sì allineate all'incirca, in prima battuta, in prima approssimazione, con tante buone intenzioni (che sappiamo bene che vie lastricano) verso un generico futuro tutto peace&love.

Ma sono veramente rari i gesti (e anche solo i pensieri) costruiti in base ad una competenza e ad una lungimiranza evangelica.

E non sto parlando di fan sfegatati del dibattista di turno, ma di persone che per il sacrificio personale che fanno e l'impegno che ci mettono avrebbero tutte le carte in regola per superare il bias cognitivo dell'italiano medio, approfondire e rifuggire prese di posizione pubbliche da sepolcri imbiancati che vanno per la maggiore.

Non serve essere integralisti (anzi!), ma bisogna mantenere una integrità che non ammette doppiopesismo o bispensiero e deve costringere a valutare le cose in maniera cristiana e contemporaneamente scientifica.

E su questo, purtroppo, non ci siamo.

Per esempio: lo sapete che l'AGESCI fa parte della FIS assieme al CNGEI e la FIS fa parte del WOSM (Organizzazione Mondiale del Movimento Scout) assieme a... la Lebanese Scouting Federation (LSF) che dentro  ha pure gli Imam Al-Mahdi Scouts l'organizzazione di reclutamento di bambini soldato di Hezbollah? 

(Se qualcuno si azzarda a definire 'sta gentaglia scout gli mando Gesù in versione mercanti dal Tempio).

Beh, sapevatelo.

Così, tanto per far discernimento su chi davvero definisce 'bambino'.

E per fortuna il Servizio ai ragazzi è di per sé sufficiente e produttivo: se dipendesse anche dalle contraddizioni dei Capi sui fondamentali staremmo freschi.

Vi faccio un altro esempio sull'allergia nostrana alla scientificità.

In questo caso metto l'accento sulla I di AGESCI: 

Italiani.

Tra le peculiarità degli abitanti del Bel Paese c'è una discreta allergia al rispetto di procedure codificate in documenti e manuali.

L'esperienza del singolo, squisitamente soggettiva, val più del sapere consolidato e scientificamente comprovato.

Mi è capitato di recente in sede di Assemblea di Zona sentire dire ad una Capo mia coetanea (eh che modo elegante per evitare di usare parole non da gentiluomo!) che non serve aggiornare il manuale di Branca sulle tematiche LGBT perché tanto chi si vuole informare mica legge, nell'ordine, i manuali o Proposta Educativa: va sui social! (sic.)

E in realtà deve avere anche le sue ragioni, quella Capo, dato che i manuali di branca non sono scritti per dare indicazioni pratiche e formali ma per 'educare' i Capi, cosa bellissima ma parecchio frustrante se si cerca un riferimento pratico per programmare le attività del tuo primo anno da Capo Unità (magari il tuo primo anno in Co.Ca. per come va il turnover).

Insomma, perché non si riesce a mettere nero su bianco come deve funzionare l'integrazione del Gruppo Scout con la Parrocchia di riferimento? O, banalmente, come si fa un'uscita scout (perché bisogna che sia evidente, ad esempio, che è obbligatorio rispettare certe norme sull'accensione dei fuochi, incluso corso ad hoc per prendere il diplomino del caso)?

Ecco, da queste macro faccende derivano varie rotture di scatole: da una gestione dell'infrastruttura IT che, beh, trattandosi di scout, ci si aspetterebbe fosse incentrata su soluzioni moderne, open source con gran ricorso ad open data, usabilità, accessibilità e invece...

Ti tocca ricopiare a MANO come negli anni '80 i moduli per il censimento.

Così, per sport.

Vediamo, a quante cose degli scout che non mi piacciono siamo arrivati?

Turnover;

Superficialità a orologeria;

scelta Politica traballante;

aggiungo la tendenza  a lasciare indietro e dimenticare in fretta e furia chi ha dovuto interrompere il Servizio;

E aggiungo:

la prolissità nelle riunioni (di cui un bel pezzo e un buon numero potrebbero essere sostituite da un banale sondaggio whatsapp): sai quando entri e non sai mai quando esci con una produttività per ora/persona bassissima;

E anche l'immutabilità della scaletta: siamo in ritardo di 10 minuti e i genitori stanno ad aspettare? Ma facciamolo pure il ban in programma. Siamo con le pezze al culo e ci manca 1/3 dei capi e avremmo da discutere per ore di faccende critiche? Ma passiamo pure la prima ora della riunione con quel giochino così divertente e rilassante, poi un paio di canti e ... Oh, ma che strano, è l'una del mattino e non abbiamo ancora le staff: ma come passa in fretta il tempo quando ci si diverte (a rassegnarsi di chiudere un'unità) ...

Però, avete notato?

So' tutte cose da adulti.

E, alla fin fine: lo scautismo è per ragazzi.

Ci sta che le cose da adulti abbiano dei difetti.

Le faccende da adulti sono un'altra storia: ci possiamo lavorare.