3 maggio 2026

Caccia Atmosfera 2026 Fontanelice: scautismo senza se e senza ma


 La Caccia Atmosfera è una tappa importante dell'anno scout e mi ispira sempre varie riflessioni sullo scautismo e sulla società italiana.

Anche questa volta le idee non mancano, ma ho deciso che non ho voglia di inquinare la semplice gioia di questi due giorni.

Mi preoccuperò domani.

Oggi è il giorno della consapevolezza: questo grande gioco funziona.















Abbiamo giocato, cantato, pregato, scoperto i segreti delle formiche, imparato i primi accordi della chitarra, abbiamo disegnato, difeso la collina, imparato a far pace e poi l'abbiamo fatta, la pace.  Il tutto seguendo San Francesco e Santa Chiara ...


25 marzo 2026

Backstage di un'emozione: dietro le quinte della Compagnia Teatrale CaRpiScout




 

Emozione.

Ecco che cosa ho provato leggendo il libro di Saverio Catellani dedicato alla Storia della Compagnia Teatrale CaRpiscout, attiva dal 1990 al 2025 (più code ...)

Mi sono imbattuto in questo straordinario esperimento di Scoutismo al di fuori delle sedi scout quando ho ascoltato, per la prima volta, il Valzer delle Disponibilità (in cui mi sono immediatamente riconosciuto:  sono 'il quarto di tre').

Ho recuperato su youtube i loro spettacoli e vedere il CaRpiScout in azione mi ha sempre lasciato la stessa sensazione che provo alla fine di un'attività scout ben fatta.

E poi il Valzer delle Disponibilità è diventato una specie di feticcio! Me lo guardo sia prima della fatidica riunione di Co.Ca. di fine anno in cui si danno le disponibilità di massima per l'anno venturo che, in loop, per tutto quel tempo di settembre in cui il Valzer si balla sul serio.

Il libro non è solo una raccolta di fotografie divertenti, ma è un pezzo di storia nostra, del nostro scautismo così operoso e di ampio respiro.

La lettura è stata avvincente, gli aneddoti sono diventati vivi davanti ai miei occhi mentre li leggevo e la cosa che più mi ha lasciato contento è proprio la descrizione di una passione che non è solo qualcosa di personale, ma è, esattamente come il Servizio, finalizzato  al progresso della Comunità (quella che intende progredire, si intende).

Insomma, non è proprio il classico catalogo autocelebrativo.

Del resto, l'impresa successiva in cui quel gruppo di scout si è cimentato è il Concorso letterario Racconti intorno al Fuoco (da cui, come vincitore dell'edizione 2025, sono amichevolmente bandito anche perché non si fa concorrenza a se stessi).

Però, un piccolo suggerimento a Saverio vorrei darlo, magari per una prossima commedia:

in Paradiso, lo Scautismo è inutile 😏.



23 marzo 2026

Mammamia Aiuto! CANT Z.501 Gabbiano e CANT Z.506 Airone: il fascino degli idrovolanti

Cant Z 501 Gabbiano

Cant Z 506 Airone






















Beh, è da quasi un anno che non scrivo di modellismo.

Da un lato casa nuova è più impegnativa, dall'altro preferisco scrivere quando ho qualche sprazzo di lucidità.

Per recuperare presento ben due aerei contemporaneamente: 

il CANT Z.501 Gabbiano  e il CANT Z.506 Airone.

Gli idrovolanti mi hanno sempre affascinato.

Andar per mare, andar per aria...

Forse è anche a causa di un vecchio film di Disney: l'ultimo viaggio dell'arca di noè, in cui un malmesso B-29 residuato bellico da aereo viene trasformato in battello a vela.

Aerei dalle molteplici virtù: alcuni, come il Catalina, sono in grado di camminare, nuotare e, ovviamente, volare: possono decollare sia da piste che dall'acqua e, ovviamente, volano pure!

Insomma, ho un debole per gli idrovolanti: la giusta evoluzione dell'espressione latina terra marique!

Ora sono per lo più relegati alla ricerca e soccorso e al fondamentale ruolo antincendio.

Ma non è una tipologia morta, tutt'altro. 

Sono piuttosto diffusi per i collegamenti in arcipelaghi (tipo le Maldive) o aree con forte densità di laghi.

Inoltre, con il futuro innalzamento dei mari, potrebbero tornare di moda.

L'Italia ha avuto un glorioso passato aeronautico e gli idrovolanti l'hanno fatta da padrona per tutti gli anni '20 e parte degli anni '30: le trasvolate oceaniche, 3 vittorie nella Coppa Schneider, record su record che hanno lasciato il segno (al di fuori dell'Italia, ovviamente).

Ricordo a tutti i due capolavori di Miyazaki: Porco Rosso e Quando soffia il vento in cui idrovolanti (di modelli inventati) italiani sono coprotagonisti.

Ma veniamo a noi.

Il Gabbiano era soprannominato, dai suoi equipaggi, mammajut: sia per la sua vulnerabilità ai caccia avversari sia perché, in caso di incidente (o ammaraggio duro), il castello del motore poteva staccarsi e l'elica in moto finire spiacevolmente sui piloti.

Fu usato come aereo da ricognizione e, soprattutto, soccorso in mare.

Nota di colore: i nostri amici inglesi, quelli delle forze del bene, per intenderci, mitragliavano spesso e volentieri i piloti italiani che si buttavano col paracadute e sparavano allegramente sulle insegne della croce rossa dei velivoli di soccorso.

Il più moderno Airone, invece, si rivelò così riuscito da rimanere in servizio fino alla fine degli anni '50 nei ruoli di bombardiere ricognitore prima e ricerca e soccorso poi.

L'Airone è anche l'aereo su cui ha combattuto uno dei pochi assi (ossia chi abbatte almeno 5 aerei nemici) NON piloti della Regia Aeronautica. Pietro Bonannini, infatti, era un 'mitragliere' e diede filo da torcere ai caccia alleati.

I due modelli, di marca Italeri, sono stati divertenti da montare e, nonostante casa nuova sia ben più grande della vecchia, nonostante ognuno dei suoi abitanti abbia i suoi spazi codificati, nonostante al modellismo sia dedicato un tavolo di fianco alla scrivania dello scrivente, pare che tale tavolo con su attrezzi, colori e modellino in costruzione sembra che abbia su  un gigantesco cartello stradale con su scritto "Butta qua sopra quello che ti pare".
E così i due modellini hanno dovuto subire, prima di arrivare alla relativa sicurezza della cime della libreria, attacchi cinetici che manco un bombardiere alleato circondato dalla Luftwaffe ...

Comunque, se mi capiterà sottomano, sarà un piacere assemblare un kit di idrovolante antincendio: mi stanno molto simpatici, quegli aerei.

13 marzo 2026

Ritorno sulla Linea Gotica: un paio d'ore di scouting sono l'ultima frontiera


 

A volte, una Comunità Capi non si riunisce per risolvere un problema, stilare un programma o danzare il valzer delle disponibilità.

Si riunisce perché esiste.

Perché è bello stare insieme, riscoprire i gesti semplici che ci hanno conquistato da ragazzi e ritornare ancora una volta esploratori, guide, scolte e rover.











E' bello guardarsi indietro e poi dentro e meravigliarsi di quanto, di quel ragazzo, sia rimasto intatto nell'uomo.

Nel mio caso, abbastanza.

Orfano del mio Appennino, del Parco del Pollino, sto iniziando ad imparare la bellezza di quello Tosco Emiliano.

Ci siamo divertiti.

Dai, sù: farsi spiedi e griglie con il legno verde risultante dalla manutenzione del terreno per campi EG è divertente.

Accendere il fuoco e cuocerci sopra melanzane e carne è divertente (e la tecnica di infilaggio salsicce sullo spiedo 'alla materana' si è mostrata tecnologicamente vincente su quella locale) ma a che serve?

Non dovremmo occuparci di pianificare, progettare, formare e preparare?

Certo, sono tutte cose senza cui lo scautismo non va avanti.

Ma lo scautismo si basa sullo scouting e senza scouting non c'è pianificazione che tenga.

E lo so che sembra retorico, ma lo scautismo si basa sulla fraternità, che è una roba assai poco gerarchica e non si fabbrica né si raccoglie: la si vive.

Ecco perché è una buona idea raccogliere la legna, accendere un fuoco, preparare griglia e spiedi, cucinare assieme, lavorare, celebrare la Santa Messa in una cripta nel cuore dell'Appennino, cenare, cantare e vegliare in un deserto accuratamente preparato capace di rompere ogni solitudine del cuore.

E non importa se piove, una pioggia dispettosa: metto il poncho e smette, tolgo il poncho e ricomincia.

Non importa. 

La Strada ci ha chiamati a percorrere ancora una volta le creste da cui arrivò la liberazione d'Italia.

Salendo sul sentiero ne ho fatto memoria ma devo ammettere di essere stato più occupato a parlare e ad ascoltare, a conoscere e a farmi conoscere.

Siamo stati accolti dall'associazione Chiapporato Ri-Vive! e ci sarebbe da parlare a lungo di questo progetto ma in questa sede posso solo confessare di aver apprezzato parecchio il budino di castagne che ha scacciato l'umidità dalle mie vecchie ossa.

Il ritorno è stato, personalmente, privo della malinconia per la fine di una bella esperienza.

A Villanova, dopo aver rimesso tutto a posto, c'erano sorrisi, non musi lunghi.

Perché è il bello della Comunità Capi: ogni attività è un punto di partenza.

Una piccola nota personale: ormai ben più di un pugno di capi sono stati, come si dice in gergo, 'miei ragazzi' (o più precisamente coccinelle e lupetti).  Trovare una torta senza glutine per colazione mi ha riempito il cuore di tenerezza (e la glicemia si impenna!!!). 

Per fortuna che ci sono loro già lanciatissimi verso il futuro.

Come i miei 2 fedeli lettori sapranno, io non considero il Capo Scout l'equivalente di un Professore, ma l'equivalente di un autista di scuolabus: i capi presenti (e futuri) non sono 'merito' dei capi passati ma solo di loro stessi.

Ora, mi rendo perfettamente conto che questa Comunità Capi vive una condizione di relativo privilegio.

E so bene quanto sia costoso portare avanti giorno per giorno, anno dopo anno, le attività quando i rover e le scolte emigrano e vanno a fare servizio altrove.

Ma giornate come questa, seppur al prezzo di un paio di riunioni in meno all'anno, hanno una consistente ricaduta positiva sulla tenuta delle Comunità.

So anche fin troppo bene quanto alle attività istituzionali se ne aggiungano molte altre di tipo diverso.

E so anche quanto l'AGESCI incoraggi un'apertura ad esperienze terze, concettualmente  ideali, ma ormai in conflitto d'interessi con il nostro core business, dato che le domeniche in un mese non possono diventare 8 neppure per volontà del Consiglio Generale.

Quasi quasi mi vien da ringraziare il Decreto Sicurezza 2026 che rende complicatissime le attività EG ed RS: avremo più tempo per 'presidiare' frontiere di carta e 'aprirci' ad altre faccende che non implichino cartina, bussola, strada e scouting nei boschi.

In questi tempi bisogna scegliere: non solo tra quello che è giusto e quello che è sbagliato, ma anche tra ciò che è sostenibile e no.

E Strada, Comunità, Servizio e Scouting lo sono.