3 maggio 2016

La Preghiera del Capo

Metti una sera di Veglia con la tua Comunità Capi.

Metti che il testo che ti viene in mente è la Preghiera del Capo.

"Fa', o Signore, che io ti conosca"

Come posso conoscere Dio? Non sarebbe questo il dono più grande?
E' scritto: beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.
Sono puro di cuore?
No, decisamente No.
Non mi resta che invocare la sua Grazia: da solo, non ce la faccio.
Ma non è che possiamo passare la vita ad attenderla.
 Come facciamo, quindi, a darci noi una mossa per conoscere Dio?
Dove incontrarlo?
Conoscerò, quindi, Dio?

"E la conoscenza mi porti ad amarti e l'Amore mi porti a servirti ogni giorno più generosamente"

Una catena di eventi, un Climax che è quasi un Teorema.
Ogni causa diventa conseguenza.
Forse che la generosità nel Servizio sia la chiave della Conoscenza?
E allora  tutte le difficoltà di questo mio Servizio così striminzito mi rendono, invece, avaro e lontano?

"Ch'io ami veda e serva te in tutti i miei fratelli ma particolarmente in coloro che mi hai affidati"

I ragazzi, le bimbe.
Vedere nei più piccoli e nei più indifesi il Cristo.
Perchè, altrimenti, osare chinarsi ad allacciare le scarpe di una bambina?
Ma questa è la parte facile.
La parte difficile è essere costante, saper vedere quel Servizio anche quando si è incastrati in una quotidianità impietosa.
E restarci aggrappato contro tutte le manifestazioni di buon senso.

"Te li raccomando, perciò, o Signore, come quanto ho di più caro perchè sei tu che me li hai dati e a te devono ritornare"

Il passo più difficile, oscuro.
Tutti dobbiamo tornare al Padre e il Signore ha davvero bisogno delle nostre raccomandazioni?
Non saremo un po' troppo presuntuosi?
E che parte abbiamo noi, difettosi, in questo circolo perfetto?

"Con la tua Grazia, Signore, fa ch'io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo"

Si entra nel vivo.
Ed ecco in campo la Grazia.
Esempio, quello buono, sì.
Inciampo, no, quasi banale. Ci penso.
Non sono antitetici.
Capo, dai il buon esempio.
Dall'uniforme al codice della strada.
Capo, togliti dalle palle, non fare sgambetti, non ti mettere in mezzo.
Non sei più un ragazzo ma resti scout.
Togli le tue idee da adulto dal groppone dei ragazzi.
Non è sempre facile.

"Che essi in me vedano te e in loro te solo cerchi. Così l'Amore nostro sarà perfetto"

Sempre più difficile.
Quasi non fosse possibile una dimensione umana ma solo il riconoscimento di un tentativo di perfezione.
In una vocazione al Servizio che non è solo materiale.
Non è utilitaristica, questo è certo: c'è di più.
L'ammonimento che dobbiamo darci non è un pro forma.
Noi Capi abbiamo grandi responsabilità e siamo esposti al terribile rischio di usare il Servizio come cerotti per le ferite delle nostre vite.
Può capitare, può succedere a tutti, sì. 
Ma, questi cerotti, mandano le ferite in suppurazione.
Non ci può essere secondo fine nel Servizio.

"E, al termine della mia giornata terrena, l'esser stato Capo mi sia di lode e non di condanna."

Una minaccia?
Uno sprone?
NO: un augurio!
Forse è come nella parabola dei Talenti in cui il non aver fatto il proprio meglio verso i più piccoli è assimilato a seppellire i talenti invece di metterli a frutto.
Ma può essere anche peggio: ti assumi un rischio terribile, Capo!
E poi non hai più scelta: o bere o affogare.
Non è una preghiera gioiosa, la nostra preghiera.
Perchè parliamo al Signore di una faccenda terribilmente importante: i ragazzi che ci sono stati affidati. C'è poco da scherzare. Più precisamente, ci sono molte ore e giorni in cui la gioia naturale dello Scoutismo ci riempirà i polmoni.
Ma c'è un prezzo da pagare per quella gioia.
E la Preghiera del Capo è un serio promemoria delle nostre responsabilità.
Tutte le volte che la recito mi sento obbligato a mollare.
Sì, mollare.
Sono fuori da troppi parametri.
Non sono mai pronto.
Ho 4 in quasi tutte le materie. 
Il ragazzo era intelligente ma non si applica più.
Non la voglio pure quest'altra condanna.
Ma, con la Tua Grazia...



Preghiera del Capo

Fa', Signore, ch'io ti conosca, e la conoscenza mi porti ad amarti, e l'amore mi sproni a servirti. Ogni giorno più generosamente. 
Che io veda, ami e serva te in tutti i miei fratelli ma particolarmente in coloro che mi hai affidati. 
Te li raccomando perciò, Signore, come quanto ho di più caro, perché sei tu che me li hai dati e a te devono ritornare. Con la tua grazia, Signore, fa' ch'io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo: che essi in me vedano te, e io in loro te solo cerchi: così l'amore nostro sarà perfetto. 
E al termine della mia giornata terrena l'essere stato capo mi sia lode e non di condanna.