15 gennaio 2017

Addio Mr. President e grazie per la tua Terza Guerra Mondiale



Non è necessario essere pro o contro Obama/Trump.
E' sufficiente aprire la finestra e guardare lontano.
La presidenza di Barak Obama si conclude, purtroppo per noi tutti, con un mondo assai peggiore (per quanto riguarda, ad esempio le prospettive di una aperta conflagrazione militare in Medio Oriente e Corea) di quello che ha ereditato.
Negli USA il suo messaggio è andato perso, tanto che sarà un impresentabile come Trump a sedersi nello Studio Ovale, figlio, tra tante altre cose, magari più rilevanti, di un basso tasso di disoccupazione grazie a milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati.
Il razzismo è ai massimi (relativi) storici.
L'economia finanziaria tira, quella reale meno e le famiglie nobili (bipartisan) della politica di Washington hanno clamorosamente perso semplicemente per troppa distanza dalle rispettive basi elettorali.
Probabilmente, Barak Obama ha davvero fatto del suo meglio, quindi, per tutto quello che riguarda la Politca Interna agli USA, il giudizio politico e storico da parte di un Europeo del Sud ha poco senso.
Diversa è la faccenda in campo geopolitico.
Per un Europeo del Sud Obama è stato il peggior presidente USA da Sempre.
Nessuno ha messo a repentaglio le vite degli italiani e a rischio la sicurezza dell'Italia più di Barak Obama.
Non vi voglio tediare con le dozzine di pagine necessarie ad argomentare in dettaglio, ma, per  sommi capi, sono state catastrofiche:

  • La gestione della mattanza siriana con il mancato strike dopo l'uso da parte di Assad di armi di distruzione di massa;
  • La gestione della guerra civile libica in cui l'Italia è stata penalizzata in maniera indecente;
  • La gestione della questione Nord Coreana sin da quando, dopo che una nave Sud Coreana è stata affondata da un sottomarino Nord Coreano, Obama non ha saputo far meglio che inviare un bombardiere a fare un volo dimostrativo;
  • La completa inazione per 8 lunghi anni sulla questione Palestinese;
e, cosa imperdonabile, imperdonabile, imperdonabile, la gestione della minaccia nucleare iraniana.
Obama sarà ricordato per essere stato il Primo Presidente Afroamericano e per il Presidente Americano che ha messo fine alla non proliferazione nucleare.

Anche nella migliore delle ipotesi, se i preti sciiti iraniani raggiungeranno la tecnologia nucleare gli abitanti del Bel Paese potrebbero trovarsi in guai seri, a dir poco.
L'appeasement verso l'Iran, la Nord Corea, il tradimento dei Curdi, il tradimento di Israele e, visto che noi italiani non sappiamo guardare oltre il nostro naso di natura, la prossima catastrofe libica che ricadrà interamente sulle nostre spalle, ecco l'eredità di Obama:
un occidente che ha abdicato la difesa dei diritti e dei principi che lo rendono tale e che ha smesso di difendere anche se stesso.
Obama che ha fatto illuminare d'Arcobaleno la Casa Bianca quando la Corte Suprema USA ha legalizzato a livello federale le unioni omosessuali è lo stesso uomo che ha fatto arretrare di migliaia di km la linea oltre il quale gli omosessuali sono appesi ai lampioni della pubblica via.
Neville Chamberlain di fronte alle minacce naziste, tra il disonore e la Guerra scelse il disonore ed ebbe la Guerra (cit.). 
Ma a succedergli fu chiamato Churchill.
A noi, invece, tocca Trump.
Che ancora prima di insediarsi non ha scelta: deve ripristinare il prestigio  militare USA, quello stesso prestigio militare che ha garantito a tutti noi il privilegio dell'obesità e delle unioni civili. 
E lo farà come un Trump, non come un Churchill.
Ma, forse, ci basta che non lo faccia come ha fatto Obama.

11 gennaio 2017

Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999


Venuto da molto lontano 
a convertire bestie e gente 
non si può dire non sia servito a niente 
perché prese la terra per mano 
vestito di sabbia e di bianco 
alcuni lo dissero santo 
per altri ebbe meno virtù 
si faceva chiamare Gesù. 

Non intendo cantare la gloria 
né invocare la grazia e il perdono 
di chi penso non fu altri che un uomo 
come Dio passato alla storia 
ma inumano è pur sempre l'amore 
di chi rantola senza rancore 
perdonando con l'ultima voce 
chi lo uccide fra le braccia di una croce. 

E per quelli che l'ebbero odiato 
nel getzemani pianse l'addio 
come per chi l'adorò come Dio 
che gli disse sia sempre lodato, 
per chi gli portò in dono alla fine 
una lacrima o una treccia di spine, 
accettando ad estremo saluto 
la preghiera l'insulto e lo sputo. 

E morì come tutti si muore 
come tutti cambiando colore 
non si può dire non sia servito a molto 
perché il male dalla terra non fu tolto 

Ebbe forse un pò troppe virtù, 
ebbe un nome ed un volto: Gesù. 
Di Maria dicono fosse il figlio 
sulla croce sbiancò come un giglio.

7 gennaio 2017

Va bene, fondiamo pure un nuovo Partito, purchè non sia nazionale come piace a te e socialista come piace a me

"E allora chi dobbiamo votare?"
La domanda mi viene rivolta piuttosto spesso, ultimamente, da parenti e amici.
Considerando gli scarsi successi che ho mietuto nel ramo trovo la domanda mal posta, sicuramente nel destinatario.
Poi anche a Radio Tre intervistano Di Battista e tutto riacquista un senso.
Visto che non ho la più pallida idea di chi votare, inventiamocelo un partito che valga la pena di votare.
Inventiamocelo in base al Programma, tanto per restare nell'ambito dell'arecheologia, visto che oggi non si usa più parlarne.
Ragioniamo per macroaree, senza presunzione di completezza.
Ad esempio, iniziamo dalla Politica Estera, così non ci pensiamo più.
Io non voterò mai più un partito antisemita.
Come si riconosce un partito antisemita? 
Facile: ad esempio, i suoi militanti hanno taciuto per anni sulla mattanza siriana e pensano che Hamas sia una forza di resistenza.
Oppure i suoi dirigenti non hanno orecchie per le ripetute pubbliche e documentate dichiarazione genocide dei preti iraniani.
Ci sono molti indicatori simili a nostra disposizione, ma uno solo di questi due è senz'altro pubblica e sufficiente confessione di antisemitismo.
Tornando a faccende serie, invece, un Partito che volesse dare un contributo serio a fattivo alla Pace in Terra Santa dovrebbe partire non dai torti e dalle ragioni, ma dalle responsabilità europee ed italiane nella genesi del Conflitto.
Fino a prova contraria l'Italia è in Europa e le leggi razziali antisemite sono state promulgate qua, non a Mosca o a Pechino.
E l'Olocausto è stata una faccenda europea, non sudamericana.
Ergo, prima ancora di iniziare a pensare alle soluzioni (che ci sono, complesse più del problema, ovviamente) un Partito del genere dovrebbe dichiarare quali responsabilità intende accollarsi in merito.
Traduco dalla complicta lingua dei miei pensieri: non è tanto difficile tracciare una linea su una carta e tenere Palestinesi da un lato ed Israeliani dall'altro.
E' difficile gestire gli estremisti di ambo gli schieramenti.
E un Partito che non fosse disposto ad assumersi, ad esempio, la responsabilità di distruggere le postazioni di lancio missili di Hamas ed Hezbollah per difendere la popolazione civile israeliana a valle di un accordo di pace "due popoli - due stati" sarebbe appena al di sopra della qualifica di antisemita.
La Politica Estera di questo Partito dovrebbe prevenire sciagure come la recente gestione della faccenda libica foriera di lutti su scala siriana (anche se al momento poco pubblicizzati).
Questo Partito dovrebbe parlare molto chiaramente agli alleati europei: o ci difendiamo tutti assieme o ci facciamo proteggere dagli USA.
Tertium non datur.
E, questo Partito, dovrebbe rassegnarsi alla consapevolezza che il peso Geopolitico è funzione di quello militare.
Proseguiamo, visto che il tema è strettamente collegato con la Politica Estera con quella della Sicurezza.
E' davvero un peccato che l'Italia non occupi la posizione geografica della Germania e viceversa.
I tempi richiederebbero che la posizione geografica più esposta fosse occupata da una Nazione con una economia ed una coesione sociale e culturale di un ordine, appunto, tedesco e non italico.
La nostra economia è quel che è, la capacità di agire come Collettività è sicuramente inferore alla nostra economia.
C'è poco da stare allegri.
Ci servirebbero più aerei, più cacciatorpediniere, più sottomarini, più compagnìe di fanteria.
Non ci sono i soldi, non c'è la relativa volontà.
Ma, se davvero vogliamo evitare nei fatti oscenità come quelle di Aleppo, dobbiamo guardare in faccia alla realtà.
Che, per quanto riguarda la Sicurezza Esterna si traduce in una rivoluzione nel campo degli investimenti materiali mirati ad una autosufficienza europea senza dover dipendere neocolonialisticamente dagli USA: No agli F-35, ma sì agli Eurofighters Typhoon. No alle velleitarie portaerei (per gli F-35 e che costano così tanto da non poterci permettere di tenerle in mare) e sì a un maggior numero di fregate corvette e cacciatorpediniere indispensabili per il controllo della nostra immensa frontiera marittima.
Sì ai carri armati e se per acquistarli dovremo smettere di mandare in giro gente a fare da auxilia gratis per l'Impero Americano e per l'ONU pazienza, o le mandiamo in giro in cambio di compensazioni industriali miliardarie o ce le teniamo a casa equipaggiate di tutto punto secondo Interesse Nazionale oggi ed Europeo domani.
Ricordo che Civati aveva ben chiaro che la soluzione era una difesa comune europea slegata dalla Nato ma non altrettanto chiaro il relativo percorso.
Una compiuta difesa europea slegata dalla Nato trasformerebbe l'Europa in una superpotenza militare che costerebbe ai suoi cittadini molto meno di quanto spendono ora per ritrovarsi travolti dall'ansia da terrorismo e revanchismo post sovietico. 
Per compierla, questa difesa europea, servono sforzi economici e politici mica da poco, ma è l'unica strada possibile.
Passiamo, quindi, ad una riflessione sulla sicurezza interna.
Abbiamo fin troppi uomini, frammentati e scoordinati.
Ma questo è solo un lato del problema.
La corruzione e le mafie dilagano, no?
E come si combatte la corruzione?
Come si combatte la mafia?

Ah, a saperlo.
Quello che è certo, quello di cui sono assolutamente certo è che la cultura della legalità si costruisce dal basso, dal piccolo verso il grande.
Iniziamo con guardare in faccia alla realtà:
fatevene una ragione, abbiamo troppe persone in divisa che si occupano di sicurezza interna: i dati del 2009 Eurispes ci assicurano che "con 571 addetti all'ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l'Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227)".
L'elefantiasi delle forze dell'ordine ci rende molto difficile affrontare il problema della microcriminalità che, si intende, non credo che si possa risolvere riempiendo le patrie galere di gente.
Anzi, visto che ci siamo, meno si mette gente in gabbia meno gente formiamo come delinquenti abituali.
La politica di sicurezza nel XXI secolo non può essere la stessa di 100 anni fa.
Nuove tecnologie e braccialetti elettronici potrebbero evitare un sacco di guai a tanta gente.
Abbiamo bisogno di molti meno agenti pagati ed equipaggiati molto meglio e dislocati sul territorio, non in uffici.
La lotta alla microcriminalità e alla cattiva educazione non va intesa come una forma di tolleranza zero all'italiana in cui alla fine i più deboli finiscono per fare da capro espiatorio.
Dobbiamo passare da un'ottica di punizione ad una di risarcimento del danno.
Prima di passare all'economia, credo che questo nuovo partito dovrebbe decidersi a riformare la giustizia civile.
Se una causa civile non si chiude definitivamente entro un anno, dal punto di vista dell'Economia, siamo fottuti.
Non credo sia necessario argomentare più di tanto questo cruciale punto del programma.
Immaginatevi di poter avere giustizia per le angherie e i torti quotidiani sul posto di lavoro, nel condominio, per la vostra impresa.
E' difficile, vero?
Nemmeno vi riesce di pensare al fatto che in Italia uno vi faccia un danno e pochi mesi dopo venga costretto a risarcirvi completamente.
Ma è fondamentale che le cose vadano così.
E' anche più fondamentale del fatto che gli inquirenti responsabili di clamorosi errori giudiziari o anche semplicemente di teoremi fantasiosi (un esempio a caso: il Processo ad  Erri De Luca) vengano inviati a trovarsi altro modo di guadagnarsi da vivere.
Beh, per ora credo sia abbastanza: 'sto nuovo partito deve poter dire qualcosa anche su Lavoro, Scuola, Cultura, Ricerca Scientifica e Sanità.
Un passo alla volta e appuntamento alla prossima.

15 dicembre 2016

le lacrime di coccodrillo degli indignati per Aleppo

Post breve ma rabbioso.
Anzi, indignato.
Per cinque anni, la frazione di opinione pubblica europea/italiana che ha qualche interesse nella politica estera (se gridare w hamas w hamas gli ebrei nelle camere a gas o qualcosa del genere appartenga alla categoria "politica estera") ha snobbato la tempesta in corso in Medio Oriente.
Ha ignorato l'ascesa di ISIS fino a quando non sono arrivati gli attentati in Europa.
Se ne è fregata della Libia, della caduta dello Stato laico turco, dei generali egiziani, dell'atomica iraniana, del massacro dei curdi, dello Yemen, dei nostri cari petrotiranni sauditi e potrei snocciolare ancora a lungo parole inutili.
Ora ci si straccia le vesti per una delle tante città massacrate dall'ignavia europea, il neofascismo dei potentati locali (il Partito Ba'th del defunto Saddam Hussein e del vittorioso Assad altro non è che la variante locale del fascismo) e l'immenso oceano dell'Islam eretico alla ISIS/AlQaeda/Hamas eccetera.
E le altre?
E ieri?
L'ansia ipocrita in cui si grida al "fare qualcosa" che nemmeno si capisce cosa implichi.
Fare qualcosa per Aleppo oggi significa guerra, guerra vera, non come quella vista in televisione da Desert Storm ad oggi.
La verità è che  il nostro sistema di valori non è messo a rischio dall'ISIS ma da questa vigliaccheria congenita in perfetto mix con il naturale egoismo dei ricchi.
Se per anni avete agito come se la vita di un miliziano di Hamas valesse più della vita di cento bambini siriani avete poco titolo per frignare su Aleppo e le sue vittime.
Volete chiedere che si faccia qualcosa per la prossima Aleppo? Che so, in Libia?
Allora chiedete 12 brigate di combattimento, 400 caccia medi e navi a sufficienza per trasportare e supportare le truppe che faranno qualcosa.
E se avete voglia di fare qualcosa anche per i Curdi fatevi due conti di quante brigate pesanti serviranno per mettere i turchi a posto.
Nel frattempo smettetela di versare lacrime di coccodrillo: è un pianto osceno.


Ovviamente, di cambiare il nostro modo di vivere per non dipendere più dal petrolio degli emiri eccetera non ci passa manco per l'anticamera del cervello.
Sono convinto che tra diminuire il proprio impatto ambientale del 70% e metter su un esercito di 40 divisioni le anime belle del popolodellapace energivoro sceglierebbero senza batter ciglio la seconda opzione.

5 dicembre 2016

Lettera aperta al Sì

Caro Sì,
prima di tutto sappi che non voglio assolutamente maramaldeggiare.
Mi chiedo se tra le tue fila ci siano un po' di casi come i seguenti:
Lavori quattro ore a settimana pagato coi voucher. Risulti tra gli occupati;
E' dicembre e tuo figlio al liceo non ha ancora il professore di Italiano. Vorresti lamentarti ma ti rendi conto che c'è chi sta peggio: i bambini che avrebbero bisogno di sostegno ma l'insegnante di sostegno non c'è anche se sulla carta potrebbe anche esserci.
Tua madre adesso vive a Reggio Emilia, ma tu vivi a Bari e i tuoi non hanno divorziato. Lei aveva una cattedra di italiano precaria al locale liceo ma un algoritmo segreto di cui non sono pubblici i parametri operativi l'ha trasferita a Reggio Emilia.
La sua cattedra di Italiano a Bari è rimasta vuota. Oppure è stata occupata da un docente con meno punteggio di tua madre.
Hai tre lauree ma il Ministro ha immesso in ruolo al posto tua una signora cinquantenne con il diploma che non ha mai insegnato prima in vita sua.
Ora fa sostegno ad un bambino che avrebbe miglior fortuna se non avesse nessuno a sostenerlo.
Hai avuto un lavoro per qualche mese, esauriti gli incentivi statali ti hanno licenziato. Hai fatto causa e hai vinto. Al netto delle spese processuali il tuo risarcimento è di un paio di stipendi.
Vogliamo parlare della gestione dell'immigrazione?
Di quella della crisi del sistema bancario?
La mia teoria è praticamente infnita.
Una successione di provvedimenti, un mix perfetto di policy neoliberiste e banale incompetenza grillina.
Io potrei anche proseguire argomentando ulteriormente.
Ad esempio: l'algoritmo del trasferimento docenti è segreto perchè i capoccia del ministero sono incompetenti o perchè sanno benissimo quello che fanno?
Ma non è questo il punto, caro Sì.

Caro Sì, il tuo problema è aver pensato che il No fosse una scelta.
Invece è una somma.




Ti preoccupi del futuro dell'Italia, dei populismi, dell'immobilismo.
E fai bene.
Sfidi il No a fare cose, ad assumersi responsabilità.
Ma il No non esiste.
Esistono solo i membri di una equazione che la Classe Politica e Dirigente italiana ha impostato a spese di tutti.
Caro Sì, sei tu la scelta: di fede. 
E di ignoranza, nel senso più tenero possibile, della realtà.
Il No è matematico.
E si sa, la matematica, in Italia, la si studia male.
Figuratevi dopo la buonascuola.




9 novembre 2016

Io voto Trump per legittima difesa da Faraone e dalla Giannini

Ovviamente non voto in USA e non voglio parlare di Trump ma di quelli che si sono sperticati nell'insultare i suoi elettori e gli elettori italiani equivalenti.
C'è un famoso aforisma che recita più o meno:
"Se dici io non sono razzista ma vuol dire che sei razzista".
Atteniamoci pure all'aforisma.
Sei un cittadino onesto al netto del download degli mp3 e del superare il limite di velocità in tangenziale.
Paghi le tasse.
Non hai mai picchiato nessuno in vita tua e mediti di diventare vegano.
Vai in bici al lavoro.
Fai pure volontariato.
Ami leggere e se fosse per te sarebbe Civati il presidente del consiglio.
Non hai nulla contro i musulmani e sei favorevole alla costruzione di moschee.
Non hai nulla contro i Rom e sei ben consapevole che le persone che vivono in condizione di disagio non hanno i tuoi stessi strumenti per distinguere il bene dal male.
Se vedi che lasciano rifiuti dappertutto quasi ci ridi sopra quando pensi ai tuoi concittadini che insistono nel gettare le carte per terra e i vasetti di vetro nel cassonetto dell'umido.
Sai che la tua civiltà è parzialmente responsabile degli orrori del Medio Oriente e dell'Africa da cui fuggono i disperati che la Marina del tuo Paese salva a migliaia ogni giorno.
Hai anche partecipato ai rari tentativi della Società Civile di accoglierli.
Li vedi ciondolare in giro e ti si spezza il cuore.
Sai che sarebbe possibile fare molto di più per accogliere queste persone con pochissima spesa: corsi di lingua, lavori socialmente utili, educazione civica eccetera.
Poi, volgi gli occhi in alto.
Non troppo, basta il Sindaco.
Vuole portare la Città in Europa ma la sua azione politica ed amministrativa contribuisce ad esiliarti al Nord.
I fondi PISUS preferisce mandarli indietro piuttosto che spenderli proficuamente.
Inizi a guardare più in alto e il tuo presidente della Regione è capace di eloquio e di parole di speranza ma non di arrestare l'emorragia di emigrazione al Nord e di petrolio nei fiumi.
E allora gli occhi al cielo non li alzi più, anzi, li abbassi sull'asfalto.
E pensi:
Trump vuole rinunciare ai trattati ambientali ma il tuo governo progressista ha fatto carne da macello dell'industria rinnovabile  e per la nuova mobilità punta al modello Calcutta disdegnando quello Danimarca.
Trump è isolazionista, ma fuorilItaliadallaNATO e YankeegoHome non sono proprio slogan di Berlusconi.
Il peggior razzista è colui che, pur pronunciandosi a parole contro queste oscenità, non fa nulla per alleviare i disagi di chi deve sopportare le conseguenze.
Alla fine della fiera ti accorgi che è a te che tocca di vivere nella merda, con l'immondizia sparsa ovunque, certo, proporzionalmente più dai tuoi cari concittadini che dai nuovi arrivati, ma quella costante universale di cumuli di rifiuti dove hanno soggiornato i Rom non ti piace proprio. 
E non te la prendi coi Rom, ma col Sindaco perchè un campo mobile Rom non è una capocchia di spillo invisibile e ti domandi perchè non si ripulisca dopo che sono andati via.
Prendi l'autobus e sei l'unico a pagare il biglietto in una folla di giovani immigrati che, ahiloro, non si degnano di lasciare il posto a sedere ai radi ed impauriti anziani e che ostentano un comportamento che farebbe la felicità dell'ufficio propaganda di Salvini ma non c'è nessuno che porti la normalità, anzi, quando poi paseggi per il centro ti tocca il contrappasso di vedere la polizia prendersela sempre con gli utlimi tra gli ultimi.
E vogliamo parlare della tua vita lavorativa, precaria ad libitum, in cui ti tocca assistere al trionfo degli amici del Sindaco/Presidente della Regione che ti sfottono pure?
E che dire di un governo che partorisce controriforme di estrema destra come il jobsact o la buona scuola, capace di produrre delle oscene catastrofi umane come la mobilità docenti ed il concorsone o il fertility day, ridurre il Paese al rango internazionale dell'Albania e incapace di implementare soluzioni di alcun genere?
Non è necessario esere razzisti, omofobi, sessisti per votare Trump.
E' sufficiente aver constatato qanto siano razzisti, omofobi e sessiti i progessisti a parole ma che sono sempre supersonici nel porre limiti 'ragionevoli' ai diritti altrui, si oppongono al reato di tortura, non hanno una parola per la Macelleria Messicana della Diaz, comprimono di fatto i salari, danzano con le banche e comprano F-35 oltre ad un perenne e disgustoso favoritismo spudorato e pubblico agli amici degli amici.
Quindi, perchè non votare il candidato leghista nel momento in cui dopo aver preso i voti dei ciclisti al primo turno il sindaco propone di incentivare l'uso delle automobili?
Perchè non votare Grillo/Savini nel momento in cui i provvedimenti del PD & Sodali superano per gravità e portata quelli del primo e rampante Berlusconi?
Se le azioni conseguenze pratiche della quotidianità del  governo PD sono profondamente discriminatorie e penalizzanti verso tutti gli ambiti della tua vita e sei anche consapevole che Salvini o Grillo non sono la soluzione è così grave che tu li voti semplicemente per punire l'arroganza e l'incapacità di persone che vorresti vedere anche loro costrette a prendere quell'autobus e passare tra i rifiuti e partecipare al meraviglioso mercato del lavoro italiano?
Perchè dovrei continuare a votare un politico di finta sinistra che agisce esattamente come uno di estrema destra ma in più si preoccupa di affermare il contrario?
E' lecito mandarlo a casa in cambio di un impresentabile che farà cose impresentabili identiche a quelle pessime fatte per anni da persone che si riempiono la bocca di frasi vuote e che ora suonano come una campana a morto sul nostro sistema politico?
Visto?
Niente MA.
Io non sono razzista.
Lo siete voi.
E se Trump vi fa schifo, la prossima volta, farete bene a non far arrivare la Clinton lì dove è arrivata. 

Nota: Trump forse è un personaggio dei Simpson, la Clinton è sicuramente un personaggio di House of Cards

In termini spicci, per l'Italia: siete andati a votare Civati alle Primarie del PD?

No?
Di che state parlando, quindi, quando vi stracciate i capelli e vi riempite la bocca di insulti per gli elettori di Trump Salvgrillo?


Ma, forse, meglio di me e delle mie parole potrebbe farvi riflettere questo breve spezzone del film "La Crisi":

6 novembre 2016

La Kuznetsov verso la Siria: Tsushima reloaded? No: è la Corazzata Potëmkin 2

Sono stato sollecitato a riprendere un po' la vena geopolitica del blog.
Diciamo che qualcuno a me mooolto vicino ha iniziato a considerare la bicicletta una possibile rivale e mi ha invitato a riscoprire più antiche ed innocue passioni.
Bando alla logorrea: 
sta destando scalpore e preoccupazione in quella minuscola frazione dell'Opinione Pubblica Europea interessata più ai rischi di una degenerazione in conflitto generalizzato della guerra civile siriana che al campionato di calcio il dispiegamento di un Gruppo di Battaglia di Portaerei (CVBG) russo nel Mediterraneo.
La tesi del vostro autore preferito è che la faccenda sia pericolosa ma non seria.
Il Gruppo di Battaglia è composto da una portaerei convenzionale (CV) Admiral Kuznetsov, un Incrociatore da Battaglia Lanciamissili a Propulsione Nucleare (BCGN) classe Kirov Piotr Velikij (Pietro il Grande), due cacciatorpediniere antisommergibile (DD) classe Udaloy Severomorsk e Kulakov ed un numero imprecisato di navi supporto.
Pare che le navi siano scortate anche da due sottomarini d'attacco (SSN) classe Akula e da un sottomarino convenzionale (SS) classe Kilo.
Come al solito, vi rimando a Wikipedia per gli approfondimenti tecnici.
Questo minaccioso elenco dovrebbe dar ragione agli allarmisti ed effettivamente, sulla carta, la potenza di fuoco di queste navi è semplicemente devastante.
Per prima cosa ricordiamoci che sono tutte dotate di testate nucleari.
Però, senza doversi spingere a danzare con l'Apocalisse, andiamo a verificare caratteristiche ed armamento convenzionale del Pietro il Grande.
Questa grossa nave è un residuato della guerra fredda quando la marina dell'URSS si preparava per la sua unica missione: impedire ai convogli NATO di portare dagli USA all'Europa rinforzi e rifornimenti.
Sulla carta è la più potente unità di superficie attualmente in servizio.
La nave è armata con 20 missili P700.
Una sigla che identifica un ordigno pesante 7 tonnellate, lungo 10 metri e che viaggia a Mach 2,5 e che può colpire un bersaglio a 5-600 km di distanza.
Avete presente un autobus?
Ecco, siam lì.
Sono armi progettate per affondare le superportaerei americane ma sono perfette anche per attacchi terroristici sulle città dato che possono far fuori un grosso isolato anche con la sola energia cinetica.
A questi gingilli vanno aggiunti un centinaio di missili contraerei a lungo raggio adoperabili anche in ruolo antisuperficie tra i 90 e i 180 km e 16 missili antisommergibile (anche questi adoperabili in ruolo antinave: il siluro che portano in prossimità del sottomarino da attaccare può essere usato come testata in ruolo antinave).
Impressionante?
Certo.
Ma non sono tutte zanne e artigli quelli che scintillano nella notte.
La nave è vecchia, non solo anagraficamente, ma come concezione d'impiego.
Nata per brevi incursioni in Atlantico Settentrionale e Pacifico per portarsi a distanza di tiro utile dai gruppi di battaglia Nato non è stata progettata per operazioni come quella in corso.
Qualche esempio?
E' a propulsione nucleare, giusto?

Vi aspettate che sia in grado di viaggiare a velocità massima senza problemi di autonomia.
E invece no.
Perchè i Sovietici non erano capaci di costruire un reattore sufficientemente potente e compatto da infilare nello scafo di un incrociatore.
Quindi, hanno dovuto fare di necessità virtù: gli incrociatori classe Kirov sono dotati di due reattori nucleari e... 2 surriscaldatori convenzionali.
In breve: i reattori nucleari generano vapore in grado di spingere la nave fino a circa 20 - 24 nodi a seconda delle fonti, mentre, per raggiungere velocità da combattimento (32 nodi),  si deve surriscaldare il vapore ulteriormente bruciando nafta.
Il nostro incrociatore ha un'autonomia in tali condizioni di poco più di mille miglia. Un po' poco per una nave a propulsione nucleare, pochissimo per una nave che fa parte di un gruppo di battaglia.
Ricordiamoci sempre che la nave era progettata per una rapida incursione al largo della Norvegia a caccia di Portaerei ed altre grandi navi NATO e non per il ruolo di nave scorta di una Portaerei.
E visto che ci siamo parliamo un po' di 'sta Admiral Kuznetsov.
E' un mezzo rottame pure lei.
Ha preso il mare per la sua prima missione di combattimento scortata, oltre che dalle sopracitate navi da guerra, anche da... un rimorchiatore oceanico che è lì perchè il suo sistema di propulsione è dannatamente scadente ed inaffidabile e già una volta la nave è finita alla deriva in pieno oceano.
Quando ha attraversato il Canale della Manica la Royal Navy ha diffuso immagini di impressionanti colonne di fumo nero emesse dai fumaioli della portaerei, chiaro sintomo di un sistema di propulsione in cattivo stato (e/o di scarsa qualità).
Anche questa portaerei era pensata per tutt'altro ruolo.
Cosa più unica che rara per le portaerei è armata anche lei con gli stessi missili antinave dei Kirov con il risultato di avere una nave ibrida nè portaerei nè incrociatore lanciamissili.
Ha un gruppo di volo di 32 caccia moderni (MiG 29 e SU 33) ma non ha le catapulte, quindi i caccia possono levarsi in volo solo con un ridotto carico di carburante ed armi.
E, ricordiamolo: le eccezionali prestazioni dei caccia russi di fine guerra fredda avevano un prezzo mica male: la durata (nel senso che poi lo butti) di certi motori era paragonabile all'intervallo di manutenzione degli omologhi occidentali.
Insomma, serviva per fornire difesa aerea alla flotta impegnata in missioni antinave, non certo per operare come i gruppi di battaglia occidentali progettati per la proiezione di forza.
Per completezza, sulla Kuznetsov metà dei cessi non funzionano e la nave è descritta come 'in pessime condizioni' per quanto riguarda gli addobbi interni.
Fino ad oggi, la cosa più ostile che è riuscita a fare la Kuznetsov è stato inquinare le acque irlandesi.
Un Ammiraglio russo arrivò a dichiarare che le condizioni dei reattori nucleari del Pietro il Grande erano a rischio esplosione e tutto l'equipaggio fu multato di un mese di paga.
E potrei continuare a lungo.
Non sto affermando che il gruppo da battaglia russo sia una dibattistata, tutt'altro.
Ma che è questione di prospettive.
Quelle navi, che proprio mentre scrivo stanno prendendo posizione al largo della Siria, hanno una potenza di fuoco devastante.
Ma solo in teoria.
32 missili P700 possono portare a mach 2,5 32 tonnellate di esplosivo su Aleppo incenerendo 1-2 kmq di città e relativi abitanti.
I suoi 32 aerei potranno effettuare un pugno di strike al giorno per qualche tempo.
E poi?
Queste navi stanno compiendo una missione per cui non sono state progettate nè equipaggiate.
Immagino le risate amare dei piloti russi negli hangar della Kuznetsov che vanno alla guerra scortati da un rimorchiatore su aerei che possono decollare solo con un carico parziale di carburante e munizioni e in cui metà delle latrine sono fuori uso.
Non vi tedierò tentando una dimostrazione di quanto la flotta russa potrebbe essere facile preda di un gruppo di battaglia basato su portaerei americane e di come quei grossi missili antinave siano il bersaglio perfetto per i moderni cacciatorpedinere contraeri occidentali inclusi quelli italiani e questo vi dovrebbe rendere l'idea, no?
Se esistesse il comandante di una marina europea potrebbe essere tentato di considerare le navi russe in Mediterraneo più come ostaggi che come una minaccia. 
In altri termini possiamo sentirci minacciati solo se  desideriamo sentirci minacciati in pieno spirito "Chi pecora si fa il lupo se lo mangerà".
Il problema, al solito, è tutto interno alla nostra cara vecchia Europa.
Oscilliamo tra il terrore e l'isteria anti russa e l'ammirazione populista per un regìme corrotto ostile e liberticida.
Ma la minaccia russa è un bluff anche maggiore di quello dei tempi della guerra fredda e del Patto di Varsavia.
L'Europa, anche senza contare gli USA, ha un potenziale militare di gran lunga superiore a quello russo cosa che sembra essere un mistero solo per la sua opinione pubblica.
Vogliamo davvero ritornare all'equivalente degli anni '80 quando c'erano sei armate corazzate sei accampate ad Ovest dell'Elba?
E mentre noi siamo impegnati con l'olio di palma e il terrore dei migranti regimi illiberali nostri naturali nemici mortali si instaurano alle porte ed anche dentro le porte: Ungheria, Turchia...

un BCGN classe Kirov

La Kuznetsov nel canale della Manica qualche giorno fa:
anche ad occhio inesperto non sembra che i propulsori stiano funzionando benissimo

L'SSN19 Shipwreak il nome in codice NATO del missile P 700 Granit

1 novembre 2016

2000 km Bike to Work sulla stessa bici: conseguenze

Il Ciclista urbano alle prime armi scoprirà a sue spese che la manutenzione ordinaria della bicicletta non consiste solo nel tener le camere d'aria gonfie e le lampadine funzionanti.
C'è la catena.
Più precisamente, ci sono i pignoni.
Anzi, rettifico, è davvero una catena. 
Di eventi.
Il Ciclista urbano alle prime armi che, Runtastic alla mano, percorra un minimo di 120 km al mese di solo bike to work, scoprirà il fenomeno dell'allungamento della catena.
Per anni ed anni, da ragazzino, il problema era quando la catena cadeva o si arrugginiva.
Non avevo mai sentito parlare di allungamento della catena, nonostante abbia fatto il mio ultimo esame al Politecnico con un luminare delle ruote dentate che non è stato capace di infilare nel suo programma una sola informazione pratica da usare nella Vita, lavorativa e non.
Nemmeno questa.
In due parole: la catena, ovviamente si usura dato che è un componente sempre in movimento soggetto a trazione ed attrito. 
E io, questo, lo sapevo.
Mi immaginavo che, ad un certo punto, nel migliore dei casi, il familiare rumore della mia bicicletta sarebbe mutato e nel peggiore mi sarei fatto un paio di km a piedi dopo aver spezzato la catena per usura.
Njet.
Niente di tutto questo:
certo, ovviamente le cose possono andare anche così, ma il vero problema è che la catena si allunga e dopo un po' che si è allungata intacca il pignone anche se apparentemente è tutto ok.
Solo che il pignone è da buttare perchè una catena nuova non si adatterà a dei denti di ingranaggi deformati.


il vecchio pacco pignoni con il 4° pignone
compromesso dalla vecchia catena troppo allungata
Sono stato chiaro e coinciso?
Bene, ringraziatemi perchè ho scoperto queste ed altre cosucce del genere nel corso dell'ultimo mese di manutenzione straordinaria della mia bici.
Per prima cosa: 
dove ho sbagliato?
Francamente, solo nel non aver rilevato prima l'allungamento della catena. 
Tutti gli altri guai erano inevitabili.
Perché?
Perché 2000 km per una bicicletta da supermercato sono più o meno la sua vita utile senza procedere a manutenzione straordinaria.
E ho, appunto, percorso con la mia bici tra i 2000 e i 2200 km circa in 17 mesi.
Ecco un parziale elenco spicciolo di tutti i guai meccanici che ho avuto:
Ho cambiato la catena, il pignone e tutta la ruota posteriore (perchè in quella originale si è guastato il meccanismo della ruota libera e per completezza il suo copertone  si è precocemente ingobbito.


ruota nuova

In più, i freni fanno più rumore di una sirena antiaerea.
Insomma, erroneamente credevo che, in meno di 2 anni, una bici nuova non potesse ridursi così male anche perchè la manutenzione ordinaria (lubrificazione, pulizia, calibrazionI) l'ha avuta tutta e regolarmente.
Inoltre, la bici è sempre stata custodita al chiuso e ha preso pioggia solo pedalando assieme al sottoscritto.
E, invece, banalmente contano i km.
Se la bici la usate 10 km al mese vi dura vent'anni.
Se la usate 10 volte tanto: due.
Alla fine della fiera quello che mi sento di tramandare della mia esperienza è questo:
se avete intenzione di provare il bike to work cercate, per prima cosa, una bici in prestito.
Oppure, seguite pure, fino a un certo punto, il mio sentiero che è partito con l'acquisto di una bici decathlon modello base. 
Investite pure un centinaio di € e rotti (non lesinate su luci, pantaloni antipioggia e sistemi di sicurezza) in qualcosa che, nel momento in cui vi sarete accorti che non vi serve l'automobile per andare a lavorare, vi andrà stretto per tante ragioni diverse (prestazioni, ergonomia e, appunto, affidabilità).
Ma vi suggerisco di non seguirmi fino ad acquistare, come seconda bici, qualcosa di appena più decente di quella modello base dalla grande distribuzione.
Se la bici la usate tutti i giorni vi servirà qualcosa di calibrato sulla vostra corporatura, qualcosa che non debba essere continuamentemesso a punto e con pezzi di ricambio standard.
Inoltre, vi servirà un ciclomeccanico.
E' vero che la ciclomeccanica è qualcosa di molto divertente ed utile da imparare.


un piccolo errore di ciclomeccanica di base

E' vero che è indispensabile imparare a gestire in proprio la manutenzione ordinaria.
Ma è anche vero che alcune attività di manutenzione è più economico (nel senso del rapporto tra il vostro tempo e la qualità della riparazione) che vengano fatte da un professionista: la revisione dei mozzi a coni e sfere, ad esempio, avrei anche potuto farla in proprio ma ci avrei messo giorni ad arrivare a rimontare la ruota in maniera corretta.


triste fine del mio mozzo posteriore

Idem per il movimento centrale: credo che pianificherò a breve un pit stop ad hoc.
Invece, i freni rumorosi credo proprio che me li terrò:
se siete utenti delle piste ciclabili bolognesi non sono un difetto, ma una funzionalità.
I pedoni si offendono molto se usate il campanello per richiamare la loro attenzione sul fatto che sono sulla ciclabile (non ciclopedonale, intendo proprio la ciclabile) e non sul marciapiede ma, se il vostro freno posteriore, quando lo azionate emette un suono a metà tra una tromba da stadio e l'urlo di Chen, si spaventano, ti ringraziano e si spostano di quei quaranta centimetri che separano l'italica virtù dell' "Io so' io e voi non siete un cazzo" dalla retta via.

E, poi, andare in bici al lavoro ti può anche donare incontri come questo...


il bianconiglio non appare agli automobilisti

26 ottobre 2016

Da Animali a Dei: La conchiglia, la serie di Fibonacci e il paradosso della Peugeot

E' raro che io mi metta a scrivere di un libro mentre lo sto leggendo.
Quando leggo un saggio del cui argomento so poco o nulla c'è poco da fare: devo fidarmi dell'Autore.
Però, se dopo un centinaio di appassionanti pagine l'Autore mi smolla qualche affermazione matematicamente assai improbabile mi sorge il dubbio di star perdendo tempo nel completare la lettura.
Sto parlando di "Da animali a Dei, breve storia dell'umanità" di Yuval N. Harari.
Ho iniziato la lettura su invito di una cara amica e sono stato subito catturato fino a quando ho letto le pagine relative al Paradosso della Peugeot.



"Secondo i legislatori francesi, se un legale abilitato seguiva la debita liturgia e procedura, scriveva tutte le formule e proposizioni richieste su un pezzo di carta meravigliosamente ornato, allora, hocus pocus, nasceva una nuova società. Quando nel 1896 Armand Peugeot volle creare una società, pagò un avvocato affinché espletasse tutte queste sacre procedure. Una volta che il legale eseguì tutti i rituali giusti e pronunciò tutte le debite formule, milioni di retti francesi si comportarono come se la società Peugeot esistesse veramente."

Se non ho capito male, l'autore sostiene che il successo evoltivo dell'Homo Sapiens sulla concorrenza sia basato in parte sulla sua capacità di credere a cose che non esistono nella realtà.
Su questo non ribatto, non è una tesi che possa confutare o approvare in mancanza di competenze specifiche.
Ma la realtà, ecco, su cosa sia reale e su cosa non lo sia ho qualche idea e molte dimostrazioni matematiche alle spalle.
Considerate un certo tipo a di quelle belle conchiglie a spirale.
La spirale descrive la curva che passa per vertici consecutivi di rettangoli e quadrati che può essere condotta alla successione di Fibonacci.
Una successione matematica è quanto di più astratto, in apparenza, si possa definire.
Invece, eccola lì, nella parete di una conchiglia o nel disegno dell'infiorescenza di un girasole.
Tra la Successione di Fibonacci ed un girasole non c'è forse la stessa relazione esistente tra la Peugeot ed un'automobile?
Poi: Voi avete mai visto un elettrone coi vostri occhi?
Eppure l'energia elettrica non è il frutto della vostra immaginazione.
Siete certi che la celebre Equazione di Einstein E=mc2 non sia un'astrazione che esiste solo per i Sapiens?
Ma da Hiroshima a Chernobil qualcosina di terrificante è successo davvero.
Ecco, spero che nessuno di voi metta le dita nella presa elettrica perchè tanto le leggi di Ohm sono le debite formule e poi, dopotutto, nessuno ha mai visto una differenza di potenziale elettrica o un amperaggio ad occhio nudo.
Se, come qualce recensore dice, un alieno scendesse sulla Terra e scrivesse lui questo saggio, dubito che considererebbe la Peugeot un'astrazione che esiste solo nella testa degli esseri umani così come  la matematica e la fisica restano astratte finchè non ti arriva un missile nucleare sul cranio (o in un Ospedale ti rimettono a nuovo senza che venga pronunciato alcun hocus pocus).
Il saggio mi sta piacendo e lo trovo originale, arguto e stuzzicante (altrimenti non mi ci sarei messo a ragionare su).
Il mio problema è:
potrò godermi il seguito anche se penso che una parte del ragionamento dell'autore non abbia fondamento logico o è meglio lasciar perdere e dedicarmi all'ultima avventura di Martin Bora?