18 febbraio 2012

Io e Goffredo: una storia d'amore.

Non sarò mai Sindaco, il sysadmin di Google, il Capo Scout d'Italia o uno shokunin di sushi.
Però ho un raffreddore personale.
Che significa un raffreddore personale, direte voi?
E io ve lo dico.
Dunque, molti anni fa, quando il mio naso era ancora di dimensioni normali e ben prima che   il mio raffreddore diventasse così potente da meritarsi un nome proprio, lessi una storia di Paperino la cui trama era più o meno la seguente:
Alla porta di Paperino suona un signore che si presenta: "Ciao, sono Goffredo, il tuo raffreddore personale". Il Signor Goffredo è visibile al solo Paperino ed invisibile a tutti gli altri e, dal momento in cui entra in casa di Paperino, il povero papero si ammala di un terribile raffreddore. E non c'è aspirina che tenga: per ogni pillola che Paperino ingolla, Goffredo si prende la contropillola. Il guaio è serio, il raffreddore è terribile e provoca a Paperino un sacco di tribolazioni: invitato con Paperina a casa del Conte Caffonis polverizza con uno starnuto il servizio di finissima porcellana cinese e con un altro fa volar via nel fuoco la preziosa collezione di francobolli del Conte, con esiti immaginabili (credo l'ombrello di Paperina rotto in testa, oltre che il calcio in culo da parte del Conte). Paperino, disperato, riesce a liberarsi di Goffredo solo pregando lo Zio Paperone di lasciargli collaudare i terribili sistemi di allarme del Deposito. Il Vecchio Cilindo accetta volentieri: nessuno è stato così folle da voler fare di persona il collaudo. I sofisticati sistemi d'allarme, che azionano una lunga serie di martelli, archibugi ed altri strumenti di tortura, sono stati progettati da Archimede per rilevare anche le insidie magiche di Amelia, la fattucchiera che ammalia, e individuano anche Goffredo oltre che Paperino. 
E li 'pestano' entrambi.
Goffredo, giustamente, professionista serio, se ne va dicendo: il lavoro prima di tutto, ma prima ancora la salute...
Ecco, anni dopo, entrato nell'adolescenza, sviluppai assieme al mio particolare naso un peculiarissimo raffreddore.
Anche a me capita di prendere l'influenza.
Ebbene, l'influenza è una festa a confronto.
Certo, ci sto male, ma resto abile almeno a leggere o a guardare la tv anche con la febbre a 39.
E poi con la febbre ti senti giustificato a piantar tutto lì e a chiudere baracca fino a guarigione avvenuta: se hai la febbre hai un oggettivo motivo di metterti a letto.
Vallo a spiegare al resto del mondo che, invece, il mio raffreddore, Goffredo, appunto, è di gran lunga più devastante: "Hai il raffreddore? 'mbe pure io ieri mi sono rotto un'unghia, che c'entra?"
Prima di tutto è completamente random.
Ho preso i migliori acquazzoni in Attività Scout senza batter ciglio per poi ritrovarmi a letto con Goffredo dopo aver passato la settimana in casa a studiare in piena estate.
Poi, è improvviso.
Alle 12 sono in perfetta forma, alle 1230 sto già lacrimando e starnutendo.
Per tre giorni il mio naso si chiude completamente, in compenso piango continuamente.
Starnuti con frequenza da battito cardiaco.
Di notte non dormo, di giorno passo il tempo a soffiarmi il naso ed asciugarmi le lacrime.  Non riesco a stare sdraiato perchè mi intaso ancora di più, diventa pericoloso pure guidare tra starnuti e lacrime non vedo un tubo.
Leggere è difficile, stare al PC anche.
La musica diventa fastidiosa perchè fa solo da sottofondo al continuo fischio che ho nelle orecchie, tutti i sapori sono cancellati ed i dolori articolari fanno capolino qua e là tra uno starnuto ed un fazzoletto di carta gettato nel cestino.
Consumo pacchetti di fazzolettini come munizioni durante una battaglia.
E, come in una battaglia, non c'è altro da fare che tener giù la testa e aspettare che passi il peggio.
Tre giorni, appunto.
E, oggi, è il quarto.
Stanotte sono stato ko, stamattina presto ho fatto fuori un pacchetto di tempo in 20 minuti, ma, ora, sto bene. 
Certo, sembro davvero un reduce con la barba lunga e i capelli unti, ma Goffredo si prepara a lasciare il mio letto... fino alla prossima volta.