15 aprile 2018

Il Declino della Violenza, di Steven Pinker

Ho appena completato la lettura di questa monumentale e fondamentale opera che, oltre ad avermi 'convinto', mi ha anche spinto a verificare quello che mi veniva semplicemente raccontato.
Le tesi di Pinker, quindi, hanno assunto più un valore di verità scientifica che di ipotesi.
Del resto, Pinker  collega i lavori scientifici di centinaia di fonti.
Nonostante le evidenze raccolte, tuttavia, la realtà descritta da Pinker resta negletta.
L'Italia del2018 è percepita come un posto povero e pericoloso mentre i numeri dimostrano che rispetto al resto del mondo extra UE (Figuriamoci rispetto a 200 anni fa) è un posto straordinariamente ricco, pacifico e sicuro.
Ma anche solo ricordarlo è praticamente tabù:
gli strumenti della modernità sono accettati solo in parte e in maniera parziale.
Abbiamo tutti un terminale di rete ma in pochissimi ne accettano le implicazioni matematiche, fisiche, insomma, scientifiche.
L'utente di una macchina complessa che funziona solo al rigoroso uso delle conoscenze può serenamente convincersi che tali conoscenze scientifiche siano false.
Da cui sentimenti (e azioni) anti Unione Europea, vaccini, immigrazione, diritti umani.
Il Libro è anche una gigantesca operazione di smascheramento bufale.
La modernità, infatti, ha moltissimi fieri e fanatici nemici, Laudator temporis acti, nostalgici di un' immaginaria età dell'oro che non è mai esistita.
I nativi americani avevano un tasso di omicidio di un ordine di grandezza superiore al tasso di morte degli europei durante le due guerre mondiali.
Gli eschimesi hanno un tasso di omicidio di 100  ogni 100 mila abitanti, lì dove in EU è di 1 e nel decennio più violento della storia contemporanea degli USA era di 10.
Avete capito bene: immaginatevi un posto dove il tasso di omicidi è dieci volte quello di film tipo 'le brigate della morte' o 'Bronx' o 'i guerrieri della notte'.
La 'tranquilla vita di campagna' in armonia con la natura era una lotta per la sopravvivenza in cui anche l'esigua minoranza dei sopravvissuti all'infanzia viveva letteralmente sui propri escrementi lavorando dall'alba al tramonto per tutta la vita, eccetto i 2-3 giorni  precedenti la propria morte.
Ovviamente puzzando come bestie ed infestati da parassiti.
E senza nessun accesso alla bellezza di alcun tipo.
Ma l'approccio scientifico e statistico smaschera rapidamente questo genere di favole.
L'autore non ha dubbi e meno ne lascia nel lettore anche diffidente:
il luogo più prospero e pacifico della Storia dell'Umanità è l'Unione Europea degli inizi XXI Secolo.
E, tra alti e bassi, in molte parti del mondo standard di diritti e qualità della vita si stanno alzando fino ai nostri.
Un mix di progresso tecnologico e diffusione tra larghi strati della popolazione di conoscenze di base neppure troppo avanzate ha innescato una spirale di azioni positive che hanno portato in poche centinaia di anni alla scomparsa di schiavitù, cultura dello stupro, aberrazione dell'Onore.
E' probabile che si sia superata la soglia critica oltre la quale la continua diffusione di conoscenza e razionalità porti ad un continuo miglioramento delle condizioni di vita dell'Umanita, ma il processo, tuttavia, non è irreversibile.
Per quanto riguarda il testo posso muovere solo una lieve critica al ruolo del Cristianesimo:
le critiche che Pinker avanza al Cristianesimo in particolare e alle religioni in generale sono tutte condivisibili. E' senz'altro oggettivo che il piatto della bilancia penda nel settore della violenza religiosa piuttosto che in quello delle buone azioni.
Tuttavia, Pinker liquida troppo rapidamente l'irrilevanza del Cristianesimo nella generazione della rivoluzione dei diritti e della Lunga Pace.
I Diritti dell'Uomo non nascono nel Giappone Shintoista, nè nella Cina Confuciana o nell'India Buddista.
E nemmeno nell'Islam.
Nascono nel Cristianesimo e l'irrilevanza di questo fattore va dimostrata, non semplicemente enunciata.
Dopo aver dimostrato come le 'società extraeuropee' siano state tra i luoghi più violenti della Storia l'Autore spiega in maniera non troppo convincente l'irrilevanza della correlazione tra Rivoluzione dei Diritti e Cristianesimo.
Tuttavia,  sia di stimolo ai lettori interessati, Pinker stabilisce almeno una circostanza in cui la Chiesa è stata di fondamentale importanza per la drammatica riduzione della violenza:
gli anni '80 e '90 del XX secolo negli USA quando le Chiese locali si impegnarono combattendo sul campo povertà e violenza contribuendo sensibilmente alla diminuzione del tasso di criminalità.
Un risultato banale, se ci pensate: se i preti fanno i preti e non i mantenuti i dividendi per la Comunità arrivano puntualmente...
Credo che questo testo dovrebbe essere di lettura obbligatoria almeno dal livello di istruzione universitaria in poi.
E, che, quando si parla di immigrazione, violenza, diritti, criminalità, guerra e pace ci si debba attenere strettamente a criteri scientifici abbandonando pregiudizi e preconcetti.
Vale davvero la pena investire energie nella lettura di questo libro: si va a dormire sereni.