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15 gennaio 2026

Tapum, di Leo Ortolani




La mia formazione sulla Prima Guerra Mondiale è cominciata dalla lettura di un libro e dalla visione di un film:  Un anno sull'altipiano di Lussu e Uomini Contro, che dal libro è tratto.

Se il romanzo è crudo il film aggiunge alla crudezza (mai sufficiente, dato che si tratta di guerra) la politicizzazione che va di moda in Italia sin dal 1945 e ancor non ci abbandona.

Col tempo ho avuto modo di approfondire un po' l'aspetto storico ma, anche depurando gli aspetti ideologici l'assurdità del massacro resta tutta.

La nostra guerra di cent'anni fa mi lascia profondamente perplesso: checché ne dica la storiografia britannica, ostile all'Italia più o meno come i laziali lo sono verso i romanisti, i rossobruni alla pace, l'Italia l'ha vinta sul serio quella guerra. Non come la Francia la Seconda Guerra Mondiale, per intenderci, ma come l'Inghilterra.

E io non me lo spiego.

Mi spiego le catastrofiche conseguenze della vittoria, le catastrofiche implicazione dei costi umani, sociali ed economici del conflitto (in una parola: il fascismo), ma non mi spiego la Vittoria.

Non mi spiego come quella nazione di contadini analfabeti guidati da una classe dirigente ciuccia e presuntuosa abbia potuto non solo resistere all'Imperal Regio esercito e a un po' di tedeschi (dopo aver preso un sacco di botte [trad: centinaia di migliaia di morti, mutilati, prigionieri, feriti] si intende).

Ma, addirittura, prevalere.

Forse, la Prima Guerra Mondiale dell'italietta è una classica dimostrazione del fatto che un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno.

O, forse, scavando anche tra i disegni di questa struggente graphic novel di Leo Ortolani, qualcosa si intravede, si intuisce, filtra oltre l'orrore.

Forse, come popolo, eravamo migliori. 

No.

Mi correggo.

Eravamo un popolo.

E abbiamo vinto, se la parola vittoria ha un senso rispetto al macello e alle conseguenze della Prima Guerra Mondiale.

Poi, il popolo fu corrotto dal Fascismo e oggi non so se quel virus terribile ci ha lasciati tramortiti ho ha definitivamente ucciso il popolo italiano.

Di cui, francamente, non penso resti un gran che.

L'opera di Leo Ortolani mi ha tenuto incollato alle pagine fino alla fine, dalla prima all'ultima.

Ecco, senza fare spoiler, il messaggio che uno dei personaggi trasmette al lettore è che certi NO andrebbero urlati prima.

Urlati e concretizzati, perché se poi l'idea porta ad un'azione contraria...