28 aprile 2008

La Caffettiera e la Tormenta...

"Carichiamo qui la macchina del caffè? Magari non incontriamo più un altro po' di neve così pulita!"
Ecco le ultime parole famose...
Siamo saliti in alto, fino alle nuvole.
La minivacanza era attesa da tempo.
Un giorno di crapula e un giorno di montagna.
Siamo partiti Venerdì in tarda mattinata, con calma. Come al solito ho sbagliato strada al bivio della val D'Agri, sono anni che percorro quella strada ma sbaglio sempre a quell'incrocio: poco male, ce ne siamo accorti mentre sbagliavamo... E poi abbiamo iniziato la salita verso il Pollino. Amo questi monti.
Poco prima delle 13 siamo arrivati a Mezzana Salice, il campo base. Abbiamo fatto onore all'abbondante pranzo preparatoci dalla Signora Silvana, ormai personaggio leggendario e mitologico che ci ha nutriti con: antipasti misti di salumi e formaggi, pomodori secchi sott'olio, melanzane o zucchine, strozzapreti, ravioli, salsizz, bisteccona eccetera eccetera eccetera... Dopo una pennica al rovente sole del pomeriggio, ci siamo diretti ad Acquatremola per una passeggiata. Lì abbiamo fatto un po' di manutenzione al cippo dedicato ad uno Scout tragicamente scomparso, ma poi ci siamo diretti lungo il sentiero che porta a Bosco Rubbio. E tra una danza e un bicchiere di amaro lucano abbiamo assistito ad uno spettacolare tramonto pastello.

Non meno spettacolare è stata la Cena, coronata da una magnifica bistecca di Podolica. Decisamente da consigliare la locanda "Il Salice" per l'accoglienza, il cibo e l'ospitalità sincera. La serata è scorsa tranquilla, mentre scorreva l'amaro lucano sotto una cappa stellata limpida e fittissima. La pace di quei luoghi è contagiosa, benefica, galeotta.
Purtroppo, il giorno dopo, il tempo è stato pessimo. Ma, ottimisti e fortificati da amorevoli previsioni meteorologiche all'insegna del miglioramento, ci siamo incamminati sotto un cielo plumbeo verso Serra di Crispo ( m 2053 sldm ) e la Grande Porta del Pollino ( m 1947 sldm ). Alle 0920 le auto erano parcheggiate all'imbocco del sentiero. E abbiamo iniziato la nostra salita. La neve ha iniziato ben presto a cadere. Prima sembrava pioggia, poi grandine, ma era neve, neve a fine aprile sotto i 1500 m. Il sentiero era agevole, ma piuttosto infangato. Il bosco sotto una nevicata è un paesaggio innocente e delicato, in cui è facile trovare le meraviglie del Creato. ma tutto ha un prezzo. Il freddo, la fatica, la sete. Continuando a salire la neve ha iniziato a coprire ogni superficie finchè, giunti a Piano Iannace, una coltre bianca copriva i fiori di primavera.
E, poi, tutto è diventato bianco. Ora potete spiegarvi il senso della frase iniziale di questo post. Poco prima di Piano Iannace avevamo incontrato un banco di neve candida in mezzo al fango. E, poiché avevamo il priscio di farci un bel caffè trappeur, avevo fretta di caricare la caffettiera con la neve che ritenevo 'scarsa'...
Invece, di neve ne abbiamo avuta fin troppa. Serra delle Ciavole l'abbiamo superata senza riconoscerla, perchè tutto era ormai bianco. Superato il ruscello 'Cugno dell'Acero' ci siamo fermati per una necessaria pausa ristoratrice.
Abbiamo preparato il caffè sul fornelletto, mangiato un po' di cioccolato e caramelle, insomma, ci siamo rimessi in forze. Preparare il caffè durante la piccola tormenta è stata una sofferenza, la prossima volta faremo un the, sicuramente più energetico e rapido da preparare. E' pure finita la bombola di gas... per fortuna ne avevamo una di scorta. E, dopo la sosta, ancora più su, più in la, controvento... Fino al momento in cui cielo e terra si sono confusi in un abbraccio bianco ed uniforme.

Neanche stavolta siamo riusciti ad arrivare in cima, ma vale la pena portare pazienza. La montagna è una maestra severa ma elargisce la sua lezione solo a chi vuole imparare davvero. Ecco perchè spero di poter far vivere esperienze come queste ai miei ragazzi. Il giorno in cui non potessi più sperare di portare un clan oltre la tempesta sarebbe quello in cui realizzerei che l'agesci non è più in grado di preparare i ragazzi alle tempeste della Vita e lascerei senza rimpianto l'Associazione:

"né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa."

Quindi, è con il cuore pieno di gioia e soddisfazione che abbiamo ripreso la via del ritorno, una via faticosa per il fango e la stanchezza, una via che è ancora aperta per la prossima volta!
Tornati a valle verso le 1515 abbiamo trovato le macchine coperte di neve. Poi, passando da Terranova per una cioccolata calda ristoratrice, abbiamo suscitato la meraviglia degli abitanti per la neve sull'auto, evidentemente abbiamo beccato un evento 'eccezionale'...
Come l'equipaggio di questa magnifica avventura!
Noi si che abbiamo il diritto di dire:" Si può FARE!!!!"
Grazie a tutti e alla Prossima!