9 gennaio 2018

Una bottega di Barbiere

Giusto per non iniziare l'anno con qualcosa di anche solo simile al classico piagnisteo migrante, vi racconto una cosuccia da niente che mi è capitata durante queste vacanze di Natale a Matera.
Mi sono tagliato i capelli.
Dallo stesso barbiere della mia infanzia.
Non c'è una particolare morale o chissà che storia dietro.
Ero poco più di un bambino, appena in grado di girare per il quartiere da solo.
E andavo da quel barbiere per tagliarmi i capelli, con relativa regolarità.
Il mio barbiere è un uomo gentile che mi ha visto crescere.
Ha visto le mie visite diradarsi più per le mie assenze che per la concorrenza.
Così, tra Natale e Capodanno, ho bussato, ho chiesto permesso.
Sono stato riconosciuto, accolto.
E mi sono stati tagliati i capelli con cura, tranquillità e professionalità.
Con tanto di ricevuta fiscale.
No, non ho parole su Memoria, ricordi di fragranze e profumi, voci e chiacchiere del passato.
Il mio barbiere mi ha tagliato i capelli facendomi sentire ancora a casa mia.
Lui con pochi altri. 
Tutto qua.