27 gennaio 2026

La memoria è il presente, la memoria è totale. O non è.

da Il Nazista e lo Psichiatra di Jack El-Hai


Scottarsi da bambini è una buona assicurazione contro ustioni gravi da grandi.

Memoria.

Fare Memoria non è un esercizio scolastico con cui dimostriamo di aver 'imparato'  una bella poesia.

Fare Memoria non è neppure un vaccino, ma è azione quotidiana perché il 'mai più' sia tale nel presente, tutti i giorni.

Ma, se si fallisce, non c'è memoria che tenga.

Allora quello diventa solo un ricordo.

Oggi sarà il giorno dei paragoni e non sprecherò tempo ad elencare le prove della loro oscena falsità.

La catastrofe in corso, però, ne sono sicuro, è frutto di amnesie selettive più che di memoria mal formata.

L'amnesia sul 7 Ottobre non è la prima, anzi, il 7 Ottobre è anche frutto di tante altre amnesie precedenti che non sto qua ad elencare, amnesie selettive che partono da quello che fece l'Armata Rossa in Europa Orientale in generale ed in Germania in particolare (con il suo paio di milioncini di stupri tanto per cominciare) e finiscono con la rimozione di tutto quello che le autocrazie hanno fatto ai propri e terzi cittadini negli ultimi cent'anni.

Ecco gli effetti della mancanza di memoria: l'incapacità di razionalizzare, contestualizzare ed agire per un fine banale nella sua inflazionata disponibilità sulle bocche di tutti, quelle bocche così impegnate ad urlare una volontà di pace che porta, nella pratica, alla scorta di Liliana Segre e alle aggressioni squadriste agli ebrei.

Il pensiero critico non è tale se non è universale: se ciò che vale per Gaza non vale per Kyev non vale per Gaza.

Se ciò che è successo a Stalingrado o sulle montagne tra Bologna e Firenze o a Gaza viene spacciato per ciò che è stato ad Auschwitz nulla è successo ad Auschwitz. 

E a Gaza.

La Pace la si costruisce nel presente avendo memoria che la fanno i Churchill, i Truman e non i Chamberlain e i dibattstravagliati. 

La pace, però, la costruiscono soprattutto i piccoli, a patto di non soffrire mai di amnesie selettive.

E a patto di fare memoria sempre, in maniera totale e non solo quando conviene secondo l'ideologia di turno.

16 gennaio 2026

La ricostruzione: prequel o sequel?


 


Un dubbio amletico: completare e pubblicare prima il prequel o il sequel de "La Ricostruzione"?

Il lavoro sul sequel è a un ottimo punto: sarebbe pronto per essere consegnato alle amorevoli cure di un editor, se non fosse che non c'è nessun editor in attesa. Quindi, in pratica, è quasi pronto per l'autopubblicazione.

Il prequel è relativamente più indietro: ho appena finito il porting su file delle correzioni apportate alla prima revisione su copia cartacea.

Tuttavia, se a scrivere e pubblicare "la Ricostruzione" ci ho messo diversi anni, la scrittura del sequel (titolo provvisorio: Un Inverno di Due Stagioni) mi ha impegnato per metà del tempo rispetto al primo romanzo. E la scrittura del prequel (titolo provvisorio: Splitting Marta) mi ha impegnato per la metà della metà.

Con un risultato qualitativamente crescente. 

Intendiamoci: non sto sostenendo che i libri successivi al primo siano migliori (cosa che potrebbe anche essere possibile). Perché non ho assolutamente modo di dimostrarlo: non me la sento di scocciare chi mi ha aiutato leggendo le bozze de "La Ricostruzione" a far lo stesso.

Voglio dire che la qualità soggettiva percepita del testo a cui sono arrivato nei due romanzi è stata raggiunta con rapidità crescente: il livello di Splitting Marta raggiunto con una revisione è infinitamente superiore a quello del "La Ricostruzione" a meno di un anno dall'inizio.

Splitting Marta è stato cominciato il 27 Marzo 2025 e oggi è pronto per un'ultima revisione prima di poter essere consegnato ad un inesistente editor.

Insomma, ci ho messo meno di un anno ad arrivare, con il terzo romanzo, agli stessi risultati che per il primo mi hanno impegnato per, tipo, tre anni.

Quindi, considerando che devo riprendere la promozione del "La Ricostruzione", ritengo che, tra qualche mese, prequel e sequel saranno pronti entrambi per la pubblicazione.

Chissà i miei venti lettori cosa preferirebbero leggere prima (a messo e non concesso di aver voglia di proseguire).

Il sequel, in cui Marta deve affrontare sfide inaspettate e bivi dolorosi.

O il prequel, in cui Marta lupetta, novizia, scolta, costruisce la sua resistenza mentre il mondo attorno a lei la deforma quasi irreversibilmente.

Non so.

Proprio non so.

E voi che dite?






15 gennaio 2026

Tapum, di Leo Ortolani




La mia formazione sulla Prima Guerra Mondiale è cominciata dalla lettura di un libro e dalla visione di un film:  Un anno sull'altipiano di Lussu e Uomini Contro, che dal libro è tratto.

Se il romanzo è crudo il film aggiunge alla crudezza (mai sufficiente, dato che si tratta di guerra) la politicizzazione che va di moda in Italia sin dal 1945 e ancor non ci abbandona.

Col tempo ho avuto modo di approfondire un po' l'aspetto storico ma, anche depurando gli aspetti ideologici l'assurdità del massacro resta tutta.

La nostra guerra di cent'anni fa mi lascia profondamente perplesso: checché ne dica la storiografia britannica, ostile all'Italia più o meno come i laziali lo sono verso i romanisti, i rossobruni alla pace, l'Italia l'ha vinta sul serio quella guerra. Non come la Francia la Seconda Guerra Mondiale, per intenderci, ma come l'Inghilterra.

E io non me lo spiego.

Mi spiego le catastrofiche conseguenze della vittoria, le catastrofiche implicazione dei costi umani, sociali ed economici del conflitto (in una parola: il fascismo), ma non mi spiego la Vittoria.

Non mi spiego come quella nazione di contadini analfabeti guidati da una classe dirigente ciuccia e presuntuosa abbia potuto non solo resistere all'Imperal Regio esercito e a un po' di tedeschi (dopo aver preso un sacco di botte [trad: centinaia di migliaia di morti, mutilati, prigionieri, feriti] si intende).

Ma, addirittura, prevalere.

Forse, la Prima Guerra Mondiale dell'italietta è una classica dimostrazione del fatto che un orologio rotto segna l'ora esatta due volte al giorno.

O, forse, scavando anche tra i disegni di questa struggente graphic novel di Leo Ortolani, qualcosa si intravede, si intuisce, filtra oltre l'orrore.

Forse, come popolo, eravamo migliori. 

No.

Mi correggo.

Eravamo un popolo.

E abbiamo vinto, se la parola vittoria ha un senso rispetto al macello e alle conseguenze della Prima Guerra Mondiale.

Poi, il popolo fu corrotto dal Fascismo e oggi non so se quel virus terribile ci ha lasciati tramortiti ho ha definitivamente ucciso il popolo italiano.

Di cui, francamente, non penso resti un gran che.

L'opera di Leo Ortolani mi ha tenuto incollato alle pagine fino alla fine, dalla prima all'ultima.

Ecco, senza fare spoiler, il messaggio che uno dei personaggi trasmette al lettore è che certi NO andrebbero urlati prima.

Urlati e concretizzati, perché se poi l'idea porta ad un'azione contraria...



PS: Anche 'la Grande Guerra' e i primi due 'niente di nuovo sul fronte occidentale' hanno lasciato il loro bel segno.

13 gennaio 2026

79 libri in un anno: bilancio del 2025

 



Nel 2025 ho letto 79 libri per un totale di 27818 pagine (la media è 352 pagine per volume).

Nel 2024 erano stati 82.

In genere mi limito a riportare il dato statistico e rifuggo ogni tentazione critica.

E' stato un anno complesso che mi ha lasciato fisicamente esausto.

In pratica non vado in ferie, vere ferie, quelle in cui ci si riposa, dal 2024.

E' stato l'anno del trasloco e della ristrutturazione di casa nuova con noi dentro e questo sarebbe già abbastanza.

Ovviamente c'è stato altro ma concentriamoci sulle cose che danno soddisfazione:

i libri.

Almeno quelli letti.

Già, devo decidermi a riprendere la promozione del mio romanzo e a stabilire come pubblicare sequel e prequel.

Ma torniamo ai libri del 2025.

Menzioni d'onore per Delitto a Tokyo e Delitto al mercato dei fiori di Tokyo di Higasino Keigo. Molto giapponesi, avvincenti e capaci di teletrasportarmi a Tokyo.

In cima al podio dei libri di storia metto i saggi di Anthony Deevor  e ritengo che sarebbe utilissimo per troppi dei miei concittadini leggere il Manuale del Pacifista Dilettante di Franz Gustincich: poche pagine, tanto contenuto. Per quanto riguarda, diciamo la 'letteratura' cito Una campanella silenziosa di  Shimazaki Aki e Demon Copperhead di Barbara Kingsolever.
Per la fantascienza in cima al podio metto Madre Athena di Cameron Miles mentre tra i gialli spicca L'uomo marchiato della Rowling.

Beh, in realtà ognuno dei 79 che ho letto libri meriterebbe una recensione ed un po' di pubblicità, ma il 2025 è stato anche l'anno in cui mi sono reso conto che le uniche parole che sui social si è disposti ad ascoltare sono parole d'odio.
E io non ne so scrivere.




10 gennaio 2026

2025: l'anno dell'Alto Tradimento




Mettiamo che pensi che la Sanità debba essere Pubblica e possibilmente gratuita per tutti.

Mettiamo che pensi che lo stesso debba essere per la Scuola, tra l'altro, improntata più a fornire educazione che istruzione.

Mettiamo che tu sia per incentivare il più possibile trasporto pubblico e mobilità sostenibile con le biciclette, tanto per fare un esempio. Perché, magari, secondo te  la gestione dei mutamenti climatici e l'ambiente secondo te sono LA priorità dell'umanità.

Mettiamo che vorresti 1 anno di maternità dopo la nascita, 2 anni di asilo nido e 3 anni di scuola dell'infanzia gratuiti.

Mettiamo che sei per usare tutte le leve possibili per spostare la tassazione dal lavoro alle rendite finanziarie;

Mettiamo che sei per il salario minimo a 10 € l'ora, per un recupero dell'inflazione reale sui salari, per il matrimonio ugualitario e pure per la Laicità dello Stato.

Tu sei per tutte queste cose e calcoli di esserlo coerentemente in base ad evidenze oggettive misurabili. Per esempio, non sostieni le pari opportunità e "l'aiuto in casa da parte dei maschi" contemporaneamente. Non sostieni la questione ambientale mentre ti piace sgasare in moto, magari installi un impianto fotovoltaico ed una pompa di calore invece di comprare un SUV. Non sei a favore dell'educazione alla Pace e poi vai a caccia e magari fai il capo scout invece di partecipare a scontri tra tifoserie calcistiche.

Ecco, il 2025 è stato l'anno in cui mi è diventato chiaro il tradimento di troppi compagni di strada, noti e sconosciuti, con cui mi sono illuso, sin dai tempi del Liceo, che fosse possibile migliorare il mondo in una Sinistra progressista e scientifica capace di mettere il benessere umano davanti ad ogni ideologia novecentesca.

Ormai non è più il caso di usare mezzi termini: il tradimento sull'Ucraina va di pari passo con la resa culturale ad un antisemitismo che non si nasconde e nemmeno finge più di travestirsi da altro.

Da Putin a Maduro, passando per gli Ayatollah (che hanno "il merito" di essere contro gli ebrei il che comporta indulgenza plenaria sul loro abominevole regime), non c'è un singolo caso in cui tutta la papparedella di cui sopra sui diritti sia stata messa in primo piano rispetto alla necessità fisiologica di favorire le autocrazie del caso.

Il Tradimento di quella che è l'essenza dell'essere di sinistra, ossia difendere i diritti umani e diffondere il benessere materiale e morale è inoppugnabile. L'odio antisemita, sintomo palese di un antioccidentalismo viscerale ed autodistruttivo, ha superato la linea rossa dell'indistinguibilità rispetto al nazismo.

Non resta poi molto dopo aver realizzato di essere stato ingannato per quasi tutta la vita da compagni di strada rivelatisi agenti del caos.

Cui prodest?

Putin, Xi, Hamas, Kim, Hezbollah (e proprio oggi gli Ayatollah) traggono vantaggio dalle vostre azioni o omissioni.

A chiacchiere per gli asili nido e le biciclette, nei fatti per gli stupri, le invasioni, la polizia segreta e le celle di tortura.

E io questo non lo posso più tollerare, nemmeno a livello personale.

Figuriamoci nelle urne e nella testimonianza.

Non puoi servire Dio e mammona.