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| Cant Z 501 Gabbiano |
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| Cant Z 506 Airone |
Beh, è da quasi un anno che non scrivo di modellismo.
Da un lato casa nuova è più impegnativa, dall'altro preferisco scrivere quando ho qualche sprazzo di lucidità.
Per recuperare presento ben due aerei contemporaneamente:
il CANT Z.501 Gabbiano e il CANT Z.506 Airone.
Gli idrovolanti mi hanno sempre affascinato.
Andar per mare, andar per aria...
Forse è anche a causa di un vecchio film di Disney: l'ultimo viaggio dell'arca di noè, in cui un malmesso B-29 residuato bellico da aereo viene trasformato in battello a vela.
Aerei dalle molteplici virtù: alcuni, come il Catalina, sono in grado di camminare, nuotare e, ovviamente, volare: possono decollare sia da piste che dall'acqua e, ovviamente, volano pure!
Insomma, ho un debole per gli idrovolanti: la giusta evoluzione dell'espressione latina terra marique!
Ora sono per lo più relegati alla ricerca e soccorso e al fondamentale ruolo antincendio.
Ma non è una tipologia morta, tutt'altro.
Sono piuttosto diffusi per i collegamenti in arcipelaghi (tipo le Maldive) o aree con forte densità di laghi.
Inoltre, con il futuro innalzamento dei mari, potrebbero tornare di moda.
L'Italia ha avuto un glorioso passato aeronautico e gli idrovolanti l'hanno fatta da padrona per tutti gli anni '20 e parte degli anni '30: le trasvolate oceaniche, 3 vittorie nella Coppa Schneider, record su record che hanno lasciato il segno (al di fuori dell'Italia, ovviamente).
Ricordo a tutti i due capolavori di Miyazaki: Porco Rosso e Quando soffia il vento in cui idrovolanti (di modelli inventati) italiani sono coprotagonisti.
Ma veniamo a noi.
Il Gabbiano era soprannominato, dai suoi equipaggi, mammajut: sia per la sua vulnerabilità ai caccia avversari sia perché, in caso di incidente (o ammaraggio duro), il castello del motore poteva staccarsi e l'elica in moto finire spiacevolmente sui piloti.
Fu usato come aereo da ricognizione e, soprattutto, soccorso in mare.
Nota di colore: i nostri amici inglesi, quelli delle forze del bene, per intenderci, mitragliavano spesso e volentieri i piloti italiani che si buttavano col paracadute e sparavano allegramente sulle insegne della croce rossa dei velivoli di soccorso.
Il più moderno Airone, invece, si rivelò così riuscito da rimanere in servizio fino alla fine degli anni '50 nei ruoli di bombardiere ricognitore prima e ricerca e soccorso poi.
L'Airone è anche l'aereo su cui ha combattuto uno dei pochi assi (ossia chi abbatte almeno 5 aerei nemici) NON piloti della Regia Aeronautica. Pietro Bonannini, infatti, era un 'mitragliere' e diede filo da torcere ai caccia alleati.





















