18 agosto 2026

Non puoi scappare dai tuoi personaggi (e perché una saga scout ha senso oggi)


 

Un anno fa mi stavo preparando alla pubblicazione del mio primo romanzo.

Pensavo che, una volta finita la storia di Marta, avrei finalmente potuto dedicarmi ad altro.

Mi sbagliavo.

Arrivare in fondo alla scrittura de La Ricostruzione ha avuto per me un significato preciso:




La pubblicazione del romanzo ha praticamente coinciso con la mia vittoria all'edizione 2025 del Concorso Racconti Intorno al Fuoco e anche questa grande soddisfazione sembrava puntare  a sospendere la narrativa scout e  andare avanti nella scrittura su altri fronti.

Insomma, le storie di Marta sembravano complete ed io mi sono sentito in dovere di  cambiare argomento.

Avrei solo dovuto attendere i tempi giusti per pubblicare gli altri due romanzi di Marta praticamente già pronti.

E, nel frattempo, dedicarmi ad Altro.

Altro che è concreto e che per qualche mese ha fatto progressi, ma, poi ... Le storie di Marta gli si sono messe di traverso.

La scrittura, per me, non è qualcosa che posso pianificare nella sua interezza.

L'Altra storia ha la sua bella scaletta, il foglio di lavoro coi personaggi, la trama dettagliata, pure un po' di libri di documentazione recuperati su ebay.

L'Altra storia ha pure un bel mucchio di pagine già scritte.

Ma non decolla (piccolo spoiler per il futuro: il termine decolla non è usato a sproposito).

Ci ho messo un mesetto a individuare la causa di questa stagnazione.

Pesa una settantina di kg, è alta 1,88m e si chiama Marta.

Vabbé, alla fine mi sono detto: che cosa ti sta chiedendo Marta?

Due cose:

dare continuità alle tre storie già scritte e lasciare spazio alla quarta storia.

Quando l'ho capito mi sono adeguato: ask the boy, diciamo agli scout. 

Non scappare dai tuoi personaggi, mi sento di scrivere io.

Ho deciso di rivedere i tre romanzi per controllarne la coerenza interna alla saga.

Contemporaneamente, mi sono dedicato ad una revisione completa dei testi e, a riguardo, c'è, importantissima, la questione dell'uso dell'AI nella scrittura.

Mi sono già imbattuto in situazioni in cui un testo mi è stato spacciato per 'originale' ma che era evidentemente frutto degli algoritmi di una AI.

Quindi ci tengo a chiarire come la uso io

1 - la generazione delle immagini, sia quelle di copertina che quelle per i vari rilanci social.

2 - la correzione dei testi.

Mentre il punto 1 è piuttosto intuitivo (ho capacità grafiche inferiori a quelle di un bambino di 2 anni e non c'è budget per pagare un professionista), il punto 2 merita qualche precisazione.

Se scrivo la frase

la capraaa saltò lo steccato

qualunque correttore automatico mi aiuterà a correggere la parola capraaa in capra.

Ma se scrivo la frase

la carpa saltò lo steccato

nessun correttore ortografico rileverà l'errore.

L'AI lo fa.

E non vi potete immaginare la quantità di refusi in più che l'AI è in grado di individuare rispetto al correttore automatico.

Ma non è il caso di aspettarsi la perfezione: il tasso di errore resta piuttosto elevato.

In pratica, attualmente le AI non sono in grado di sostituire gli esseri umani come editor: non hanno spirito critico e non sono nemmeno troppo utili per rilevare incongruenze, ad esempio se al mattino, in Route, Marta si fa il caffè sul fornelletto e a pranzo se lo fa sulla spiritiera l'AI non se ne accorgerà a meno che tu non gli chieda esplicitamente.

Sono strumenti di una certa utilità e penso che, evolvendosi, potranno aumentare l'efficacia del processo creativo proprio risparmiando a chi scrive un pezzo (ma non tutto) del noioso processo di revisione.

Ci tenevo a condividere la mia esperienza in questo campo: tutti i miei testi sono farina del mio sacco, nel bene e nel male.

Ma torniamo a noi: è arrivato il momento di lanciare gli altri romanzi dell'Universo di Marta.

Il 4 ottobre, a un anno esatto dall'esordio di Marta ne La Ricostruzione, uscirà Un Inverno di due stagioni.

Avrò modo di scriverne parecchio nelle prossime settimane, ovviamente senza anticipare troppo della trama.

L'anno prossimo, di sicuro molto prima del 4 Ottobre 2027, uscirà anche il prequel de La Ricostruzione:

Scissione.

Ora, che senso può avere una 'saga scout' in questo momento?

Per come la vedo io è proprio in questo momento di crisi multifattoriale che la lettura di questi romanzi ha un senso preciso:

Oggi ci sentiamo tutti traumatizzati.

Ne siamo convinti.

Ed è tutto un fiorire di disperati tentativi di guarirsi, debitamente pubblicizzati via social. 

Le storie di Marta ci parlano del contrario: a volte non si guarisce mai. 

Ma lo scautismo offre una Cura. 

Lo scautismo ti dimostra  che puoi essere una persona "rotta", imperfetta, perfino con lati oscuri e inconfessabili, ma puoi comunque essere fondamentale per la vita di qualcun altro.

Inoltre, nell'epoca del virtuale che tanti danni cognitivi fa a vecchi e giovani (rendendo difficilissimo, per l'uomo comune, distinguere tra un Churchill e un dibattista), la saga di Marta è profondamente fisica, proprio come lo sono il sesso e il dolore, ma lo sono anche il fango sugli scarponi, la puzza di sudore, la moka del caffè su una spiritiera e la schiena curvata dallo zaino. Lo scautismo riporta l'essere umano a misurarsi con i propri limiti fisici e relazionali, senza filtri e senza scappatoie... 

Siamo in un momento storico in cui scappiamo dalle responsabilità e la cosa più ironica è che cedendo alla propaganda delle autocrazie in troppi si illudono anche di essere 'responsabili'. 

Ancora una volta, nella saga di Marta la responsabilità verso il prossimo è centrale anche quando è un fattore negativo.

Gli  "Eccomi" dei vari personaggi dei romanzi non sono mai gratis perchè c'è sempre un prezzo dietro l'uniforme azzurra: prendere su di sé il peso delle vite degli altri. E, badate bene, non sto parlando di etica, cosa per cui non sono attrezzato.

Non parlo, anzi, scrivo, di grandi numeri, racconto di rapporti singoli, uno ad uno, che si propagano nelle varie vite, nella pratica sempre troppo poco e troppo tardi, ma, potenzialmente, fino a cambiare la nostra società.

Ecco, magari questa è una faccenda utopica, lo riconosco (anche perché fino a quando le associazioni scout non si porranno come obiettivo strategico la propria diffusione capillare tra i giovani stiamo freschi).

Ma non è affatto utopico essere pieni di cicatrici, sentirsi divisi a metà, incasinati fino al midollo, eppure decidere di mettersi lo zaino in spalla e camminare per non lasciare indietro nessuno.

Leggete le storie di Marta se la pensate così o sperate che il mondo possa diventare così (spoiler: in entrambi i casi siete voi a cambiarlo ... così).

Nel frattempo, non vi sentirete mai soli .

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