20 ottobre 2026
15 ottobre 2026
Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello
Il Savoia-Marchetti S.M.81 Pipistrello fu il primo bombardiere trimotore della Regia Aeronautica.
Una buona macchina con qualche soluzione tecnica d'avanguardia (le torrette retrattili per esempio) e almeno una di retroguardia (il carrello fisso)
Contribuì alla vittoria fascista in Spagna ma allo Scoppio della Seconda Guerra Mondiale era già obsoleto anche per gli standard italioti e venne impiegato come bombardiere notturno (da cui il soprannome pipistrello) e trasporto.
Qui potete trovare un ottimo e dettagliato articolo su questo aereo.
Assemblare il modellino è stato divertente e anche se il kit non è molto dettagliato (e come unico carico bellco era previsto un antistorico siluro).
Il prossimo modellino sarà del XXI Secolo, ma ho già in programma un altro trimotore dei nostri ...
4 ottobre 2026
Un Inverno di Due Stagioni
Un Inverno di Due Stagioni è disponibile su Amazon qui.
La pagina della saga, invece è qua.
Come La Ricostruzione, di cui è il seguito, è disponibile in tre edizioni:
📖 Copertina flessibile📚 Copertina rigida
📱 Ebook Kindle
Un Inverno di Due Stagioni non è pienamente comprensibile senza aver letto prima La Ricostruzione.
Grazie ai miei lettori per aver voluto incontrare Marta.
3 ottobre 2026
Un inverno di due stagioni esce domani, ma ...
NON comprate Un Inverno di Due stagioni se prima non avete letto La Ricostruzione.
Ci sono note a piè pagina e riferimenti esplicativi, ma più come promemoria per il lettore che come vano tentativo di rendere il secondo romanzo fruibile senza aver letto il primo.
Ecco, dopo aver dimostrato ulteriormente la mia inettitudine commerciale, ricordo a sommi capi perché questa saga scout ha un senso.
Ma per chi?
Beh, per il lettore con esperienza nello scautismo è una specie di inno alla gioia del Servizio: ti costa caro ma vale molto di più sia per te che per le bambini e ragazzi.
Per chi dovesse aver trovato nello scautismo un porto sicuro salvifico, beh, quel porto esiste ancora.
Per chi, invece, non ha trovato nessun rifugio di fronte all'asprezza del proprio diventare donna o uomo negli anni della crescita, beh, nei romanzi è descritto un percorso che non prevede né resa né resistenza.
Poi, se qualcuno che dello scautismo conosce solo i pregiudizi altrui per sentito dire dovesse imbattersi in queste pagine, potrebbe scoprire che è un gioco serissimo che salva vite e migliora un pochettino anche la vita di chi non ci ha mai avuto a che fare direttamente.
Perché?
Perché circa un milione di italiani viventi hanno fatto almeno un paio di anni di reparto.
E le storie di quei frammenti di tutte quelle vite meritano una traccia.
Oh, io lo so bene che come in tutte le realtà anche nello scautismo succedono cose che non dovrebbero succedere.
L'idillio non c'è, è vero, ma la realtà è fatta, in media, da situazioni molto simili a quelle che la saga racconta.
E questa parte della nostra realtà merita sul serio una narrazione.
Decine di migliaia di vite si incontrano di sabato pomeriggio per educarsi, crescere, costruire, aggiustarsi.
Io non sarò di certo il loro Omero e non mi serve neppure il lauro da poeta minore di cui cantava Guccini.
Ho scritto la storia di una persona che è stata lupetta, guida, scolta e capo.
Che ha attraversato uno dei tanti inferni che assediano l'Umanità grazie alle amicizie sbocciate nello scautismo.
Ho scritto la storia di una persona travolta da una parafilia che non ha scelto.
Ho scritto una storia d'amore, di rinascita e di menzogne che non possono essere rivelate.
Ho scritto di una persona che non rispetta i canoni: né quelli di bellezza, né quelli di prestanza fisica, né qualli lavorativi e neppure gli stringenti criteri morali che vorrebbero almeno per gli scout una purezza che, nel caso di Marta, significherebbe sterilità e amarezza tali da inquinare per sempre ogni possibilità di bene ed amore.
Nei (quattro?) romanzi che compongolo la saga di Marta il lettore assisterà a come una bambina brillante e gioiosa sarà schiacciata, di come una ragazza ferita saprà rimettersi in piedi e di come una giovane donna dovrà affrontare qualcosa che con lo scautismo non c'entra proprio niente ma che è una minaccia esistenziale a tutto quello in cui crede.
Domani Un Inverno di Due Stagioni sarà disponibile su Amazon qui:
https://www.amazon.it/dp/B0HF5FQ1V7
E nei primi mesi del 2027 arriverà il prequel della saga: Scissione.
Ma di questo parleremo un'altra volta.
Infine: la mia speranza, il motivo più scout per cui ho scritto questi romanzi, è che la storia di Marta porti sollievo anche a un solo lettore che possa riconoscersi nel suo travaglio ed avere dalle mie pagine anche solo per un minuto la certezza che potrà riuscirci anche lui. No, non di tornare al Sud lavorando eh, c'è un limite ai miracoli che possono capitare in Italia.
Ma di sentirsi intero.
Integro.
Amato.
Buona Lettura.
2 ottobre 2026
E' Annalisa il male? (mancano 2 giorni all'arrivo di Un Inverno di Due Stagioni)
E' Annalisa il male?
E' la corruzione?
E' la tentazione fatta carne?
E' una manipolatrice ed è egoista, questo è vero.
Ma anche lei ha avuto un ruolo positivo nella ricostruzione di Marta.
Le ha dato ossigeno, l'ha aiutata ad arrivare a Torino e a laurearsi.
Ha vegliato su di lei, per egoismo, certo, ma ha vegliato.
Lavorando insieme hanno avuto un successo incredibile (e storicamente assolutamente plausibile considerando l'evoluzione del web in quegli anni).
Ora sono socie alla pari.
Ma non sono pari in nient'altro.
Ma dov'è il male?
Nell'essere nata?
Annalisa è sia salvezza che catastrofe.
Marta, intanto, si illude di poter camminare per sempre in bilico su quell'orlo.
Ma sarà costretta a scegliere in che abisso cadere.
1 ottobre 2026
Giulia ha (mancano 3 giorni all'arrivo di Un Inverno di Due Stagioni)
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Giulia ha preso uno degli ultimi ascensori sociali rimasti in Basilicata: una laurea, un concorso, un posto di lavoro sicuro e che le piace.
Figlia di operai con una coscienza di classe, con poca voglia di studiare e tanta voglia di godersi la vita, la bellezza e la gioventù, non ha nessuna voglia di distruggersi, proprio perché è una scout che ha compreso, sin da quando era lupetta, la grandezza del dono di Dio che è la vita.
Giulia e Marta sono praticamente sorelle, si prendono cura l'una dell'altra da quando erano in fasce.
Ma è Giulia a badare davvero a Marta.
Sì, Marta l'ha aiutata nello studio, è vero.
Ma è stata Giulia a vegliare su Marta per tutta la vita.
Difendendola, proteggendola da se stessa.
E negli anni in cui un destino beffardo le ha separate, Marta è caduta in un abisso da cui non è mai uscita del tutto.
Giulia protegge Marta come nel saluto scout il pollice protegge il mignolo, il grande protegge il piccolo, il forte protegge il debole.
Perché Giulia è una persona costruita, integra.
Ha avuto una educazione razionale da dei genitori poveri ma, più che colti, consapevoli.
Ha avuto una educazione affettiva e sessuale.
Oltre ad una educazione scout seria e puntuale.
E' Giulia a costringere Marta ad uscire dal suo guscio.
E' Giulia a mantenerla ancorata alla realtà.
E' sempre Giulia a scatenare, per amore di Marta, una serie di eventi dalle implicazioni potenzialmente catastrofiche.
Ama la sua amica e sorella fino al punto da urlarle contro.
Giulia ha la sua missione, che è quella di tutte le guide, tutte le scolte, tutte le Capo: essere custodi delle proprie sorelle scout.
Giulia è la persona più equilibrata di questa saga.
Ma l'equilibrio non risolve automaticamente i problemi e non è una bacchetta magica.
Che ne sarà della quasi trentennale amicizia tra Giulia e Marta?
Giulia sarà costretta a scegliere tra quell'amicizia e la salvezza della sua amica?
30 settembre 2026
Raffaele è (mancano 4 giorni all'arrivo di Un Inverno di Due Stagioni)
Raffaele è un sopravvissuto.
E' sopravvissuto a un grave lutto.
E' sopravvissuto ad una malattia potenzialmente letale.
E quando si è rialzato, quando è guarito non ha deciso di recuperare il tempo perduto in relazioni superficiali e sterili, abbandonandosi all'edonismo.
Ha deciso di aspettare.
Ma non da seduto.
Ha deciso di camminare, fare strada.
Di scrivere, lavorare, reindossare i guantoni, viaggiare.
Raffaele ha molta fiducia nel futuro ma deve sempre fare i conti con la paura.
La paura che il passato ritorni.
L'incontro con Marta gli cambia la vita, ma ...
Ma Raffaele sente che c'è qualcosa che non va, che non riesce a decifrare.
L'amore ritrovato schiaccia i suoi dubbi ma non può dissiparli del tutto perché Raffaele non è solo uno scienziato ma è anche un Capo Scout.
Ossia, per antonomasia, una persona che vede con le lenti dell'Amore più disinteressato.
E sono lenti potenti.
Raffaele assiste con crescente preoccupazione all'evoluzione del comportamento di Marta durante il duro inverno del calendario e degli affetti raccontato nel romanzo.
Accetterà quello che molti di noi sanno già, ossia che la perfezione è roba da romanzi e l'accoglienza dell'altro in una relazione comporta l'accettazione di punti oscuri di cui nemmeno l'altro è consapevole?
Oppure scaverà in questa sua relazione idilliaca fino alle estreme conseguenze?
29 settembre 2026
Marta non è (5 giorni all'arrivo di Un Inverno di Due Stagioni)
Marta non è una brava ragazza.
Non è una brava ragazza anche se:
non ha mai torto un capello a nessuno.
Non ha mai rubato.
Non ha mai copiato a scuola o agli esami.
Si alza presto al mattino anche durante i week end perché o lavora o deve aiutare qualcuno.
Va a messa tutte le domeniche, anche ad agosto.
E' stata una lupetta, guida, scolta esemplari ed ora è una Capo Scout impeccabile: dice più Eccomi lei che tutte le coccinelle d'Italia messe assieme.
Lavora anche se potrebbe permettersi di non farlo, fa un sacco di beneficienza e va in giro per Matera in bicicletta per non inquinare.
Per i suoi amici darebbe la vita e difende il suo Reparto come un'orsa i suoi cuccioli.
Marta paga più tasse del dovuto e se sommassimo tutte le sue buone azioni e l'asssenza di cattive azioni andrebbe nel paradiso di quasi tutte le religioni conosciute.
Porge l'altra guancia di default ed è sinceramente leale con tutti.
O quasi.
Marta, sempre vittima e mai carnefice,
Marta, dunque, non è una brava ragazza.
Non posso fare spoiler e non ne farò.
Ma il fatto che Marta non sia una brava ragazza non significa che sia una persona cattiva.
Marta è un personaggio di una serie di romanzi e non può essere perfetta.
Non è Mary Poppins.
Ma non è una brava ragazza: non per sua scelta.
Ha scelto un sacco di volte il bene difficile rispetto al male facile.
Ha scelto lo studio, l'onestà, la generosità ed il Servizio.
Ha scelto il dovere.
Ma quello che non la rende una brava ragazza non l'ha scelto.
Le è capitato in dote come il suo volto grottesco e il suo corpo da Pin Up alta quasi un metro e novanta.
Su quello che può scegliere, Marta sceglie bene.
Su quello che non può scegliere, Marta è condannata.
E lo sa.
Non si illude
I dettagli... dal 4 Ottobre 2026, sapete dove.
15 settembre 2026
Eccomi ed altri racconti scout: una presentazione
Domenica 13 Settembre, a Mantova, in un evento collaterale al Festival della Letteratura 2026, è stata presentata l'antologia "Eccomi ed altri racconti scout" contenente i miei due racconti vincitori dell'edizione 2025 del Concorso letterario Racconti Intorno al Fuoco.
Qui sopra potete vedere una parte della presentazione.
Come al solito, per me parlare in pubblico è una bella sfida e temo di non essere stato molto chiaro, abbiate pazienza.
Il primo racconto, Il Burocrate, è scaturito dalla mia esperienza diretta di servizio. L'incontro con la disabilità cambia le persone ma non va edulcorato dandogli significati morali da portare ad esempio stile propaganda. E' e resta l'incontro tra due esseri umani e capita che quello più anziano, dopo un po', si affanni a demolire le proprie difese perché scopre che il significato della sua vita potrebbe essere anche solo in quelle poche ore della vita di un'altro essere umano in cui accoglienza, protezione, crescita e amore sono sostanza materiale e non concetti.
Un Capo scout forse non risolve nulla, ma si prende cura sempre.
Le persone coinvolte, grazie a quella cura, vanno avanti.
Per sempre? No: vanno avanti, rispetto a quello specifico aspetto della vita (di tutti) finché dura quel servizio di quel capo.
Che deve aver cura di prepararsi, formarsi e fare la cosa giusta assieme agli altri capi.
Poi, l'emozione di certi incontri, beh, quella uno la può infilare nei racconti, purché resti coi piedi per terra senza illudersi che l'emozione basti.
Il secondo racconto, Io Sono, l'ho confessato durante la presentazione, è un modesto tentativo di far entrare le storie di Marta in un raccontino.
Marta, però, non c'entra praticamente nulla.
La protagonista è vittima di bullismo (come Marta) e di razzismo, ma non è un'emarginata, non ha complessi di inferiorità, non ha blocchi emotivi.
Ma quello che subisce lascia il segno.
E dentro gli scout, protetta dal suo clan, si sente se stessa.
Il racconto è troppo breve per indugiare e indagare oltre e bisogna lasciare al lettore l'eterna domanda che ogni scout, prima o poi, si fa: io sono questo qua o quello senza fazzolettone?
Comunque, da scrittore di romanzi più numerosi dei loro lettori, l'aver vinto un premio letterario per i miei racconti è un grande incoraggiamento che vale anche come minima certificazione del fatto che la mia scrittura non è indecifrabile.
E ora?
Beh, come direbbe il mio Don, tre cose:
1 mi leggo l'antologia, sono curiosissimo di leggere i racconti degli altri colleghi scrittori e magari suggerirò agli organizzatori di valutare un luogo di incontro virtuale (no, non una chat WA!) per i partecipanti;
2 vorrei fare il possibile per diffondere questa iniziativa: come minimo è un ottimo spunto per una specialità EG ma anche per dare un po' di possibilità di espressione agli RS. Insomma, diffondere questa iniziativa tra gli scout costerebbe poco o nulla ma con tantissime ricadute positive, educative e non, su capi e ragazzi. Mi sa che rompo le scatole a PE e faccio mente locale sui pezzi grossi che conosco.
3 il mio nuovo romanzo, Un Inverno di Due Stagioni, sta per uscire ma, proprio la scarsa diffusione tra ragazzi e capi di questo bellissimo concorso mi porta a pensare che ... agli scout interessino ben poco le storie scout. E a pensarci è ragionevole: quale impiegato è avido di romanzi con storie d'ufficio? Quale soldato ama i film di guerra? Temo che i miei romanzi non avranno mai un pubblico esteso: tra gli scout per questo motivo e fuori dagli scout perché piuttosto incomprensibili a un pubblico che se legge coca e clan pensa a droga e mafia. Ma sono sicuro di avere comunque un grande pubblico di lettori. Tra scout e non.
E quindi?
Comprate l'antologia: non finanziereste me, ma un progetto culturale dedicato soprattutto ai giovanissimi scrittori (14 - 20 anni).
E io l'ho vista di persona la luce negli occhi di una ragazza di quindici anni premiata per le sue parole: quella luce non ha prezzo.
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| Opera Omnia |
6 settembre 2026
Canadair CL-215: bombe di vita
Oggi parliamo del CL-215.
Il primo aereo antincendio progettato e costruito ad hoc.
E' un mezzo di fine anni '60 e ne sono stati costruiti 125 e anche l'Italia ne ha ancora in servizio un pugno
Ne esiste una versione aggiornata, e di questi più moderni ne abbiamo una ventina.
Sono macchine essenziali per a salvaguardia dei boschi, ma non sono giocattoli: bombardare gli incendi richiede addestramento, competenza, abilità e coraggio.
20 aeroplani sono stati coinvolti in incidenti mortali.
Insomma, salvare alberi, animali, persone e cose è un bel rischio.
Guarda caso, ho completato questo modellino la settimana scorsa.
L'ho già regalato: ci tengo a corrompere la gioventù con hobby che danno dipendenza e rendono meno probabile che i pargoli abbiano in tasca due lire per comprarsi la droga.
Insomma, dicevo che io completo il modellino di un aereo antincendio e non so più quale esperto di geopolitica e sicurezza internazionale, con titolo di studio adeguato, (ossia in Italia: un attore a caso) ha tuonato contro l'acquisto di caccia: <Compriamo aerei antincendio, piuttosto!> Ha tuonato il tribuno del caso.
Lo sapete quanto costa una bustina di cibo terapeutico?
Di quelle che fanno campare una persona per altre ventiquattro ore?
Con cinque euro se ne compreranno una quindicina.
Forse di più
La verità è che ciascuno può sacrificare solo se stesso e non il prossimo.
E coi tempi che corrono fidarsi dell'umanità di gentiluomini come Putin, Kim, Xi & C. mi sembra un zinzino peccare di ottimismo.
Ci servono aerei antincendio?
Sì e ne serviranno sempre di più.
Ci serve una difesa aerea?
Sì e ci servirà sempre di più.
Invece: di cosa non abbiamo bisogno?
5 settembre 2026
Tra un mese esce "Un inverno di due stagioni": ecco la copertina!
Eccovi la copertina del mio romanzo "Un inverno di due stagioni" in uscita il 4 ottobre 2026.
E' il seguito de "La Ricostruzione".
E' disponibile qui per la prenotazione in ebook, dal 4 ottobre sarà possibile acquistarlo anche in cartaceo.
<<Marta si muove tra due mondi.
E deve fare i conti con due anime e due inverni:
quello degli affetti più intimi e quello della violenza che minaccia da vicino il suo Gruppo Scout.
Tra un mese, il 4 ottobre, si torna a camminare sulle Murge e nel cuore della Basilicata, mentre anche l'amicizia più consolidata è immersa nel gelo e Marta è di fronte al bivio più complesso della sua vita>>.
3 settembre 2026
la verità sul convitato di pietra delle nostre Comunità Capi: indaghiamo sul turnover
La bolla spaziotemporale che ha racchiuso otto giorni e sette notti di perfezione è andata.
E' alle spalle, nel passato.
Nessuno può farci nulla.
Il Campo Scout è cominciato, è durato, è finito.
Ed è già passato un mese.
Come al solito, quell'esperienza così forte e pura mi lascia in circolo nel sangue frammenti del puzzle che il Campo è stato.
Il catalizzatore per ragionarci e parlarne è il ritrovamento del mio quaderno di Caccia con allegati quello del CFA.
Più precisamente, ho trovato parecchio interessante (per me, si intende) la rilettura delle mie riflessioni scritte durante la notte del mio ultimo (per ora) Hike in solitaria.

Già a quei tempi il convitato di pietra era il turnover dei Capi.
E a riguardo penso che sia arrivato il momento di trasformare le idee in azioni.
Beh, per prima cosa, una volta tanto, lasciatemi festeggiare.
Se penso al Capo di (quasi) 20 anni fa raffrontato al Capo delle VDBC 2026 ritengo di potermi ritenere soddisfatto.
E a pensarci bene mi sembra quasi un miracolo che io sia ancora in uniforme con quelle premesse.
E devo ricordare che tra me e quegli anni c'è di mezzo il trauma dell'emigrazione e la trasformazione del matrimonio, sfociata nel completamento della genitorialità.
Eppure, eccomi qua, 20 anni dopo il mio CFA.
Però non vorrei tediarvi con anniversari, parliamo per l'ennesima volta del turnover dei capi.
Invece di continuare a ripetere soluzioni (che ho ma che se non sono adottate ufficialmente non servono a nulla) vorrei proporre un metodo.
E' un problema scout.
Affrontiamolo con gli strumenti che ci siamo dati.
Qualcosa tipo PEG (Progetto Educativo di Gruppo, per chi non è dei nostri).
Facciamo una bella indagine.
Gruppo per gruppo.
Cioè.
Prima facciamo una mozione, sia chiaro.
Ma, gruppo per gruppo, chiediamo agli ex capi scout, a mente fredda, di spiegare in un breve questionario cosa li ha spinti ad andar via, cosa servirebbe per tornare e quale sia il livello di impegno accettabile, espresso, magari tanto per restare sul pratico, con un numero massimo di serate mensili tollerabile.
Prima di andare oltre, un dettaglio:
Questo turnover dei capi è una catastrofe umana ed educativa.
E' proprio la trave nel nostro occhio, non la pagliuzza.
Ecco, io penso che si dovrebbe fare una bella analisi dei dati ricavati da qualcosa del genere:
Bozza di Sondaggio sulla Sostenibilità del Servizio e Turnover dei Capi
28 agosto 2026
Quando Cervello Meccanico fallisce
«Io sono tutta una menzogna: ma perché non riuscii a spararne un’altra a caso?»
Fin da piccola, Marta ha imparato che calcolare la mossa giusta prima degli altri è il modo migliore per sopravvivere. Ma cosa succede quando Cervello Meccanico si inceppa proprio mentre la maschera di perfezione scivola e la verità, cruda e non filtrata, decide di uscire allo scoperto nel momento in cui sarebbe servita l'ennesima, salvifica bugia?
Manca poco più di un mese al 4 ottobre.
Un Inverno di due stagioni sta arrivando.
23 agosto 2026
La strada in discesa (verso il 4 Ottobre 2026)
Dopo "La Ricostruzione" per Marta si aprono nuove vie e potrebbero essere più pericolose di quelle che si è lasciate alle spalle:
«Dopotutto, anche una strada in discesa può essere faticosa e, se non si sta attenti, il burrone è letteralmente ad un passo di distanza.»
Così inizia "Un Inverno di Due Stagioni", disponibile dal 4 Ottobre 2026
18 agosto 2026
Non puoi scappare dai tuoi personaggi (e perché una saga scout ha senso oggi)
Un anno fa mi stavo preparando alla pubblicazione del mio primo romanzo.
Pensavo che, una volta finita la storia di Marta, avrei finalmente potuto dedicarmi ad altro.
Mi sbagliavo.
Arrivare in fondo alla scrittura de La Ricostruzione ha avuto per me un significato preciso:
La pubblicazione del romanzo ha praticamente coinciso con la mia vittoria all'edizione 2025 del Concorso Racconti Intorno al Fuoco e anche questa grande soddisfazione sembrava puntare a sospendere la narrativa scout e andare avanti nella scrittura su altri fronti.
Insomma, le storie di Marta sembravano complete ed io mi sono sentito in dovere di cambiare argomento.
Avrei solo dovuto attendere i tempi giusti per pubblicare gli altri due romanzi di Marta praticamente già pronti.
E, nel frattempo, dedicarmi ad Altro.
Altro che è concreto e che per qualche mese ha fatto progressi, ma, poi ... Le storie di Marta gli si sono messe di traverso.
La scrittura, per me, non è qualcosa che posso pianificare nella sua interezza.
L'Altra storia ha la sua bella scaletta, il foglio di lavoro coi personaggi, la trama dettagliata, pure un po' di libri di documentazione recuperati su ebay.
L'Altra storia ha pure un bel mucchio di pagine già scritte.
Ma non decolla (piccolo spoiler per il futuro: il termine decolla non è usato a sproposito).
Ci ho messo un mesetto a individuare la causa di questa stagnazione.
Pesa una settantina di kg, è alta 1,88m e si chiama Marta.
Vabbé, alla fine mi sono detto: che cosa ti sta chiedendo Marta?
Due cose:
dare continuità alle tre storie già scritte e lasciare spazio alla quarta storia.
Quando l'ho capito mi sono adeguato: ask the boy, diciamo agli scout.
Non scappare dai tuoi personaggi, mi sento di scrivere io.
Ho deciso di rivedere i tre romanzi per controllarne la coerenza interna alla saga.
Contemporaneamente, mi sono dedicato ad una revisione completa dei testi e, a riguardo, c'è, importantissima, la questione dell'uso dell'AI nella scrittura.
Mi sono già imbattuto in situazioni in cui un testo mi è stato spacciato per 'originale' ma che era evidentemente frutto degli algoritmi di una AI.
Quindi ci tengo a chiarire come la uso io
1 - la generazione delle immagini, sia quelle di copertina che quelle per i vari rilanci social.
2 - la correzione dei testi.
Mentre il punto 1 è piuttosto intuitivo (ho capacità grafiche inferiori a quelle di un bambino di 2 anni e non c'è budget per pagare un professionista), il punto 2 merita qualche precisazione.
Se scrivo la frase
la capraaa saltò lo steccato
qualunque correttore automatico mi aiuterà a correggere la parola capraaa in capra.
Ma se scrivo la frase
la carpa saltò lo steccato
nessun correttore ortografico rileverà l'errore.
L'AI lo fa.
E non vi potete immaginare la quantità di refusi in più che l'AI è in grado di individuare rispetto al correttore automatico.
Ma non è il caso di aspettarsi la perfezione: il tasso di errore resta piuttosto elevato.
In pratica, attualmente le AI non sono in grado di sostituire gli esseri umani come editor: non hanno spirito critico e non sono nemmeno troppo utili per rilevare incongruenze, ad esempio se al mattino, in Route, Marta si fa il caffè sul fornelletto e a pranzo se lo fa sulla spiritiera l'AI non se ne accorgerà a meno che tu non gli chieda esplicitamente di controllare.
Sono strumenti di una certa utilità e penso che, evolvendosi, potranno aumentare l'efficacia del processo creativo proprio risparmiando a chi scrive un pezzo (ma non tutto) del noioso processo di revisione.
Ci tenevo a condividere la mia esperienza in questo campo: tutti i miei testi sono farina del mio sacco, nel bene e nel male.
Ma torniamo a noi: è arrivato il momento di lanciare gli altri romanzi dell'Universo di Marta.
Il 4 ottobre, a un anno esatto dall'esordio di Marta ne La Ricostruzione, uscirà Un Inverno di due stagioni.
Avrò modo di scriverne parecchio nelle prossime settimane, ovviamente senza anticipare troppo della trama.
L'anno prossimo, di sicuro molto prima del 4 Ottobre 2027, uscirà anche il prequel de La Ricostruzione:
Scissione.
Ora, che senso può avere una 'saga scout' in questo momento?
Per come la vedo io è proprio in questo momento di crisi multifattoriale che la lettura di questi romanzi ha un senso preciso:
Oggi ci sentiamo tutti traumatizzati.
Ne siamo convinti.
Ed è tutto un fiorire di disperati tentativi di guarirsi, debitamente pubblicizzati via social.
Le storie di Marta ci parlano del contrario: a volte non si guarisce mai.
Ma lo scautismo offre una Cura.
Lo scautismo ti dimostra che puoi essere una persona "rotta", imperfetta, perfino con lati oscuri e inconfessabili, ma puoi comunque essere fondamentale per la vita di qualcun altro.
Inoltre, nell'epoca del virtuale che tanti danni cognitivi fa a vecchi e giovani (rendendo difficilissimo, per l'uomo comune, distinguere tra un Churchill e un dibattista), la saga di Marta è profondamente fisica, proprio come lo sono il sesso e il dolore, ma lo sono anche il fango sugli scarponi, la puzza di sudore, la moka del caffè su una spiritiera e la schiena curvata dallo zaino. Lo scautismo riporta l'essere umano a misurarsi con i propri limiti fisici e relazionali, senza filtri e senza scappatoie.
Siamo in un momento storico in cui scappiamo dalle responsabilità e la cosa più ironica è che cedendo alla propaganda delle autocrazie in troppi si illudono anche di essere 'responsabili'.
Ancora una volta, nella saga di Marta la responsabilità verso il prossimo è centrale anche quando è un fattore negativo.
Gli "Eccomi" dei vari personaggi dei romanzi non sono mai gratis perchè c'è sempre un prezzo dietro l'uniforme azzurra: prendere su di sé il peso delle vite degli altri. E, badate bene, non sto parlando di etica, cosa per cui non sono attrezzato.
Non parlo, anzi, scrivo, di grandi numeri.
Racconto di rapporti singoli, uno ad uno, che si propagano nelle varie vite, nella pratica sempre troppo poco e troppo tardi, ma, potenzialmente, fino a cambiare la nostra società.
Ecco, magari questa è una faccenda utopica, lo riconosco (anche perché fino a quando le associazioni scout non si porranno come obiettivo strategico la propria diffusione capillare tra i giovani stiamo freschi).
Ma non è affatto utopico essere pieni di cicatrici, sentirsi divisi a metà, incasinati fino al midollo, eppure decidere di mettersi lo zaino in spalla e camminare per non lasciare indietro nessuno.
Leggete le storie di Marta se la pensate così o sperate che il mondo possa diventare così (spoiler: in entrambi i casi siete voi a cambiarlo ... così).
Nel frattempo, non vi sentirete mai soli .
10 luglio 2026
Messia di Bracciano
«Hanno i requisiti».
Quelle tre parole potevano cambiare tutto.
La donna aveva un’aria stanca ma nei suoi occhi brillava una luce di pura gioia.
L’altra donna esitò prima di parlare.
Ogni parola sarebbe stata banale dopo quella affermazione…
Ma doveva chiederlo:
«Sei sicura?»
«Sono discendenti di tre nostre generazioni: i nonni paterni. Per tutti e due e, soprattutto,
sia Paolo che Francesca hanno entrambi i genitori che sono dei nostri.
E anche loro sono stati accoppiati da chi è venuto prima di noi. Sono loro, lo sento. Lo so».
Io non osavo dir nulla, travolto dallo stupore e dalla trepidazione.
«Allora si devono fidanzare, devono sposarsi e generare!»
Attorno al tavolo, eravamo tutti d’accordo.
Io non osavo nemmeno pronunciare le parole della Profezia.
Del resto, era cosa più da donne che da uomini.
Noi uomini non potevamo far altro che obbedire.
L’unione tra Paolo e Francesca doveva essere agevolata con ogni mezzo e poi la profezia,
o, meglio, la natura, avrebbe fatto il resto.
Da lì a qualche anno, sarebbe tornato tra noi!
Ma chi?
Il Bippireincarna’!
Il nostro Messia!
Sarebbe tornato a guidarci, a salvarci, se non dall’FSE, almeno dal CNGEI!
E mentre sognavo la fine di tutti i nostri travagli, le riunioni inutili, la burocrazia che a confronto
Kafka ce spiccia casa, non mi accorsi in tempo che entrambe le donne mi guardavano
con sguardo
ferino:
«E ora il sacrificio umano: è scritto che il Bippireincarna’ tornerà bagnato dal sangue di Capo
che ha fatto il CFA, ha completato la tessera a punti degli eventi di zona ma non gli è ancora
arrivato il Gilwell\!»
Avevano già in mano i vietatissimi Opinel lupetto e…
Mi svegliai di botto e mi guardai attorno spaesato.
Claudia, senza togliere lo sguardo dal volante mi disse: «Oh, bell’addormentata, bentornato
tra noi! E vabbé che il Consiglio di Zona è una rottura di coglioni, ma addormentrasi
subito dopo essersi seduti in macchina mi sembra un pochino esagerato.
Allora ci fermiamo al pub o vuoi proseguire il tuo sonnellino di bellezza?
Noi dobbiamo ancora decidere di quei due piccioncini di Paolo e Francesca:
li mettiamo o no in staff assieme? Che poi se si lasciano sai che rottura?»
Sospirai prima di rispondere:
Bippireincarna’!
Vieni presto a salvarci!
6 luglio 2026
La mia intervista a WebRadioScout!
Qui potete ascoltare la mia intervista a WebRadioScout.
Abbiamo parlato del Concorso "Racconti intorno al fuoco", scautismo, Scout Proposta educativa e, ovviamente, anche delle storie di Marta.
Grazie di cuore a Paolo Maria Grossholz per l'opportunità.
Buon Ascolto!
5 luglio 2026
La V2U è maschio
Sette anni fa condividevo questo pensiero di Steven Pinker sull'intelligenza artificiale:
Non c’è alcuna legge dei sistemi complessi che dica che gli agenti intelligenti devono trasformarsi in spietati conquistatori. Anzi, conosciamo una forma altamente avanzata di intelligenza che si è evoluta senza questo difetto. Sono chiamate «donne».
Quindi, la V2U è maschio.
Eh.
Ma che cappro è la V2U?
In due parole: la nonna (ma, forse e purtroppo, solo la sorella maggiore) del T-800 di Terminator.
E' una loitering munition russa.
Apertura alare 1,2 metri, carico bellico di 3,5 kg, velocità di 60 km/h, motore elettrico (silenzioso) e autonomia di circa un'ora.
Di macchine di morte con queste caratteristiche ormai ce n'è un'infinità.
Vengono lanciate, via catapulta e dirette sul campo di battaglia.
Da uomini e donne che scelgono il bersaglio e lo attaccano con la munizione che non è altro che un proiettile di mortaio telecomandato.
La V2U no.
Non ha un pilota.
A bordo, ha un'AI.
Un'AI basata su tecnologia Nvidia (già, quella delle schede grafiche per videogiochi) Jetson Orin: su Amazon la potete trovare a meno di 500 €. La Mainboard è cinese: LEETOP A603 che l'A603 si trova "sui migliori store" a meno di 200 €.
Non scendo ulteriormente in dettagli tecnici, ma, se volete approfondire, andate in edicola a comprare il numero di RID di luglio 2026, fonte primaria di questo post, dove c'è tutto.
La V2U lavora in uno sciame di 6/7 unità che AUTONOMAMENTE selezionano i bersagli e le modalità di attacco.
L'AI della V2U è stata programmata per evitare di distinguere tra veicoli civili e militari e tanto meno tra civili e militari.
Questo strumento, in pratica, consente di condurre attacchi terroristici deliberatamente mirati ai civili in piena autonomia a un costo irrisorio rispetto all'uso di missili o bombardieri.
Si lancia l'arma, poi nessuno vede, nessuno sente, nessuno prende la mira, nessuno si preoccupa.
Dall'altra parte: si muore.
E si vive nel terrore di saltare in aria senza preavviso e indipendentemente dal ruolo o dal comportamento.
Senza regole.
L'AI dei russi va a caccia, si apposta in cielo, silenziosa ed invisibile e uccide a caso.
Su ordini precisi: di se stessa.
Dato che non prende ordini da remoto, è praticamente invulnerabile alle contromisure elettroniche della difesa ucraina.
Ora, le implicazioni dell'uso militare ed autonomo dell'AI sono terrificanti.
Quanto meno, una volta varcata la soglia, si dovrà mettere in campo un'altra AI per gestire la difesa aerea automatizzata.
E così a cascata.
Una soglia che non avremmo mai dovuto superare come specie.
E che, esattamente come quelle legate al riscaldamento globale, non interessa a nessuno.
L'odio antisemita occupa già tutto lo spazio disponibile.













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