Dieci cose che non mi piacciono degli scout!
Ehm ...
No, dai, un po' di meno.
Sì, ci sono cose degli scout in generale e dell'AGESCI in particolare che non mi piacciono.
Sostanzialmente sono due ma, da queste due faccende, ne derivano altre.
La prima cosa che non mi piace degli scout è il rifiuto conscio e inconscio di affrontare il tema del turnover dei Capi.
La seconda cosa che non mi piace degli scout è l'incapacità di approfondire molte tematiche, anche banalmente metodologiche e quindi separare con il bisturi o, nel nostro caso, l'accetta le cose sbagliate da quelle giuste.
Da questi due filoni nascono i problemi più gravi che mi fanno storcere la bocca, il naso e sospirare di rassegnazione.
Rassegnazione in senso buono: quella che provi non mentre ti arrendi ma mentre decidi di portare avanti il tuo Servizio pur ostacolato dalle faccende di cui sopra.
E che vado a dettagliare un po' meglio qua sotto.
L'indifferenza rispetto al turnover dei Capi è il convitato di pietra di ogni riunione associativa, dallo Staff per decidere le sestiglie al Consiglio Generale per decidere se gli omosessuali possono fare i capi.
Non mi lancio in un trattato (che prima o poi scriverò perché su questo blog c'è n'è già circa il 95%, tipo romanzo epistolare a puntate iniziato nel 200x e mai concluso), basti sapere che il percorso educativo scout completo dura circa 12 anni e la durata media del servizio di un Capo è di tre anni scarsi.
I conti non tornano.
Il turnover è così elevato perché il Servizio è insostenibile ma di certo non per gli impegni diretti ed indiretti coi ragazzi.
Insomma, non sono le riunioni, le uscite, i campi e neppure i campi di formazione a uccidere i capi.
La burocrazia associativa vuole la sua libbra di carne e tutti gli extra (di provenienza in primis dalle parrocchie e dai vari livelli associativi, ma anche 'i territori' non scherzano) ti capitano tra capo e collo senza preavviso o soluzione di continuità. Per farvi un esempio concreto, un gruppo scout medio pianifica le attività standard con tipo 3 mesi di anticipo e i campi anche di più.
Il resto del mondo ti comunica che è richiesta la tua partecipazione con pochi giorni di preavviso ad eventi che poco hanno a che fare con lo scouting e che vanno a sovrapporsi senza pietà a quel che resta della tua vita dopo le regolari riunioni di staff, comunità capi e branca.
<<E' importante esserci>>.
Te lo dicono ad libitum il Capo Unità, il Capo Gruppo, te lo ripete Baloo, la catechista, il Responsabile di Zona, il canale Telegram dell'AGESCI e per fortuna almeno Proposta Educativa non ti fa sentire in colpa se non leggi la rivista dalla prima all'ultima riga.
Ed è proprio questo il punto: la sensazione è quella di essere costantemente in difetto, sentirsi sempre uno scansafatiche imboscato anche se, quella settimana, hai già fatto staff, Co.Ca. e Caccia/Volo.
Nemmeno il tempo di postare le foto su instagram dell'ultima uscita che in chat arriva il fatidico: <<C'è qualcuno che ... - Martedì ricordatevi che ...>> E ti si forma un nodo allo stomaco speciale, diverso da quello dei problemi di lavoro o che nasce dal naufragio della nostra democrazia sugli scogli dell'antisemitismo.
E' quel nodo che ti fa sbottare, che ti fa sporcare la lingua con bestemmie laiche e non e che alla fine ti corrode e ti consuma.
Li ricordo tutti i compagni di strada che ho perso 'spolpati' (sic.) da questo modus operandi.
Uno per uno.
Da quel nodo c'è una sola difesa: la vaccinazione.
E' capitato anche a me, negli anni verdi.
Poi, ho sviluppato i miei anticorpi e penso che non mi sia ancora capitato di rispondere a muso duro "Il capo scout lo faccio gratis, l'assistente sociale/psicologo/vigilante di bambini/badante/comparsa ad eventi, invece a 200 € netti per ora e frazione di ora".
Semplicemente, tutto quello che, a mio insindacabile giudizio, (già, quello che viene dal guida da te la tua canoa, proprio lui) è poco utile al mio servizio di Capo, finisce in /dev/null.
Il cestino, per intenderci.
Per chi non si è vaccinato, invece, capisco quanto sia dura: dopo un po' ci si stanca di farsi il mazzo e sentirsi pure in difetto.
E si va via.
Il turnover dei capi, quindi, viene considerato come parte del gioco e non come l'ostacolo che impedisce una diffusione dello scautismo tale da cambiare la società italiana.
L'altra faccenda a cui facevo riferimento è l'incapacità di andare fino in fondo.
Prendiamo, come esempio, l'uniforme.
No, non quella di una Guida ribelle o di un Esploratore sciatto e neppure quella di un Lupetto particolarmente distratto.
Ne ho già scritto qui (un post, tra l'altro, che ebbe anche un discreto successo di pubblico).
Parliamo dell'uniforme dei Capi!
Alla Route Nazionale del 2024 ne ho viste di tutti i colori.
E non mi riferisco ai fazzolettoni.
Calzettone bianco;
Pantaloncino jeans;
Bermuda verde;
Camicia fuori dai pantaloni;
Camicia aperta;
Distintivi di specialità del Reparto;
Per (non) tacere dell'enorme cumulo di bottiglie di alcolici e superalcolici accatastato sotto i punti di raccolta del vetro.
Ma le stesse cose le vedo anche alle assemblee di Zona.
E agli altri eventi in cui mi imbatto in altri capi Agesci.
Ecco, l'uniforme dei ragazzi in disordine non mi turba: l'uniforme è uno strumento educativo e il percorso scout finisce ben dopo la preadolescenza: c'è tempo.
Ma un capo con l'uniforme in disordine mi manda in bestia: e non perché dia una cattiva immagine dell'AGESCI e solo parzialmente perché non sta dando un buon esempio ai suoi ragazzi.
Mi manda in bestia perché lui, adulto, sceglie consapevolmente di mettersi sotto i piedi un gran bel pezzo del Metodo Scout.
E questo è solo un esempio di situazioni piuttosto spiacevoli in cui mi imbatto regolarmente e che riconduco alla stessa tipologia di problema: <<Io faccio il Capo Scout ma questi pezzi dello scautismo decido che non mi piacciono e ne faccio ostentatamente a meno>>.
E l'uniforme è solo il primo esempio.
Ben più gravi sono le diffuse infiltrazioni della propaganda delle autocrazie, roba da far rivoltare nella tomba le Aquile Randagie, sintomo di una problematica di fondo sulla scelta Politica dei Capi.
Infatti, apparentemente, nella sigla AGESCI, la lettera più critica dovrebbe essere la C di 'cattolici'.
La C di qua, la C di là, Cristo o la Chiesa (tutti con la C) eccetera eccetera.
Ma, soprattutto come dimostra il recente documento sull'Identità di Genere, l'Agesci cammina con e dentro la Chiesa.
No, la vera criticità è la scelta Politica, soprattutto nei tempi di Guerra, Catastrofe Climatica e cancrena sociale che viviamo.
Nel migliore dei casi, le scelte dei capi sono sì allineate all'incirca, in prima battuta, in prima approssimazione, con tante buone intenzioni (che sappiamo bene che vie lastricano) verso un generico futuro tutto peace&love.
Ma sono veramente rari i gesti (e anche solo i pensieri) costruiti in base ad una competenza e ad una lungimiranza evangelica.
E non sto parlando di fan sfegatati del dibattista di turno, ma di persone che per il sacrificio personale che fanno e l'impegno che ci mettono avrebbero tutte le carte in regola per superare il bias cognitivo dell'italiano medio, approfondire e rifuggire prese di posizione pubbliche da sepolcri imbiancati che vanno per la maggiore.
Non serve essere integralisti (anzi!), ma bisogna mantenere una integrità che non ammette doppiopesismo o bispensiero e deve costringere a valutare le cose in maniera cristiana e contemporaneamente scientifica.
E su questo, purtroppo, non ci siamo.
Per esempio: lo sapete che l'AGESCI fa parte della FIS assieme al CNGEI e la FIS fa parte del WOSM (Organizzazione Mondiale del Movimento Scout) assieme a... la Lebanese Scouting Federation (LSF) che dentro ha pure gli Imam Al-Mahdi Scouts l'organizzazione di reclutamento di bambini soldato di Hezbollah?
(Se qualcuno si azzarda a definire 'sta gentaglia scout gli mando Gesù in versione mercanti dal Tempio).
Beh, sapevatelo.
Così, tanto per far discernimento su chi davvero definisce 'bambino'.
E per fortuna il Servizio ai ragazzi è di per sé sufficiente e produttivo: se dipendesse anche dalle contraddizioni dei Capi sui fondamentali staremmo freschi.
Vi faccio un altro esempio sull'allergia nostrana alla scientificità.
In questo caso metto l'accento sulla I di AGESCI:
Italiani.
Tra le peculiarità degli abitanti del Bel Paese c'è una discreta allergia al rispetto di procedure codificate in documenti e manuali.
L'esperienza del singolo, squisitamente soggettiva, val più del sapere consolidato e scientificamente comprovato.
Mi è capitato di recente in sede di Assemblea di Zona sentire dire ad una Capo mia coetanea (eh che modo elegante per evitare di usare parole non da gentiluomo!) che non serve aggiornare il manuale di Branca sulle tematiche LGBT perché tanto chi si vuole informare mica legge, nell'ordine, i manuali o Proposta Educativa: va sui social! (sic.)
E in realtà deve avere anche le sue ragioni, quella Capo, dato che i manuali di branca non sono scritti per dare indicazioni pratiche e formali ma per 'educare' i Capi, cosa bellissima ma parecchio frustrante se si cerca un riferimento pratico per programmare le attività del tuo primo anno da Capo Unità (magari il tuo primo anno in Co.Ca. per come va il turnover).
Insomma, perché non si riesce a mettere nero su bianco come deve funzionare l'integrazione del Gruppo Scout con la Parrocchia di riferimento? O, banalmente, come si fa un'uscita scout (perché bisogna che sia evidente, ad esempio, che è obbligatorio rispettare certe norme sull'accensione dei fuochi, incluso corso ad hoc per prendere il diplomino del caso)?
Ecco, da queste macro faccende derivano varie rotture di scatole: da una gestione dell'infrastruttura IT che, beh, trattandosi di scout, ci si aspetterebbe fosse incentrata su soluzioni moderne, open source con gran ricorso ad open data, usabilità, accessibilità e invece...
Ti tocca ricopiare a MANO come negli anni '80 i moduli per il censimento.
Così, per sport.
Vediamo, a quante cose degli scout che non mi piacciono siamo arrivati?
Turnover;
Superficialità a orologeria;
scelta Politica traballante;
aggiungo la tendenza a lasciare indietro e dimenticare in fretta e furia chi ha dovuto interrompere il Servizio;
E aggiungo:
la prolissità nelle riunioni (di cui un bel pezzo e un buon numero potrebbero essere sostituite da un banale sondaggio whatsapp): sai quando entri e non sai mai quando esci con una produttività per ora/persona bassissima;
E anche l'immutabilità della scaletta: siamo in ritardo di 10 minuti e i genitori stanno ad aspettare? Ma facciamolo pure il ban in programma. Siamo con le pezze al culo e ci manca 1/3 dei capi e avremmo da discutere per ore di faccende critiche? Ma passiamo pure la prima ora della riunione con quel giochino così divertente e rilassante, poi un paio di canti e ... Oh, ma che strano, è l'una del mattino e non abbiamo ancora le staff: ma come passa in fretta il tempo quando ci si diverte (a rassegnarsi di chiudere un'unità) ...
Però, avete notato?
So' tutte cose da adulti.
E, alla fin fine: lo scautismo è per ragazzi.
Ci sta che le cose da adulti abbiano dei difetti.
Le faccende da adulti sono un'altra storia: ci possiamo lavorare.
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