9 maggio 2026

L’ultima preda

 






Akela è la prima persona che conosco che è morta.

Si dice conoscevo, ma questo l’ho capito dopo.

Ho ancora tutti e quattro i nonni, il mio cane, anche se anziano, è ancora vivo e vegeto e fino a ieri la morte era una cosa vista nei film e nelle serie tv, anche se papà si arrabbia sempre con mamma perché mi lascia guardare roba brutta.

Che strano, ieri ho pianto tanto tanto, ma oggi no.

Oggi mi sento tanto triste, le lacrime mi vengono ma non escono.

La mamma vuol portarmi a casa di Alice, lì ci sarà anche tutto il cda.

I grandi hanno deciso che è meglio se stiamo un po’ tutti assieme e parliamo di quello che è successo.

Ma io lo so bene che cosa è successo.

Akela, che al suo funerale ho scoperto che si chiama Angela, è morta.

Cioè, si chiamava.

No, aspetta.

Si chiama Angela.

Anzi, si chiama sia Angela che Akela, per me.

Beh, insomma, Angela, dopo le VDB è stata investita mentre andava in bicicletta con il suo fidanzato.

Che strano, io pensavo che fosse fidanzata con Bagheera e invece no.

Il fidanzato non è nemmeno scout.

Non c’era al funerale perché è stato investito pure lui ed è in ospedale e sta molto male.

Forse, se Akela si fosse fidanzata con Bagheera non sarebbe morta perché Bagheera non ha la bicicletta.

Che poi Akela è stata bravissima a nasconderci il suo nome per tutti questi anni, mentre che Bagheera si chiama Giorgio l’abbiamo scoperto subito.

Al funerale non eravamo tutti perché alcuni erano in vacanza.

Invece, io le vacanze le avevo fatte a luglio, prima del campo scout.

Ho litigato con papà per questo, perché volevo preparare bene il costume per le VDB e avevo paura di non fare in tempo, ma poi lui mi ha aiutato e il costume da pirata è venuto benissimo, tanto che papà mi ha fatto una foto e ora sta appesa sul frigo.

Pensare alle VDB all’inizio mi fa bene perché mi sono divertita tantissimo, sono stati giorni fantastici in cui mi sono resa conto di essere cresciuta e Akela era ancora viva.

Ma poi subito mi viene in mente che Akela ora non c’è più.

Ieri ci sono stati i funerali, ve l’ho già detto.

All’inizio i nostri genitori non volevano che partecipassimo, o almeno i miei non volevano.

Non so che cosa li abbia convinti a cambiare idea, forse una delle tantissime telefonate che sono arrivate in quei giorni, però di sicuro qualcuno li ha convinti.

A dirla tutta, io il fatto l’ho saputo più tardi degli altri lupi perché i miei non mi volevano dire proprio niente. Forse si immaginavano di dirmi una bugia, tipo che Akela era partita per andare a lavorare al Nord, che poi è una cosa che è già successa per davvero alla fine del mio primo anno, quando il vecchio Akela è andato a lavorare a Bologna e Kaa è diventata la nuova Akela.

Quella che è morta.

Insomma, dopo cena, mentre io guardavo di nascosto Mercoledì in soggiorno, sentivo arrivare dalla cucina parole come ‘superare il trauma’, ‘elaborare il lutto’ e ‘lo verrà a sapere comunque’.

E il giorno dopo me l’hanno detto.

Ho gridato quando me l’hanno detto.

Non è che mi ricordo moltissimo di quel momento, solo l’abbraccio della mamma.

Insomma, al funerale alla fine non eravamo tutti ma quasi.

Bagheera ci ha radunati fuori dalla chiesa, con tanta difficoltà perché ben pochi di noi volevamo lasciare la mamma.

Era tutto molto brutto perché era tutto un piangere e gridare e io mi sono molto spaventata: avevo proprio paura!

Quando la messa è cominciata c’è stato un attimo di tregua.

La chiesa era piena zeppa ma per noi lupetti era stato fatto spazio, purtroppo davanti, sul lato sinistro. Dietro di noi, il reparto, mentre il clan era nel coro.

Eravamo troppo vicini ai genitori di Akela e avrei voluto essere da qualsiasi altra parte nel mondo invece che lì.

Abbiamo pianto per tutto il tempo.

E anche Baloo, che dall’altare ha detto tante cose, a un certo punto si è messo a piangere pure lui e si è dovuto fermare, però poi si è scusato e non ho capito perché e ha ripreso.

Aveva ragione a piangere, no?

Ma forse anche a scusarsi perché mi ha spaventato ‘sto fatto: fino a due minuti prima ci stava ricordando che ora Akela è in cielo e che ci rivedremo tutti in paradiso e poi si è messo a piangere. Ma non è che non è vero? Cioè, se ci crede perché si è messo a piangere? Io sì che posso piangere perché sono piccola e non lo capisco bene ‘sto fatto della morte, della resurrezione come non ho capito niente quando ho fatto la Cresima.

Per un attimo ho avuto paura che non fosse vero che Akela è in cielo, che Akela è morta e che non la rivedrò mai più, che, come ho sentito dire alla mamma sottovoce a papà: «speriamo che la dimentichi presto».

Comunque, questa mattina non passa mai.

Ho sempre davanti Akela che si chinava su di me per parlarmi.

Io non sono molto alta, sapete, sono la più bassa del cda.

E lei mi guardava sempre negli occhi.

E ora non c’è più.

Quando la messa è finita e la bara bianca è stata portata via noi lupi siamo rimasti soli per un solo minuto, perché Bagheera si è avvicinato al carro funebre, allora noi ci siamo presi per mano e anche se era estate piena mi sentivo le mani degli altri fredde come le mie.

Quando il carro funebre è andato via ho guardato in alto e ho visto un cielo perfetto e sono sicura che Akela ci guardava e l’ho vista sorridere e di botto ho smesso di piangere.

Forse allora è vero che Akela è in Cielo, l’ho sentita dentro com’è vero che sono viva.

Ma solo per un attimo, perché non potevo guardare in alto per sempre.

Oggi non piango.

La mamma mi ha lasciata dormire, mi ha fatto trovare pane e nutella per colazione e d’estate non la compriamo mai e mi dispiace che sia stata questa l’occasione speciale per mangiarla prima dell’autunno.

E ora già da un po’ mi ripete di prepararmi, di muovermi, che siamo in ritardo.

Ma in ritardo per cosa?

Stiamo andando a giocare a casa di Alice, pure se arrivo dieci minuti dopo che cambia?

Nell’armadio l’uniforme scout non c’è.

La mamma l’ha messa in lavatrice con tutto il fazzolettone, il mio fazzolettone giallo e azzurro che l’altro Akela mi ha messo al collo il giorno della Promessa.

Domani sarà di nuovo qua nell’armadio, con i pantaloncini blu, la camicia azzurra, i distintivi delle specialità.

Sarà tutto pulito e profumato.

Come nuovo.

Le lacrime che sono cadute sul fazzolettone e sulla camicia saranno lavate via.

Usciamo di casa, per fortuna Alice abita a due passi.

Prendo la mano di mamma.

Me ne accorgo, perché ormai sono grande e non le prendo più la mano quando camminiamo per strada.

E come mi accorgo di quella mano, mi accorgo di aver capito:

morirà anche la mamma.

E morirò anche io.

Io, prima, non lo sapevo davvero che si muore.

Anche questo me l’ha insegnato Akela.

E spero di rivederla un giorno, così le dico grazie, per avermelo insegnato, grazie per avermi fatto cacciare l’ultima preda del mio sentiero di Lupetta con lei.




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