Vabbè, io lo so che non sono la reincarnazione di B.P.
Sono più le cose che salto che quelle che faccio, ma quelle che faccio mi sforzo di farle al meglio.
Che non è un gran che, eh, però, tutto sommato, il mio contributo lo do.
Non sarò il cardine del gruppo ma alle riunioni, alle uscite e ai campi ci vado.
Porto il mio mattone, magari messo pure male, ma lo porto e fino ad ora gli staff di cui ho fatto parte non sono mai crollati.
Quello che inizio lo finisco.
Mia moglie sbuffa il giusto quando mi vede uscire per l’ennesima riunione, ma, tutto sommato, è contenta di non vedermi ciondolare davanti alla tv nel fine settimana.
Si limita a gridarmi dietro: «Nell’Azione Cattolica certe cose non succedono!»
In fondo, questa è solo una storia di cose che ti succedono e tu devi decidere se partecipare o no alle loro conseguenza.
A volte, poi, le cose ti danno pure tutto il tempo di riflettere prima di agire.
Ma, tanto, tu lo sprechi e …
Ma andiamo con ordine.
Questa storia inizia in quelli che pensavo sarebbero stati gli ultimi minuti della riunione di Co.Ca. in cui avevamo ballato gli ultimi giri di valzer delle disponibilità per la definizione degli staff di quell’anno scout.
Per una volta, non era stato difficile.
Avevamo, miracolosamente, abbastanza capi per lupetti, reparto e clan.
Ci eravamo presi il lusso di ragionare per bene sulla miglior disposizione dei vari capi disponibili e avevamo appena finito di tirare le fila.
Il capogruppo, un giovanotto della nuova scuola efficace, efficiente e con il preziosissimo talento di farsi capire dai preti, passò alle: « … Varie ed Eventuali! Così ce ne andiamo a casa prima di mezzanotte! Chi aveva bisogno oltre al reparto?»
E si guardò attorno.
Nessuno disse nulla.
Claudio, ci ricordò di votare sul sondaggio Whatsapp per la faccenda delle magliette che avremmo stampato per l’imminente quarantesimo compleanno del nostro gruppo.
Era il Capo Reparto a cui avrei dato il cambio di lì a qualche settimana perché i miei figli salivano in Clan dal Reparto e io non potevo continuare a stare in branca R/S.
Lasciavo a malincuore il Clan, ma, tutto sommato, non mi dispiaceva tornare in Reparto.
Tutto, ma non i lupetti.
I bambini moderni, ne so qualcosa avendo avuto a che fare con due figli maschi gemelli, sono particolarmente incompatibili con il mio concetto di pazienza.
O, forse, i miei figli l’avevano consumata tutta.
Non so, ma io dai lupetti non ci volevo proprio andare.
E lo sapevano tutti.
Del resto, la grana di Capo Reparto, ben pochi degli stessi tutti erano disposti a sobbarcarsela.
Quindi, eravamo tutti contenti.
Mi ero alzato in piedi nel brusio generale colmo di allegria e soddisfazione ed ero pronto a farmi il segno della croce ostentando il braccio destro sollevato fino all’altezza della fronte e la mano lievemente piegata, pronta ad iniziare il gesto sacro che ci avrebbe mandati a casa, quando Giorgia, la mia futura diarca in Reparto, iniziò a parlare ancora da seduta.
Giorgia era stata, a suo tempo, sia mia Guida che mia Scolta nel suo ultimo anno di Clan e le avevo dato la Partenza tre anni prima.
Una ragazza gentile, devota, sicura di sé ma pacata nelle discussioni, puntuale nel servizio ma con qualche inspiegabile problema di rendimento scolastico ed universitario. Niente di drammatico, eh, solo che ‘sti esami falliti così di frequente non corrispondevano al quadro di questa ragazza acqua e sapone senza grilli per la testa.
Insomma, ero contento di far Servizio in Reparto con lei e contavo di invitarla a cena per iniziare a programmare le cose.
Il braccio mi scivolò di nuovo lungo i fianchi perché vidi, prima di ascoltare, che c’era qualcosa che non andava.
Giorgia stava guardando nel vuoto davanti a sé mentre parlava.
«Ecco, vi volevo dire una cosa importante».
Mi accorsi che non la stavamo ascoltando.
Il brusio allegro era ancora troppo forte.
Ed ebbi la certezza, guardando il viso di Giorgia, che si trattasse di una bella rogna.
Iniziai ad alzare il dito per chiedere il silenzio, ma Giorgia se lo prese da sola:
«Scusate, per favore!»
Le ultime due parole furono pronunciate a voce un po’ più alta, un bel po’ più alta, trattandosi di Giorgia.
Si fece silenzio.
Giorgia si alzò in piedi.
«Io… Io vi volevo dire… Insomma, lo dico e basta: mi sono fidanzata con una ragazza!»
Facemmo l’una del mattino.
No, non litigammo.
No, nemmeno giudicammo.
Beh, forse qualcuno sì.
Daccordo, ho giudicato pure io, ma ho anche assolto subito eh!
Non abbiamo considerato nemmeno da lontano la possibilità che Giorgia lasciasse il Servizio.
E nemmeno il Don si mise di traverso, anzi, fu il primo a mettere in chiaro che …
A pensarci ora, cosa c’era da mettere in chiaro?
Giorgia ci aveva confidato qualcosa di privato, di intimo, ma quanto rilevante per un Capo Scout?
Molto poco: quante volte il fatto di essere sposato con Margherita era stato rilevante di fronte ai ragazzi nel mio Servizio?
Mai?
Mai.
E perché ce l’aveva rivelato?
Nessuno le aveva chiesto nulla, come nessuno l’aveva chiesto a me.
Fu l’aiuto capo reparto uscente a piantare la grana.
Non sulla permanenza di Giorgia negli scout e nemmeno sul suo ruolo di Capo in genere.
Piuttosto, sul suo ruolo in particolare.
«… L’età delle guide non è critica, secondo me è meglio non esporre ragazze di dodici, quindici anni a problematiche di questo tipo…»
Problematiche?
Beh, io capivo tutto, ma perché usare quella parola?
Giorgia era stata aiuto capo reparto un anno, Capo reparto per due e ora era diventata improvvisamente capace di esporre le sue Guide a ‘problematiche’?
Nel frattempo, però, non dovete pensare che ci fosse in corso una specie di processo inquisitorio notturno.
Le coetanee (e i coetanei) di Giorgia erano andati in massa a far muro anche fisico attorno a lei, abbracciandola, sedendosi al suo fianco. Probabilmente si trattava di una specie di segreto di Pulcinella di cui solo i più lontani o anziani (nel mio caso anziano e lontano) non erano a conoscenza. Del resto, sapevo io che cosa faceva il sabato sera il più giovane dei miei aiuto capo? Ufficialmente non fidanzato ma sempre a scambiar foto e vocali con il gentil sesso in generale?
Verso l’una del mattino arrivammo ad una nuova quadra: io e Giorgia saremmo andati nel Branco invece che nel Reparto e non mi parve opportuno obiettare nulla visto che non ero riuscito ad esprimere nulla di positivo in quelle due ore così drammatiche.
Appena la riunione fu formalmente sciolta mi precipitai da Giorgia: «Allora devo andare a comprare il manuale della branca LC o me lo presti tu?»
Speravo, disperatamente, che nemmeno un milligrammo di sconcerto fosse visibile sul mio volto o nel mio tono di voce.
Giorgia, però, era troppo provata dallo sforzo ed era visibilmente affranta.
Aveva avuto le sue ragioni per sottoporsi a quell’auto da fé ma io non le comprendevo.
Mi sorrise e disse solo: «Mi dispiace …»
E per fortuna ebbi la presenza di spirito di bloccarla all’istante: «Di costringermi ad avere di nuovo a che fare con bambini maschi? Ti perdono!» Conclusi ridendo.
Dopodiché, però, salutai con la battuta: «Preferisci fare Akela o Bagheera?» voltai i tacchi e me ne andai.
Il giorno dopo fu mia moglie a storcere il naso dando pienamente ragione all’aiuto Capo Reparto uscente.
E io?
Non dissi nulla.
Ma non fece obiezioni a confermare l’invito a cena organizzativo previsto per la settimana successiva. Ci venne il dubbio se invitare o meno la fidanzata di Giorgia ma decidemmo per un normale e banale whatsapp di conferma di giorno ed ora senza specificare altro.
Quella sera Giorgia si presentò da sola, i miei due rampolli diedero spettacolo spazzando via il cibo dai piatti secondo le modalità tipiche delle più becere squadriglie maschili, diedero le condoglianze a Giorgia per aver vinto me come diarca e tentarono di trascinarla in una complessa discussione - pettegolezzo sugli affari di cuore dell’Alta Squadriglia.
Era stata la loro capo per tre dei quattro anni che avevano passato in Reparto e l’adoravano, probabilmente non del tutto ricambiati, dato che i miei rampolli non erano proprio venuti su secondo il manuale della Branca EG.
La riunioncina tra di noi durò un’oretta abbondante e fu estremamente produttiva.
Il suo coming out non entrò mai in quella stanza e non ci entrò la giornata dei passaggi e nemmeno per tutto il successivo anno scout.
Quell’anno da Akela volò: lo sapete come passa il tempo quando ci si diverte, no?
Dopo la caccia atmosfera di fine aprile mi arrischiai ad invitare a cena Giorgia e la sua ragazza di cui non mi ero mai azzardato a chiedere neppure il nome.
Ovviamente me l’aveva detto Giorgia al primo: «Scappo, Giovanna mi aspetta!»
Era una bella serata di maggio.
Io ero curioso di conoscere Giorgia, mia moglie era sicuramente imbarazzata, i miei figli, reduci da un Challenge decoroso, del tutto indifferenti salvo che al menu.
Quando suonarono al campanello, confesso che andai ad aprire con il batticuore.
Ma non perché temevo che stesse per entrare un mostro in casa.
Temevo che il mostro, in casa, ci fosse già: io.
Come si fa a far capire a qualcuno che non ti stai sforzando di fare il bravo?
Che non stai ‘sopportando’?
Che non stai fingendo?
Ehi, è tutto ok: se hai dei problemi io non sono tra questi e potrei anche aiutarti a risolverne un po’?
Come si fa, eh?
Giovanna, una ragazza piuttosto appariscente e simpatica, fu di compagnia.
La serata fu divertente e anche i miei figli si comportarono bene riferendo a Giovanna una gran quantità di aneddoti divertenti e spesso autodenigranti sui loro 3 anni di Reparto con Giorgia.
Subito dopo cena, quando i pargoli uscirono per vedersi con amici & rispettive fidanzate, ci mettemmo a sparecchiare e la conversazione si spostò dallo scautismo ai problemi della quotidianità: il lavoro, il dentista, le rate e pure la laurea.
A pensarci bene, non fu una sorpresa scoprire che, da quando Giorgia si era fidanzata con Giovanna, aveva iniziato a superare esami a un ritmo forsennato e che si sarebbe laureata entro la fine dell’anno.
A un certo punto, mentre mia moglie faceva vedere a Giovanna le tende del soggiorno, Giorgia si avvicinò e, non proprio sotto voce ma nemmeno con tono normale mi chiese: «Secondo te possiamo venire insieme alla festa di gruppo?»
«E perché no?» Risposi senza pensarci due volte.
Giorgia mi sorrise e mi posò per mezzo secondo la mano sul braccio: una roba inaudita data la differenza d’età.
La festa di gruppo, fondamentalmente una mattinata di aperitivo pre Messa, Messa e pranzo comunitario moderatamente alcolico, coincide con l’ultima riunione dell’anno ed è un bel momento per tutti: capi e ragazzi.
E’ una festa in cui ho sempre provato una specie di leggero sollievo.
E così fu anche quell’anno.
Lupetti, Esploratori, genitori, Rover, Scolte, Capi, nonni sciamavano ridendo ovunque e io mi permisi di tirare il fiato.
A pranzo ci sedemmo ai tavoli organizzandoci di staff & famiglie e Giovanna passò, come era ovvio, inosservata ai più.
Alle VDB venne a farci da cambusiera assieme a mia moglie e devo ammettere che il relativo confort delle Vacanze di Branco fu un toccasana per le mie vecchie membra.
E la bellezza di quei giorni lo fu per il nostro spirito.
L’estate tramontò in un settembre affollato di impegni, inclusi quelli scout, ovviamente.
Bisognava pensare ai nuovi staff e programmare l’inizio dell’anno scout.
Quell’anno saremmo andati in lieve deficit: due capi avrebbero smesso di fare Servizio, mentre uno sarebbe entrato in Comunità Capi dal Clan.
Niente di catastrofico, si intende: saremmo sopravvissuti, ma di sicuro non avremmo avuto il rinforzo su cui avevamo fantasticato soprattutto durante il campo estivo.
Ovviamente, quando si inizia a danzare il Valzer delle disponibilità sai con chi inizi ma non sai con chi ti siedi.
Ma era improbabile che quell’anno io e Giorgia avremmo cambiato staff e, infatti, nessuno lo propose.
Alla fine della prima, ed unica, riunione dedicata alla composizione degli staff, chiudemmo la pratica con un capo in meno in branca R/S, rinforzando la branca E/G con la new entry e confermando tutto il resto.
E passa la paura!
Fine Prima Parte

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