Tra 15 giorni ne vedremo delle brutte.
Le parole #RESISTENZA e #LIBERAZIONE esistono.
Ma, evidentemente, all'#ANPI non piacciono.
Tra 15 giorni ne vedremo delle brutte.
Le parole #RESISTENZA e #LIBERAZIONE esistono.
Ma, evidentemente, all'#ANPI non piacciono.
"Eh, ma gli italiani costruivano aerei obsoleti! Pensate che usavano ancora tela e legno durante la Seconda Guerra Mondiale!"
Calma.
E' vero che l'Italia produceva aerei di concezione obsoleta, esempio classico è il Biplano CR-42 che lasciò il tavolo da disegno già superato ... da altri aerei italianissimi.
Ma cosa fa 'moderno' e cosa fa 'obsoleto'?
Consideriamo il De Havilland Mosquito.
Immaginiamoci questo colloquio tra generali della RAF:
"George?"
"Sì Wilfrid?"
"Allora, che cosa ne dici del Mosquito? Hanno fatto i primi voli di test, sai?"
"Il Mosquito? Pensavo che il progetto fosse stato cancellato d'ufficio. Dai, è roba dell'altra Guerra Mondiale!"
"Eh, George, non credo che sia proprio così. Sai, hanno fatto una piccola gara con lo Spitfire eh..."
"Che spreco inutile di preziosa benzina, far gareggiare quel catorcio con uno Spitfire!"
"Caro George, il Mosquito è risultato più veloce di 32 Km/h".
"By Jove! Compriamone subito duemila!"
Il Mosquito, ricognitore, bombardiere e poi caccia pesante ognitempo, fu un gioiello della tecnologia dei tempi della Seconda Guerra Mondiale.
Ed era fatto di legno.
Già.
Di legno.
Nell'epoca degli aerei interamente metallici, la De Havilland progettà un aereo sofisticato, velocissimo e terribilmente efficace fatto di legno.
Ecco la differenza tra qualcosa di vecchio e qualcosa di obsoleto.
Il Mosquito era velocissimo e poteva volare a quote irraggiungibili per gli intercettori e la flak tedesca.
Il Mosquito fu usato, all'inizio, come ricognitore, poi come bombardiere leggero (nella Pathfinder Force, ossia velivoli dotati di avionica sofisticata per individuare i bersagli e marcarli con bombe incendiarie per le successive ondate di bombardieri strategici pesanti) e, infine, come caccia pesante.
Il modellino mostra uno di questi esemplari, un NF Mk.II del 157° Squadron. Si vedono le antenne di radar e avionica alle estremità delle ali e nel muso.
Il Kit Tamiya è stato davvero piacevole da assemblare, lo consiglio senz'altro.
Dotato di uno dei primi modelli di radar per aerei, questo modello fungeva sia da intercettore difensivo contro i bombardieri notturni tedeschi, sia come caccia di scorta per i bombardieri notturni inglesi, agendo come vero e proprio caccia di intercettori tedeschi.
Amato dagli equipaggi, temuto dai nazisti e dai fascisti (era difficile intercettarlo per i tedeschi, impossibile per gli italiani), fu protagonista di un gran numero di spettacolari missioni speciali:
L'Operazione Jericho, L'Operazione Carthago e il Raid di Aarhus.
Per inciso: questi spettacolari successi (a breve distanza dalle basi di partenza e alla fine della guerra con la Luftwaffe ormai in briciole) sono spesso citati a sproposito dai complottisti antiamericani come prova che l'Olocausto sarebbe potuto essere ostacolato a colpi di raid aerei (un mix perfetto di ignoranza e occidentofobia).
Un vecchio sistema può anche essere il miglior sistema.
E il Mosquito lo dimostra.
Un breve post per illustrare al mio ancor più breve elenco di lettori la storia di questo importante caccia inglese della Seconda Guerra Mondiale.
Il caccia inglese della Seconda Guerra Mondiale per antonomasia fu lo Spitfire, non ci piove.
Semplicemente, questo aereo, nel 1940, aveva esaurito il proprio potenziale di sviluppo come caccia e fu spostato, negli anni successivi, al ruolo di cacciabombardiere.
Nel teatro del Mediterraneo, però, operò come caccia più a lungo dato che gli italiani gli opposero una gran massa di biplani Cr-42 Falco.
Insomma, più che contro gli Spitfire, la Regia Aeronautica si dissanguò contro gli Hurricane che furono rimpiazzati da aerei più moderni nel ruolo di caccia solo quando i tedeschi inviarono i loro Messerschmitt 109 in soccorso del Fiero Alleaten 'ammazzaitaliani' Mussolini.
Nota di colore, dati i tempi: dei 14mila Hurricane prodotti, ben 3000 furono inviati dagli inglesi ai russi per aiutarli a difendersi dai nazisti.
Quasi un quarto dell'intera produzione anglo canadese.
Insomma, un buon aereo che fece molto per la causa antifascista e che dovrebbe essere ricordato di più.
La nostra aviazione è un po' sfigata, ammettiamolo.
Pur da appassionato e strenuo sostenitore dell'Arma Azzurra non posso che riconoscerlo.
Dopo un inizio col botto (le gloriose eroiche imprese degli anni '30), l'Arma (allora) Fascistissima andò incontro al disastro della Seconda Guerra Mondiale in cui nulla potè l'abilità ed il coraggio dei piloti di fronte all'imbelle e corrotta macchina del potere Fascista prima e alla conseguente superiorità numerica e tecnica alleata poi.
L'Aeronautica della Repubblica si è guadagnata miglior reputazione all'estero che in Patria.
Ma la sua storia del Secondo Dopoguerra è costellata di tragedie:
Per non parlare degli inevitabili incidenti di volo.
Tutte circostanze tristissime in cui l'Arma Azzurra si è trovata coinvolta suo malgrado.
Non mi capita certo di interrogare i passanti su cosa pensino dell'Aeronautica Militare, ma non sono i voli sanitari salvavita ad essere ricordati, bensì Ustica.
Non sono gli elicotteri antincendio, bensì la Strage di Casalecchio.
Ed è questa la sfiga pù grande: quella di dover servire e proteggere una nazione di smemorati o peggio: ormai, mezzo paese vive nel mondo dei sogni e considera l'esistenza stessa della difesa aerea una specie di affronto personale.
Qualche giorno fa, a Radio Tre, la radio della cultura per intenderci, i cui ascoltatori dovrebbero essere relativamente un po' più alfabetizzati della media nazionale, ho ascoltato allibito un papà vantarsi di aver vietato al figlio di andare con la scuola in gita presso una caserma dell'esercito.
Quest'uomo si è dimenticato (e temo non lo abbia mai saputo) che la nostra Costituzione prevede l'esistenza di Forze Armate.
E dubito molto che sia un pensiero minoritario nel Paese, facendo pezze da piedi della 'Carta' che sicuramente si sarà vantato di difendere dai cattivi BossiBerlusconiSalviniMeloni di turno.
La nostra aeronautica compie cent'anni ma da certe parti ci si è accorti e scandalizzati solo degli applausi di dei bambini alla Presidente del Consiglio su un F-35.
In subordine, dell'assurdità di spendere soldi per i jet della difesa aerea.
I fatti del 24/02/2022 e successivi, da quelle parti, non devono essere arrivati.
Buon compleanno, Aviazione della Repubblica Italiana.
Devi sentirti un po' sola, come i tuoi piloti in alto nel cielo.

<<Ma non scrivi più di cose scout?>>
Beh, per quanto riguarda la 'robba scout' ne scrivo, ne scrivo, ma su Proposta Educativa: una media di 4 articoli l'anno negli ultimi 3,5 anni.
Ecco perché, su queste pagine, ne scrivo molto poco.
Inoltre, l'impegno di Capo in servizio attivo in branca L/C è piuttosto totalizzante e non resta molto altro tempo per scrivere di scautismo.
Tuttavia, vorrei fare una mezza eccezione per commentare, con inevitabile ritardo dati gli impegni di cui sopra, la notizia di un ennesimo caso di stupida discriminazione verso un ragazzo disabile.
Un ragazzo che 'da fastidio'.
Il titolo della stampa:
"Una mamma denuncia: «L'hotel a Primiero ci ha proposto di mangiare in disparte perché mio figlio è disabile»"
Dato che non ho modo di immedesimarmi nel ragazzo in questione, vi propongo un altro punto di vista: non quello della mamma o dell'albergatore.
Ma quello delle persone a cui il disabile 'da fastidio'.
Hanno lavorato, si possono permettere una vacanza, se ne stanno lì finalmente a pranzo con la famiglia e vengono disturbati da urla nel luogo del relax.
Ed è vero: le urla non sono piacevoli.
Ma perché danno fastidio o perché suscitano qualcosa di peggio in cuore?
Pensateci: al ristorante non c'è certo silenzio.
Tante persone che parlano a voce crescente per farsi sentire dal vicino nel brusio di tante altre persone che parlano.
No, dubito molto che sia il rumore delle urla a il problema.
Io penso che il problema sia la paura.
La paura di trovarsi, prima o poi, rifiutati come la persona che si sta rifiutando in quel preciso momento.
E quando ci troviamo di fronte a qualcuno che è scartato per natura, il solo vederlo, il solo sentirlo, terrorizza chi ha paura di finire scartato a sua volta.
Se è così, cari ospiti dell'albergo incriminato, io vi comprendo, vi capisco.
Perchè quelle urla fanno paura anche a me.
Anche io ho paura di essere scartato.
Anche agli scout.
La Cultura dello Scarto è forte proprio perchè viviamo nel terrore di essere scartati.
Ecco, ci sono molte persone che si oppongono a tutto ciò.
Posso parlare per me: ci sono arrivato attraverso il Vangelo ma non mi azzardo ad affermare che faccio certe cose per Amore.
Forse sì, forse solo perché non sopporto la Paura.
Né in me stesso né negli altri.
Stare accanto a chi non capisce la propria condizione, o, peggio ancora, la capisce benissimo, e ne è terrorizzato, non è per niente facile.
Non è rilassante.
Non è consolante.
Ma, una volta che hai deciso di farlo, di farlo sul serio, senza compassione, senza pietismo, il peso della paura ti cade dal respiro.
Di botto.
Posso dare una spiegazione cristiana, ma in realtà preferisco darvi la mia spiegazione animale: se il dolore di un bambino è insopportabile, ma spesso e volentieri non ci si può fare niente, la paura in un bambino è intollerabile e mi suscita emozioni violentissime.
E la paura di un bambino che si scopre diverso, escluso, solo, beh, quella posso affrontarla.
E distruggerla.
Non sempre e non ovunque.
Ma in quelle tre ore di riunione, in quella domenica di Volo, in quella settimana di Campo Scout, la paura starà alla larga.
Da quel bambino, è vero.
Ma anche da me.
Alla fine, ospiti dell'albergo, per quella famiglia esclusa, scartata, reclusa in una stanza diversa, avete fatto il male.
Per voi stessi, invece, avete fatto il peggio: avete nutrito la vostra paura.
E il vostro terrore guiderà ancora di più le vostre azioni.
Fumetto del giorno: Non è te che aspettavo, di Fabien Toulmé.
Uno dei tanti antidoti contro la paura.
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| Mirage III E |
Cosa pensereste di un intercettore ognitempo i cui piloti, per la frustrazione dai continui guasti e assoluta inaffidabilità ed inutilità, fanno rimuovere il radar controllo tiro, sostituendolo con la zavorra?
E il cui motore era notoriamente meno potente di quello dei diretti concorrenti (MiG-21 ed F-104)?
E i cui missili aria aria erano ancora meno affidabili di quelli che armavano i suddetti (AA2 "Atoll" e AiM-9B/F "Sidewinder")?
Tutte cose vere, eh!
Il Mirage III, intercettore supersonico francese con ala a delta dei primi anni '60, non era particolarmente sofisticato.
L'ala a delta era già stata usata dall'F106 americano e non era sofisticata come quella dell'F-104.
Per viaggiare a Mach 2 aveva bisogno di un motore a razzo supplementare che aveva propellente solo per pochi minuti, mentre il MiG-21 sovietico raggiungeva la stessa velocità senza ausili.
Insomma, in prima battuta sembrava che i cugini francesi avessero fatto il passo più lungo della gamba con la solita gallica supponenza.
E invece...
Dato che gli USA/UK non ne volevano sapere di vender loro aerei (ebbene sì, l'appoggio USA ad Israele si manifestò solo anni dopo), agli israeliani si dovettero accontentare dei francesi.
Comprarono una sessantina di Mirage III prima serie e si resero immediatamente conto dei difetti del loro nuovo jet.
Insomma, un pacco.
Ma per Israele la difesa aerea non era qualcosa da trattarsi all'italiana, era roba di vita o di morte.
I piloti israeliani iniziarono a testare pregi e difetti del Mirage iniziando a sviluppare tattiche adeguate e ad addestrarsi ad usare l'aereo al meglio in base all'avversario di turno (un bisonico MiG-21 o un vecchio e subsonico MiG 17).
Risultato?
Una carneficina di MiG, anche quando erano pilotati da 'volontari' russi.
Più di centocinquanta MiG Arabi vennero abbattuti durante la Guerra di Attrito, la Guerra dei Sei Giorni e la Guerra del Kippur, per non parlare dei 140 abbattuti dal clone israeliano del Mirage, lo IAI Nesher (ma questa è un'altra storia e ve la racconterò quando mi capiterà di costruire lo IAI Kfir, roba da 007...).
Ah, ovviamente, per la maggior parte, coi cannoni e non coi missili...
L'uso razionale dello strumento e l'adeguato addestramento allo stesso resero il Mirage III un best seller a livello internazionale.
Ne furono costruiti 1400 senza parlare dei derivati.
A dimostrazione di quanto detto prima su addestramento ed uso razionale, gli stessi Mirage fecero una figura barbina durante la guerra delle Falkland quando una decina di jet argentini furono abbattuti dai subsonici Sea Harrier inglesi.
Il Successore, il Mirage F-1 ebbe minor fortuna commerciale.
Ma si prese le sue belle soddisfazioni. Venduto in gran copia all'Iraq di Saddam Hussein (già, anche 'sta volta la vulgata degli aerei americani venduti all'Iraq è solo propaganda pacifinta) riuscì ad abbattere anche un discreto numero di supercaccia F-14A iraniani (venduti dagli USA in chiave anti URSS allo Scià di Persia prima della rivoluzione islamica).
Di Mirage ce ne furono altri: il Mirage 5, il Mirage IV da bombardamento strategico, il Mirage 2000 e posso citare anche il Super Mirage 4000 rimasto a livello di prototipo.
E vi ho già accennato dei cloni israeliani...
Ma ho abusato fin troppo della vostra pazienza e la loro interessante storia dovrà essere raccontata un'altra volta.
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| Mirage IIIE a sinistra, Mirage F-1C a destra |
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| Fiat CR 42 Falco a sinistra, Macci MC 200 Saetta a destra |
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| Fiat CR 42 Falco a sinistra, Macci MC 200 Saetta a destra |
Quale dei due aerei qui sopra ha volato per primo?
E quale dei due aerei qui sopra è entrato per primo in servizio con l'Aeronautica Italiana?
Mentre ci pensate, vi ricordo che quest'anno è il centenario dell'Aeronautica Militare Italiana.
E ho deciso di iniziare a fare modellini di aerei che hanno prestato servizio con l'Arma Azzurra iniziando proprio da questi due modelli della Seconda Guerra Mondiale.
Sono stato titubante per molto tempo, in parte per ragioni che saranno più chiare alla fine del post, in parte perché i fasci littori delle insegne stonano con la mia libreria.
Torniamo ai due caccia.
Il biplano è un Fiat CR 42 Falco. Primo Volo: 23 maggio 1938, entrata in servizio l'anno dopo, nel maggio del 1939.
E il Monoplano? Macchi MC 200 Saetta. Primo Volo: 24 dicembre 1937, entrata in servizio: 1939...
Il biplano, in pratica, fu un aereo più nuovo (ma, ovviamente, non più moderno) del monoplano.

Fiat CR 42 
Fiat CR 42 
Fiat CR 42 
Macchi MC 200 Saetta 
Macchi MC 200 Saetta 
Macchi MC 200 Saetta
Vi dirò di più: il monoplano MC 200 fu l'aereo vincitore del concorso per il nuovo caccia italiano indetto nel 1936.
E il biplano CR 42? Quando mia moglie ha visto il modellino pensava fosse di un aereo della Prima Guerra Mondiale, non della Seconda.
E non posso darle torto. Certo, anche gli inglesi, soprattutto in teatri secondari come il Mediterraneo, all'inizio della Guerra usarono dei biplani (i Gloster Gladiator, ad esempio).
Ma, appunto: aerei obsoleti alla fine della vita operativa, non aerei nuovi freschi di tavolo di progetto.
Ricapitoliamo: c'è un concorso per un nuovo caccia. Lo vince il MC 200. E il Fiat CR 42? Non era in concorso. Non era nemmeno sul tavolo da disegno. La Fiat partecipò a quel concorso con un suo modello, il G50 "Freccia".
E che cosa successe a questo aereo perdente?
Ma venne ordinato dall'Aeronautica come se fosse stato il vincitore: perbacco, vorrai mai dare un dispiacere all'Agnelli di turno in Italia?
Si sa, la Fiat, l'Italia, altri tempi, poi al potere c'erano i fascisti, la corruzione era endemica, sì, sì e bla bla bla.
Come se certe cose fossero cambiate.
E ancora non siamo arrivati a parlare di questo benedetto CR 42.
Ma perché l'aeronautica, pur avendo in produzione un caccia vincitore, pur avendo deciso di dare un contentino anche alla FIAT ordinando anche il suo monoplano, ordinò, l'anno dopo, anche un nuovo ma antiquato biplano?
Durante la Guerra di Spagna, i 'volontari' italiani che combattevano per i fascisti di Franco si trovarono benissimo con il FIAT Caccia CR 32, biplano.
Il CR 32 era, ai tempi, il caccia standard dell'Aeronautica Italiana.
Ne furono fabbricati più di mille nei primi anni '30 e alla FIAT, a Torino, c'era una grande linea di produzione di questo caccia.
Tuttavia, i successi di questo aereo furono ingannevoli, come dimostrò il successivo conflitto mondiale.
La dottrina militare dell'aeronautica italiana, ispirata a questi presunti successi, privilegiava il duello individuale acrobatico e non gli attacchi in formazione. Per i nostri generali le radio non servivano e bastavano due mitragliatrici leggere (mentre all'estero se ne usavano anche otto per non parlare dei cannoni).
E che succede quando un soldato addestrato ed equipaggiato per la guerra che sta combattendo ne incontra uno addestrato ed equipaggiato per una guerra immaginaria che è solo nella sua testa? Questo secondo soldato è un uomo morto.
E, infatti, così andò durante la guerra: i nostri abilissimi piloti (abilissimi nelle acrobazie) furono macellati a bordo dei loro agilissimi biplani da meno abili ma meglio addestrati (e assai meglio armati) piloti alleati.
E non ne parliamo a livello industriale, come evidente da tutta questa giungla di sigle. La Germania ebbe due modelli di caccia principali, l'Inghilterra lo stesso, gli USA: tre. L'Italia? 6 o 7 e credo anche di più. Il che implicava bassi ratei di produzione e gravissime difficoltà nella gestione della logistica dei ricambi.
E, fianlmente, arriviamo al CR 42, evoluzione del CR 32: quando la FIAT propose alla Regia Aeronautica l'ultima evoluzione del biplano CR 32 che tanto aveva ben figurato in Spagna e che tanto piaceva ai piloti, gli ordini fioccarono.
Anche se Germania, Inghilterra e Francia avevano già abbandonato da un pezzo i biplani e il caccia tedesco Messerschmitt Bf 109, monoplano, aveva avuto pure lui successo in Spagna.
Anche se c'era un vincitore del concorso per il nuovo caccia MC 200.
E direi, soprattutto perché la linea di produzione del CR 42 era praticamente la stessa del CR 32 che, altrimenti, sarebbe stata chiusa.
"E che ce ne facciamo, caro Duce, di tutti quei capannoni, attrezzi, maestranze, mica li vogliamo buttar via. E aggiornarli per produrre altri aerei costa..."
E questa fu una costante: l'industria Italia era a conoscenza di soluzioni tecniche all'avanguardia (ES: saldatura vs rivettatura) ma preferiva non implementarle perchè adottarle avrebbe implicato investimenti che il sistema semifeudale e corruttivo del fascismo rendeva inutili.
Così, il biplano CR 42, obsoleto ancor prima di lasciare il tavolo da disegno, fu l'aereo più prodotto dall'Italia in assoluto: 1800 e passa esemplari.
Era privo di radio, di corazzatura, con un armamento poco più che simbolico, ma ai piloti piaceva tantissimo. Ai piloti italiani piaceva anche tantissimo il tettuccio aperto nonostante la maggior resistenza aerodinamica e la minor velocità che implicava. Il tettuccio aperto piaceva così tanto che quando l'MC 200 ebbe problemi di qualità con le vetrature speciali autarchiche, invece che per risolverlo i piloti premettero per usare anche sul ben più veloce monoplano un tettuccio aperto. Tanto, in mancanza di radio, si comunicava a gesti.
Già: i piloti inglesi si accordavano via radio per attacchi in massa coordianti, ai piloti italiani dovevano bastare i gesti...
Ecco perché sono titubante a costruire modellini di aerei italiani: mi ricordano la quotidianità kafkiana di questo Paese in cui, nello specifico, pur potendo costruire un caccia modesto ma almeno decoroso nei confronti dei concorrenti diretti, per favorire i profitti privati del potente di turno e secondo una logica non scientifica si mandarono al macello i piloti su aerei nuovi di zecca ma obsoleti.
Per non parlare delle nostre città lasciate indifese dai bombardamenti alleati.
Insomma, mi vengono i nervi a ripensare alla follia criminale di queste decisioni e i modellini li faccio per svago non per farmi venire l'ulcera.
Comunque, il CR 42 nei primi mesi di guerra in Mediterraneo e Nordafrica, opposto a velivoli inglesi altrettanto obsoleti, si comportò decorosamente.
Quando fu mandato a duellare con gli Spitfire fu il massacro.
L'MC 200 si comportò bene fino a quando non fu surclassato in numero e prestazioni dai più moderni caccia alleati.
Curiosità: l'MC 200 era complicato da produrre e per farlo occorrevano il quadruplo di ore/uomo di un caccia tedesco ME-109.
L'italietta produsse poco più di mille MC 200, la Germania 35mila ME-109...
Ora, concludo con una nota che mi piacerebbe fosse letta da quella gente che terrebbe volentieri un busto di Mussolini in ingresso.
L'aeronautica, all'epoca, era l'arma fascistissima per eccellenza.
Per tutti gli anni 20 e 30 era famosa per imprese eroiche e guasconate spettacolari ma di scarsissimo valore militare, alla prova dei fatti.
E i suoi piloti erano crème de la crème, l'elite, il fior fiore della gioventù fascista.
Gente che, alla prova dei fatti, si mostrò coraggiosissima e tenace.
Ma il loro amato Duce li mandò a morire in un vecchio biplano nuovo di fabbrica per non far smontare, all'Agnelli di turno, le sue linee di produzione obsolete.
Il fascismo è un crimine capace di annoverare tra le sue vittime i fascisti stessi direttamente mentre il crimine lo compiono.
La prossima settimana il mio Gruppo Scout Agesci Villanova 1 presenterà alla Comunità il Progetto Educativo di Gruppo a cui sono lieti di invitarvi.
La prenotazione è obbligatoria.
Sul sito del Gruppo trovate le informazioni per la prenotazione oppure seguite direttamente questo link per effettuarla.