La prima recensione!
Potete lasciare la vostra qui
✨ È ufficiale! ✨
Il mio romanzo “La Ricostruzione” è finalmente disponibile su Amazon Kindle Direct Publishing in tre edizioni:
📖 Copertina flessibile
📚 Copertina rigida
📱 Ebook Kindle
👉 Lo trovi qui: https://www.amazon.it/dp/B0FQTBSRCR
Ma non solo:
per chi vuole avvicinarsi alla storia di Marta, Giulia, Marco, Annalisa e Raffaele prima dell’uscita completa, ho deciso di condividere in anteprima i primi capitoli gratuitamente su Wattpad.
📖 Inizia a leggere qui: https://www.wattpad.com/story/400359863-la-ricostruzione
💬 Se ti appassiona, fammelo sapere con un commento o condividendo il link: ogni passaparola aiuta!
Un GRANDE GRAZIE a tutte le amiche e gli amici che hanno letto il manoscritto e mi hanno aiutato coi loro consigli e le loro impressioni!
| Marta |
Ciao, sono Marta.
Questo è il mio volto e l'AI è stata anche troppo generosa a disegnarlo così.
Perché quello vero è molto peggio.
Non ve l'aspettavate, vero?
Le mie immagini che avete visto fin qua vi farebbero pensare a tutt'altro e, in effetti, a volto coperto sono una gran figa col fisico da super top model che mi ritrovo.
Che ironia: qualche centimetro di coscia in meno, di tette in meno ma anche di naso in meno e magari la mia vita sarebbe stata normale.
Il (primo ?) libro sulla mia storia è appena stato pubblicato.
Una storia che non è non solo mia.
A chi può interessare la storia di una ragazza materana di periferia, povera, bullizzata a scuola ed abusata a casa che trova conforto solo nello scautismo e nello studio?
Tanto per cominciare, a tutte le PERSONE che si sentono fuori posto.
Non mi riferisco solo all'orientamento sessuale, questioni di genere o di accettazione del proprio corpo.
Ma al bullismo, alla solitudine, all'incapacità di incastrarsi con gli altri.
Sia per un corpo non standard, sia per un pensiero non conforme.
E anche a chi il successo ce l'ha, ha ricevuto dai geni un bell'aspetto ed una parlantina da influencer ma sente che tutte le sue relazioni sono in bilico, provvisorie, se non fasulle.
E' per chi non accetta che ci sia un ultimo, un escluso, qualunque sia la ragione.
Questo libro parla anche di scautismo, inteso come medicina, rimedio, cura.
Ma non parla solo di scautismo.
Parla di lacerazioni e di come si possono ricomporre.
Almeno un po'.
Volete conoscere la mia storia?
Eccola qua!
Il Romanzo "La Ricostruzione: rebuilding Marta" sta per arrivare! 🚀 Esce domani, 4 Ottobre!
L'ebook può essere prenotato anche subito, mentre la versione cartacea (e copertina rigida) sono acquistabili da questa notte.
Siete pronti a condividere con me l'avventura di Marta?
Un grazie di cuore a chi vorrà sostenermi e diffondere la notizia! 🙏
Il libro può essere acquistato qua.
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Due righe di ringraziamento agli organizzatori e a tutti i partecipanti alla terza edizione del Concorso Racconti intorno al fuoco
Sono davvero il minimo.
La finale del concorso è iniziata con un'interessante visita alla pinacoteca privata di Palazzo Foresti ed è proseguita con l'intervento di Stefania Carini che ha presentato il suo romanzo "Il coraggio di Oscar" la cui presentazione è stata davvero interessante soprattutto considerando che... L'autrice non ha un passato scout.
E poi è arrivato il momento delle premiazioni.
Beh, non c'è un modo elegante per dirlo: ho vinto con entrambi i racconti finalisti per le due categorie del concorso.
Non riesco a decifrare le mie emozioni: vincere un concorso letterario, vincerlo 24 ore prima dell'uscita del mio primo romanzo, soprattutto: vincere con storie ispirate al mio Servizio di Capo.
I racconti finalisti premiati di cui sono stati letti gli incipit mi sono sembrati tutti bellissimi.
Mi sono incantato ad ascoltare quelli dei partecipanti più giovani e individuare quella sottile linea che congiunge tutte le persone che hanno trovato forza, conforto, gioia, amore e bellezza nello scautismo.
Lo scautismo chiede a tutti i giocatori di questo grande, grandissimo gioco, di voler bene al prossimo.
Ma non (solo) quello lontano, di cui avere compassione, quello facile da amare nel suo dolore e nelle sue miserie.
Quello vicino, a mezzo metro da te, che urla, è insopportabile, poi ti prende per mano e magari devi asciugargli le lacrime e magari un giorno capire che tra il tuo prossimo e infinite sfumature di male ci sei solo tu, lupetto del cda, capo squadriglia, rover, capo, con più magagne che capelli ma che hai deciso in cuor tuo, bimbo o adulto, che non lascerai indietro nessuno.
Grazie per questa splendida opportunità, spero che continui e che questo concorso sia conosciuto sempre di più: è una splendida opportunità proprio per E/G ed R/S oltre che per gli adulti.
PS: Aggiornerò il post con foto e link.
‘Adesso arriverò lì, ci sarà l’incontro e la fantasia diventerà realtà’.
E invece no: non sono mai arrivata lì.
«E con la faccia pulita cammini per strada mangiando una mela coi libri di scuola».
La sua voce, mai sentita dal vivo fino ad ora.
Proveniva dalle mie spalle e sobbalzai per la sorpresa.
Mi voltai.
Aveva un sorriso meraviglioso.
«Che bello vederti, Marta, sei uno splendore».
«Grazie».
«Beh, e non ricambio il complimento?»
Ero sovraccarica, ma mi ripresi subito:
«Scusami, mi sono emozionata, sei bellissima Annalisa».
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| Annalisa |
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| Marta incontra Annalisa alle bancarelle |
つづく
Il resto della storia è disponibile qui su Amazon a partire dal 4 Ottobre.
Grazie per aver seguito questa anteprima.
In ogni caso, Marta tornerà.
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| Annalisa |
Mi feci il caffè sul fornello elettrico, tirai fuori uno degli ultimi e stantii pezzi di ciambella
di mia madre
e iniziai a controllare tutto due volte.
Mi ero preparata con cura e filò tutto liscio.
Mi feci la doccia come ultimissima cosa.
All’uscita, in portineria, non c’era nessuno.
Decisi di prendere il tram invece che andare a piedi, non avevo intenzione di presentarmi
grondante di sudore.
Presi il numero 10 alle 08:05 e timbrai il biglietto.
Marta, ricordati di fare l’abbonamento la prossima settimana’.
Dovetti concentrarmi parecchio per contare le fermate fino a Corso Inghilterra.
Il mio stato d’animo era completamente diverso da quello della sera prima.
Somigliava a quello che provavo durante le interrogazioni, quando rispondevo ad una domanda
difficile per cui ero preparata.
Somigliava al primo giorno di route, quando tutto sembra così difficile eppure a portata di mano.
Lo stavo facendo, senza costrizioni, lo stavo facendo davvero.
Pensavo solo a Corso Siccardi e a quello che sarebbe cominciato lì.
Scesi e mi avviai verso via Cernaia, riparandomi dal Sole all’ombra dei portici.
Ero in anticipo e non aveva senso affrettarsi, non aveva senso sudare.
Sudare più di quello che mi stava facendo sudare l’eccitazione.
Distrarsi era impossibile e a un certo punto mi venne addirittura in mente la divina commedia
nei versi in cui le anime dannate si affrettano a raggiungere l’inferno.
Mancava un quarto d’ora all’appuntamento.
Le bancarelle erano tutte chiuse.
Un po’ ci speravo, non avrei voluto attirare l’attenzione del libraio.
Un po’ lo temevo: tra i libri mi sento forte.
Otto minuti.
«Tra otto minuti devo trovarmi qui, all’angolo con Via Cernaia».
Lo dissi a me stessa ad alta voce, lo ricordo perfettamente.
Mi incamminai attraverso le due file di bancarelle chiuse, direzione centro.
Gli alberi, ancora in pieno rigoglio estivo, rendevano fresco il mio camminare
tra le serrande abbassate.
Arrivai in fondo al Corso, guardai l’orologio.
Cinque minuti.
Invece di voltarmi indietro avrei potuto attraversare la piazza, raggiungere il centro storico.
Prendere un gelato, entrare in una libreria.
Godere il tepore degli ultimi giorni d’estate.
Telefonare a Marco, scrivergli una mail o addirittura una lettera.
‘Se gli scrivessi che mi manca?’.
Uscii dall’ombra e la luce del Sole mi fece starnutire.
‘No, oggi non scriverò a nessuno’.
Mi voltai e mi incamminai verso il mio destino.
Guardai dritto davanti a me, verso il luogo dell’appuntamento, oltre le bancarelle.
I pensieri erano evaporati.
つづく
Mi chiusi in camera per iniziare i preparativi: fondamentalmente una lunga e
dolorosa seduta di depilazione.
Per gli abiti non c’era nulla da fare: non avevo trovato niente di economico
che potesse soppiantare la mia unica gonna rossa al ginocchio e anche a voler
disobbedire e presentarmi all’appuntamento con la mia unica minigonna
non sarei mai riuscita a passare inosservata davanti ai cerberi della Portineria:
per le suorine sarei dovuta sempre essere la brava ragazza cattolica da manuale dei boy scout.
In camera non c’era la TV e non riuscivo a concentrarmi su nessuna lettura.
Man mano che la sera avanzava e tutti i dettagli del mio piano andavano a posto,
l’ansia cresceva fino a divorarmi le viscere.
Vorrei dire che l’ansia e la determinazione si contendevano il mio corpo ma non era così.
L’ansia per quello che sarebbe accaduto l’indomani non era contrastata dalla mia determinazione
a proseguire.
Due campi di battaglia diversi.
Avrei capito solo dopo qualche tempo che la determinazione veniva da me stessa,
l’ansia da mia madre, l’avrei capito quando avrei imparato a trasformare l’ansia in eccitazione
e poi in piacere.
Provai con un po’ di musica, provai anche a vedere un film in divx sul portatile,
neppure giocare mi aiutò: il tempo si era, ormai, alleato con l’ansia e non ci fu nulla da fare
fino alle ore piccole.
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| Marta legge per addormentarsi |
Mentre, sdraiata sul letto, leggevo senza capire nulla «La Strada delle Stelle»
(il giorno dopo sarei stata costretta a rileggere tutto) mi venne anche l’ansia di non riuscire
a svegliarmi in tempo.
Misi la sveglia all’orologio, al cellulare, pure alla vecchia radiosveglia che avevo trovato
in camera.
Mi addormentai verso le tre e alle sette fui strappata da due sveglie diverse al sonno
di ragazza per entrare nel giorno che mi avrebbe visto diventare donna.
つづく
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| Marta chiama i genitori la sera prima dell'incontro |
Arrivò il venerdì sera.
Ricordo bene l’uscita dalla Sala da Pranzo, il rumore di posate sbattute dal vassoio infilato nel binario del raccoglitore.
Ricordo la luce del tramonto, la telefonata ai miei dal telefono a gettoni.
Ricordo la telefonata ma non le parole.
‘Mi dispiace, papà, ma domani ci vado. Fottiti, mamma, domani ci vado’.
Era tutto quello che pensavo mentre rispondevo meccanicamente alle solite domande: «Cosa hai mangiato, dove sei stata, cosa hai fatto, dove vai ora, dove andrai domani, mi raccomando, domenica vai a Messa, non uscire la sera».
Esco di mattina, mamma.
Passai dalla saletta di informatica.
Avevo già iniziato a fare le mie ricognizioni tecniche e le suore, o chi per loro, non si erano sprecate in protezioni.
I cinque computer erano sotto proxy, ma c’erano un sacco di prese di rete libere che avevo l’intenzione di testare con il mio portatile: ero piuttosto sicura di riuscire a bypassare il proxy.
Se avessi potuto usare il mio portatile, poi, ero sicura di potermi fare i fatti miei senza problemi.
Ma per quello che dovevo fare non c’era bisogno di andare oltre le solite precauzioni: controlla la posta elettronica e non trovai disdette.
L’appuntamento era confermato.
«Oh Marta, pare siano usciti i risultati del test, andiamo a vedere?»
«Cavolo sì, mi metto le scarpe, prendo la borsa e facciamo una volata».
«Ma no, sono su internet, dai scendiamo in sala informatica».
Ci precipitammo a passo svelto per le scale.
Lei era piuttosto agitata e mi lasciai contagiare in maniera del tutto irrazionale dai suoi timori.
Il Collegio si stava riempiendo: oltre alle 4 matricole c’erano già le prime studentesse degli anni successivi che rientravano per gli esami.
Tutti i computer erano occupati ma un’altra matricola stava consultando la pagina web dei risultati e ci cedette la tastiera immediatamente: eravamo passate tutte e 4.
Di fronte al nostro allegro entusiasmo, una studentessa più anziana, pallida nonostante fosse ancora estate, interruppe le nostre risatine di gioia:
«Aspettate a festeggiare!»
Ricordo ancora i dettagli della scena.
I capelli castani raccolti in una coda con un semplice elastico, una maglietta a maniche corte larga e informe, due occhi stanchi dietro occhiali rotondi dalla montatura dorata.
La ragazza sollevò gli occhi dal monitor, si stiracchiò e si alzò.
«Entrare al Poli è facile, il difficile è uscirne! Meh, mi vado a fare un caffè».
E ci lasciò così, più indispettite che preoccupate.
Ovviamente chiamai subito casa, mandai un SMS a Giulia, una delle altre matricole propose addirittura di andare ad un pub vicino a festeggiare.
Beh, una birra ci stava tutta, ma l’espressione della studentessa pallida mi stava suggerendo che ogni festeggiamento sarebbe stato prematuro e declinai l’invito.
Cedetti solo quando Suor Agata intervenne e disse esplicitamente: «Andate pure a festeggiare, ragazze, Marta, non ti isolare: ti farà bene una birra. Una sola però».
La serata fu piacevole e la birra aveva il sapore del successo.
I successivi due giorni li passai leggendo, giocando e a spasso con Alessia alla ricerca di qualcosa da mettermi.
La missione fallì, ma, almeno, il tempo passò più in fretta.
つづく