1 agosto 2018

origliando dietro i lieti calici

Me ne sto in un locale, in una occasione conviviale estremamente piacevole, a sorseggiare un buon rosso.
Sono immerso fino al collo nei fatti miei quando entra un uomo sulla cinquantina, non proprio elegantemente vestito.
Scarpette di tela, calzoncini jeans ed una t-shirt visibilmente chiazzata di sudore.
E' abbronzatissimo, bruciato dal sole, accaldato ed assetato.
Quando incrocia la mia famiglia è gentilissimo e cortese con la mia bambina.
Chiede un caffè, che gli viene servito con familiarità.
Torno ai fatti miei, ma sono lì e non posso impedirmi di ascoltare alcuni frammenti della conversazione che quest'uomo ha con il barista.
Non mi sono messo a sbirciare e ho ricostruito questi miei pensieri solo a posteriori.
Quell'uomo o era una guida turistica abusiva od uno di quelli che tampinano i turisti per incolonnarli verso una agenzia di riferimento.
Era molto stanco e mi sembrava in uno stato d'animo di mista sfiducia e determinazione.
Senza Paura e senza Speranza.
Parlava col barista e ricordo distintamente solo due frasi.
Una su "Com cozz le paj.." (Come cazzo le pago) ed un'altra:
"Non devi avere paura del forestiero, ma del materano".
Dopodichè, quest'uomo male in arnese ha pagato (ricevendo sconto e scontrino fiscale) ed è andato via.
Anche io ho finito il mio delizioso vino, ho pagato e sono andato via.
Mi sono ricordato di quest'uomo alla periferia di Bologna, mentre tornavo in auto dalle ferie.
Ora, lungi da me giustificare l'illegalità.
Lungi da me giustificare l'indecenza.
Sta al lettore dove sia maggiore l'indecenza.
Sicuramente era nei miei occhi e nelle mie orecchie, che me ne stavo lì a sorseggiare vino grazie ad una famiglia di provenienza che ha potuto mantenermi largamente fuori corso agli studi e supportarmi nell'emigrazione.
Mentre guidavo in tangenziale mi sono venute in mente tante belle parole su questo episodio banale.
Un uomo povero che vive ai margini della legalità in una città in cui la microcriminalità ha un impatto trascurabile sulla quotidianità.
Uno per cui non c'è posto.
Nemmeno nela lista degli emigrati.
Chissà cosa ne pensa, lui, del ministro degli Interni, degli alberi di La Nera dell'ascensore della Cattedrale o della fine delle domeniche gratis nei musei.
E' una domanda retorica, semplicemente perchè quello che pensa non interessa a nessuno. Non interessa ai fortunati privilegiati della Flat Tax Area e nemmeno ai sofisticati "Morte ai nazisionisti che occupano Gaza (sic.)". Non interessa nemmeno al consigliere comunale di turno sotto elezioni che persone così le cataloga già tra gli astenuti.
Siccome sono un egoista patentato e mi interessa più capire quanto sia stronzo io e non gli altri, scrivo queste righe come mio personale promemoria.
Il resto delle parole che ho pensato le tengo per me.
La certezza di una sottile inadempienza collettiva da parte di molti verso Persone come questa,  la lascio a tutti.
A tutti quelli che hanno voglia di guardarsi indietro oltre che allo specchio.